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LA BANALITÀ DEL MALE

Di tutto un pò...

LA BANALITÀ DEL MALE

Messaggiodi m.galloni » 31/01/2014, 8:59

La giornata commemorativa della Shoah (27 gennaio) e la concomitante uscita nelle sale cinematografiche di “Hannah Arendt”, il film di Margarethe von Trotta, offrono l’occasione per riflettere su una frase della filosofa allieva di Heidegger: «Il più grande male del mondo è il male commesso da nessuno, da esseri umani che rifiutano di essere qualcuno». Il crimine perpetrato dai nazisti, fa notare Federica Fabbretti dalle pagine de “Il Fatto Quotidiano”, fu proprio quello di aver reso superfluo l’uomo. Vero, giustissimo. Tra le categorie umane che il nazismo considerò superflue ci furono innanzitutto gli ebrei, certamente. Ma il nazionalsocialismo rese superflui anche i nazisti medesimi, i tedeschi, i collaborazionisti di ogni nazionalità, credo politico e religione (tra i quali non mancarono capi ebraici), che – con la loro partecipazione attiva o semplicemente con la loro viltà e acquiescenza – diedero un contributo all’orrore della Shoah: a costoro il nazismo chiese di abolire la propria umanità, di non pensare, di non giudicare, di «obbedire» (e l’Adolf Eichmann descritto dalla Arendt ne “La banalità del male” fu essenzialmente questo: un uomo obbediente). Per fare il male non occorre necessariamente fucilare, torturare, sterminare. Spesso basta non fare nulla, non prendere posizione: «Perché il male trionfi» – scriveva Edmund Burke – «è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione».

Marco
m.galloni
 
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