Lunedì, 21 Agosto 2017
Venerdì 16 Marzo 2012 16:44

La facciata un incentivo

Valuta questo articolo
(1 Vota)

Si parla tanto di sviluppo. Ma questo potrebbe iniziare dal nostro patrimonio edilizio.

Con un piano agevolato di risanamento dei palazzi. Non costerebbe un euro allo Stato e creerebbe posti di lavoro, tecnologia, ottimismo e turismo

L'economia italiana è depressa. Ereditiamo dall'anno (e dal governo) precedente un calo di domanda interna che si sta protraendo anche nel 2012. Quest'anno il Pil scenderà del 2 per cento e la disoccupazione toccherà il 10 per cento della popolazione attiva. Come far ripartire la ripresa? Il governo punta sulle liberalizzazioni, sulle semplificazioni, sulla flessibilità positiva del mercato del lavoro e su migliori ammortizzatori sociali. Tutte cose necessarie, ma temo che non basteranno. Occorre una spinta alla domanda interna senza impegnare la spesa pubblica, per non ostacolare il risanamento del Paese. Non ci sono molte strade. Una è quella di utilizzare meglio il nostro patrimonio per avviare una manutenzione straordinaria del nostro Paese. E rispondere così al Manifesto per la Cultura dei ministri Passera e Ornaghi.

Chi gira per le città italiane vede molti dei nostri palazzi (antichi e meno antichi) in stato di degrado. Molti palazzi sono transennati per i pericoli di crollo dei cornicioni. Le facciate sono spesso cadenti e sporche. I pochi restauri fatti sono attorniati da palazzi cadenti, dando un senso di desolazione e di improvvisazione. Le nostre abitazioni conservano male l'energia, con sprechi d'inverno e d'estate per il diffondersi dei condizionatori d'aria che spuntano desolatamente da finestre e balconi. Una selva di vecchie antenne sui nostri palazzi testimonia di tutte le ere tecnologiche della televisione, mentre compaiono tristi "padelle" sui balconi per catturare i nuovi canali televisivi, appartamento per appartamento.

In molti paesi esistono norme che impongono il rifacimento periodico delle facciate. Esistono leggi e incentivi per la conservazione dell'energia, come esistono regolamentazioni che impongono o quanto meno favoriscono la centralizzazione delle ricezione della televisione. Chi non s'adegua paga multe salate o perde l'uso della proprietà. E' una questione di decoro e di efficienza. I palazzi non sono solo beni privati.


Se l'Italia avviasse una programma di manutenzione periodica per il rifacimento delle facciate e per il contenimento dei consumi di energia su un arco di 10-20 anni, sfasato zona per zona per evitare la concentrazione della domanda, avremmo molti effetti positivi. Si creerebbe una domanda interna prevedibile e permanente. Questa domanda attiverebbe la nascita di imprese e di professioni per soddisfarla. Queste imprese assumerebbero lavoratori e svilupperebbero nuove tecnologie per meglio competere nel soddisfare la domanda. Le nuove tecnologie farebbero fare un passo in avanti alle nostre imprese che potrebbero anche applicarle in mercati contigui estendendo la propria attività.

Potrebbero esportare la loro capacità di risolvere questi problemi in altri paesi. Si metterebbe in moto il circuito dello sviluppo. Come risultato si avrebbe una maggiore crescita economica e città più belle e più efficienti. Ne beneficerebbe anche il turismo, attratto dalle bellezze architettoniche del nostro paese.

Chi paga tutto ciò? Come negli altri paesi, il costo sarebbe a carico dei proprietari degli immobili, per i quali questa operazione non sarebbe una tassa, ma un investimento sul proprio patrimonio che verrebbe così valorizzato. Il grande patrimonio edilizio italiano potrebbe così agire da volano di sviluppo, mentre oggi è solo una fonte di scarsa rendita. Si possono poi immaginare forme di incentivazione fiscale a chi anticipa certi interventi e multe a chi ritarda. Si possono immaginare mutui bancari convenienti per quanti si apprestano a condurre operazioni di risanamento edilizio e altri strumenti per favorire questo processo.

L'Italia ha un immenso patrimonio storico e un grande patrimonio edilizio che è stato realizzato nel dopoguerra, quando materiali e tecnologie erano ancora carenti. Una bella operazione di manutenzione, che potrebbe assumere un carattere straordinario all'inizio, è la soluzione per rilanciare il Paese e renderlo più bello e più efficiente. Anche questo è investire nella cultura.
di Innocenzo Cipolletta
l'Espresso (13 marzo 2011)

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00

Iscriviti alla Newsletter per ricevere i nostri "Percorsi Tematici" e restare aggiornato sui migliori contenuti del nostro sito