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L’ANTIVANGELO DEI NEOCATECUMENALI

Di tutto un pò...

L’ANTIVANGELO DEI NEOCATECUMENALI

Messaggiodi m.galloni » 23/02/2012, 11:31

Il 23 gennaio scorso Sandro Magister ha pubblicato nel suo sito un articolo (“Diario Vaticano/Ai neocatecumenali il diploma. Ma non quello che si aspettavano”) nel quale racconta come l’approvazione definitiva e integrale delle liturgie del cammino neocatecumenale, attesa per il 20 gennaio 2012, in realtà non ci sia stata. Come è noto il vaticanista de “la Repubblica” non è mai stato tenero con i neocatecumenali. Anche in questo articolo non perde occasione per criticare le bizzarrie liturgiche del cammino. Ora, le eucaristie personalizzate che i neocatecumenali celebrano il sabato sera, dopo i primi vespri della domenica, sono senz’altro un problema, ma non sono, a mio avviso, “il” problema del cammino. Il vero problema si trova su un altro livello, in profondità, e sta nel fraintendimento radicale del messaggio evangelico, nelle distorsioni dottrinali, negli errori teologici che hanno libero corso all’interno del cammino neocatecumenale. Le cause di questi errori e di queste distorsioni sono diverse. Ne elenco solo alcune: l’impreparazione e l’indottrinamento dei catechisti laici, che all’interno del cammino dominano incontrastati; la connivenza dei presbiteri, che non hanno alcun potere sui catechisti e sono anzi da costoro trattati alla stregua di maggiordomi, di semplici distributori di sacramenti; la visione terribilmente pessimistica dell’uomo, di evidente derivazione luterana (l’uomo irrimediabilmente corrotto dal peccato originale, incapace di fare scelte, dotato non di libero arbitrio ma di “servo arbitrio”); l’approccio letteralista/fondamentalista alla sacra scrittura, anche questo niente affatto cattolico; infine il metodo con cui si preparano le celebrazioni, con gli adepti in stile dilettanti allo sbaraglio che si riuniscono nelle case per leggere la Bibbia senza alcuna guida o preparazione specifica, convinti come sono che “la Parola di Dio ti purifica e ti salva anche se tu non la capisci”. Chi incautamente si avventura nel cammino neocatecumenale non tarda a scoprire che questo movimento non è fatto per liberare l'uomo, per portarlo all’incontro con il Dio di Gesù Cristo, ma, al contrario, per condurlo inesorabilmente verso l’ottundimento spirituale e psicologico, la chiusura settaria, la perdita del discernimento, la disgregazione della volontà individuale. Ciò avviene mediante una sistematica destrutturazione dell’Io praticata nel corso dell’intera durata del cammino (almeno vent’anni, spesso molti di più) e culminante nel cosiddetto secondo scrutinio, o secondo passaggio. Si tratta di una discutibilissima pratica della durata di diversi mesi, con incontri di tre o più ore che possono raggiungere la frequenza di tre o quattro volte la settimana. Durante questi incontri l’adepto viene fatto sedere, in una sala preparata per l’occasione, in mezzo a due opposti schieramenti: davanti ha i catechisti (in genere sei) e il presbitero della propria comunità, dietro i fratelli più un certo numero di allievi-catechisti, spesso mai visti e conosciuti, che sono lì in qualità di ospiti. In una situazione del genere il malcapitato è costretto a rispondere a voce alta a imbarazzanti quanto incalzanti domande sul proprio passato, sulla propria condotta sessuale, sull’intimità della vita coniugale (“avete rapporti regolari?”, “utilizzate sistemi anticoncezionali, e quali?”) e via di questo passo. Il tutto avviene in un clima pacato e sereno, con i catechisti che pronunciano frasi del genere: “Quanto avviene qui deve rimanere nel più assoluto segreto. Guai a chi dice anche solo una parola: chi parla distrugge la chiesa, e Dio distruggerà lui”. Dal punto di vista psicologico ciò può avere, e di fatto spesso ha, effetti devastanti: l’Io dell’adepto, sottoposto all’azione di forze psichiche contrastanti, con i catechisti che fanno la parte del Super-Io e la comunità che rappresenta l’Es, può uscirne seriamente danneggiato. Non è infrequente, durante gli incontri del secondo passaggio, che lo scrutinato scoppi a piangere o cominci a balbettare e a pronunciare frasi sconnesse. Alcuni, usciti dal cammino, devono affrontare lunghi percorsi di psicoterapia per restaurare i disastri provocati da un simile trattamento. Privato in tal modo di se stesso e della propria coscienza, il devoto sviluppa una dipendenza patologica dalla comunità. Nel cammino neocatecumenale c’è il più assoluto disprezzo per la volontà umana, vista come sorgente di ogni male. Il vero cristiano, per i neocatecumenali, non deve avere volontà propria: esiste solo la volontà di Dio. Ma in questo modo si distrugge il senso della sacra scrittura, che non è affatto un elenco di ordini e comandi che l’uomo deve bovinamente eseguire. La Bibbia, dal libro della Genesi all’Apocalisse di Giovanni, è attraversata da una costante tensione dialettica tra Dio e l’uomo. Basta leggere l’episodio della lotta tra Giacobbe e Dio allo Iabbok/Penuel, per rendersene conto. O, meglio ancora, i capitoli centrali del libro di Giobbe. Dio ama i lottatori, coloro che hanno il coraggio (e la fede) di discutere e persino di litigare con Lui. Dio non sa cosa farsene di un’obbedienza rassegnata e passiva, da schiavi.
C’è poi la soteriologia, uno degli aspetti più oscuri e problematici del cammino neocatecumenale. Una soteriologia rozza, primitiva, completamente sbagliata. Per i neocatecumenali non è l’amore a salvare l’uomo ma la sofferenza. Basta patire con riconoscente rassegnazione una sofferenza qualsivoglia, di certo mandata dal buon Dio, e si è salvi. Dio, sempre secondo i neocatecumenali, non salva l’umanità con l’amore ma con la croce, cioè con la tortura e la pena di morte. Ed è certamente Lui a voler vedere morto suo Figlio sul patibolo. Lo ha detto il presbitero della mia (ex)comunità, commentando i vangeli che descrivono l’angoscia di Gesù nel Getsemani con le seguenti, terrificanti parole: “Quando Gesù si rende conto del piattino che gli ha preparato il Padre...”. La croce, insomma, sarebbe lo scherzetto che il Padre ha preparato al Figlio, il che equivale a dire che Dio è l’assassino di Gesù Cristo! Non solo il cammino ha poco o nulla di cattolico, ma non è neanche cristiano in senso lato. Si tratta di un indigeribile minestrone di ebraismo veterotestamentario, di manicheismo, di paganesimo precristiano, di esoterismo gnosticheggiante e di chissà cos’altro. Per diversi mesi, nel corso dei nove anni in cui ho frequentato il cammino neocatecumenale presso la chiesa di S. Francesca Cabrini in Roma, i catechisti esortavano i fedeli a liberarsi dagli idoli utilizzando il seguente esempio, che nelle loro intenzioni voleva essere paradigmatico e edificante: “Non state attaccati ai vostri idoli. Se li abbracciate può accadere che Dio, decidendo di distruggerli, distrugga anche voi, come succede quando si è troppo vicini a un albero colpito dal fulmine”. Dio, secondo i neocatecumenali, sarebbe insomma una sorta di Zeus saettatore dotato per giunta di pessima mira. Ma i vangeli, se li si legge bene, dicono tutt’altro: Dio è l’unico che, attraverso il sacrificio libero e volontario di Gesù Cristo e la sua risurrezione, riesca a distruggere la colpa, la morte e il peccato senza colpire il peccatore. Esattamente il contrario di quello che credono i neocatecumenali. La teologia cattolica distingue tra un vangelo di Cristo (“Evangelium Christi”) e un vangelo su Cristo (“Evangelium de Christo”). I neocatecumenali no. Loro hanno il vangelo contro Cristo, l’antivangelo.

Marco
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Re: L’ANTIVANGELO DEI NEOCATECUMENALI

Messaggiodi franco » 23/02/2012, 12:21

Perbacco, un articolo indubbiamente molto critico ed allo stesso tempo molto
puntuale
Merita di essere letto riletto con attenzione ed equidistanza per poter discutere
A presto
franco
 
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Re: L’ANTIVANGELO DEI NEOCATECUMENALI

Messaggiodi euffreduzzi » 09/03/2012, 7:40

La luce è luce perchè formata da tanti colori, tante sfumature e non è tale se togliamo un colore o una sfumatura....
La mia esperienza nella Chiesa, superata l'adolescenza è continuata tramite l'esperienza del cammino neocatecumenale, attraverso inquietudini, travagli, ribelllioni (tutt'ora esistenti) ma che mi tengono, dopo quasi tenta anni, a continuare questa esperienza nella ricerca della Fede. Ho incontrato la misericordia di Dio, mi sono sentita amata e tutt'ora mi sento così, diversa forse da molti, però preziosa a gli occhi di Dio, pecora nera in un gregge fedele a tanti input, regole e comandi evangelici, ma sempre pecorella condotta dall'unico Pastore Gesù. Una comunità di santi? Certamente no, però più che i peccati dei miei fratelli (che comunque noto), cerco di vedere la grazia di Dio che passa attraverso i loro SI' e vedo anche il desiderio di essere servi di Dio (non sempre e non per tutti). Ascolto a bocca aperta ma soprattutto con il cuore grato, le testimonianze di un mio fratello che accudisce la moglie da oltre 20 anni malata, inferma a letto..... con Amore. Con Amore non significa che è bravo, ma che ogni giorno chiede aiuto al Signore per portare insieme a Lui questa croce, altrimenti insopportabile. Sono grata al Signore perchè vedo fratelli che per l'evangelizzazione hanno rinunciato a mettere da parte i soldi e ora superati 70 anni ancora devono lavorare perchè non hanno pensione...... Con difficoltà ma con la SPERANZA che viene dal Signore. Non ho la cultura necessaria per giudicare se le "stravaganze" del cammino sono contro la Chiesa e contro Gesù, ma a me sembra di no. Spero sempre che il Signore illumini tutti quelli che sono chiamati a servirlo, in tutte le maniere e con tutta la fantasia che lo Spirito Santo di Dio può ispirare e forse, dovrei pregare il Signore di perdonare le persone che hanno procurato tante ferite e tante sofferenze nei fratelli come Marco.
Elena
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Re: L’ANTIVANGELO DEI NEOCATECUMENALI

Messaggiodi m.galloni » 11/03/2012, 10:48

Non si tratta semplicemente di stravaganze, Elena. Il problema del cammino neocatecumenale, come dicevo, sta nel totale stravolgimento del messaggio evangelico. Accanto a questo stravolgimento, e a esso intimamente connessa, c’è la sistematica destrutturazione della personalità dei devoti operata dai catechisti (con la complicità dei presbiteri). Tu parli di amore, anzi di Amore con la A maiuscola. Ma dubito che una persona deprivata della volontà, della libertà e della propria coscienza possa amare veramente. La sua non sarà che una parodia dell’amore, un amore condizionato, non libero, cioè un non-amore. Vale la pena sentire cosa dice al riguardo Karl Rahner: “La conoscenza non è solo la chiarezza dell’amore e la volontà non è solo impulso alla conoscenza; essa è amore. Alla volontà spirituale appartiene, a suo modo, la stessa capacità di trascendenza propria dello spirito e della conoscenza di cui esso è dotato; essa è diretta, in quanto amore, al bene assoluto, senza intrinseca limitazione del suo orizzonte, e per questo è libertà...”. Purtroppo i neocatecumenali hanno orrore per la volontà e la libertà umane, che secondo loro devono morire. È significativa, al riguardo, una delle frasi che ho sentito ripetere molte volte, con acritico zelo, dai catechisti: “Il cristianesimo non è un dover fare ma un non poter non fare”. Giuro che ho passato diversi giorni a riflettere su quale possa essere la differenza tra il dover fare e il non poter non fare, ma invano. E se invece il cristianesimo fosse un voler fare le cose di Dio, avendo compreso che è questo il modo più alto, nobile e alla fin fine umano per usare la nostra volontà? “Finché mi limito a fare la volontà di Dio” – scrive Thomas Merton dopo alcuni anni di vita monastica – “non sono ancora un uomo libero. Sono libero quando non solo faccio ma anche voglio la volontà di Dio”. Ma per far questo, Elena, una volontà è assolutamente necessario averla.

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Re: L’ANTIVANGELO DEI NEOCATECUMENALI

Messaggiodi e.pepe » 12/03/2012, 9:39

Conosco anch'io un marito, semplice persona qualunque, ma forse lui eletto proprio per questo…, che con amore accudisce da tantissimi anni la moglie invalida… non è dunque un merito neocatecumenale…
Perché poi quella croce è insopportabile "ogni giorno"? Ogni giorno non ci credi, ma poi ricredi?
Ma perché quei fratelli - siamo tutti fratelli, però - che ancora lavorano (… ma quanti invece non vogliono lasciare il loro lavoro… ) non ha rispettato il dono di Dio di amare anche se stesso? Perché Amore deve prescindere dall'utilizzo della ragione? Perché, poi, non rispettare l'altro dono di Dio che è la ragione?
Gli uomini, solo loro, hanno anche la ragione, che permette di scegliere con consapevolezza. Di scegliere in che modo, per esempio, fruttifica di più dare Amore. Di scegliere… di scegliere, di non farsi imporre… da uno che, quello si, usa la ragione senza amore o con un amore dal significato stravolto.
Se non fosse così, se non ci fosse il libero arbitrio, se qualcuno umano ci obbliga nelle scelte… che merito ci potrebbe riconoscere il Signore, l'amato Signore di TUTTI, quando ci troveremo di fronte a Lui? Solo il merito di aver sciorinato coram populo neocatecumenale i propri peccati?
elettra
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Re: L’ANTIVANGELO DEI NEOCATECUMENALI

Messaggiodi fr Marcello » 20/03/2012, 16:30

Non sono andato a vedere in "DIMENSIONE SPERANZA" il significato della parola speranza che è anche una virtù teologale, ma stando terra terra, sappiamo che tolleranza, ottimismo, accoglienza, sono in qualche modo sfaccettature della speranza. Cosa voglio dire? DIMENSIONE SPERANZA, proprio per sua natura, non può prestarsi a fare da cassa di risonanza alle varie diatribe che ci possano essere in ambito ecclesiale: reputo stonato l'inserimento dell'articolo sui neocatecu-menali. DIMENSIONE SPERANZA deve essere come la Chiesa, aperta a tutti. DIMENSIONE SPERANZA non deve essere un luogo di polemiche, ma piuttosto un "cantiere" di dialogo. Giuseppe Toniolo, grande socilogo del secolo scorso, metteva in guardia dichiarando che la mancanza di unità sarebbe stata una buona occasione per il diavolo; qualcun'altro scongiurava di smetterla di mordersi a vicenda.
In conclusione, Santa Madre Chiesa, ha tutti gli elementi per valutare la bontà o meno di una esperienza ecclesiale.

con simpatia . Marcello
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Re: L’ANTIVANGELO DEI NEOCATECUMENALI

Messaggiodi e.pepe » 20/03/2012, 22:22

ok fr Marcello, sono daccordo, ma lo sono anche quelli che si fanno una Messa Pasquale propria, che cercano il "fratello" fra i fratelli, che pretendono per loro la miglior cappella, lasciando lo sgabuzzino agli altri, ...?
Dov'è lì quel Gesù che accetta tutti, che lascia segni il sabato?
"Chi è più grande, chi siede a tavola o chi sta a servire?... Eppure io sono in mezzo a voi come uno che serve..."
Dunque chi è che mina l'unità?
Dimensione Speranza non è certo un luogo di polemiche, tutt'altro. Ma se fosse anche un luogo di testimonianze?
elettra
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Re: L’ANTIVANGELO DEI NEOCATECUMENALI

Messaggiodi m.galloni » 22/03/2012, 12:27

Un grazie a Elettra e a Marcello per i loro contributi. A fr. Marcello vorrei dire che la polemica, intesa come scontro di opinioni anche aspro, dovrebbe essere uno dei doveri del cristiano, un dovere purtroppo largamente disatteso. Gesù fu durissimo nei confronti di certe categorie, gli scribi, i farisei, i sacerdoti: ipocriti, razza di vipere, sepolcri imbiancati! Gesù fu persino violento, basti ricordare la cacciata dei mercanti dal tempio raccontata da Giovanni. Cos’è questa idea idilliaca della chiesa come comunità in cui tutti sono d’accordo su tutto? Una chiesa del genere non è mai esistita, a cominciare dalle dispute cristologiche dei primi secoli fino ad arrivare allo scisma lefebvriano del concilio Vaticano II. Fr. Marcello scrive che la chiesa “ha tutti gli elementi per valutare la bontà o meno di una esperienza ecclesiale”. Giusto, verissimo. E difatti sono anni che tenta di richiamare all’ordine i neocatecumenali, ma invano. Io ho soltanto detto, nell’intervento di apertura, che accanto a quello che è un vero e proprio scisma liturgico c’è, nel cammino neocatecumenale, un problema molto più grave: la radicale distorsione del Vangelo, la destrutturazione psichica degli adepti, l’annientamento delle loro coscienze. Perché non dovrei denunciare simili mali? Il forum di Dimensione Speranza mi sembra lo spazio ideale per farlo.

Marco
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