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L'ETICA DI GESU'

Di tutto un pò...

Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi e.pepe » 09/11/2010, 10:18

Innanzi tutto parlerò di dolore principalmente come sofferenza spirituale, non come mancanza dei beni materiali (denaro, potere fra i principali). E in tal contesto racconterò e spiegherò il mio modesto, non colto certamente, punto di vista.

Una domenica, proprio all'uscita dalla Messa, un carissimo amico, che aveva sofferto e visto soffrire, mi esterna questo suo più che rammarico, duro sarcasmo: non capisco perché quel tale che ha sofferto (come me e come tanti altri) sia stato fatto santo: perché lui si e tutti gli altri non ne sono degni? Voleva dire: c'è il dolore di serie a e quello di serie b?

Soffri e sei santo?

Il cilicio non è uno strumento x vivere una sofferenza fine a se stessa. Ma perché la sofferenza distragga dalla concupiscenza. Fa da contrappeso, terreno e tragico alla concupiscenza. Un eccesso contro un altro eccesso. I santi ne sono i più consapevoli…
Se si è santi…

Non è il dolore che ti fa santo ma come hai sopportato il dolore dimostra la tua santità.
Infatti, per contro, il dolore può se non giustificare, spiegare la tua non santità. Tuttavia sa anche deporre un velo di pietà, che riscalda, su chi soffre in prima persona e chi gli sta accanto, sa creare compartecipazione alla sofferenza altrui. Possiamo scoprire, con la sofferenza, che si può amare e si può rinunciare a tutto.
Dunque il dolore non si cerca, viene da solo…. e opera.

Il paradosso di P.Pio lo vedo sempre nella stessa ottica: il dolore ti ricorda che c'è la felicità. O meglio, ti ricorda che stai dimenticando di cercare la felicità. Ma quale felicità? ori, ricchezze, potere… è questo il contrappeso all'infelicità? Se mancano…pare che non si possa vivere. Danno invece solo un senso di insufficienza: se mancano se ne cercano, se si hanno non bastano: non bastano mai!
Se capita di soffrire per amore (carità), invece, quel dolore dimostra che non sono queste le cose che fanno da suo contrappeso.
Dunque il dolore non si cerca, ma è suo malgrado, un monito…

Come si può tanto disquisire se Gesù abbia voluto o no che si fosse felici? E' ovvio che si: La croce dimostra cosa succede a cercare solo e per se stessi i beni materiali (il potere! per esempio). o meglio "cercare solo e per se stessi" e basta. La sofferenza di Gesù, quella sofferenza che solo un santo (ma Gesù altro che santo era!!!) poteva sopportare… è proprio la vittoria sul dolore che gli umani si procurano da soli sopravvalutando il senso di necessità verso i beni materiali.
Quel dolore è il messaggio più sublime contro il dolore.

Bisogna amare tutto ciò che il buon Dio ci ha creato (vedi San Francesco!), ma amarlo non è possederlo: come per i nostri figli: amarli vuol dire accettare quello che sono e non volerli trasformare, incatenare, loro e noi stessi, come oggetti di possesso. La felicità dovrebbe essere di vederli esistere non di possederli (come fossero una ridicola reincarnazione di noi stessi).
e.pepe
 
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Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi m.galloni » 09/11/2010, 13:50

Ciao Luca ed Elettra (e.pepe), e grazie per i vostri interventi. A Luca vorrei dire che condivido la sua preoccupazione: il rischio di ridurre la fede a una forma di felicità astratta c’è sicuramente. Quando dico che non si possono attribuire alla volontà del Padre le pene patite da Gesù non intendo affatto promuovere un cristianesimo ellenizzato che rifiuta il confronto con la sofferenza e con la morte, un’edonistica filosofia del godimento. Tale confronto, per un cristiano, non può mancare. Ma dev’essere ben chiaro che la sofferenza non ha alcun potere terapeutico: ha valore soltanto come prova. Non è la sofferenza che salva l’uomo: è l’amore, soltanto l’amore. E qui sono pienamente d’accordo con Elettra quando dice che “non è il dolore che ti fa santo ma come hai sopportato il dolore dimostra la tua santità”. L’insegnamento delle croce è esattamente questo: la passione di Gesù è la prova che nell’uomo spirituale, l’uomo-Dio o il Dio fattosi uomo, vi è la forza di affrontare le più terribili ingiustizie e sofferenze continuando ad amare e a benedire. Non sono invece d’accordo sul cilicio: la logica dell’eccesso contro un altro eccesso, del chiodo scaccia chiodo, non mi sembra affatto cristiana. Gesù non usa l’omeopatia per curare: ricorre a rimedi allopatici, l’amore contro l’odio, la speranza contro la disperazione, la fede contro la rassegnazione...
Un’ultima cosa, e torno a rivolgermi a Luca: in realtà non penso che il peccato originale (originante e originato) determini necessariamente la morte di Gesù sulla croce. Una visione così pessimistica è propria dei protestanti, e io non la condivido: per Lutero il peccato originale annienta l’umana capacità di discernere il bene dal male. I cattolici la vedono in maniera meno cupa: il peccato certamente danneggia tale nostra facoltà, ma non la corrompe del tutto. Ferma restando la dottrina della chiesa sul peccato originale, la possibilità che le cose andassero diversamente, duemila anni fa sul Golgota, secondo me c’era, e la preghiera di Gesù nel Getsemani (“Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice!”) in qualche modo lo lascia intuire. Altrimenti dovremmo concluderne che l’uomo non ha più alcun margine di scelta, dunque – in ultima analisi – nessuna responsabilità e nessuna possibilità di conversione.

Marco
m.galloni
 
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Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi Luca » 09/11/2010, 18:07

Ciao Marco ed e.pepe. Ringrazio e.pepe della quale apprezzo molto il messaggio. “Non è il dolore che ti fa santo ma come hai sopportato il dolore dimostra la tua santità”: il punto che condivide con Marco è esattamente quello che dall’inizio forse in modo un po’ maldestro tentavo di dire anch’io.
Credo che Marco tocchi il punto centrale quando si richiama alla nostra libertà di scelta, responsabilità, possibilità di conversione. Sono aspetti che legherei all’inconoscibile grandezza dello Spirito, che legherei in un certo modo proprio alla Speranza. Speranza in un senso ultimo per la sofferenza nostra e degli altri qui ed ora, speranza in un senso ultimo per tutte le forme d’amore che non siamo in grado di capire.
Per come mi conosco sono certo che il cilicio non passerebbe mai nemmeno per l’anticamera del mio cervello tuttavia conosco e amo persone che l’hanno usato e (forse) lo usano anche in questo momento. A me pare di aver imparato molto dal loro sereno abbandono nelle mani della Provvidenza. Ammiro incondizionatamente il loro modo di pregare anche se non saprei mai replicarlo e so, per averlo udito tale e quale dalla loro bocca, che sempre la loro sofferenza fisica è stata una forma d’amore, per quanto strana e incomprensibile. Soprattutto non é mai stata una pigra o miracolistica forma di acquiescenza verso il male come Marco sembra implicare. Credo che siano vocazioni particolarissime, MOLTO perniciose – totalmente fuorvianti - se volgarizzate (“soffrite e guadagnerete meriti” ricordava mebur nell’introdurre la discussione). Tuttavia pure se non le condivido né condividerò non mi permetto di giudicare, proprio per rispetto verso la libertà di scelta e la misteriosa grandezza dello Spirito. Penso anche che se rinunciassimo ad accettare questi aspetti rinunceremmo ad accettare gran parte della mistica, compresa quella per così dire più “umana” e socialmente attiva di San Francesco o di Charles de Foucault. Ciao a tutti,
Luca
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Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi Luca » 09/11/2010, 19:00

Dimenticavo di aggiungere un punto che mi sembra importante. Possiamo se volete discutere in astratto o per assurdo di una redenzione priva di sacrificio e sofferenza, ma sarebbe totalmente inutile semplicemente perché ... la sofferenza nella realtà esiste. Se non redimiamo anche lei non abbiamo proprio combinato un bel niente. Anziché combatterla la sofferenza l'avremmo lasciata dov'era e com'era. La croce E' essenziale, proprio perché E' essa stessa la scandalosa e stolta forma d'amore, la famosa cura allopatica che Cristo ci chiede (1Cor, 1,23). Conviene sperare nel cammello ... :mrgreen:
Luca
 
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Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi e.pepe » 09/11/2010, 22:38

A dire il vero il cilicio non lo capisco per niente anche io , perchè parto dal presupposto che il nostro Dio non voglia la nostra sofferenza. Tuttavia non condanno chi lo portasse, pur pensando che mortificarsi è anche non rispettare ciò che ci è stato donato.
Ma ora che ci penso...certi enormi dolori conosciuti..ho voluto che mi rimanessero sempre, anche (anzi direi ormai) come tali, nel cuore, perchè proprio quelle sofferenze mi tenevano vicino chi amavo: questo mi sa che è cilicio....
Allora anche il dolore è una grande potenza etica imprescindibile dall'essere uomo. Ma sul dolore, vegli la speranza!
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Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi Luca » 10/11/2010, 10:01

Se é per questo io nemmeno capisco la scelta di rinchiudere la propria vita nella cella di un convento e sottoporsi ad una regola durissima. Diciamo che semplicemente ... mi fido. Guardo i frutti che ne escono e mi piacciono, mi scopro arricchito. C'é un dubbio sempre presente di sottofondo per me che osservo dall'esterno: la contemplazione e la sofferenza del corpo hanno a che fare con l'amore o solo con la soddisfazione personale ? Mi pare di aver intravisto una risposta diretta leggdendo "lettere dal deserto" di Carlo Carretto e per altri aspetti "la messa sul mondo" di Theillard de Chardin. Ciao,
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Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi franco » 10/11/2010, 21:02

Il peccato originale......forse conviene provare a parlarne
Il contesto: ad un certo punto della Storia di Israele alcuni spiriti illuminati si posero la domanda: Perchè un popolo salvato dalla schiavitù continua ad essere spesso infedele verso il suo Liberatore ? Ed allora presero vari elementi dalla esperienza culturale del loro tempo e provarono a spiegare
Presero l'adam (essere terrestre, fatto di terra, fatto da l'adamah= terra) ed eva ( colei che partorisce). Non due nomi personali ma due figure che indicano..la totalità umana.
Poi l'albero, elemento tipico della cultura pagana, con cui erano a contatto,
l'albero sacro dei responsi, dallo stormire delle cui fronde, ponendo una domanda, si interpretava la risposta degli dei, l'albero della scienza del bene e del male, ma non nel senso che diceva ciò che era bene e ciò che era male, l'albero della totalità del sapere, tutto dal bene al male. Quindi invocando gli dei pagani si poteva sapere tutto facendo a meno di Dio, quindi una forma di onnipotenza pienamente pagana.
Quindi, il serpente, simbolo del Dio Baal, divinità cananea. Una religione con cui il popolo di Israele aveva dovuto spesso, con sofferenza e tradimenti,confrontarsi durante la sua sedenterizzazione nella Terra Promessa.
Il forte contrasto tra la religione aniconica Israelita e quella iconica cananea fu a lungo presente.
Ma ancora il serpente simbolo di fertilità e animale prezioso per i rofè=medici che dal suo veleno potevano ricavarne uno strumento di morte o, opportunamente trattato, uno strumento di terapia e di vita:
Due elementi allora, albero e serpente, che ci mettono a contatto con un bisogno umano di indipendenza da Dio e di onnipotenza
Sapendo tutto e potendo usare il simbolo di Baal si può fare a meno di Dio.
In questa situazione a loro contemporanea gli spiriti illuminati dell'epoca
individuano il peccato dell'uomo. Posso cavarmela da solo, posso fare a meno di Dio.
Su questo punto la Chiesa ci chiede di credere che c'è stato un peccato originale ma non ci chiede di credere al come è avvenuto.
L'essere fatto di terra=adam ha voluto fare a meno di Dio.
E questo atteggiamento non si è bloccato in un certo momento della storia
Come ci insegna S Tommaso, l'adam siamo noi.
C'è una tendenza al peccato di questo tipo che possiamo vedere sempre intorno a noi.
Ma qui è subentrata e subentra la Grazia di cui tutti possiamo fare esperienza.
C'è in noi un punto oscuro che però può essere illuminato.
Ecco allora l'atto di fede....vitale...ecco allora il cammino di ascesi del cristiano nel suo incontro con Cristo. Cammino in cui ci sono molte cose da lasciare e da perdere, finchè in noi non resta che l'essenziale, il luogo interno a noi dove Cristo aspetta di crescere. La settima stanza di Santa Teresa d'Avila. La stanza del RE.
Ma questo cammino avrà certamente del dolore perchè si tratta di perdere cose marginali cui spesso siamo troppo attaccati.
Ed ora buona notte a voi che riflettete su temi di valore :)
franco
 
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Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi e.pepe » 11/11/2010, 9:29

Cioè peccato originale può dirsi anche peccato di fondo legato al fatto stesso di essere uomo, nato dalla terra nella terra. Tuttavia con l'aspirazione di somigliare al suo Creatore essendo da Lui voluto e fatto.
Come un bambino che sta imparando dal padre ma talvolta, proprio a causa e per mezzo dei suoi stessi insegnamenti manifesta, lui senza saperlo, la presunzione di controbattere. Cioè di ribellarsi.
E' così? :roll:
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Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi franco » 11/11/2010, 18:39

:) un pò così certamente
pensa all'infinito di Dio, del quale possiamo soltanto balbettare
prova a stare qualche tempo in un posto tranquillo, in posizione comoda, almeno non rigida. Mettiti alla presenza dell'immensità di Dio, così senza dire niente.
Semplicemente Lui, l'Immenso è presente a te.
E poi vedi come ti senti ridimensionata, piccola

Ma......talora appare in noi il desiderio di cavarcela da soli ed ecco là l'adam che emerge

Un piccolo spostamento consiglierei a Luca, campo clausura-silenzio ecc
di visitare il sito dei certosini di Serra San Bruno, ci sono testimonianze interessanti
A presto
franco
 
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Re: L'ETICA DI GESU'

Messaggiodi Luca » 11/11/2010, 19:25

Grazie Franco! Ho trovato un sito molto ricco. Ho dato un'occhiata veloce ma non mancherò di approfittarne. Buona serata a titti,
Luca
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