Martedì, 17 Ottobre 2017
Venerdì 28 Ottobre 2011 20:42

Dopo Todi niente scuse: i cattolici rompano col berlusconismo (Fabrizio Geloni)

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Seguo con grande interesse i contributi che Europa pubblica sull'incontro di Todi a firma di personalità autorevoli, studiosi, giornalisti e politici. L’attenzione è più che giusta per il peso che l'evoluzione in corso nell'associazionismo cattolico potrebbe avere nella vita del paese, in questo momento cruciale segnato dalla fine di un lungo ciclo, il berlusconismo con Berlusconi che tanto lo ha caratterizzato da far pensare che potrebbe protrarsi in un berlusconismo senza Berlusconi. Luci e ombre, speranze e timori sono stati lucidamente espressi, da «Una svolta solo a metà» di Pedrazzi a «Bagnasco ci chiama» di Castagnetti, da «Si rischia il settarismo», di Faggioli, a «I rischi di una cosa bianca» di Valli, per citarne solo alcuni.

È assai positivo che i cattolici organizzati nelle associazioni, ecclesiali e non, si interroghino, vogliano tornare ad un nuovo protagonismo, dare il contributo a una urgente, inevitabile, doverosa ripresa di una buona politica che rimetta al centro il bene comune, e aiuti il paese a risollevarsi dal degrado etico in cui è caduto. I cattolici come risorsa nel senso auspicato da Pietro Scoppola ne La democrazia dei cristiani, l'ultima sua opera che, letta insieme a quel breve e intenso testamento spirituale Un cattolico a modo suo, resta un lascito prezioso di un grande cattolico democratico per il dibattito. Credo che uno sbocco positivo potrà infatti essere solo nel superamento della stagione ruiniana, che fu l'opposto del nuovo protagonismo che oggi si vorrebbe realizzare, essendo caratterizzato dalla tenuta del campo in prima persona dalla gerarchia, capace di trattare troppo spesso da potere a potere con le istituzioni politiche, con conseguente minimizzazione delle energie e del ruolo del laicato cattolico. Voglio qui soltanto dare un modesto contributo, sottolineando un paio di questioni sulle quali mi è parso di riscontrare qualche ritrosia, o timidezza.

Da un punto di vista politico, sia pure nel significato più generale del termine, credo che qualsiasi collocazione politica prenderanno le libere scelte dei cattolici tornati protagonisti - a sinistra, al centro, o anche a destra, poiché sembra esserci condivisa valutazione sul non ritorno al partito, modello dc - tale collocazione non avrebbe nessun ruolo innovativo se non fosse in totale discontinuità col berlusconismo. Che altro potrebbe essere di buono una formazione sul terreno morale e culturale delle coscienze, prepolitico, se non una strada che porti a tale rottura? Dove sarebbe altrimenti il nuovo? La buona politica? La nuova generazione dei cattolici? Dunque, pensare che i cattolici possano rianimare le schiere di coloro che tutto hanno condiviso con Berlusconi, fino al "maimortismo" del giovane Angelino Alfano che continua a celebrare il berlusconismo e Berlusconi, darebbe solo una rinfrescata di facciata all'edificio che ci ha portato nella situazione in cui ci troviamo. Dove si "ammorba" l'aria. E quell'ammorbare non può riferirsi solo al festinismo del capo del governo.

Da un punto di vista etico, più difficile e insidioso da affrontarsi, per possibili eccessi di cautele, voglio osservare quanto segue. Se la priorità assoluta del rinnovato impegno politico dei cattolici sono i cosiddetti "principi non negoziabili". non a caso richiamati dalla pur equilibrata relazione introduttiva del cardinale Bagnasco - presenza che ad Aldo Maria Valli, e anche a me, sembra discutibile per un consesso di laici che si misurano con la situazione politica del paese - vi saranno molti ostacoli sul cammino di una ripresa di protagonismo. Per me, credente e praticante, i principi non negoziabili sarebbero dieci, cento, mille. Un esempio: non capisco perché  il diritto all'acqua potabile, la cui mancanza uccide milioni di persone, sia più negoziabile del diritto a non morire per eutanasia. Chi non ha l’acqua potabile muore anche senza commettere alcun peccato contro Dio e l’uomo, anzi vorrebbe proprio vivere. Dunque sui propri valori, in particolare sulla lotta a ogni forma di morte della persona, fisica o della sua dignità, i cattolici mettano in campo le proprie energie, valutazioni, responsabilità, in dialogo con gli altri, nello stato laico e democratico, avendo di mira la realizzazione del bene comune, complessivamente inteso. Questo equivoco va chiarito. Finché resta in essere, un nuovo protagonismo dei cattolici resterà limitato, viziato da un presupposto che troppo spesso va a solo a vantaggio di chi è più  lesto e spregiudicato, spesso per puro tornaconto, a privilegiare alcuni richiami della gerarchia, a detrimento di un confronto a tutto campo sul bene comune. Io credo che i cattolici che concordano con questa preoccupazione, e credo siano tanti, specialmente se autorevoli, quanto più lo sono debbano dirlo con chiarezza. Senza timore di essere massacrati come "cattolici adulti".

 

Fabrizio Geloni

Da: Europa – 25 ottobre 2011 - pag. 9

Ultima modifica Sabato 29 Ottobre 2011 19:09

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