Lunedì, 27 Giugno 2022
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DON FORMENTON: NESSUN PARTITO PUÒ ATTRIBUIRSI PATENTI DI CATTOLICITÀ. E NESSUNO SCHIERAMENTO PUÒ ESSERE DEMONIZZATO

di Valerio Gigante
da www.adistaonline.it


Ha suscitato un vespaio di polemiche la lettera aperta di don Gianfranco Formenton, parroco di S. Angelo in Mercole e S. Martino in Frignano (Spoleto), al card. Ruini, pubblicata dalla nostra agenzia e dal sito spoletonline.it e riprodotta poi integralmente anche dall'Unità (il 26/3, in prima pagina) e dal sito aprileonline.info. Formenton, variamente tacciato di essere prigioniero dell'ideologia comunista, amico dei sovversivi, fiancheggiatore dei Ds, di non aver rispettato la neutralità politica cui sarebbero chiamati gli uomini di Chiesa, di essere in contrasto con il Magistero, ha voluto rispondere alle accuse inviando alla nostra agenzia alcune precisazioni che definisce "d'obbligo", "considerate le interpretazioni, i commenti sommari" sugli organi di informazione e nei bar, "le volgarità e le preghiere che da ogni parte d'Italia si levano per la mia conversione e per la mia rimozione da Parroco".

Il parroco umbro se la prende anzitutto con "il vezzo" di alcuni esponenti locali della "Casa delle Libertà" "di autoattribuirsi patenti di ‘cattolicità' e di rappresentanza di non meglio precisati ‘valori cristiani'". Io, chiarisce don Gianfranco, "non ho espresso alcuna indicazione di voto, ma semplicemente precisato ai cattolici che militano nell'Unione che votare per l'Unione non costituisce motivo di turbamento spirituale, né è foriero di sanzioni ‘eterne', perché l'esercizio del voto e la scelta dei Partiti (non potendo indicare i candidati) secondo la morale cattolica sono assolutamente liberi, visto che la morale presuppone la maturità dei fedeli cristiani. Nessun partito è depositario dei ‘valori cristiani'. Nessuno che non voti per la Cdl può considerarsi eretico". E poi, precisa in tono sarcastico Formenton, "non sono mai stato iscritto al Partito Comunista, non mangio i bambini e non milito nei gruppi ‘Anarcoinsurrezionalisti' e nulla, nella lettera, indica che io sia ‘comunista'". E comunque "comunista non è un insulto". Come prete, poi, pur non entrando in questioni "partitiche", "è mio dovere intervenire nei confronti delle persone che mi sono state ‘affidate' ogniqualvolta qualcuno confonde i campi della politica e della fede che il Concilio Vaticano II ci ha insegnato essere campo ‘laico'".

Piena solidarietà a don Gianfranco è stata espressa da don Paolo Farinella, altro prete da tempo nell'"occhio del ciclone", sia per la sua richiesta-appello al papa (che ha raggiunto le 10mila adesioni) di non ricevere in udienza Berlusconi sotto elezioni, sia per la più recente iniziativa di promuovere un contro-appello al manifesto per l'Occidente di Marcello Pera (www.arcoiris.tv/appello_pera/risposta_controappello/).

Le tue affermazioni - scrive don Paolo a don Gianfranco - sono inequivocabili perché "limpide e trasparenti". Nella sua lettera, Farinella manifesta la sua decisione di esplicito sostegno all'Unione alle elezioni politiche perché, dice riferendosi agli esponenti della destra, "Lorsignori non sanno cosa farsene della Chiesa, della Dottrina sociale, del Vangelo, ma sanno benissimo cosa farsene dei voti di coloro che frequentano la Chiesa e di quelli della gerarchia che invece li scambia". Per questo, afferma risoluto Farinella, "tacere non è possibile e questo - l'attuale momento - è tempo non di super partes, ma di schieramento. Bisogna decidersi da che parte stare" e "alla luce di un minimo di coerenza evangelica almeno io non posso stare con questa destra dissolutrice di ogni residuo senso dello Stato e del tessuto democratico". "Nel che, dopo avere votato l'Unione, dal giorno 10 in poi starò all'opposizione morale del nuovo governo". Per un credente è un dovere "difendere ciò che resta della serietà della Chiesa dai lupi rapaci che vogliono governare per sistemarsi quelle due o tre cosette che ancora restano in sospeso. Credevano di comprarci con l'Ici e con gli oratori: hanno sbagliato indirizzo". "Caro Gianfranco - conclude Farinella - stai sereno, non sei solo perché l'ekklesìa ti circonda e ti protegge".

Pubblicato in Mondo Oggi - Geopolitico

FORZA PARROCI! BONDI SCRIVE ALLE PARROCCHIE, MA UN PRETE RISPEDISCE IL PLICO AL MITTENTE
 da www.adistaonline.it

"È, questo, il nostro modo di impegnarci per testimoniare la nostra fede. La prego di voler accogliere questo piccolo pensiero, la nostra semplice brochure, come un modo per condividere l'impegno difficile per l'affermazione della Verità Cristiana nella nostra società e nel tempo che ci è dato di vivere. Con questi sentimenti e pensieri voglia ricevere i miei più affettuosi saluti. Con viva cordialità. Suo devotissimo. Sandro Bondi".
Così si conclude la lettera allegata all'opuscolo "I frutti e l'albero. Cinque anni di governo Berlusconi alla luce della dottrina sociale della Chiesa" inviato da Forza Italia ai 25 mila parroci italiani. Si tratta di una brochure dove sono elencati tutti i provvedimenti in favore della Chiesa promossi in questi anni dalla maggioranza di centrodestra, fra cui la legge per la regoralizzazione degli insegnanti di religione, la legge per gli oratori, l'abolizione dell'Ici per gli enti ecclesiastici e non profit, la battaglia per il riferimento alle radici cristiane dell'Europa e la difesa del crocifisso nelle scuole.

Particolare enfasi è riservata alla legge sulla procreazione assistita "approvata dal governo", scrive Bondi, "e che la sinistra ha cercato di abrogare per mezzo di un referendum. La famiglia, cuore dell'attuale e fecondo lavoro pastorale di Benedetto XVI, e costante premura dell'indimenticabile Giovanni Paolo II, ha guidato la nostra politica facendoci scoprire sentieri nuovi e oggi ancor più fecondi per la società italiana".

Rispetto all'appoggio dato alla guerra in Iraq, che finora ha provocato più di 30mila vittime civili, il coordinatore nazionale di Forza Italia scrive: "Non ci siamo, altresì, tirati indietro per costruire la pace nella verità, come recentemente ha affermato anche Benedetto XVI, impegnandoci, nel contempo, nella lotta alla povertà e alle malattie nel Terzo Mondo e in numerose missioni di pace nei Balcani, in Afganistan, in Iraq, dove i nostri soldati si sono distinti per preparazione e per umanità".

Don Aldo Antonelli ha rispedito al mittente l'opuscolo ed ha inviato a Sandro Bondi una lettera che di seguito riportiamo:





Signor Bondi,

sono abituato a dare alle parole il loro peso per cui a chiamarla "onorevole" dovrei coartare la mia coscienza.

Ho ricevuto l'inverecondo opuscolo che lei, immagino, ha inviato a tutte le parrocchie d'Italia.

Glielo restituisco senza nemmeno sfogliarlo e le ricordo che le parrocchie non sono discariche di rifiuti né postriboli nei quali si possa fare opera di meretricio.

Abbiamo una nostra dignità, noi sacerdoti, e non siamo usi a svendere per un piatto di fagioli il nostro patrimonio religioso, culturale, sociale ed umanistico che voi in cinque anni di malgoverno avete dilapidato.

Avete fatto razzia di tutto. Avete dissestato la finanza pubblica, avete ridotto alla fame gli enti locali da una parte e foraggiato, dall'altra, gli enti ecclesiastici cercando di comprarvi il nostro silenzio se non addirittura la nostra compiacenza.

Avete popolato il Parlamento di manigoldi, ladri e truffatori. Di 23 parlamentari condannati in via definitiva più della metà (13 per la precisione) fanno parte del vostro gruppo. Avete fornicato con il razzismo della Lega e con il fascismo di Rauti. Con voi i ricchi sono diventati più ricchi ed i poveri più poveri. Il vostro "Capo" in cinque anni ha quadruplicato il suo patrimonio, mentre le aziende del Paese andavano in crisi. Solo l'elettromeccanica, nell'ultimo quadrimestre del 2005, ha perso il 7,1% del suo fatturato.

I nostri pensionati, da qualche anno in qua, non solo non riescono più ad accantonare un soldo, ma hanno incominciato a rosicchiare il loro già risicati risparmi.

Avete speso energie e sedute-fiume in Parlamento per difendere a denti stretti le "vostre" libertà mentre il Paese rotolava al 41° posto quanto a libertà di stampa e pluralismo di informazione, dopo l'Angola.

Avete mercificato i lavoratori e ipostatizzato le merci.

Si tenga pure, signor Bondi, la sua presunzione di coerenza con la "dottrina sociale della Chiesa". Noi preti vogliamo tenerci cara la libertà di lotta e di contestazione contro la deriva liberista e populista della vostra coalizione.

Aldo Antonelli

(parroco)

Antrosano, 1 marzo 2006

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LA STORIA DEL CONCILIO DI ALBERIGO E MELLONI, UNA "RILETTURA IDEOLOGICA".

LA CELEBRAZIONE DEL VATICANO II DEL VESCOVO DI IMOLA

 

Adista notizie n° 89

 

In Emilia Romagna il 40.mo anniversario dalla conclusione del Concilio Vaticano II è passato praticamente sotto silenzio. Le autorità episcopali della regione, infatti, hanno evitato di promuovere iniziative commemorative, confermando così l'attuale orientamento delle gerarchie ecclesiastiche di ridimensionare la portata storica dell'ultima assise conciliare. Tuttavia a Imola, il 7 dicembre, su iniziativa dell'Azione cattolica cittadina, è stata celebrata una veglia solenne a memoria del Concilio. Hanno presieduto la funzione mons. Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola e mons. Santo Bartolomeo Quadri, arcivescovo emerito di Modena e già Padre conciliare. A proposito della celebrazione di questa ricorrenza, il giorno precedente, sulle pagine del "Corriere di Imola", era apparso un articolo, firmato dallo stesso mons. Ghirelli, nel quale il vescovo, che intendeva ricordare il significato del Vaticano II nella vita della Chiesa, ha però utilizzato gran parte del suo intervento per sferrare un duro attacco alla produzione storiografica sul Concilio di Giuseppe Alberigo e Alberto Melloni: "È tuttora in atto in Italia - ha scritto Ghirelli - un tentativo di rilettura ideologica, a partire dalla biografia di Giovanni XXIII e in particolare dalla ricostruzione dell'impostazione da lui data al Concilio, sia nella fase preparatoria, sia nel corso della prima sessione. Si cerca di mettere in cattiva luce

la Gerarchia cattolica, mostrandola divisa in se stessa. La ricaduta politica di tale operazione è intuibile. Essa fa capo a studiosi di storia della Chiesa come Giuseppe Alberigo e ad opinionisti come Alberto Melloni. Non occorre dire che simili operazioni si condannano da sole, perché seguono il metodo della ‘storia a tesi'".

Melloni – che è ordinario di Storia contemporanea nell'Università di Modena-Reggio Emilia, e non solo semplice opinionista del Corriere della Sera come sembra intendere il vescovo – in una lettera di precisazione al direttore del giornale ha ricordato che i cinque corposi volumi della Storia del Vaticano II (edita in Italia da "Il Mulino") sono frutto del lavoro comune di 39 studiosi di diversi Paesi, tra i quali docenti in università cattoliche, e anche pontificie: "Il lavoro storico di questi studiosi - scrive Melloni - è fatto di ricerca faticosa, di punti di vista non coordinati e contigui, e trova critici (come mons. Ghirelli), ma anche estimatori: proprio in questi giorni il cardinale croato Josip Bozanic aveva invitato il prof. Alberigo a tenere la commemorazione del Concilio nella diocesi di Zagabria; e il card. Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha elogiato il lavoro fatto dall'Istituto per le scienze religiose di Bologna, nel quale sia Alberigo che il sottoscritto prestiamo opera".
All'attacco sferrato dal vescovo di Imola contro gli autori della monumentale "Storia del Concilio Vaticano II", ha risposto anche il Coordinamento regionale dell'Emilia Romagna di "Noi Siamo Chiesa", con un comunicato stampa pubblicato dal "Corriere di Imola" l'8 dicembre. Parlare di "rilettura ideologica del Concilio Vaticano II" e di tentativo di "mettere in cattiva luce

la Gerarchia" appare, scrive il movimento ecclesiale, "ingeneroso e malizioso nei confronti di due storici d'alto livello, che hanno realizzato l'opera attingendo ad una sconfinata documentazione. Gli autori hanno messo così in luce l'effettiva dialettica conciliare fra la maggioranza dei Padri aperta al cambiamento ed una minoranza curiale già all'origine contraria alla celebrazione dell'assise e poi riottosa a qualsiasi forma di cambiamento paventata nella Basilica di San Pietro. Lo scontro interno alla compagine vescovile, lo dicono i documenti e le testimonianze dei Padri, c'è stato eccome. Negare tutto ciò significa sostenere l'operazione di buona parte dell'attuale Curia vaticana impegnata a rileggere in chiave conservatrice un Concilio, certamente frutto di numerosi compromessi, ma parimenti ricco di molteplici segnali di discontinuità rispetto alla Chiesa pre-conciliare". (giovanni panettiere)

 

Pubblicato in Mondo Oggi - Ecclesiale
Martedì 28 Febbraio 2006 11:18

EGITTO INQUIETO

EGITTO INQUIETO

 
di JEROME ANCIBERRO

 

NEL PAESE NORDAFRICANO, È DIFFICILE

LA CONVIVENZA DEI CRISTIANI COPTI CON

LA MAGGIORANZA MUSULMANA.
QUESTO ARTICOLO, FIRMATO DA JÉRÔME ANCIBERRO,

È STATO PUBBLICATO

SUL SETTIMANALE FRANCESE “TÉMOIGNAGE CHRÉTIEN”.

TITOLO ORIGINALE: “COPTES.

QUEL AVENIR

POUR

LES CHRÉTIENS D’EGYPTE?”

Quattro fedeli musulmani sono stati trucidati e una sessantina feriti il 21 ottobre ad Alessandria d’Egitto in occasione di scontri tra la polizia e manifestanti che protestavano contro la diffusione di un dvd giudicato ostile all’islam. La manifestazione si è formata dopo la preghiera musulmana del venerdì intorno alla chiesa di Saint Georges sulla quale sono stati sparati dei proiettili. È in questa chiesa che due anni fa è stata data l’unica rappresentazione di una pièce teatrale, riprodotta oggi sul suddetto dvd, che racconta la storia di un giovane convertito all’islam e incitato, da un correligionario, ad uccidere dei preti. Le autorità e alcuni responsabili musulmani negano di avere una responsabilità negli scontri. Le tensioni erano percepibili ad Alessandria già alcuni giorni prima di questi avvenimenti.



L’analisi

Alcuni trafiletti informano di fatti diversi più o meno violenti, di manifestazioni o di moti legati alle tensioni tra i cristiani d’Egitto e una parte della popolazione musulmana. Ci si può ricordare anche dei massacri del 1981 a Zawiya-al-Hamra, nella periferia del Cairo, perpetrati da gruppi di estremisti islamici, o dei moti di al-Kocheh nel gennaio 2000 durante i quali 25 persone, per lo più copte, avevano trovato la morte in vere battaglie combattute tra comunità. In modo più episodico, voci di rapimenti di donne cristiane convertite con la forza all’islam sono sufficientemente prese sul serio dai cristiani del popolo per dar luogo a tensioni talvolta violente. Nel dicembre 2004, il capo spirituale della Chiesa copta ortodossa, il papa Chenouda III, si era d’altronde ritirato in un monastero in segno di protesta contro l’arresto di diverse decine di manifestanti cristiani che si indignavano per la conversione “forzata” all’islam della moglie di un prelato cristiano… Si diffondono anche voci inverse (di rapimenti di giovani donne musulmane da parte di copti). I copti, - la parola significa “cristiano d’Egitto” e viene dal greco Aiguptios, “egiziano” – sarebbero attualmente tra i sei e i dieci milioni, su una popolazione totale di 72 milioni di egiziani. Nulla, se non la religione, li distingue dai loro compatrioti musulmani. La maggior parte di essi, circa il 90%, è legata alla Chiesa copta ortodossa, una Chiesa cristiana autocefala (indipendente) attualmente guidata dal papa Chenouda III, “patriarca di Alessandria”. La dottrina della Chiesa copta ortodossa è formalmente monofisita, cioè non riconosce che una sola natura (divina) nella persona di Cristo. Esiste anche una Chiesa copta cattolica legata a Roma, che raggruppa circa 200.000 fedeli, che ha anch’essa alla guida un “patriarca d’Alessandria” (Stephanos II Ghattas) così come una Chiesa copta protestante evangelica che rivendica circa 100.000 fedeli.

Riconosciuti dalle autorità e largamente integrati nel tessuto sociale ed economico del Paese, i copti restano sotto-rappresentati in politica, anche se alcune prestigiose personalità, come l’ex segretario generale dell’Onu, Boutros Boutros Ghali, provengono da questa comunità. Oggi sono soltanto tre dei 444 deputati del Parlamento egiziano. E nulla fa pensare che le prossime elezioni legislative faranno cambiare le cose (le elezioni si svolgono in tre turni dal 9 novembre al 7 dicembre, ndt). Di fronte alle discriminazioni di fatto, che rendono per esempio molto difficile l’accesso a certi impieghi o a posizioni di responsabilità, sottoposti alle stesse difficoltà economiche dei loro compatrioti musulmani, molti copti hanno scelto l’emigrazione.

Alcuni osservatori pensano che i recenti gesti simbolici del governo egiziano nei confronti dei copti (ritrasmissione televisiva delle messe di Natale e di Pasqua, creazione di un giorno festivo ufficiale per Natale), sarebbero dovuti a delle pressioni del governo statunitense, esso stesso influenzato dalla lobby copta della diaspora. Ma in un contesto nazionale segnato da tensioni economiche e politiche in cui l’affermazione intransigente dell’identità musulmana può talvolta fungere da valvola a tutte le frustrazioni, i copti, che vogliono coltivare una identità religiosa marcata, costituiscono un bersaglio visibile. Una questione di tutt’altra importanza rispetto alla semplice diffusione di un dvd…

 

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SANT'ANGELO A SCALA: PROVE DI PACE TRA IL NUOVO VESCOVO E

LA COMUNITÀ DI DON VITALIANO

 

Adista Notizie n° 67

 

Il passaggio alla diocesi di Avellino della parrocchia di Sant'Angelo a Scala, fino al maggio scorso sotto la giurisdizione dell'abbazia di Montevergine (v. Adista n. 45/05), sembra aver portato novità importanti per gli abitanti del paese dove, per 10 anni (fino alla fine del 2002), è stato parroco don Vitaliano della Sala.
Contro la rimozione di don Vitaliano e per il rifiuto dell'abate di Montevergine, mons. Giovanni Tarcisio Nazzaro, di ascoltare le loro ragioni, i santangiolini, avevano intrapreso, da ormai tre anni, una radicale (e originale) forma di protesta: contro il vescovo, ma anche per denunciare l'atteggiamento ostile tenuto dal parroco succeduto a don Vitaliano, don Luciano Porri, avevano smesso non solo di frequentare la parrocchia, ma addirittura di entrare in chiesa, preferendo recarsi a messa nelle parrocchie dei paesi vicini. Una forma di boicottaggio che aveva contrapposto la parrocchia di Sant'Angelo alla Curia diocesana in maniera che sembrava insanabile. Oggi, però, grazie alla mano tesa dal nuovo vescovo, il conflitto sembra sulla via della ricomposizione.

Un primo, importante segnale, in questo senso è arrivato il 23 settembre scorso: i cittadini di sant'Angelo sono tornati a sedersi in chiesa per assistere ad una celebrazione del vescovo di Avellino, don Francesco Marino, arrivato a Sant'Angelo per presentare alla comunità il successore di don Luciano Porri (che ha improvvisamente abbandonato la parrocchia e si trova ora in Svizzera), don Antonio De Feo, che è anche parroco in un paese vicino a Sant'Angelo, Capriglia Irpina.

Prima della messa, mons. Marino, insieme a don Antonio e a don Vitaliano, si è recato nella chiesa del Rosario, sede dell'associazione 'O Ruofolo, l'associazione fondata dai dei fedeli "ribelli" all'abate Nazzaro che in questi anni ha promosso e sostenuto le iniziative a favore del parroco rimosso. Per mons. Marino l'accoglienza è stata calorosissima: in onore del vescovo era stata infatti preparata una festa con tanto di banda musicale, striscioni di benvenuto e fuochi d'artificio. "Continuate ad avere fede in Dio - ha detto il Vescovo - e accogliete il nuovo amministratore parrocchiale. Cerchiamo l'unità di tutta la comunità con l'aiuto di Dio". Il vescovo ha quindi voluto sentire dagli abitanti di Sant'Angelo le ragioni del forte dissenso che in questi tre anni li aveva contrapposti all'abate di Montevergine, invitando poi tutti ad abbandonare i vecchi rancori per aprire una nuova fase nei rapporti con

la Curia. Mons. Marino si è poi spostato nella chiesa di San Giacomo dove ha celebrato messa insieme al nuovo parroco, don Antonio De Feo, ed al vecchio, don Vitaliano Della Sala. Insieme, tutti e tre sull'altare, a sigillare l'avvenuta riconciliazione.
"Abbiamo deciso di porgere la mano - ha detto Massimo Zaccaria dell'associazione 'O Ruofolo - soprattutto perché finalmente siamo stati ascoltati. Abbiamo avviato un dialogo con i vertici della Chiesa e questo lascia ben sperare per il futuro".

 

Pubblicato in Mondo Oggi - Ecclesiale
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