Martedì, 17 Ottobre 2017
Mercoledì 18 Giugno 2008 20:38

Roma, sponsor poco etici

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ROMA, SPONSOR POCO ETICI

Nigrizia Dossier

Il comune di Roma è l’esempio più eclatante. Copiato, poi, anche dall’amministrazione di Lecce. Il regolamento, votato all’ombra del Campidoglio nel novembre del 2004 dopo una forte mobilitazione della società civile, impegna il comune a scegliere gli sponsor non solo in base alla convenienza economica, ma anche tenendo conto del rispetto dei diritti umani, di quelli dei lavoratori e dei danni all’ambiente. Si prevede l’esclusione, ad esempio, delle sponsorizzazioni delle imprese «coinvolte a qualunque titolo nella produzione, commercializzazione, finanziamento e intermediazione di armi di qualunque tipo». Squilli di tromba mediatica il giorno della sua approvazione. Sembrava si fosse riusciti a trovare un percorso serio ed efficace per sperimentare un modello collettivo di consumo critico. Sembrava. Perché, come è noto, pecunia non olet. E quel regolamento oggi appare come pura carta straccia, violata e maltrattata in più occasioni. Gli ultimi due casi clamorosi sono scoppiati qualche mese fa.

Settembre: il Comitato etico, dotato dal regolamento comunale di un semplice potere consultivo, ha bocciato quattro big dell’imprenditoria che finanziano importanti eventi culturali nella capitale, compresa

la Notte bianca. Le aziende cassate erano: l’Eni («esistono circostanziate denunce per gravi violazioni in materia ambientale in Nigeria»); Bnl e Banca di Roma (già banche tesoriere del comune, sono «istituti di credito che supporterebbero il mercato delle armi»); Telecom («sussistono violazioni accertate in materia di pubblicità ingannevole»).

Ovviamente, Veltroni &Co., dopo aver letto il parere del Comitato e aver ringraziato il suo presidente (Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale), hanno cestinato il consiglio. Del resto, come rifiutare oltre un milione di euro di finanziamento, in questo periodo di vacche magre per i bilanci pubblici? «Le banche ci hanno assicurato che non finanziano il commercio delle armi. Gli altri rilievi mossi si basano su responsabilità da accertare», la risposta tranquillizzante del Campidoglio.

Ottobre, stesso copione. Stavolta, nel mirino, il Festival del Cinema, il “Romacinemafest”. Dei 15 milioni di budget, il 60% è stato coperto da sponsor privati (136, per la precisione). Almeno 9 di questi, tuttavia, violavano il regolamento comunale. Tra le aziende contestate, Finmeccanica e la solita Bnl.

Veltroni si è posto il problema di non accettare quel denaro? Nemmeno per idea. L’ipocrisia impera. Ma, allora, perché non mandare al macero un regolamento, tanto strombazzato nei giorni della sua approvazione, che risulta inutile e continuamente calpestato?
Ultima modifica Giovedì 26 Giugno 2008 23:01

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