Giovedì, 17 Agosto 2017
Mercoledì 01 Settembre 2010 19:29

L’incontro di Cipro (Andrea Pacini)

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Dal 16 al 23 ottobre 2009 si è tenuta a Cipro l'ultima riunione della Commissione mista di dialogo teologico tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa. All'incontro hanno partecipato venti membri cattolici e la rappresentanza di tutte le Chiese ortodosse con l'eccezione del patriarcato di Bulgaria.

Dialogo ecumenico

 L’incontro di Cipro

di Andrea Pacini 

Dal 16 al 23 ottobre 2009 si è tenuta a Cipro l'ultima riunione della Commissione mista di dialogo teologico tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa. All'incontro hanno partecipato venti membri cattolici e la rappresentanza di tutte le Chiese ortodosse con l'eccezione del patriarcato di Bulgaria. Lo scopo dell'incontro è stato di sviluppare la riflessione sul "primato" nella Chiesa iniziata in modo incisivo al precedente incontro di Ravenna, che aveva prodotto un documento articolato sulla questione. Il documento di Ravenna sostanzialmente presenta una riflessione teologica convergente sul primato espressa dai rappresentanti cattolici e ortodossi della Commissione mista, e articolata su tre livelli: il livello della Chiesa diocesana particolare, il livello regionale (patriarcati e conferenze episcopali) e il livello universale.

La riunione di Cipro ha avuto l'obiettivo di approfondire e di esprimere una possibile visione convergente del significato del primato a livello universale nella Chiesa, dal momento che il precedente documento di Ravenna afferma che la necessità di un protos (primo) a livello universale è richiesto dalla comunione ecclesiale, e che tale ruolo è riconosciuto dalla tradizione al vescovo di Roma. L'acquisizione finale del documento di Ravenna è importante perché, come abbiamo già avuto occasione di scrivere su queste pagine, segna in linea di principio l'accettazione ecclesiologica del primato del vescovo di Roma come garante della comunione ecclesiale a livello universale. Nello stesso tempo si sottolinea la concomitante esigenza ecclesiologica di esercitare il primato in un quadro collegiale, e si lascia aperta la questione di meglio definire i contenuti del primato e le modalità del suo esercizio. Di questo ultimo insieme di temi è stato chiamato a occuparsi il recente incontro di Cipro.

La consapevolezza che si è veramente arrivati a toccare il punto nevralgico sul piano teologico delle relazioni tra Chiesa cattolica e ortodossa, ha suscitato però forti opposizioni e proteste in ambito ortodosso greco. Gruppi di monaci ortodossi tradizionalisti e sacerdoti ortodossi di Larnaca hanno manifestato pubblicamente la loro protesta, disturbando i lavori della Commissione mista e arrivando a richiedere all'arcivescovo Chrisostomos II di Cipro di bloccarne i lavori. La loro protesta era alimentata dalla convinzione che il dialogo ecumenico in corso aveva come scopo quello di «sottomettere l'Ortodossia al papa di Roma». Riguardo a queste accuse il metropolita di Pergamo Giovanni Zizioulas copresidente, insieme al Card. Walter Kasper, della Commissione mista, ha rilasciato al giornalista cipriota Aris Viketos delle importanti precisazioni. Ha chiarito in primo luogo che la decisione di partecipare al dialogo con la Chiesa cattolica è stata presa all'unanimità da tutte le Chiese ortodosse, ed è dunque ingiusto accusare il Patriarcato ecumenico di cedimenti nei confronti della Chiesa cattolica.

I gruppi ortodossi integralisti accusano infatti il Patriarca ecumenico di eresia, in quanto favorevole al dialogo ecumenico. Inoltre sulle prese di posizione dei monaci del Monte Athos - molto contrari al dialogo - il metropolita di Pergamo è stato esplicito nell'esprimere rispetto per il loro parere e le loro sensibilità sulle questioni di fede, ma ha contestato fermamente la loro pretesa di esercitare il monopolio della verità sulle questioni di fede, ritenendo i vescovi e i fedeli ortodossi insufficientemente dotati di sensibilità teologica. Al contrario Zizioulas ha rivendicato il diritto di qualsiasi fedele ortodosso a esprimere liberamente il proprio pensiero nel quadro di un confronto leale e della ricerca sincera della verità e ha in particolare sottolineato la responsabilità dei vescovi in questo ambito. Non si può non constatare in questi avvenimenti un'ulteriore occasione in cui si ripropone la tensione tra monaci (specialmente del Monte Athos) e vescovi nella custodia del deposito della fede, che costituisce un tratto caratteristico e problematico all'interno delle Chiese ortodosse, specie, ma non solo, riguardo all'ecumenismo.

Il metropolita Zizioulas ha d'altra parte ribadito l'assoluta pertinenza teologica della riflessione sul primato, perché esso rappresenta una questione ecclesiologica, dunque pienamente integrata nella prospettiva dogmatica della Chiesa ortodossa. Con questa precisazione il metropolita di Pergamo ha indirettamente, ma coraggiosamente, affermato come l'ecclesiologia ortodossa sia chiamata a integrare in modo più chiaro il primato a livello universale, senza per altro omettere di ricordare il quadro collegiale e sinodale in cui esso deve essere esercitato. Al termine dell'incontro di Cipro è stato reso pubblico un comunicato congiunto da parte dei copresidenti della Commissione mista, in cui si conferma che si è proceduto nella redazione di un documento congiunto sul tema "Il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio". Il documento si basa su una bozza preparata dal Comitato congiunto di coordinamento, che si è riunito a Elounda (Creta, Grecia) nel 2008. Durante l'incontro plenario della Commissione mista a Cipro il documento preparatorio è stato preso in considerazione, emendato e integrato, e si è infine deciso di aggiornare il lavoro in vista del suo completamento il prossimo anno, convocando un altro incontro della Commissione congiunta.

Dal titolo del documento si evince che il metodo scelto per elaborare la riflessione sul primato ha un chiaro taglio storico, dal momento che essa è focalizzata sul ruolo del vescovo di Roma all'interno della comunione della Chiesa nel primo millennio, dunque prima che si consumasse lo scisma di Oriente. Il primo millennio si staglia dunque come l'epoca di piena comunione cui fare riferimento e in cui cercare risposte teologiche per le questioni ecclesiologiche attuali. Non si può non registrare il fatto positivo che i lavori «sul ruolo del vescovo di Roma» proseguano nonostante le tensioni. D'altra parte è anche importante notare alcuni fattori: il lavoro riguarda il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio; sarà quindi fondamentale per un verso capire quale grado di ricostruzione storica credibile e dettagliata sarà possibile effettuare; per l'altro verso è assai probabile che tale ricostruzione costituirà una sfida sia per l'ecclesiologia ortodossa attuale, sia per l'ecclesiologia cattolica, che ha avuto molti sviluppi importanti nel secondo millennio proprio rispetto al tema in questione.

Nello stesso tempo si deve anche constatare che stiamo raggiungendo un punto di non ritorno, ovvero quello di verificare la validità e la percorribilità di un'affermazione talora ripetuta con insistenza in ambiti teologici aperti all' ecumenismo (sia cattolici sia ortodossi), secondo la quale «non si deve chiedere alle Chiese ortodosse nulla di più di quanto era praticato nel primo millennio». Il futuro ormai prossimo della Commissione mista si apre esattamente su questi importanti e decisivi orizzonti.

 

(da Vita Pastorale, n. 4, 2010)

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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