Lunedì, 23 Ottobre 2017
Martedì 10 Agosto 2004 20:44

Pietro, il primato della carità

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di Enzo Bianchi

Uno dei punti cruciali del dialogo ecumenico, forse quello in apparenza più consistente, è la questione del papato. Fin dai primi secoli i cristiani capirono che con la morte di Pietro non era venuta meno l'esigenza di un ministero "petrino" al servizio della fede e della comunione, così come non era venuto meno il bisogno di un ministero apostolico e di altri ministeri suscitati dallo Spirito nella prima comunità cristiana di Gerusalemme.

La Chiesa appare storicamente una comunione che necessità una sua organizzazione: il vero problema consisterà sempre nell'individuare quale forma i diversi carismi e ministeri suscitati in essa dallo Spirito debbano assumere affinché la Chiesa rimanga totalmente fedele alla missione per cui è sorta.

L'unico e perenne problema è la fedeltà al Vangelo delle strutture di cui essa si dota lungo i secoli! Nella Chiesa antica, la successione al servizio della comunione fu da subito riconosciuta al vescovo di Roma: un servizio da svolgersi nell'obbedienza al primato della discernimento, che viene dalla fede, e della saldezza che scaturisce dal sostegno misericordioso del Signore. Secondo Ignazio di Antiochia la Chiesa di Roma "presiede nella carità", e sarà a Roma che ci si rivolgerà per una parola di conferma nella fede al tempo delle grandi controversie del IV e del V secolo: sarà cioè nella comunione con la Chiesa di Roma che le altre comunità eucaristiche del mondo verificheranno il loro essere autentica realizzazione della Chiesa universale, compaginata attorno ai loro vescovi. Tuttavia, proprio questo dono del ministero petrino fatto dai Signore alla sua Chiesa è diventato con il tempo una difficoltà per la maggior parte dei cristiani non cattolici, e nella Chiesa oggi divisa costituisce forse il punto più controverso nella ricostruzione dell'unità visibile. Che fare allora? Ci pare che un'indicazione fondamentale sia stata data da Giovanni Paolo lì nella sua enciclica Ut unum sint: si tratta di prendere atto della differenza esistente tra il ministero petrino, delineato in modo stabile e normativo nel Nuovo Testamento, e la forma storica assunta da esso, che nel tempo è mutata e che può ancora mutare.

Qui bisogna essere molto chiari: non si tratta di rinunciare a un servizio che l'esperienza apostolica ritenne così importante per la fede e la comunione ecclesiali. Né è vero che i non cattolici neghino unanimemente qualsiasi funzione o ministero al papato, anzi, così scriveva quasi trent'anni or sono il teologo riformato Jean-Jacques von Allmen: "Annientando se stesso per togliere dalla strada dell'ecumenismo l'ostacolo più grave, il Papa in realtà non abbatterebbe soltanto uno dei pilastri della cultura e della storia dell'Occidente (cosa da cui il mondo potrebbe guarire) ma, rigettando una sola delle sue interpretazioni possibili, rigetterebbe il principio stesso di un ministero corrispondente a quello di Pietro nella struttura del collegio apostolico... Il Papa deve difendere il suo primato come si difende una vocazione!".

Sì, è bene dirlo, non si fa nessun servizio al Vangelo negando l'esistenza del ministero petrino nel Nuovo Testamento, così come non si è fedeli al mandato consegnato da Cristo alla sua Chiesa se si tralasciano elementi essenziali ditale ministero. Alle parole di von Allmen fanno eco illustri esponenti dell'ortodossia contemporanea, come il patriarca di Antiochia Ignazio IV, il metropolita dei Libano George Khodr' o il vescovo Kallistos dl Diokleia (patriarcato di Costantinopoli), e molti altri ancora. Sempre più si avverte la necessità di un ministero primaziale di unità di fronte alle patologie croniche e secolari dovute proprio alla mancanza di questo servizio: il nazionalismo delle Chiese, l'identità particolare sovente affermata a scapito dell'universalità e della cattolicità della Chiesa, la tentazione del provincialismo, la paralisi nell'esprimersi a una sola voce, la litigiosità che si protrae senza possibili arbitrati urgenti né diaconie di riconciliazione... Sì, una nostalgia inizia a farsi sentire, una nostalgia di "Roma altrimenti", come scrive Olivier Clément. Il problema allora non è chiedere al papato di non esercitare il suo servizio alla pienezza della fede; si tratta piuttosto di ripensare il papato e i suoi strumenti affinché il servizio alla verità e alla cattolicità della fede si compia nella carità e nell'autentico rispetto di un legittimo pluralismo.

(da Mondo e Missione, ottobre 2003)

 

Ultima modifica Mercoledì 14 Settembre 2011 17:02
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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