Lunedì, 21 Agosto 2017
Lunedì 29 Ottobre 2012 21:28

Anche il Vaticano vuole la Tobin Tax

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Il Vaticano si dice favorevole alla Tobin Tax, auspicando la tassazione di alcune transazioni finanziarie e motivandola con ragioni di «giustizia sociale».


Accoglie quindi positivamente il fatto che 11 Stati europei, tra cui l'Italia con la legge di stabilità, si siano incamminati su questa via. È l'arcivescovo Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, a sottolineare in un'intervista alla Radio Vaticana che il suo dicastero «propone una tassazione delle transazioni, in modo particolare di certe transazioni, per motivi di giustizia sociale».

«Non si riesce a capire perchè gran parte del mondo economico, gran parte dell'economia reale, subiscano una forte tassazione mentre notevoli aree del mercato finanziario - in modo particolare quello che si dedica alle speculazioni finanziarie sregolate - non debba essere toccato dalla tassazione e non debba, anche questo mondo, contribuire alla realizzazione del bene comune», osserva il numero due di Giustizia e Pace. E ricorda che «pochi giorni fa, 11 Stati europei hanno deciso di incamminarsi verso la tassazione di alcune transazioni finanziarie».

Mons. Toso va anche oltre. Definisce infatti «una cosa indispensabile» la riforma del sistema monetario e finanziario mondiale. «Di questo - spiega - ha parlato Benedetto XVI, di questo si è interessato anche il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e si è visto che in alcune proposte c'è stato un certo ascolto». A monte c'è il «no» del Vaticano a una finanza puramente speculativa, cui attribuisce le colpe della crisi economica globale. «Bisogna evitare che l'unico motivo per l'impiego delle risorse finanziarie sia speculativo e ceda alla tentazione di ricercare solo profitto di breve termine e non anche la sostenibilità delle imprese a lungo termine», osserva il segretario del dicastero «sociale» della Curia romana. «La Dottrina sociale della Chiesa invita la finanza a ritornare ad essere in tutti i suoi comparti uno strumento funzionale alla miglior produzione della ricchezza e dello sviluppo», spiega.

«C'è finanza e finanza - rimarca mons. Toso -. C'è una finanza buona, c'è una finanza che è autoreferenziale, pensa prevalentemente a se stessa, e non certo si pone a servizio dell'economia reale delle imprese e delle famiglie, delle comunità locali». E ancora: «c'è una finanza interessata che intende trarre profitto nel più breve tempo possibile da tutto, anche dai beni collettivi come l'acqua, la salvaguardia dell'ambiente». Secondo mons. Toso, invece, «non è immaginabile una vita buona e felice per tutti senza un'economia che crea posti di lavoro, ricchezza, nuovi prodotti e servizi, allargando la frontiera delle opportunità e della libertà effettive per le persone». E per la Dottrina sociale della Chiesa - conclude - «non c'è bene comune senza un'economia al servizio del bene comune e senza imprenditori che producano buoni prodotti e servizi che innovano, creano posti di lavoro, e che pagano anche le giuste tasse».

da l'Unità

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00

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