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LA VECCHIAIA, ANTIDOTO CONTRO LA SOCIETÀ DELLE PRESTAZIONI

Di tutto un pò...

LA VECCHIAIA, ANTIDOTO CONTRO LA SOCIETÀ DELLE PRESTAZIONI

Messaggiodi m.galloni » 26/10/2011, 10:56

In questo fine ottobre 2011 sta circolando tra i visitatori di Dimensione Speranza una newsletter monotematica dal titolo “Vecchiaia e gioventù”. La newsletter, che prendo come spunto per aprire questa discussione, affronta un tema quantomai attuale: quello della rimozione della vecchiaia (e della morte) che la nostra società, basata sul culto dell’efficienza e della giovinezza, opera in modo sistematico. Questa società non si rende conto che rimuovere la vecchiaia significa inevitabilmente rimuovere anche la giovinezza. Giovinezza e vecchiaia non sono opposti inconciliabili, non sono fisiologia e patologia della nostra vita: sono “la” vita. Non a caso il monaco Luciano Manicardi scrive, alla fine dell’articolo segnalato nella newsletter (vedi), che “la vecchiaia, più che una fine, è un compimento”. Ragionare in termini di dicotomia e opposizione è dunque stoltezza grave: quale maratoneta considererebbe mai gli ultimi chilometri di gara come un male da cui tenersi alla larga? Scrive ancora Manicardi: “Jung ha sottolineato la vecchiaia come tempo propizio per l’interiorizzazione e il teologo Karl Barth ha scritto che questa fase della vita offre all’uomo la possibilità di vivere per grazia, non per dovere”. Già, la grazia e il dovere. L’idea che la vecchiaia sia un male ha radici molto più profonde di quelle semplicemente biologiche, fisiche: nasce da una visione distorta che guarda alla vita in termini di prestazioni. Per un mondo sempre più secolarizzato la vita umana è sempre più prestazione, e guai a chi non è all’altezza. Ma per il cristiano non dovrebbe essere così. La fede, ha scritto il cardinale Kasper, non è una prestazione ma, al contrario, rinuncia alla prestazione. Il senso della nostra vita è grazia, non può essere conquistato, afferrato, guadagnato. Solo se l’uomo cerca di vivere di questo senso che gli è gratuitamente dato può sfuggire all’implacabile pressione della società delle prestazioni. La vecchiaia, se ben compresa e vissuta, offre la possibilità di farlo.

Marco
m.galloni
 
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Re: LA VECCHIAIA, ANTIDOTO CONTRO LA SOCIETÀ DELLE PRESTAZIO

Messaggiodi franco » 07/11/2011, 16:55

Un grazie a Marco per il suo intervento
Sì ci portiamo dietro in questo momento delle visioni distorte dovute a messaggi pressanti ed alienanti che ci vengono incessanemente rivolti
Sto facendo in questi giorno un sondaggio interessante, e vedo che i 18-22enni considerano vecchio un cinquantenne......
Credo proprio che è assolutamente necessario darci una scossa ed uscire dagli
schemi edonistici-efficientisti-consumisti in cui ci siamo lasciati avviluppare :)
franco
 
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Re: LA VECCHIAIA, ANTIDOTO CONTRO LA SOCIETÀ DELLE PRESTAZIO

Messaggiodi m.galloni » 11/11/2011, 16:41

Sono sostanzialmente d’accordo, Franco, ma temo che non sia sufficiente una semplice scossa. Occorre conversione, serve il coraggio di rimettere radicalmente in discussione la nostra vita, perché il male della società delle prestazioni è essenzialmente un male spirituale: ha a che fare con l’incapacità di comprendere la vita eterna. Se l’uomo imparasse davvero a vivere nell’”aeternitas”, cioè in quel pieno presente che deriva dalla comunione con Dio, tutte le incomprensioni generazionali, così come la paura della vecchiaia o il rimpianto della giovinezza, cadrebbero da sole. Vedremmo solo uomini nella loro completa realizzazione esistenziale. Enzo Bianchi ha scritto un bellissimo articolo, pubblicato su “Avvenire” del 6 maggio 2007, nel quale pone l’iperattività tipica della nostra società tra le cause di uno dei peccati più insidiosi e gravi, l’accidia. Ne riporto uno stralcio: “Chi fa una vita obbediente solo a uno sfrenato attivismo – magari anche assunto a fin di bene, in favore degli altri – e non sa ‘habitare secum’ per attingere alla sorgente, chi si sfibra in molteplici rapporti superficiali, chi non si esercita quotidianamente a discernere il proprio desiderio, la propria volontà, il proprio operare, assumendo fallimenti e riuscite, questi finirà per incontrare presto o tardi l’accidia nel suo devastante incedere”.

Marco
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