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svelamento della passione

Di tutto un pò...

svelamento della passione

Messaggiodi Mirko » 01/02/2013, 20:55

I tre svelamenti delle passioni di Marco sono nei capitoli 8,9,10 Mc.
Il cap. 8 si apre aspirandosi a uno degli obbiettivi principali di Gesù,
cioè quello dell'isegnamento ai suoi discepoli. In fatti le prime parole
che aprono il capitolo sono: e incominciò a insegnare loro, e prosegue
parlando della sua passione, e dice: il figlio del uomo doveva soffrire
molto e essere rifiutato dagli anziani etc... C'è da dire che per ogni
messaggio a una passione c'è la reazione dei discepoli incontrapposizione
a gesù
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Re: svelamento della passione

Messaggiodi Mirko » 03/02/2013, 3:21

così nel primo svelamento l'apostolo Pietro chiama in disparte Gesù e lo rimprovera.
ma gesù reagisce digendo tu parli come gli uomini non come Dio va dietro di me satana.
E molto chiaro e come se pietro volesse prendere il posto di gesù.

In quello sucessivo cp 9 ancora sottolinea che Gesù insegna ai suoi apostoli come il figlio dell'uomo doveva morire. anche in questo caso gli apostoli reagiscono in modo negativo, perche iniziano a discutere fra di loro chi fosse il più grande fra loro. Gesù infraintende quello che stavano dicendo e spiega loro che il più piccolo sara il più grande

Invece nell terzo svelamento, qui lo svelamento della passione di gesù gli e un pò più particolareggiata si inizia a intravedere quanto Gesù dovra soffrire.
In questo caso la reazione degli apostoli e più specificamente quella di giacomo e giovanni e di chiedere a Gesù chi stara alla sua destra e alla sua sinistra nel regno dei cieli.

Habbiamo notato che in tutte e tre le situazioni di svelamento gli apostoli assumono un atteggiamento dove cercano un riscontro a proprio beneficio.


secondo voi gli apostoli avevano compreso perche Gesù avrebbe dovuto soffrire cosi tanto.

grazie
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Re: svelamento della passione

Messaggiodi m.galloni » 05/02/2013, 18:24

Grazie per l’intervento, Mirko. Tu chiedi se gli apostoli avessero compreso il perché della passione di Cristo. Con ogni probabilità no: avevano cominciato a capire che Gesù sarebbe morto soffrendo molto, anche perché è lui a dirglielo, ma non perché ciò “dovesse” accadere. Il problema è che neanche i cristiani delle generazioni successive lo hanno capito granché. Della questione ci siamo già occupati diverse volte su questo forum (cfr. «Cristo è venuto per morire?»). La riassumo in estrema sintesi: per secoli si è ritenuto che la crocifissione di Gesù fosse stata voluta e addirittura pianificata dal Padre. Tale interpretazione – non solo sbagliata ma blasfema, perché accusa Dio di essere il mandante dell’assassinio di suo Figlio (!) – nasce da un’erronea lettura di alcuni passi delle lettere paoline e viene poi codificata nell’XI secolo da Anselmo d’Aosta con la dottrina dell’espiazione vicaria. Nel XX secolo, anche a seguito di una rivisitazione del pensiero anselmiano operata da teologi quali Karl Barth e H. U. von Balthasar, è stata definitivamente superata. Si è finalmente capito che non è il Padre ad aver voluto la morte di Gesù Cristo: sono gli uomini e in particolare le autorità religiose ebraiche.

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Re: svelamento della passione

Messaggiodi Luca » 06/02/2013, 10:43

I discepoli che attendevano il messia liberatore politico non potevano capire la morte in croce, allo stesso modo noi facciamo fatica a capire il senso della sofferenza e dell’imperfezione rispetto all’idea di un Dio gioia piena perfetta e assoluta. A me piace molto come risolve il problema Theilard de Chardin
In un mazzo ci si stupirebbe di scorgere fiori imperfetti, “a disagio”, dal momento che i singoli elementi sono stati raccolti a uno a uno e artificialmente messi insieme. Al contrario, su di un albero che ha dovuto lottare contro gli incidenti connessi al suo sviluppo e quelli esteriori delle intemperie, i rami spezzati, le foglie lacerate, i fiori secchi, fragili o avvizziti si trovano “al loro posto”, esprimendo le condizioni più o meno difficili di crescita del tronco che li sostiene. Allo stesso modo, in un Universo dove ogni creatura formasse un piccolo universo tutto chiuso, voluto per se stesso e teoricamente trasponi bile a volontà, avremmo qualche difficoltà a giustificare, nel nostro modo di vedere, la presenza di individui dolorosamente bloccati nella loro possibilità di sviluppo. Perché questa gratuita ineguaglianza e queste gratuite restrizioni ? … In compenso, se il Mondo rappresenta veramente un’opera di conquista attualmente in corso; se veramente con la nascita veniamo lanciati nel pieno della battaglia, non possiamo fare a meno di intravedere che, per il successo dello sforzo universale di cui siamo insieme i collaboratori e la posta, sia inevitabile la sofferenza. Il mondo, visto sperimentalmente al nostro livello, è un immenso brancolare, un’immensa ricerca, un immenso attacco: i suoi progressi sono possibili solo a costo di molti insuccessi e di molte ferite. I sofferenti, a qualunque specie appartengano, sono l’espressione di questa condizione, austera ma nobile. Non rappresentano elementi inutili o sminuiti, ma si limitano a pagare per la marcia in avanti e il trionfo di tutti. Fanno parte dei caduti sul campo.
(Theilard de Chardin: il significato e il valore della sofferenza)
Allora forse il fatto che noi come i discepoli non si capisca è un aspetto bello e stimolante della nostra fede. Ci obbliga a concepirla non come un deposito di Verità precostituite ma come una Via e una Vita da percorrere, una ricerca da compiere. La certezza di un senso ultimo (Vero) che ancora inevitabilmente ci sfugge, una speranza da vivere e attuare: Adesso noi vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; allora vedremo faccia a faccia(ICor 13, 12)
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Re: svelamento della passione

Messaggiodi m.galloni » 08/02/2013, 18:23

Trovo anch’io, Luca, che Teilhard de Chardin abbia dato una delle risposte più eleganti e convincenti al problema della sofferenza e, soprattutto, della teodicea. In un universo che partecipa attivamente alla propria creazione un certo grado di imperfezione è inevitabile: Dio non crea il mondo, dice Teilhard, ma fa che le cose siano; in altri termini, che le cose si realizzino ed evolvano. Faccio però notare che Gesù non muore a causa dell’imperfezione presente nel mondo. È ucciso da qualcosa che con Dio, e per certi versi con la creazione, non ha nulla a che fare: il male (da non confondersi “sic et simpliciter” con la sofferenza), il peccato, l’odio che alberga nel cuore dell’uomo. Quello perpetrato dai sinedriti e dai romani sul Calvario non è solo un omicidio: è un deicidio, un “ontologicidio” (se mi si passa il termine), un esplicito, violento rifiuto di tutto ciò che esiste ed è. Dovremmo chiederci, ed è questa la domanda delle domande: perché l’uomo odia a tal punto chi vuole liberarlo, perché è così allergico all’amore?

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Re: svelamento della passione

Messaggiodi Luca » 09/02/2013, 8:59

Eppure Marco che Gesù sia stato ucciso dall'imperfezione che c'é nel momdo, ucciso se vuoi dal "peccato" originale, a me pare sia proprio quel che dice San Paolo nel tratteggiare la figura del Cristo - nuovo Adamo (Rom 5).
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Re: svelamento della passione

Messaggiodi m.galloni » 12/02/2013, 18:38

Intendo dire, Luca, che ciò che teologicamente viene definito peccato non può essere considerato semplicemente un’imperfezione. L’imperfezione, se con questo termine intendiamo gli errori e i difetti di una creazione che, attratta da quello che Teilhard chiamava il Punto Omega (Cristo), va facendosi da sé, non si oppone alla creazione medesima. Il peccato invece sì. Si tratta di una sorta di buco nero ontologico, se così possiamo dire, di un “no” a tutto ciò che esiste. Questo “no”, già presente in forma germinale ai piedi del primo albero della conoscenza del bene e del male, raggiunge il suo apice nella scelta degli uomini – e, sottolineo, dei più religiosi tra gli uomini – di crocifiggere Gesù il Cristo. Da dove viene questo no? Qual è la sua origine, quali le sue dinamiche? Al riguardo, io credo, possiamo solo fare delle ipotesi.

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Re: svelamento della passione

Messaggiodi Luca » 19/02/2013, 10:34

Non so da dove venga il male Marco, ma penso che in un mondo perfetto il peccato non esisterebbe, Gesù non sarebbe morto in croce, il mondo sarebbe l’Eden e la nostra somiglianza con Dio sarebbe piena. Non penso che vedere peccato ed imperfezione in modo unitario serva a giustificare il peccato come naturale ed inevitabile ma a riconoscere nel peccato e nell’imperfezione due facce della stessa medaglia: la misura della distanza che ci manca dall’eden unita alla coscienza della strada a noi affidata per coprire quella distanza.
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Re: svelamento della passione

Messaggiodi m.galloni » 22/02/2013, 11:41

Considerare peccato e imperfezione come due facce della stessa medaglia, Luca, è anche la visione di Teilhard de Chardin, che riteneva il peccato come “inevitabile” (le virgolette sono d’obbligo) e per questo fu accusato di panteismo, eccessivo ottimismo e chissà cos’altro (accuse poi, a una riflessione più attenta, rivelatesi infondate). Condivido il punto di vista di Teilhard, un pensatore a me molto caro. Mi permetto però di insistere sulla differenza ontologica tra peccato e imperfezione, e non per amor di polemica ma per chiarire il più possibile – prima di tutto a me stesso – cosa significhi vivere in comunione con un Dio che, nell’AT come nel NT, si presenta come essere (cfr. Es 3,14; Gv 8,24), anzi come «l’Essere reale per eccellenza», per dirla con Rosmini.

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