Oggi è 22/08/2017, 13:58

L'ETICA DI GESU'

Di tutto un pò...

Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi franco » 02/11/2010, 12:00

La croce, portare la croce, sopportare la croce, prendere la propria croce; tutte espressioni che troppo spesso si sono tradotte con un:
mah, pazienza porto la mia croce, tu sei la mia croce.
Ricordo ancora divertito una confessione di mia madre ( me la raccontò lei)
Si era lamentata di me con il confessore e questi le aveva risposto:
" Signora, deve portare la sua croce " che non era poi tanto pesante si trattava semplicemente della mia normale ricerca in età giovanile di spazi di indipendenza.
Tutto sommato una crocettina piuttosto leggera
Ma è questa la croce o non è piuttosto il portare con fedeltà la propria identità di cristiano ? in cui la croce significa aver maturato la concezione la capacità di essere dono ? Che è pi la nostra vocazione ?
Ricordo ancora nella tesi di laurea di un mio amico delle immagini molto antiche di Cristo e la croce, nessuna crocifisso ma un Gesù che vestito e risorto nche porta la croce sportivamente (direi) porta la croce leggarmente posata su una spalla. Il Cristo non ha semplicemente posto in croce la sua onnipotenza divenendo totalmente dono
Mi farebbe piacere un vostro confronto su questo
Buona giornata a Luca, Mebur, Marco da
Franco
franco
 
Messaggi: 120
Iscritto il: 09/11/2009, 17:08

Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi Luca » 02/11/2010, 18:48

Mi pare che il discorso si sia un pò ingarbugliato. Vorrei solo dire che non me la sento proprio di dire con Marco che la croce "non é essenziale alla salvezza". Non se ammettiamo puro e semplice che il male c'é, che va combattuto e che per il cristiano la strada é piangere con chi piange oltre che banchettare con chi banchetta (Mebur). Per come la vedo io la sofferenza contemplata, condivisa, curata per le strade del mondo poniamo da un Piccolo Fratello sulle orme di De Foucault vale tanto quanto quella scelta e autoinflitta da un mistico nella cella di un convento. Anche i mistici nel misterioso strumento della preghiera sono in comunione con il mondo e accettano di soffrire non per masochismo ma per condividere le sofferenze del mondo, piangere con chi piange. C'é sempre il rischio di banalizzare il tutto, di renderlo volgare come ricordava ancora Mebur ma la sofferenza resta qualcosa di personale ed intimo che pure ci mette in contatto o a confronto con ... non ci sputerei sopra sulla rielaborazione che ognuno ne fa. Ho una carissima zia suora carmelitana e queste cose le so attraverso le sue parole come ho sempre ammirato la sua straordinaria capacità di vedere, intuire e capire la vita nostra, esterna alle mura della sua cella. Tanto più ora che al rigore della regola si aggiunge un cancro che la sta finendo. Non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
Ciao a tutti,
Luca
Luca
 
Messaggi: 41
Iscritto il: 28/10/2010, 18:13

Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi mebur » 02/11/2010, 23:13

Di Alberto Maggi ho letto:
OGNUNO PRENDA LA PROPRIA CROCE

Ricordate l’effetto della credenza delle divinità pagane? Gli
dei pagani hanno come caratteristica la felicità. Una prerogativa
esclusiva della quale sono gelosi. Quando vedono che le persone
superano una determinata soglia di felicità, gli mandano una disgrazia.
Questa è l’idea pagana che si è poi trasferita su Dio.
Si sente continuamente dire: ‘ognuno ha la
sua croce’, ‘è la croce che il Signore ci ha dato’, ‘non tentare di
toglierti questa croce che ce n’è un’altra più pesante’. Un Dio geloso
della felicità degli uomini che quando si accorge che in una famiglia va
tutto bene, dice: «accidenti mi era sfuggita» gli manda una croce.
Questa fa parte dello stupidario religioso, ma non certo nei vangeli.
Mai nei vangeli si parla di croce come sofferenza, mai nei vangeli si
parla di croce come condizione dell’umanità. La croce era la tortura
riservata ai peggiori delinquenti.
Gesù non dice mai che tutti quanti hanno la propria croce, ma Gesù ai
discepoli che lo seguono, ma lo seguono in maniera ambigua, perché
pensano che Gesù è il Messia che va a conquistare il potere e vogliono
condividere con lui il successo, Gesù dice: «se mi volete venir dietro,
caricatevi la croce», cioè accettate di essere considerati delinquenti
Quando Gesù dice: «Se uno non carica la sua croce», non significa «se
non accetta le sofferenze inevitabili che la vita ci fa incontrare,
momenti di sofferenza, di disagi, di tristezza, di lutto», non centra la
croce con le malattie ma la croce è l’accettazione volontaria, di quella
che oggi potremo definire, la perdita della propria reputazione,
perché era il castigo riservato ai maledetti da Dio, ai rifiuti della
società. Per seguire Gesù bisogna essere delle persone libere. La
persona è condizionata da quello che pensa la gente, siamo tutti
condizionati. Tutti ci comportiamo in una maniera che non è quella
vera: “ma perché gli altri chissà cosa pensano!”. Non ci comportiamo
come veramente siamo, non siamo neanche noi stessi, fingiamo. Io
fingo di essere un’altra persona, perché se gli altri vedessero quello
che sono, chissà..
Tutta la vita è condizionata da quello che pensano gli altri. Perché?
Per il nostro buon nome, per la reputazione. E quando una persona è
condizionata, non è libera. Allora Gesù dice: «io ho bisogno di persone
libere, e per essere libero devi accettare di perdere la tua
reputazione. Se a me, mi hanno chiamato matto i miei familiari,
Belzebù, indemoniato, bestemmiatore, figuratevi cosa diranno di voi.
Se non accettate di perdere la vostra reputazione non mi venite
dietro».
E’ doloroso perdere la reputazione, ma una volta che si è persa, c’è
l’ebbrezza della libertà: è una meraviglia. E’ doloroso, perché tutti
quanti ci teniamo al nome, ma quando si è persa! Ci pensate, poter dire
esattamente quello che pensate a tutti quanti? Essere esattamente
quello che siete. Una volta che si è persa, non si cerca più di
conquistarsela perché si conquista l’ebbrezza della libertà.
mebur
 
Messaggi: 38
Iscritto il: 16/11/2009, 13:18

Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi Luca » 04/11/2010, 9:53

Vorrei rispondere al messaggio di Franco. Penso anch'io che portare la croce corrisponda al "restare fedele". Credo che restare fedele corrisponda in qualche modo al contribuire "in memoria Sua" e del suo sacrificio per noi, al farsi carico dei mali del mondo (nella speranza attiva di superarli). Credo corrisponda a sentirsi in comunione con il mondo, quindi in una qualche misura tutta soggettiva, a sopportarne i limiti e le sofferenze (tristezze e angosce con gioie e speranze), cioé a "portarne la croce". Potrebbe essere una scelta palesemente eroica o una scelta che dall'esterno sembra magari ridicola o pretestuosa se paragonata alla croce di Cristo ma credo non stia a noi giudicare. Credo che la croce (grande o piccola non importa) possa per davvero diventare felicità se aiuta a trovare il proprio posto nel mondo. Ricordo un bel libricino di Enzo Bianchi scritto come catechesi per la prima comunione dei fanciulli. Si intitola appunto "Un rabbi che amava i banchetti" e termina con un'immagine di Luzzati dove Cristo inchiodato alla croce esulta di felicità e ride. Mi pare che il senso per quanto assurdo sia tutto lì. Ciao,
Luca
Luca
 
Messaggi: 41
Iscritto il: 28/10/2010, 18:13

Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi franco » 05/11/2010, 15:43

Luca e Mebur
salve, sinceramente è una ricchezza leggervi, vi sono grato
Vorrei fare una considerazione su quanto Mebur dice su......"la paura del pensiero degli altri". Penso che ognuno di noi porti un pochino una maschera, più o meno grande, più o meno tenacemente attaccata al nostro volto.
Credo che questa paura e questa maschera siano segno di una mancanza di quella libertà di cui parla il Vangelo.
Quando manca questa libertà mi sembra che ci sia un problema di fede, perchè la fede penso che renda liberi di...amare ? e liberi da...le nostre paure ?
personalmente dopo anni mascherate e, badate bene, non ritengo di avere una grande fede, ho imparato ad affidarmi. Certo è un cammino lungo in cui bisogna progressivamente perdere un sacco di scorie, certe volte è scomodo, certe volte è sconcertante, certe volte può essere addirittura doloroso perchè le scorie e maschere relative erano tenacemente attaccate ma poi da un lato si perde e come conseguenza dall'altro ci si arricchisce.
in conclusione da tutto ciò ho imparato a dire quello che penso, certamente qualche volta non è molto comodo ma credo proprio che ne valga la pena
Buona serata
Franco
franco
 
Messaggi: 120
Iscritto il: 09/11/2009, 17:08

Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi mebur » 05/11/2010, 22:51

segue da post. precedente:

Siamo nati per soffrire? Del resto non insegna la religione che il mondo è una valle di
lacrime? La valle di lacrime è la piscina personale delle persone pie che ci sguazzano.
Loro ci stanno benissimo in questa valle di lacrime dove ognuno ha la sua croce e
dobbiamo accettare, sempre con un sospiro la volontà del Signore!!
L’idea di Dio e della sua volontà stranamente, raramente o quasi mai viene associata
all’idea di felicità. Se pensate a Dio è più facile associarlo alla sofferenza che alla felicità;
se pensate a Dio è più facile associarlo al dolore che alla gioia. Come mai tutto questo?
Questo nasce perché
ci viene presentato un Dio che proibisce quello che piace e che dà piacere alla vita e
obbliga a tutto quello che è penoso, forse per questo rischiamo di non essere pienamente
felici. Ebbene vedremo che l’uomo è chiamato ad essere pienamente felice qui, in questa
esistenza terrena, non nell’al di là. La sofferenza qui per essere felici di là è un inganno
che avvelena la vita delle persone qui e gli promettono una ipotetica felicità
nell’al di là. E Gesù è venuto a smascherarlo questo inganno, che l’uomo sia felice, e la
massima aspirazione dell’uomo è la felicità, ed è possibile esserlo qui in questa esistenza
terrena perché la volontà di Dio coincide con la massima aspirazione degli uomini. E la
massima aspirazione degli uomini è la felicità, e la volontà di Dio, così come emerge dai
vangeli è: che l’uomo sia felice, un Dio che fa di tutto e concorre affinché l’uomo sia felice.
Gesù espressione visibile di questo Dio, e Dio lui stesso, ha talmente a cuore la felicità
dell’uomo che per Gesù il piacere, questa parola che le persone religiose pronunciano
sempre con senso quasi di peccato, il piacere e la felicità degli uomini vengono prima
di ogni precetto o comandamento religioso. Quindi Gesù è venuto per farci capire che
è possibile essere felici qui in questa esistenza terrena e non nell’al di là. Nell’al di là
saremo tutti felici, ma l’importante è essere felici qui in questa esistenza terrena. Tutto il
Signore fa perché l’uomo sia felice. Ma se questo è vero perché allora questa felicità non
fa parte del nostro patrimonio, non ha fatto parte del nostro insegnamento? Perché se è
vero che la volontà di Dio che l’uomo sia felice, Dio mette paura? Il nocciolo della
questione è tutta qui. Non puoi essere felice se pensi ad un Dio che mette paura, un Dio
che sembra quasi geloso della tua felicità, un Dio che è meglio non farsi accorgere che le
cose vanno bene. Nel linguaggio popolare le persone dicono, quando capita qualcosa, è
normale che nella vita capitino momenti, situazioni negative di dolore, malattia, fa parte del
dinamismo stesso della vita, e quando capita queste persone dicono: sentivo che stava
per accadere perché andava tutto troppo bene. Quando il Padre eterno si accorge che
stiamo raggiungendo una soglia di felicità che lui giudica intollerabile ecco che ci manda la
croce, la disgrazia, ma sia fatta la volontà del Signore!
mebur
 
Messaggi: 38
Iscritto il: 16/11/2009, 13:18

Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi franco » 06/11/2010, 10:48

Salve, non è la religione che parla di valle di lacrime, è soltanto il Salve Regina che porta questa frase
Per quanto riguarda il resto si è diffusa , e purtroppo anche molto, questa vecchia idea di Dio che dice....come ti muovi ti fulmino....
In effetti e dico ancora purtroppo è vero che Dio ci ha fatti a sua immagine e somiglianza ma noi poi lo abbiamo malripagato facendo Lui a nostra immagine
Non è ancora abbastanza entrata nella prassi la centralità della Pasqua ed in questo campo c'è ancora molto cammino da fare.
Pasqua è luce, gioia, pienezza di vita
Tuttavia sono fiducioso, rispetto ai miei tempi di strada ne è stata fatta molta
Buon fine settimana
Franco
franco
 
Messaggi: 120
Iscritto il: 09/11/2009, 17:08

Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi Luca » 06/11/2010, 12:03

Mebur: "Siamo nati per soffrire? "
No, eppure la sofferenza esiste ! Che la medicina ci regali la vita eterna e la scienza l'onnipotenza: é tutto quello che possiamo sperare ?
Luca
 
Messaggi: 41
Iscritto il: 28/10/2010, 18:13

Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi m.galloni » 07/11/2010, 17:57

Ciao a tutti. Comprendo le perplessità di Luca nell’accettare l’idea che la croce non sia essenziale alla salvezza (vedi il suo contributo del 2/11). Tuttavia è proprio quel che emerge dai passi che ho citato nel mio precedente intervento. Per brevità riporto solo 1 Corinzi 2,7 – 8: “Parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta non avrebbero crocifisso il Signore della gloria”. La morte di Gesù non è affatto necessaria. È inevitabile, semmai, resa tale dalla cecità e dalla crudeltà dell’uomo, non certo dalla volontà di Dio. Vito Mancuso lo dice esplicitamente in un’intervista pubblicata sul n. 153 (febbraio 2005) di “DM”, il periodico dell’unione italiana per la lotta alla distrofia muscolare: “Basta leggere una qualsiasi pagina del Vangelo per rendersene conto: la morte del Figlio non è richiesta dal Padre”.
Resta da capire come l’umanità abbia potuto fraintendere tutto questo al punto da elaborare idee orrende quali il sacrificio riparatore, la tortura salvifica, l’espiazione vicaria e simili. Evidentemente l’amore di Dio è talmente puro e disinteressato che l’uomo non riesce proprio a capirlo. Non a caso idee del genere hanno successo e si diffondono soprattutto nei movimenti fondamentalisti, quali i legionari di Cristo, i testimoni di Kiko (neocatecumenali), i melgibson...

Marco
m.galloni
 
Messaggi: 98
Iscritto il: 14/12/2009, 11:13

Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi Luca » 07/11/2010, 21:36

Ciao Marco, e sempre grazie a te e agli altri per gli stimoli. In estrema sintesi a me par di leggere nei passi da te riportati un ragionamento come: se non ci fosse stato il peccato originale ... Cristo non avrebbe dovuto salire in croce.
Il punto é che al contrario
- il peccato originale c’é stato,
- la sofferenza c’é,
- la croce anche
- e non da ultimo abbiamo la decisiva indicazione etica che Cristo ci offre come strada maestra per battere i nostri umani limiti e per ricongiungerci in pienezza con il creatore: “fate questo in memoria di me”. Ossia, mi pare: anche voi non rifiutate di assumervi il peso né di pagare in prima persona le conseguenze del male persino quando fosse al posto degli altri fratelli. Un male che, come dici benissimo, non é Dio a volere ma l’uomo. E’questa un’osservazione che ricordo di aver letto tanti anni fa in Arturo Paoli, che mi é rimasta impressa e che ti riporto con la pochezza e l’approssimazione cui la distanza e la memoria mi costringono.
Secondo me persino se la medicina ci regalasse l’immortalità (immagina che palle ...) e la scienza l’onnipotenza il problema di Dio non sarebbe esaurito perché la vera felicità possibile é (credo e spero) non nella semplice assenza di sofferenza ma nella pienezza di senso. Dunque senso che deve comprendere ogni aspetto della nostra vita presente, sofferenze e tutti i nostri limiti di creature compresi. L’accettazione della Divina Provvidenza e l’assumere su noi stessi le conseguenze del male é, nel ricordo della croce, una forma di lotta anziché di resa. Perciò credo che le cose che diciamo io e te siano in fondo due aspetti diversi ma solo apparentemente antitetici della salvezza.
La mia preoccupazione é semplicemente quella di non voler ridurre la fede ad una felicità astratta che ci faccia dimenticare e superare Dio per sostituirci a lui. Io non lo so perché Dio permetta le nostre sofferenze né cosa sia realmente il “peccato originale” ma non dimentico la risposta che ha dato a Giobbe: “Dov'eri tu quando io gettavo le fondamenta della terra?” (Gb 38)
Né dimentico l’indicazione che ci da Paolo nella lettera ai Romani (8, 19-24): “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo?”.
In definitiva penso semplicemente che la sofferenza anziché semplicemente da esorcizzare e rifiutare sia oltre che un nemico da battere anche il prezioso ausilio che ci viene offerto per ricordarci che non noi siamo Dio ma che siamo creature. A ben vedere persino il ringraziamento non sembra fuori luogo: “Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare”
Luca
 
Messaggi: 41
Iscritto il: 28/10/2010, 18:13

PrecedenteProssimo

Torna a Discussioni Generali

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

cron

Login Form

Chi c’è in linea

In totale c’è 1 utente connesso :: 0 iscritti, 0 nascosti e 1 ospite (basato sugli utenti attivi negli ultimi 5 minuti)
Record di utenti connessi: 101 registrato il 27/07/2014, 6:24

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite