Sabato, 21 Ottobre 2017
Mercoledì 16 Giugno 2004 09:23

UNA MERCHANT BANK ETICA

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La tendenza al proliferare dei termini specialistici, la maggior parte delle volte anglofili, spesso induce i sovventori in errore - è tutt'oggi uno degli strumenti preferiti per garantire l'asimmetria informativa - e li porta a pensare che il movimento della finanza etica non abbia considerato tra le sue attività di riferimento quello dei servizi di accompagnamento alle imprese responsabili e sottocapitalizzate ... cioè che non sia possibile un merchant banking sociale.

Eppure sarebbe logico arrivare alla conclusione che l'attenzione del risparmio solidale - pur partendo dalle esigenze dei singoli - avesse maturato gli sforzi necessari per considerare gli uomini e le donne anche nella loro vocazione imprenditoriale, attrezzandosi per permetter loro di valorizzare le proprie capacità professionali.

"Il merchant banker cerca le piccole imprese potenzialmente più redditizie e le aiuta a crescere [...]", operare con obiettivi sociali secondo questo punto di vista significa cercare le organizzazioni che abbiano più d'altre chiara la visione di ciò che interpellerà la società nell'immediato futuro o nel lungo periodo.

In Italia le merchant bank etiche sono obiettivamente poche: pur rimanendo sulle dichiarazioni di principio e non approfondendo le macroscopiche contraddizioni di strutture che si dichiarano attente alle frontiere dello sviluppo sostenibile, ma non hanno un vero e proprio bilancio sociale, non possiedono uno strumento di consultazione efficace dei finanziamenti fatti, non esplicitano le metodologie che sottendono i processi di valutazione, pur confidando nella buona fede altrui si possono contare sulle dita di una mano.

I limiti di queste esperienze stanno però sempre nell'assenza di un'azione di rete con il terzo settore. Forse perché la stessa attività di merchant banking presuppone una stretta collusione con l'alta più che con l'altra finanza. E allora non c'è partecipazione (coinvolgimento di basi sociali e gruppi di volontari) e la trasparenza viene intesa in senso solo formale come pubblicazione di informazioni obbligatorie. Mancano i bilanci sociali, non vengono sviluppate metodologie di valutazione sociale e ambientale dei progetti (e dei loro effetti). In più, non di rado, i capitali che affluiscono a queste società provengono dalle cosiddette banche armate. Poi, forse, anche il terzo settore ha le sue responsabilità, mancando spesso di elevata progettualità imprenditoriale. Così capita che l'aspirante merchant bank sociale si trovi a finanziare il mutuo per l'acquisto della sede di una primaria associazione nazionale.

Il punto principale, comunque, è che la partecipazione al capitale dovrebbe essere vissuta - da tutte le banche di capitale etiche - come portatrice di valori, generatore di alternativa che va al di là del semplice contributo in mezzi finanziari ed assume il significato di corresponsabilità nei confronti della gestione dell'impresa partecipata, capace di permettere trasparenza e partecipazione, così da essere incluse nella "grande famiglia" della finanza etica.

Marco Gallicani
Da [url=http://www.soldionline.it]www.soldionline.it[/url]

Ultima modifica Lunedì 24 Ottobre 2011 20:53

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