Sabato, 16 Dicembre 2017
Venerdì 04 Dicembre 2009 16:40

Fame nel mondo

Valuta questo articolo
(0 voti)
Fame nel mondo: fanno più guai i mercati o i governi?
di Giacomo Vaciago economista
Sta succedendo per il problema della fame nel mondo - e l’abbiamo ben visto con il «fiasco» della riunione Fao a Roma - lo stesso che è avvenuto con la crisi finanziaria.
Chi è che combina più guai: i mercati o i governi? Probabilmente la verità è che tutti e due devono essere molto migliorati: abbiamo bisogno di migliori mercati e di migliori politiche. Tale riflessione - sviluppata nei lavori di ricerca del Barilla Center for Food & Nutrition - è condivisa anche dall’Economist. Provo a elencare i punti principali del problema «sicurezza alimentare». In primo luogo, è evidente come si accentuino i fenomeni di ineguale distribuzione del reddito a livello globale: il reddito pro capite medio dei Paesi del G7 nel 2008 è stato di 43.496 dollari, a fronte di un valore in Africa di 2.170 dollari. E guardando ai dati dal 1980 in poi, il differenziale appare in continuo ampliamento. Parallelamente, aumenta il numero delle persone malnutrite: la Fao stima che siano 1,02 miliardi, a fronte di 1,14 miliardi di persone in sovrappeso. Nonostante questo, gli aiuti alimentari distribuiti ai Paesi in via di sviluppo sono diminuiti del 60% nel decennio 1988-1998. Nel contempo, l’analisi dell’indice della produzione agricola mondiale rivela come questa sia cresciuta in modo costante dal 1990 al 2008: nell’ultimo anno, nel caso del grano, l’offerta è stata del 50% superiore rispetto al consumo.
Su uno scenario di questo tipo - aggravato da scorte alimentari giunte ai livelli più bassi mai toccati dagli anni Sessanta - si è innestata la crisi dei prezzi del 2007-2008, con un indice dei prezzi dei beni alimentari calcolato dalla Fao che, tra il 2006 e il 2008, è passato da 122 punti a 190. Una crisi alimentare che ha messo in luce il fallimento dei meccanismi di mercato in campo agroalimentare. Principalmente in ragione di due elementi: da una parte, i fenomeni di speculazione sui mercati finanziari nel periodo 2005-2008; dall’altra, l’assenza di una governance unitaria per l’agroalimentare. Negli ultimi decenni, attori e fattori in campo sono mutati, ma le regole e i regolatori sono rimasti gli stessi. Il picco acuto della crisi sembra ora superato. Ma ritenere che il mondo agroalimentare possa tornare ad autoregolarsi significherebbe non aver compreso che ha contato e conterà sempre più un insieme di nuovi fattori emergenti, che dovranno essere attivamente governati.
L’impatto dei cambiamenti climatici diverrà ancora più severo, conducendo a una riduzione dei livelli di produzione agricola mondiale fra il 5 e il 25% entro il 2050. La carenza d’acqua costituirà una vera e propria emergenza, con una quota del 15-35% dei prelievi per irrigazione che si stima non sia sostenibile in futuro. Il rischio di effetti di sostituzione legati all’impiego di alcuni prodotti agricoli per la produzione di biofuel appare concreto. La crescita della produttività agricola rallenta: la crescita media annua della produzione mondiale di grano nel periodo 1990-2008 è stata dello 0,7%, a fronte di un dato nel trentennio 1960-1990 del 3,1%. Infine, si assiste a un pronunciato processo di urbanizzazione, con previsioni delle Nazioni Unite che parlano, per l’Africa, di una percentuale di popolazione delle aree urbane che passerà dal 32% del 1990 al 55% del 2030.
Se tutto questo non fosse sufficiente, l’analisi dei trend mondiali al 2050 indica chiaramente la prossima esplosione demografica di quelle aree del pianeta (Africa e Asia su tutte) che stanno sperimentando anche i più forti miglioramenti nel tenore di vita dei loro cittadini, con conseguenze significative sul livello e la composizione dei consumi alimentari a livello mondiale. In conclusione, sono necessarie azioni chiare e concrete affinché i guai degli ultimi anni non si ripetano. Qualcuno, nel passato, aveva prefigurato «la fine del laissez-faire». Ebbene, se il laissez-faire è mai stata una risposta ai problemi del mondo, certamente non appare esserlo ora.
Ultima modifica Giovedì 17 Dicembre 2009 14:17
Salvo Celeste

Salvo Celeste

Dottore in Giurisprudenza

Rubrica L'Angolo del Diritto ecclesiastico;
Aggiornamento della Homepage

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito

news