Martedì, 24 Ottobre 2017
Sabato 14 Maggio 2011 11:29

Questo referendum s'ha da fare

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di Giampolo Petrucci
da Adista

Non ha tregua la mobilitazione del mondo cattolico per la campagna referendaria promossa in occasione del voto del 12 e 13 giugno prossimi. E con sempre più veemenza, nonostante i recenti tentativi del governo di affossare i quesiti referendari sul nucleare – lo stesso Silvio Berlusconi ha ammesso di voler evitare il parere vincolante dell’elettorato, sempre più avverso al progetto nuclearista – e sulla privatizzazione della gestione delle risorse idriche.

 

 

L’associazionismo ecclesiale ricorda, inoltre, che dietro il tentativo della maggioranza di far naufragare i tre quesiti su acqua e nucleare – sui quali, al momento in cui si scrive, deve ancora esprimersi la Corte di Cassazione – si cela il reale scopo di disincentivare la partecipazione, così da scongiurare il raggiungimento del quorum sul quesito che intende abrogare il “legittimo impedimento”.

Prima salviamo i referendum…

Un appello «per fermare le manovre del governo che vuole cancellare i referendum. Per cancellare, sul serio, il nucleare, la privatizzazione dell’acqua e il “legittimo impedimento”. Per mettere l’Italia sulla via di uno sviluppo più sostenibile e di una democrazia più partecipata»: lo hanno firmano, tra gli altri, don Aldo Antonelli (parroco di Antrosano, Aq), don Tonio Dell’Olio di Libera, don Paolo Farinella (prete a Genova), don Walter Fiocchi (parroco di Castelceriolo, Alessandria), Paolo Flores d’Arcais (direttore di Micromega), Luciano Gallino (Università di Torino), don Raffaele Garofalo (prete a Pacentro, Aq), Paul Ginsborg (Libertà e Giustizia), Maurizio Landini (segretario generale Fiom Cgil), Flavio Lotti (Tavola della Pace), Giulio Marcon (coordinatore Campagna Sbilanciamoci) e Rossana Rossanda (editorialista, tra i fondatori de il manifesto). Il documento – dal titolo Per cambiare. Appello per i referendum, info e adesioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – denuncia che «la politica italiana si è allontanata dalla società come mai era successo in passato. L’azione del governo è sempre più segnata dagli interessi personali del presidente del Consiglio, da derive autoritarie, da minacce alla Costituzione. L’economia del Paese non riesce a uscire dalla crisi iniziata tre anni fa, e la politica non riconosce il fallimento di vent’anni di privatizzazioni, che hanno lasciato a poche grandi imprese, sempre più spesso straniere, decisioni chiave sul nostro futuro». Il governo, prosegue l’appello, ha voluto riportare il nucleare in Italia nonostante il no già espresso dal voto popolare nel 1987. Il nucleare è anche costoso, rischioso, fuori dalla storia: in definitiva, «è un cattivo affare», tanto impopolare che ora il governo vuole sottrarlo al giudizio dell’elettorato. «Anche sull’acqua il governo ha prospettato modifiche alla legge per evitare i due referendum senza fare marcia indietro sulla privatizzazione». Infine, il legittimo impedimento, «segno dell’arbitrio del potere politico e dell’“impunibilità” dei potenti. La Corte Costituzionale ne ha già abrogato le norme portanti; bocciando quel che resta della legge, il referendum metterebbe fine alla legislazione “su misura” fatta apposta per evitare che Silvio Berlusconi affronti i processi in corso». Il voto di giugno, concludono i firmatari, «può porre alcuni limiti a un modello di sviluppo insostenibile, che ignora i costi ambientali, sociali e i beni comuni, e a un potere politico che calpesta giustizia e democrazia».

… poi salviamo l’acqua!

Si appellano invece ai religiosi e alle religiose p. Adriano Sella (della Rete interdiocesana Nuovi Stili di Vita) e p. Alex Zanotelli (missionario comboniano), nel documento Salviamo l’acqua! (30/4), che invita, in vista del referendum, ad «un grande digiuno», in piazza San Pietro a Roma, il 9 giugno prossimo alle ore 12. «Come possiamo permettere – si chiedono – che l’acqua, nostra madre, sia violentata e fatta diventare mera merce per il mercato? Per noi cristiani l’acqua è un grande dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e che non può mai essere trasformata in merce». I due autori esprimono poi piena adesione alle parole del segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, il quale – durante un incontro ad Assisi su “Sorella acqua” (16 aprile scorso) – aveva espresso simpatia per la campagna referendaria e aveva condannato, da un lato, l’aumento dei consumi idrici nella produzione, lo sperpero e la mala gestione di un bene prezioso e, dall’altro, la concentrazione degli interessi delle multinazionali nella gestione delle risorse idriche, che «trasformano l’acqua in affare», mentre dovrebbe essere «concepita e riconosciuta come un diritto umano», accessibile a tutti e, soprattutto, come «un bene comune non mercificabile».

Una battaglia che unisce

Intanto per il 9 maggio la Fcei (Federazione delle Chiese evangeliche in Italia). che ha aderito al Comitato promotore della campagna referendaria e al Comitato “2 Sì per l’acqua bene comune”, ha organizzato presso la Facoltà valdese di Teologia (Roma) un incontro dal titolo “Le Chiese e l’acqua. Diritti umani e privatizzazione dei beni”, in collaborazione con l’Ufficio nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso, il Froum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, la Rete interdiocesana Nuovi Stili di Vita e il Cipax (Centro interreligioso per la Pace). Ospite d’onore, mons. Luis Infanti De La Mora (vescovo di Aysén, Cile) che, nell’ormai nota Lettera pastorale Dacci oggi la nostra acqua quotidiana (26 agosto 2008), ebbe a dire delle privatizzazioni: «È un’ingiustizia istituzionalizzata che crea ulteriore fame e povertà, facendo sì che la natura sia la più sacrificata e che la specie più minacciata sia quella umana, i più poveri in particolare».

«L’incontro di lunedì», ha chiarito lo scorso 4 maggio (Nev) la vice presidente della Fcei, Letizia Tomassone, «ha un esplicito carattere ecumenico». «In effetti – ha proseguito – l’integrità del creato e la giusta condivisione dei doni della creazione, come l’acqua, sono temi che il movimento ecumenico ha da decenni fatto propri. È quindi importante che i cristiani sentano il compito di valorizzare e difendere i beni comuni che sono il dono buono della vita creata: “Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco era molto buono”».

Un principio e un diritto

In vista del referendum, è scesa in campo anche L’Aifo (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), nata nel 1961 contro «la lebbra e contro tutte le lebbre, cioè contro le forme più estreme di ingiustizia ed emarginazione». In un comunicato stampa di fine aprile, l’ong ribadisce «il principio dell’inalienabilità del diritto di accesso ai beni comuni»; «difende il diritto per ogni persona di poter usufruire gratuitamente (fatta salva l’equa partecipazione ai costi di gestione) di un bene, come l’acqua, che appartiene a tutti e che è fondamentale per la vita e per la salute»; «afferma pertanto l’inammissibilità di una norma che consentirebbe di affidare la gestione dell’acqua a ditte private e l’applicazione di tariffe tali da garantire alle ditte un profitto».

Ultima modifica Venerdì 20 Maggio 2011 09:28

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