Mercoledì, 18 Ottobre 2017
Lunedì 12 Luglio 2004 20:56

Halki riapre

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Patriarcato ecumenico

Il 30 ottobre 2003 il patriarcato di Costantinopoli ha ricevuto l'autorizzazione a riaprire l'Istituto teologico di Halki. La disposizione è firmata dal ministro della cultura turco, Husein Celik: "Non c'è ragione di opporsi a un seminario cristiano quando ci sono ventiquattro facoltà di teologia musulmana nel nostro paese".

 In realtà nulla si sarebbe mosso senza la spinta dell'Unione Europea, che da tempo chiede alla Turchia il rispetto della Carta dei diritti dell'uomo in materia religiosa. L'Istituto potrebbe quindi riaprire formalmente dal dicembre del 2004. Il colloquio di Bartolomeo I col primo ministro R.T. Erdogan, il 28 agosto, ha messo in moto il procedimento. La facoltà, fra le più prestigiose dell'ortodossia, venne chiusa dal governo nel 1971.

Dal 1844 era stata la fucina dei teologi e dei vescovi ortodossi. Più volte il patriarca Bartolomeo I ne aveva chiesto la riapertura: "L'Istituto di Halki è essenziale per il Patriarcato ecumenico. Non è, come alcuni pensano, una questione di prestigio, ma una necessità per permettere il rinnovamento del clero e dei quadri di cui ha bisogno il nostro centro patriarcale, le parrocchie della nostra città e le diocesi del nostro patriarcato all'estero" (Athens News, febbraio 2002). Ora il patriarca celebra "una vittoria della ragione e della giustizia sull'ingiustizia e l'irrazionale" (SOP, dicembre 2003).

Il patriarcato non ha alcun riconoscimento dallo stato turco. La Costituzione è ispirata alla rigida laicità di Ataturk, ma la realtà è assai differente. La laicità radicale vale per le minoranze religiose, sempre meno per la grande maggioranza islamica sunnita. Sono circa 100.000 gli imam, i funzionari pubblici al servizio delle istituzioni musulmane, i mufti, i muezzin che vengono pagati dallo stato. Facilitazioni sono offerte per il pellegrinaggio alla Mecca. Si persegue una presenza capillare del sistema scolastico islamico.

Le minoranze (all'interno delle quali un qualche riconoscimento viene dato agli ebrei, ai greci e agli armeni) non hanno nessun riconoscimento giuridico, non possono possedere e vendere, hanno sistematiche difficoltà burocratiche nell'esercizio della pastorale. Cinquant' anni fa la comunità ortodossa greca contava 50.000 persone. Ora non raggiunge le 5.000. Dopo i moti popolari contro i greci del 1955, una serie di vessazioni amministrative ha poco alla volta soffocato la comunità. La chiusura dell'Istituto è stata una di queste. L'attesa è che l'attuale decisione riapra una ciclo più favorevole e rispettoso nei confronti delle minoranze religiose.

(tratto e adattato da Il Regno n. 24, 2003)

 

Ultima modifica Mercoledì 08 Dicembre 2010 20:01
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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