Giovedì, 14 Dicembre 2017
Giovedì 02 Settembre 2004 21:45

Un vademecum per l'ecumenismo

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di Josè Marìa Vigil

La stampa di questi giorni ha dato la notizia che "il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, presieduto dal cardinal Walter Kasper, sta preparando un vademecum dell’ecumenismo che serva di guida alle parrocchie e alle diocesi per attività interconfessionali" (2Abc, 24-1-04).

Concordo pienamente con l’opportunità e la necessità di un vedemecum, non solo per le attività interconfessionali e anche interreligiose, ma anche per le attività ordinarie, all’interno della stessa confessione. L’ecumenismo non è solo per dialogare con gli altri, ma per dialogare con noi stessi. Il dialogo interreligioso sarà utile nella misura in cui si realizzi previamente un "intra-dialogo", per il cui vademecum propongo i seguenti principi minimi.

Non parlare mai più della "vera religione". Tutte lo sono. Da tempo ormai i fenomenologi della religione considerano obsoleta la distinzione tra religioni rivelate e naturali. I migliori teologi le considerano tutte "rivelate".

Non considerare la religione cattolica in possesso della piena verità: ha dei limiti dei quali deve rendersi cosciente, punti ciechi che deve cercare di compensare, e una configurazione istituzionale universalmente riconosciuta come obsoleta che va de-idolatrata e relativizzata.

È imperativo abbandonare l’inclusivismo e accettare il pluralismo delle vie di salvezza. Così come fu possibile superare l’esclusivismo ("fuori dalla chiesa non c’è salvezza") che il cristianesimo ha professato per oltre mille e cinquecento anni, è possibile abbandonare la nuova versione, l’inclusivismo attualmente ufficiale ("fuori di Cristo non c’è salvezza). L’istituzione ecclesiale è prigioniera delle proprie affermazioni dogmatiche e non potrà cambiare fino a quando non l’attraverserà una nuova rivoluzione teorica. Solo una posizione decisa da cristiani lucidi e liberati renderà servizio reale all’attualizzazione del cristianesimo.

È urgente abbandonare il mito che Dio ha voluto un’unica religione e tutte le altre sono errori umani. Ogni religione è una scintilla dell'infinita luce di Dio depositata nell'essere umano, meglio o peggio percepita. Il pluralismo religioso è buono e non c'è motivo di ridurlo. Un'unica religione mondiale non è probabile né desiderabile come stato finale dell'umanità.

Non esiste ''il'' popolo eletto. Non lo fu il popolo ebreo nè lo sono i cristiani. Tutti i popoli primitivi si sono creduti "gli" eletti. Ma Dio non è ingiusto e sceglie tutti.

Gli atteggiamenti ecumenici, dialoganti, aperti, tolleranti, ottimisti... di Gesù continuano ad essere il miglior modello che il cristianesimo possa offrire e possa adottare in riferimento all'ecumenismo e al dialogo interreligioso.

È necessario riconsiderare il dogma cristologico di Nicea-Calcedonia che funge da "enclave del fondamentalismo" all’interno del cristianesimo. Non bisogna limitarsi a reinterpretarlo, lasciando intatta la sua affermazione di base, ma affrontare anche la radice: come è sorto, da dove viene, con quale autorità, con quale validità di significato? Non si può far consistere l'essenza del cristianesimo nella canonizzazione delle riflessioni di alcune comunità primitive, considerate indebitamente come parola di Dio, già chiusa e irreformabile. Questo sminuisce Dio, Gesù e il cristianesimo.

Bisogna accettare definitivamente che nessuno è in ''situazione gravemente deficitaria di salvezza'' a motivo della religione o della Chiesa nella quale è nato. Non possiamo credere in un Dio ingiusto.

Il tempo delle missioni classiche è tramontato. Il proselitismo deve essere abbandonato. La missione è legittima solo se si va ad annunciare quanto ad ascoltare, ad apprendere come a condividere. La missione della missione non è altro che l’estensione dell'amore, del dialogo interreligioso e della richiesta di perdono.

Un’etica sincera della libertà, che rinunciasse ai metodi coercitivi ereditati (conquiste, inquisizione, Stati confessionali, colonialismo, mancanza di libertà religiosa...) e ad altri ancora praticati (battesimo dei bambini) ridurrebbe i cristiani ad una grandezza quantitativa più vera. La crisi numerica può essere una crisi di crescita in qualità e in verità e deve essere salutata con ottimismo se affrontata con sincerità.

Assumere la "regola d'oro" - "tratta gli altri come vuoi che gli altri trattino te'', presente in tutte le grandi religioni del mondo con espressioni quasi letteralmente identiche - come programma pratico di dialogo interreligioso: è il meglio che possano fare le religioni, è porsi insieme al servizio della vita e della pace del mondo a partire dalla opzione per i poveri. Questo è il cammino per l'unità - non l'uniformità - desiderata.

(da Adista, 7 febbraio 2004)

 

 

Ultima modifica Domenica 18 Settembre 2011 19:41
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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