Lunedì, 21 Agosto 2017
Lunedì 04 Gennaio 2010 21:29

Una proposta di buon senso

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di Gad Lerner

Una modifica bipartisan alla legge attuale sulla cittadinanza prevede che un immigrato divenga italiano dopo cinque anni di residenza nel nostro paese, e dopo aver dimostrato un'adeguata conoscenza linguistico-normativa, oltre che un reddito certificato. Ma si scontrerà con l'idea di chi pensa ancora che l'italianità abbia a che fare con un'appartenenza etnica o razziale.




Dovremo seguire con attenzione, nelle prossime settimane, l'iter della proposta di modifica alla legge vigente sulla cittadinanza presentata in Parlamento da Andrea Sarubbi, del Partito democratico, e da Fabio Granata, del Popolo delle Libertà.
Come spesso accade, è sulle idee semplici e chiare che si misura meglio la temperatura culturale di un paese; e il testo in questione ha il pregio di essere semplice e chiaro, oltre che di nascere da un accordo fra persone volonterose appartenenti a schieramenti politici diversi.
Dunque: è giusto o non è giusto che un immigrato divenga cittadino italiano dopo cinque anni di residenza nel nostro paese, e dopo aver dimostrato un'adeguata conoscenza linguistica-normativa, oltre che un reddito certificato?
E giusto o non è giusto che l'automatismo della cittadinanza scatti per i bambini stranieri nati qui da un genitore residente da almeno cinque anni, o che abbiano completato gli studi nella nostra scuola dell'obbligo?
Naturalmente la domanda potrebbe essere posta in forma più articolata: vogliamo che anche l’Italia divenga un paese in cui si favoriscono la naturalizzazione, integrazione e la regolarizzazione degli immigrati? O preferiamo tenerne una grande massa in balia dell'aleatoria casualità burocratica, sempre sul filo dell'irregolarità, e senza procedure certe nell’assegnazione della cittadinanza?
Siccome siamo un paese dominato dall'ideologia, stiamo pur certi che queste proposte pratiche di buon senso subiranno in autunno un diniego ideologico da parte dei teorici del "meno stranieri". Bisognerebbe farli ragionare, dire loro che, se volete "meno stranieri", dovete accettare l'idea che ci siano "più italiani". Così scopriremmo - si fa per dire - l’altarino: degli "italiani" costoro mantengono un'accezione da anni Trenta del secolo scorso. Pensano ancora, cioè, che l'italianità abbia a che fare con un'appartenenza etnica o razziale che dir si voglia. E, di conseguenza, che sia naturalmente preclusa la possibilità di diventare italiano a chi non nasce italiano.
Se fossero coerenti con se stessi, questi teorici dell'italianità "di sangue" dovrebbero opporsi per motivi di principio anche a una sola naturalizzazione di persone straniere. Facciamoglielo dire, se ne hanno il coraggio.
Il testo di Sarubbi e Granata difficilmente verrà approvato da questo Parlamento, ma può favorire un dibattito utile al paese.

Ultima modifica Lunedì 11 Gennaio 2010 19:45

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