Giovedì, 19 Ottobre 2017
Lunedì 23 Giugno 2008 22:15

RAPPORTO UNICEF. LOTTA ALLA MORTALITÀ INFANTILE - OBIETTIVO LONTANO

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RAPPORTO UNICEF. LOTTA ALLA MORTALITÀ INFANTILE
OBIETTIVO LONTANO

di Carlo Stella

Nigrizia marzo2008

Il Rapporto Unicef 2008 sulla condizione dell’infanzia nel mondo, presentato a gennaio, focalizza l’attenzione sulla mortalità infantile. Il tasso che la esprime (numero di bambini morti entro il 5° anno su 1.000 nati vivi) è un indicatore sia della salute dei bimbi sia della politica di un paese. Una delle ragioni per riproporre questo tasso di mortalità al centro dell’analisi è rappresentata dal fatto che uno degli Obiettivi di sviluppo del Millennio ha l’ambizione di ridurlo dei 2/3 entro il 2015. Ma il traguardo appare lontano.

La sfida è enorme. Ogni giorno muoiono, per cause facilmente evitabili, 26mila bambini sotto i 5 anni (oltre un terzo entro il primo mese di vita). La quasi totalità vive in paesi del sud del mondo. Ciò significa che 9,7 milioni di bambini sono morti nel 2006, prima di raggiungere i 5 anni. Una situazione drammatica, appena attenuata dal fatto che, per la prima volta, nonostante la crescita demografica, il numero di bambini morti entro quell’età è sceso al di sotto dei 10 milioni (20 milioni nel 1960). Dal 1990 in poi il tasso di mortalità infantile è costantemente diminuito e oggi è del 72‰ (quasi un quarto rispetto al 1990).

Per raggiungere l’obiettivo, nei prossimi sette anni si dovrà ridurre della metà il numero dei decessi infantili, riportandoli a 13mila al giorno, o a 5 milioni l’anno. Al ritmo attuale, però, l’obiettivo non sarà raggiunto. La preoccupazione maggiore viene dall’Africa, in particolare da quella subsahariana, dove vive solo il 22% della popolazione mondiale ma muore la metà (4,8 milioni) dei bambini indicati nel rapporto, con il tasso di mortalità infantile più alto: 160‰  (186‰  nell’Africa occidentale e centrale). Il primato spetta alla Sierra Leone, con il più alto tasso al mondo: 270‰, cioè oltre un quarto dei bambini al disotto dei 5 anni.

L’Africa è anche la regione dove si sono registrati i progressi più lenti dal 1990 in poi. In alcuni paesi si è assistito addirittura a un aumento della mortalità infantile.

Su 46 paesi della regione, solo Capo Verde, Seicelle ed Eritrea sono sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo, mentre per 16 la situazione rimane molto critica.

Tra le cause dirette, il primo posto va alla polmonite (il “killer dimenticato”); seguono le malattie diarroiche e le gravi infezioni neonatali. L’aids incide solo per il 3% dei bambini morti, ma è l’Africa subsahariana che concentra il 90% delle infezioni pediatriche dovute all’epidemia. Le cause dirette sono spesso correlate tra loro e ad altri fattori. Si stima che la malnutrizione contribuisca alla metà dei decessi, Con una revisione radicale della propria politica, da alcuni anni l’Unicef propone pacchetti mirati di interventi tra loro coordinati. Laddove i governi hanno accettato tale politica, i successi sono stati più ampi.

LINK

Il Rapporto Unicef 2008 è scaricabile integralmente dal sito:

http://www.Unicef.it/flex/cm/pages/serveBLOB.php/L/IT/DPagina/4113

Per ascoltare l’intervista a Donata Lodi di Unicef Italia su Nigrizia Multimedia:

http://www.nimedia.it/argomentof.asp?idf= 105

Il video della visita in Sierra Leone dell’ambasciatore Unicef, David Beckham, campione della nazionale inglese di calcio (gennaio 2008):

http://www.unicef.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/DPagina4133
Ultima modifica Sabato 05 Luglio 2008 19:13

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