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EUCARISTIA AI DIVORZIATI RISPOSATI: IL PROBLEMA È IL SESSO

Di tutto un pò...

EUCARISTIA AI DIVORZIATI RISPOSATI: IL PROBLEMA È IL SESSO

Messaggiodi m.galloni » 04/12/2014, 12:39

Jean-François Chiron, docente all'università cattolica di Lione, si domanda quale sia il problema teologico della comunione eucaristica ai divorziati risposati (cfr. “La Croix” del 5 novembre 2014). E fa notare, il professor Chiron, che il nocciolo della questione non sta nella ratificazione puramente civile di una nuova unione, dal momento che essa non ha effetti sul legame sacramentale (dei cattolici sposati solo civilmente possono sposarsi in Chiesa dopo il loro divorzio, perché si presume che nulla di matrimoniale sia esistito prima). Il problema sta nelle relazioni sessuali, tant’è vero che l’Eucaristia torna a essere accessibile ai divorziati risposati che scelgano di vivere in perfetta continenza (cfr. “Catechismo della Chiesa Cattolica” n. 1650). Il magistero, sottolinea Chiron, considera intrinsecamente disordinata ogni relazione sessuale al di fuori del matrimonio sacramentale, ma in questo modo mette sullo stesso piano la sessualità di coppie di divorziati risposati che cercano di vivere una relazione stabile e fedele con la sessualità, poniamo, di chi tradisce sistematicamente il proprio coniuge o si dedica a forme di vagabondaggio sessuale.
Ora, mi domando, è mai possibile che la sessualità abbia un potere talmente nefasto, a meno che non sia vissuta all’interno del matrimonio sacramentale, da impedire l’accesso a quell’Eucaristia che Gesù non negò al traditore Giuda e al rinnegatore Pietro? Cosa pensano su questa delicata questione i visitatori di “Dimensione Speranza”?

Marco
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Re: EUCARISTIA AI DIVORZIATI RISPOSATI: IL PROBLEMA È IL SES

Messaggiodi Ghidelli » 26/01/2015, 17:24

Non sto rispondendo, non ne sono in grado. Condivido solamente qualche riflessione. Gesù ha accolto tutti e non si è negato a nessuno, sembrerebbe. Per me, questa è la "base". La Chiesa poi si portata, lungo tutti questi secoli, dei bisogni di "purezza": un po' reali considerata la realtà dei peccati e un po' legalistici (bisogno di fare un certo ordine imponendo norme). Mi sembra che siamo ancora un po' legati ad una mentalità della "legge". Siamo ancora sotto ad una teologia del "peccato originale" e non siamo ancora entrati veramente e compiutamente in una teologia della "grazia": lo Spirito Santo fa ancora un po' paura: non ci possiamo fidare di Lui. Crediamo di più ai nostri catechismi, alle nostre iniziazioni cristiane. Del sesso vediamo sicuramente l'aspetto di ambiguità, ma sottolineiamo soprattutto la parte negativa, quella che esprime possesso; non si vede - sembra - e non si fa un serio lavoro su questo - l'aspetto del dono di sé, che coinvolge la vita fino in fondo.
La cosa che più mi infastidisce e scandalizza è che la castità viene chiesta solamente a "quel" livello, ma quasi mai viene chiesta al riguardo di cose, potere, denaro. Per queste "cose" neppure si utilizza il termine castità. E questo lungo la prassi di secoli e secoli.
Credo che ci siamo incastrati dentro ad una dottrina così tortuosa e complessa che ne potremo uscire solo con un battito d'ali dello Spirito e con un'azione di fiducia che non si permette di voler misurare, controllare, diagnosticare ecc. la fede altrui.
Ghidelli
 
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Re: EUCARISTIA AI DIVORZIATI RISPOSATI: IL PROBLEMA È IL SES

Messaggiodi m.galloni » 31/01/2015, 12:13

La ringrazio per il bellissimo intervento, gentile Ghidelli. L’equivoco nasce dall’interpretazione unilaterale – e sbagliatissima dal punto di vista esegetico – di Gen 3,7: «Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture». È il risveglio della concupiscenza, commentano di solito le note a piè di pagina delle varie edizioni della Bibbia, dando al termine concupiscenza una connotazione soltanto sessuale e del tutto negativa. Ma la concupiscenza non riguarda la sola sfera della sessualità, benché sia innegabile che è questo uno degli ambiti in cui più facilmente si manifesta. La concuspicenza, in senso lato, è un desiderio smodato, che non tollera il limite: la concupiscenza è, di fatto, il peccato originale, la pretesa di conoscere (in senso biblico) l’intera realtà. In questo senso può investire tutti gli aspetti della vita umana: concupiscenza è quella del bambino che vuole tutti i giocattoli del negozio, del politico sempre più affamato di potere, dell’uomo d’affari che non sa porre freno al suo desiderio di guadagno, eccetera. Le do pienamente ragione, Ghidelli: solo lo Spirito può farci uscire da dottrine così tortuose e distorte. Il problema è che, mi permetta la nota un po’ amara, lo Spirito Santo dovrà battere parecchio le sue ali, perché millenni di fraintendimenti e interpretazioni errate non si cancellano in un attimo.

Marco
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