Lunedì, 21 Agosto 2017
Venerdì 13 Gennaio 2012 18:16

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Sospeso per 3 o 4 anni

ma soltanto per una categoria di dipendenti: gli ex-precari che riescono a ottenere un contratto di assunzione stabile. Potrebbe essere questo il destino dell‘articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, se il governo riuscirà a varare  la prossima riforma del welfare con il consenso di tutti i sindacati, compresa la Cgil di Susanna Camusso.

Secondo le indiscrezioni di stampa uscite ieri, poi subito smentite dalla stessa Cgil, Camusso e il premier Mario Monti avrebbero infatti raggiunto in segreto un accordo di massima per rendere più flessibile l’applicazione dell’articolo 18 che oggi, nelle  aziende con più di 15 addetti,  prevede  l’obbligo di reintegro nell’organico  di tutti i lavoratori licenziati senza una giusta causa.

Nello specifico, il governo e la Cgil avrebbero concordato di “congelare” temporaneamente queste tutele contro i licenziamenti quando  un  lavoratore  con un contratto  a termine o parasubordinato ottiene dalla propria azienda un’assunzione stabile. In tal caso, nei primi 3 o 4 anni successivi all’ingresso nell’impresa, il dipendente lasciato a casa ingiustamente avrebbe diritto soltanto a un indennizzo in denaro (come avviene già oggi nelle aziende con meno di 15 addetti).

Trascorsi 36 o 48 mesi, però, scatterebbe automaticamente per il lavoratore anche  il diritto ad avvalersi dell’obbligo di reintegro, ai sensi dell’articolo 18.

Lotta alla precarietà in cambio di minori vincoli ai licenziamenti. E’ questa, dunque, la logica a cui si sembra ispirarsi il “fantomatico” accordo segreto tra Monti e la Camusso che, stando alle prime ricostruzioni, porterebbe a un risultato: l’approvazione di un una riforma del lavoro molto simile a quella proposta dall’economista Tito Boeri e dal senatore del Pd, Paolo Nerozzi (che, tra l’altro, è un ex-esponente di lungo corso della Cgil).

Anche Boeri e Nerozzi,  propongono infatti minori tutele contro i licenziamenti nei primi 3 anni successivi all’assunzione, eliminando l’obbligo di reintegro e consentendo al lavoratore lasciato a casa ingiustamente di incassare soltanto un indennizzo in denaro, che arriva fino a 6 mensilità di stipendio.

Va ricordato, però, un particolare tutt’altro che trascurabile: la proposta Nerozzi-Boeri riguarda tutte le nuove assunzioni a tempo indeterminato (anche quelle dei dipendenti che  si spostano da un’azienda all’altra) e non soltanto i contratti dei lavoratori  precari trasformati in un inquadramento stabile.

Se Monti riuscisse a incassare il via libera della Cgil, comunque, la riforma del lavoro incontrerebbe probabilmente largo consenso anche da parte degli altri sindacati,  visto che la Cisl e la Uil si sono dichiarate da tempo favorevoli a discutere su una possibile revisione delle norme contenute nell’articolo 18, seppur soltanto a certe condizioni.

In particolare, sia la Cisl che la Uil sono disposte a prendere in considerazione l’ipotesi di abolire l’obbligo di reintegro per i licenziamenti ingiusti che avvengono esclusivamente per motivi economici, ad esempio per una difficoltà dell’impresa, e non per ragioni discriminatorie o disciplinari.

Panorama.it

    andrea.telara
    Lunedì 13 Febbraio 2012

Ultima modifica Martedì 21 Febbraio 2012 09:23

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