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CRISTO È VENUTO PER MORIRE?

Di tutto un pò...

CRISTO È VENUTO PER MORIRE?

Messaggiodi m.galloni » 07/09/2012, 18:04

Eugenio Scalfari, in un articolo pubblicato ieri (giovedì 6 settembre 2012) su “Repubblica”, si confronta con una delle figure neotestamentarie più enigmatiche, quella dell’Iscariota: «Giuda e l’autonomia della politica», questo il titolo dell’articolo (http://www.repubblica.it/spettacoli-e-c ... -42028058/). Su Giuda l’ex direttore di “Repubblica” dice cose originali e interessanti, derivate da fonti apocrife secondo cui l’Iscariota, appartenente alla setta nazionalista degli zeloti, con il suo tradimento non intendeva far fuori Gesù bensì provocarne la reazione sul piano politico/insurrezionale: quando si accorge che il Maestro non solo non si dà alla lotta armata contro l’oppressore romano ma si lascia arrestare senza opporre resistenza, l’Iscariota, vinto dal senso di colpa, va a impiccarsi.
E fin qui tutto bene. Il problema è l’immagine di Dio che emerge dall’articolo, un’immagine antiquata, superata, teologicamente infondata: si fatica a credere che possa dimorare nella mente di un intellettuale di rango quale senza dubbio Scalfari è. Mi limito a elencare qui solo tre punti della visione teologica del famoso giornalista. Punto 1: il Verbo si sarebbe fatto carne allo scopo di morire crocifisso; Scalfari sintetizza il concetto citando due versi di un sonetto di Gioacchino Belli scritto in difesa degli ebrei: «Se Cristo era venuto pè morì/quarcheduno l’aveva da ammazzà».
Punto 2: «La nostra vita è dominata dal destino, cioè già scritta», afferma l’ex direttore di “Repubblica”; «Dio – aggiunge Scalfari – ha già deciso tutto prima ancora che il tutto avvenga; ha deciso anche come dispensare la grazia e sarà la grazia a consentire alle anime prescelte di bearsi nella luce del Signore».
Punto 3: l’uomo sarebbe pressoché privo di libertà, dal momento che – riporto testualmente – «Adamo aveva ricevuto l’ordine di non mangiare i frutti dell’albero. La libertà di scelta non l’aveva».
L’idea di cui al punto 1, purtroppo diffusa anche tra i cristiani, è che lo scopo dell’incarnazione sia quello di fornire al Padre una vittima sacrificale su cui scaricare la propria ira; il Logos, il Verbo divino attraverso cui tutte le cose sono state create, si sarebbe insomma fatto carne per essere torturato a morte dagli uomini e così ripagare il debito infinitamente grande che l’uomo aveva contratto con Dio (Anselmo d’Aosta, dottrina dell’espiazione vicaria). Si tratta di un’idea completamente sbagliata, che non tiene minimamente conto di passi pure rilevanti del Nuovo Testamento, come la parabola dei vignaioli omicidi (cfr. Mt 21,33 – 46; Mc 12,1 – 12; Lc 20,9 – 19), il discorso sulla sapienza divina di 1 Cor 2,6ss e soprattutto il discorso di Pietro alla folla (At 2,14 – 36). La concezione della nostra vita come dominata dal destino, già scritta – vedi punto 2 – non è cristiana: semmai è greca, mentre quella della grazia dispensata alle anime prescelte è di evidente derivazione luterana, non cattolica. C’è infine – e siamo al punto 3 – l’idea più sbagliata di tutte, secondo la quale Adamo, avendo ricevuto l’ordine di non mangiare dell’albero, non aveva libertà di scelta. È vero esattamente il contrario: Adamo gode di una libertà di scelta immensa, ma non sconfinata; il peccato originale consiste proprio nel non accettare il limite, che è proprio della nostra natura di creature, e nel pretendere di acquisire la conoscenza di ogni cosa, dell’intera realtà, il che è prerogativa esclusiva di Dio.
Ecco, mi piacerebbe discutere di questi argomenti con i visitatori di Dimensione Speranza. Cosa pensano al riguardo? Qual è, in particolare, la loro idea sulla morte di Cristo? Era davvero necessaria/inevitabile o c’erano delle alternative a quel cammino di sofferenza?

Marco
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Re: CRISTO È VENUTO PER MORIRE?

Messaggiodi s.celeste » 13/09/2012, 15:30

Credo che la risposta alla tua domanda sia SI, Gesù è venuto in mezzo a noi per morire e così facendo liberarci dal peccato originale per donarci la vita eterna.
Che VITA è quella in cui si nasce per poi morire? la vera VITA è quella che nasce dalla morte per continuare in eterno!
Sulla possibilità se esisteva o meno un'alternativa a quella sofferenza, beh questa risposta credo rimane tra i misteri di Dio.
s.celeste
 
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Re: CRISTO È VENUTO PER MORIRE?

Messaggiodi m.galloni » 17/09/2012, 18:54

Grazie per il tuo intervento, S.celeste. Devo però dire che non mi trovo d’accordo su quanto scrivi. In realtà Cristo non è venuto per morire, ma per essere riconosciuto e adorato come Kyrios: però «il mondo non lo riconobbe» e «i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,10 – 11). Che lo scopo dell’incarnazione non sia la crocifissione di Gesù emerge da diversi passi del Nuovo Testamento. Innanzitutto dalla parabola dei vignaioli omicidi, nella quale è scritto esplicitamente che il Padre non ha mandato il Figlio perché fosse torturato e ucciso: «Avranno rispetto di mio figlio!» (Mt 21,37; cfr. Mc 12,6 e Lc 20,13). Poi dal discorso sulla sapienza di 1 Cor 2,7 – 8: «Parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria». Infine dal discorso di Pietro alla folla, nel quale Pietro accusa senza mezzi termini gli uomini di Israele di aver assassinato il Cristo: «Gesù di Nazaret [...], dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio fu consegnato a voi, voi l’avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l’avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere» (At 2,22 – 24). E ancora: «Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!» (At 2, 26). Dunque c’erano delle alternative alla passione, eccome se c’erano: se gli uomini avessero riconosciuto in Gesù di Nazaret il Cristo, il Messia atteso, non lo avrebbero appeso al legno (cfr. Dt 21,22 – 23), e questo non avrebbe in alcun modo pregiudicato la nostra salvezza.
L’idea che la passione di Cristo fosse inevitabile, necessaria e addirittura voluta dal Padre viene da Paolo – o meglio, da una lettura erronea e superficiale di alcuni passi delle lettere paoline – e passa per Anselmo d’Aosta, che l’ha codificata nella dottrina dell’espiazione vicaria. Ma nel corso del XX secolo, attraverso una rivalutazione del pensiero anselmiano, la teoria della soddisfazione è stata definitivamente superata. Purtroppo, però, una certa visione doloristico/sacrificale della salvezza, che Hans Küng ha definito «questo fosco processo di redenzione», continua a sopravvivere, e non solo nelle catechesi di movimenti eretical/fondamentalisti come i Testimoni di Kiko (vedi, in questo stesso forum, «L’antivangelo dei neocatecumenali») ma anche nella mente di uomini di cultura e di tendenze progressiste quali Eugenio Scalfari.

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