Giovedì, 17 Agosto 2017
Venerdì 11 Maggio 2007 22:25

IO, PRETE GAY, VI SPIEGO I DICO

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IO, PRETE GAY, VI SPIEGO I DICO

di Ivan Carozzi

da Carta n° 13 – 14/20 aprile 2007

(abstract)

“Che alcuni sacerdoti siano ‘merletto di giorno e cuoio di notte’ è un’espressione che avrei voluto inventare io”: queste parole sono tratte da “Fede oltre il risentimento”, saggio di teologia con un tocco di sensibilità “queer” appena uscito per Transeuropa Edizioni. L’autore è James Alison, sacerdote e teologo inglese (cattolico) dichiaratamente omosessuale, che nel libro indaga sul rapporto tra amore diverso e sacre scritture. Lo fa riferendosi al pensiero del filosofo e antropologo René Girard, pensatore francese che ha riletto la storia dell’umanità alla luce delle categorie di “vittima” e “capro espiatorio”. Alison ha fatto parte dell’ordine domenicano dal 1983 al 1995, fino a quando, cioè, non è stato fatto oggetto di persecuzioni a causa della sua dichiarata omosessualità. Da allora si è reinventato pastore itinerante, organizzando seminari e ritiri spirituali per sacerdoti. Osservatore attento e coraggioso dei rapporti tra società, Chiesa e mondo gay, Alison segue con passione anche quanto sta accadendo nel nostro paese a proposito del progetto di legge sulle unioni civili. A James Alison, Carta ha rivolto alcune domande.

Carta
Che opinione si è fatto dei Dico?


James Alison

Confesso di preferire ai Dico quelle forme di unioni civili giuridicamente omologhe al matrimonio. La soluzione spagnola e canadese mi sembra la migliore.

C.
Per quale ragione?

J. A.
Per ragioni sia teologiche sia pratiche. In accordo con Benedetto XVI ritengo che all’unione fra due individui vadano riconosciuti tutta la forza e gli strumenti necessari perché si faccia vera testimonianza di fede ed espressione divina. Non sono però d’accordo con il Papa quando afferma che tale possibilità debba concedersi solo a individui di sesso opposto. Sulle questioni pratiche, e che riguardano la sfera del diritto, credo sarebbe più utile servirsi di termini come “coniugi” e “conviventi”, ignorando ogni riferimento al sesso. È una scelta lessicale che semplificherebbe il percorso di legge, evitando questioni tortuose che spesso sono fonte di speculazioni arbitrarie.

C.
Quando è avvenuto il suo “coming out”?

J. A.
A 18 anni. Mi sembrò doveroso per onestà verso il prossimo e verso me stesso.

C.
Lei sostiene che da una lettura approfondita delle sacre scritture è possibile ricavare un atteggiamento sereno nei confronti dell’amore omosessuale.

J. A.
Certo, e in accordo con le interpretazioni più recenti della Bibbia. La categoria dell’omosessualità è un’invenzione del diciannovesimo secolo, di cui non si ha notizia nella Bibbia. Gli episodi biblici che vengono usati contro i gay appartengono alle antiche culture mediterranee. Sono episodi di umiliazione sessuale, di stupro di gruppo, che riguardano entrambi i sessi e che ricordano gli abusi praticati nel carcere di Abu Ghraib. Spesso ci accostiamo alla Bibbia cercando ciò che ci torna più utile. Se volessimo usarla come manuale per odiare qualcuno, probabilmente ci riusciremmo. Ma mi sembrano un approccio e una lettura del tutto strumentali.

C.
La Chiesa teme che una legge sulle unioni civili possa trasformare radicalmente le fondamenta della nostra civiltà. Perché tanta paura?

J. A.
Forse non sono la persona più adatta a esprimermi su quanto sta accadendo in Italia, tuttavia credo che ogni volta che si profila la possibilità di un grande cambiamento sociale le forze conservatrici tendono istintivamente a irrigidirsi. In seguito, quando quel cambiamento si è ormai consolidato, quelle stesse forze cominciano a familiarizzare con il nuovo contesto sociale, scoprendo che non ha avuto quell’impatto distruttivo di cui temevano. In un articolo apparso su www.noi.it viene rilevato come le parrocchie e le piccole diocesi abbiano un atteggiamento disteso verso la questione delle unioni civili, a differenza degli alti gradi della gerarchia ecclesiastica. Non mi sorprende. È la prova che la realtà si trova sempre un po’ più avanti di quanto si creda.

C.
La cultura gay è penetrata a fondo nella moda, nell’arte, nello spettacolo. Eppure, appena si parla di diritti civili per i gay riaffiorano antiche ostilità.

J. A.
È una situazione paradossale. Il vero momento di rottura si verifica piuttosto quando in un determinato paese i leader della destra diventano consapevoli che la questione gay non può ridursi a materia ideologica, a qualcosa che serva a marcare la differenza fra destra e sinistra. Quando realizzano che si tratta di una questione che può riguardare i loro stessi membri ed elettori. A quel punto le loro precedenti posizioni cominciano a sembrargli stupide e imbarazzanti. È accaduto tra i tory inglesi, nel partito popolare spagnolo e accadrà fra i repubblicani negli Usa, anche a causa degli scandali che li hanno investiti. In questi paesi la Chiesa ha l’opportunità di mutare atteggiamento proprio grazie a tali cambiamenti politici e culturali.

C.
Molti leader politici dichiarano di non nutrire nessun sentimento di discriminazione nei confronti dei gay. Ci si limita a dire che l’attribuzione dei diritti civili agli omosessuali potrebbe minacciare l’istituzione del matrimonio.

J. A.
Se questa affermazione non deriva dal pregiudizio, allora deve basarsi su di un qualche tipo di prova. Una prova che non esiste. Non dimentichiamo che i gay rappresentano una modestissima percentuale della popolazione, circa il 4%. Chi avversa le unioni civili afferma che potrebbero alla lunga cancellare l’istituzione del matrimonio. Ma è forse accaduto questo in Olanda, in Spagna, in Canada, nel Massachussets?

C.
Si dice anche che le unioni civili potrebbero rivelarsi un cavallo di Troia per arrivare a una legge sulle adozioni per le coppie omosessuali.

J. A.
Se la gente vuole una nuova legge sulle adozioni, allora sarà una questione che verrà a porsi pubblicamente, senza sotterfugi. In molti paesi dell’Ue e del Sud America gay e lesbiche possono già adottare, a condizione che uno dei partner abbia legami di parentela col bambino. A meno che per cavallo di Troia non si debba intendere che dietro le adozioni per le coppie omosessuali si nasconda una qualche sinistra intenzione, come se in ogni omosessuale dovesse nascondersi un pedofilo. Si tratta di un altro pregiudizio, smentito da molte ricerche che attestano come non esista nessun specifico legame tra omosessualità e pedofilia. Tanto meno ci sono motivi per ritenere che un bimbo cresciuto da una coppia gay non possa avere la stessa possibilità di crescere di un qualsiasi altro bambino.

C.
Lei vive e lavora in Gran Bretagna, dove le “civil partnership” hanno raggiunto un anno e mezzo di vita.

J. A.
Le “civil partnership” hanno trovato il generoso supporto dei parenti e degli amici dei congiunti, per i quali avevano senso e razionalità. Personalmente ho partecipato a due cerimonie, una a Londra, l’altra a Leicester, e confesso di averle trovate piuttosto toccanti.

C.
Che ruolo ha avuto il pensiero di Girard nel suo lavoro?

J. A.
Mi è stato essenziale per la comprensione del cristianesimo. Il suo punto di vista sul desiderio è decisamente liberatorio. Per Girard non esistono differenze tra i vari orientamenti sessuali, dal momento che ognuno di essi è governato dal medesimo impulso mimetico e competitivo. E dal momento che gay ed etero possono positivamente trasformarsi abbracciando un modo di amare non competitivo. È stata infine risolutiva, anche per la mia stessa esistenza, l’idea girardiana di capro espiatorio.

Ultima modifica Sabato 04 Agosto 2007 21:00

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