Domenica, 19 Maggio 2019
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IL VIAGGIO DI MARCO POLITI TRA I CATTOLICI D'ITALIA: UN "MILIONE" DI BEI VOLTI E QUALCHE STRANA DIMENTICANZA

 

Adista –notizie- n°1 dell’ 8 gennaio 2005

 

 

ROMA. Foto di gruppo di una Chiesa,

la Chiesa italiana: forse così si potrebbe sintetizzare Il ritorno di Dio. Viaggio tra i cattolici d'Italia (Mondadori, Milano 2004, p. 456, euro 20), libro in cui Marco Politi, vaticanista de

la Repubblica, cerca appunto di descrivere - con una serie di interviste a personaggi noti e meno noti del mondo cattolico del nostro Paese - cosa fanno, come vivono, come valutano i problemi etico-sociali incombenti i fedeli italiani legati alla Chiesa cattolica romana. Inevitabilmente, nella foto di gruppo di una famiglia tanto numerosa, qualcuno riconoscerà benissimo l'Italia che conosce, qualche altro scoprirà personalità a lui sconosciute, e qualche altro invece noterà assenze problematiche che rendono meno completo il quadro.

 

"Dio sembrava uscito dal Novecento - scrive Politi aprendo il suo lavoro - e invece è tornato, imprevedibile e irruente. Nelle molteplici forme di una presenza religiosa che convive con l'erosione del sacro e il tramonto di millenarie certezze sul 'divino'. Il cattolicesimo rivela nella società italiana una vitalità prorompente di esperienze. Difficile è spesso coglierle perché lo slancio di fede scorre in tanti rivoli, germoglia in nicchie ignorate, assume facce inconsuete. Mentre l'appartenenza religiosa si è fatta variegata e ondivaga, in dissonanza con l'ossequio formale di cui spesso fa mostra il ceto politico. Questo libro non è un saggio. È nato dalla curiosità del viaggiatore, andando alla scoperta del cattolicesimo vissuto nell'Italia di oggi. Come tutti i cammini è pieno di sorprese, ma niente affatto esaustivo".

 

Da parte sua, il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari nella prefazione sottolinea in particolare: "Sapevo da tempo che l'universo femminile all'interno della Chiesa - non solo quella italiana ma dell'intera cattolicità - era il più ribollente e il più rinnovatore, tuttavia il resoconto che Politi ne fornisce, ponendo in primo piano le esperienze di alcuni personaggi femminili da lui incontrati e fatti parlare in presa diretta, è sconvolgente". E il cardinale Silvano Piovanelli, ex arcivescovo di Firenze, in analoga prefazione nota: "Mi auguro che questo libro aiuti molti a considerare con più attenzione il mistero del cristianesimo: 'Nessuna religione', diceva Pascal, 'corrisponde tanto alla vera natura dell'uomo come la religione di Cristo, sebbene nessuna sembri esserle così contraria'". Partendo dal contenuto del libro, varie considerazioni sul rapporto Italia-cattolicesimo erano state espresse anche dal senatore Giulio Andreotti, dal direttore di Repubblica Ezio Mauro, dalla scrittrice Susanna Tamaro e dal card. Achille Silvestrini alla presentazione del volume l'8 novembre scorso a Roma (v. Adista, n. 83/04).

 

Nel suo "viaggio", il giornalista ha incontrato, tra gli altri: mons. Baldassarre Cuomo, rettore del santuario di Pompei; Franco Garelli, sociologo; il sociologo salesiano Mario Pollo; suor Teresa Martignago, salesiana; don Gigi Pini, parroco di Villa di Chiavenna (Sondrio); don Pino Caimi, parroco di Lissone, in Brianza; don Battista Angelo Pansa, parroco della Trasfigurazione a Roma-Monteverde; Chiara Lubich e alcuni Focolarini, il movimento da lei fondato; mons. Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri; p. Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria; la teologa Adriana Zarri; la teologa Maria Caterina Jacobelli; Chiara Amirante, che lavora al Vicariato di Roma occupandosi di volontariato; suor Clarice Gengaroli, superiora generale delle Figlie di Maria missionarie; suor Teresa Ricci, delle Serve di Maria di Ravenna; il teologo mons. Bruno Forte; il prete e politologo don Gianni Baget Bozzo; Lorenzo Ornaghi, rettore magnifico dell'Università cattolica; mons. Gianfranco Ravasi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano; Pier Ferdinando Casini, presidente della Camera dei deputati; Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis; don Franco Monterubbianesi e don Vinicio Albanesi e volontari o ospiti della Comunità di Capodarco; Gianni Borsa, direttore de Il Resegone, settimanale cattolico di Lecco; don Leonardo Zega, già direttore di Famiglia cristiana; Emanuele Jannini, sessuologo, Università de L'Aquila; Pierpaolo Donati, sociologo, Università di Bologna; la famiglia di Bruno ed Enrica, dell'Associazione Comunità e Famiglia, ora stanziati in Piemonte; Alfredo

La Malfa, fondatore dei "Fratelli dell'Elpis", gruppo di gay cattolici di Catania; p. Giuseppe Gliozzo, parroco a Catania; don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele; p. Innocenzo Gargano, priore del monastero camaldolese di san Gregorio al Celio di Roma; Giacometta Limentani, della comunità ebraica di Roma, scrittrice; Brunetto Salvarani, impegnato nel dialogo inter-religioso; Paola Bignardi, presidente dell'Azione Cattolica; mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza episcopale italiana.

 

Con brevissime interviste o rapidi riferimenti, l'autore incrocia di passaggio anche vari altri personaggi, tra i quali il missionario comboniano p. Alex Zanotelli; il gesuita p. Giuseppe Brunetta, del Centro San Fedele di Milano; don Silvano Burgalassi, sociologo; mons. Sergio Lanza, dell'Università Lateranense;

la Comunità di Sant'Egidio; i neocatecumenali; i Cursillos; l'Opus Dei; il Rinnovamento dello Spirito; le Acli; Pasquale Quaranta, gay credente; Enzo Bianchi, della Comunità monastica di Bose; Paolo Naso, della rivista Confronti.

 

Le varie interviste sono intervallate da dati sulla Chiesa cattolica italiana (statistiche su parrocchie, preti, nuove vocazioni, associazioni, opere sociali di volontariato, stampa…), che aiutano ad avere un quadro più completo del panorama. Per quanto invece riguarda le risposte degli intervistati alla domande, ogni lettore/lettrice del libro potrà - naturalmente - consentire, interrogarsi o dissentire. Ancora più soggettiva diventa l'impressione complessiva sul "viaggio", certo impegnativo, tra i cattolici d'Italia: alcuni troveranno che, nell'insieme, il libro di Politi offre un'immagine fedele - per quanto sintetica - della Chiesa italiana, nella varietà delle sue "anime"; altri, invece, potranno notare che nella "foto di gruppo" mancano personaggi ed eventi indispensabili per capire la situazione attuale dell'Italia cattolica.

 

Forse, in tale prospettiva, si potrebbe valutare "debole" il riferimento al Vaticano II. Non che del Concilio nel libro non si parli (ne parlano spesso le persone intervistate); manca tuttavia un discorso esplicito, per spiegare in qualche modo che cosa sia cambiato da quello spartiacque e, soprattutto, come e perché. Un tale necessario quadro di riferimento si sarebbe potuto fare, ad esempio, intervistando qualche rappresentante della Fondazione per le Scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, stranamente assente. Un altro tema di fatto evaso - eppure fondamentale, quale che sia il giudizio che se ne dà, per "situare" la cattolicità italiana - è il rapporto Chiesa-Stato, e Dottrine ecclesiastiche-leggi civili, che nei referendum sulle leggi sul divorzio (1974) e sull'aborto (1981) videro un'insanabile lacerazione all'interno della Chiesa cattolica italiana, tra la base e i vertici, e tra gli stessi semplici fedeli. Contrapposizione che in realtà perdura su alcuni temi attualissimi e controversi (come il "patto civile di solidarietà" per le coppie gay o la fecondazione assistita).

 

E, infine, il volume ignora totalmente il rapporto Chiesa-potere e, dunque, non interroga nessuno che apra questo problema o, se vi accenna, lo fa senza notare la debolezza dei ragionamenti difensivi dei rappresentanti dell'istituzione ecclesiastica. Eppure - per fare un esempio - le contraddizioni del "nuovo" Concordato sono state sempre denunciate da alcuni gruppi di base: gruppi che saranno pure infima minoranza, ma che in realtà dicono ad alta voce ciò che anche moltissimi cattolici sentono profondamente, anche se in modo non così esplicito.

 

 

Pubblicato in Mondo Oggi - Ecclesiale
Martedì 12 Ottobre 2004 23:59

I militi ignoti della fede

Da 10 anni l’Agenzia Fides, a servizio della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, compila quel che, nato come elenco dei missionari martiri, è diventato il martirologio della Chiesa. In effetti, stando ai dati 2003, su 29 nomi sono ben 22 i seminaristi, preti, laici e laiche locali che hanno pagato col sangue la loro fedeltà al Vangelo. Nelle piaghe delle statistiche affiorano storie ignote ma significative. Insieme con don Saulo Careno, ucciso in Colombia il 3 novembre scorso, c’era – ad esempio – anche Marita Linares, impiegata dell’ospedale, così come a fianco di don William de Jesus Ortez, parroco in Salvador, assassinato a colpi d’arma da fuoco all’interno della chiesa il 5 ottobre, v’era il sacrestano Jaime Noel Quintanilla, di soli 23 anni. Ancora: l’imboscata con la quale i ribelli del Lord ‘s Resistance Army, il primo settembre 2003, hanno ucciso don Lawrence Oyuru, è costata alla vita ad altre 25 persone. Corpi senza volti, senza nome. Ricordiamo anche loro, quando il 24 marzo pregheremo i martiri del nostro tempo.  


22 anni. Ana Isabel Sanchez Torralba era una giovane del Volontariato missionario calasanziano, alla sua prima missione all’estero. È stata uccisa in Guinea Equatoriale il primo luglio, durante un controllo di polizia. Gli “under 40” nella lista 2003 di Fides sono diversi: don Martin Macharia Njoroge, morto l’11 aprile all’ospedale di Nairobi per le ferite riportate durante l’aggressione di banditi aveva 34 anni, 36 ne aveva il colombiano don Jario Garavito, ucciso il 15 maggio da delinquenti introdottisi nella sua abitazione a scopo di rapina, 38 don Gorge Ibrahim, eliminato nella sua parrocchia in Pakistan il 5 luglio.


6 vittime. È i pesante tributo pagato da Colombia e Uganda, i Paesi che guidano la tragica classifica dei Paesi dove di è registrato il maggior numero di martiri nel 2003. nel periodo 200-2003 complessivamente in Colombia sono state ben 22 le persone – tra vescovi, preti, seminaristi, laici – tolte di mezzo a motivo della loro testimonianza cristiana e della lotta in difesa della giustizia e dei diritti umani. Una Chiesa, quella colombiana, che paga a carissimo prezzo la sua fedeltà al Vangelo.


39 . Tanti sono i Paesi in cui si è registrato almeno un caso di morte violenta a danno di cristiani nel periodo 200-2003 (14 nel solo anno passato). Un dato che conferma quanto scrive il Papa nella Terbio millennio adveniente, a proposito della dimensione del martirio che connota oggi l’intera vita della Chiesa universale. Di questi 39 Paesi, ben 18 si trovano nel martoriato continente africano. 


23. Sono i missionari italiani uccisi nell’arco di tempo che va dal 1994 a fine 2003. le circostanze della loro morte riflettono la difficile condizione delle popolazioni in mezzo alle quali sono immersi (guerre, disordini interetnici, scontri fra governativi e ribelli, criminalità…). Con la gente, indifesa e vulnerabile, missionarie e missionari condividono, in molti casi, la precarietà dell’esistenza.   


di Gerolamo Fazzini

Pubblicato in Mondo Oggi - Ecclesiale
Martedì 12 Ottobre 2004 23:52

Nuovi vescovi in Cina, nomine tormentate

La Chiesa cattolica in Cina, e mi riferisco in particolare alle comunità aperte, ufficiali, sta vivendo una fa­se cruciale della sua storia: il cambio di leadership. I vescovi anziani scompaiono uno dopo l'altro. Il ruo­lo-guida della Chiesa viene assunto da vescovi giovanissimi, in qualche caso neanche quarantennio. Gli uo­mini incaricati dal regime di con­trollare la Chiesa si rendono ben conto che questo è un momento cri­tico e non risparmiano mezzi e mi­nacce per eleggere all' episcopato persone accondiscendenti alla poli­tica religiosa del regime comunista. I giovani preti, soprattutto coloro che hanno le qualità per assumere un ruolo di guida, sono sottoposti a pressioni tremende per piegarsi e adeguarsi alla politica religiosa. Attraverso il «governo democratico della Chiesa», che niente è se non un eufemismo del controllo del regime, i funzionari del partito (Fronte unito) e del governo (Ufficio affari religiosi) creano, ovunque possono, un’artificiosa divisione nelle comu­nità cattoliche. Da una parte il can­didato ecclesiale, il sacerdote spontaneamente riconosciuto come il più degno e preparato, sostenuto (quan­do c'è) dal vescovo anziano, che garantisce fedeltà alla tradizione cat­tolica e unità con la Santa Sede; dall’altra il candidato del governo, ge­neralmente un sacerdote che - fatta salva la sua dignità personale e sa­cramentale, che rispetto - per un motivo o per l'altro, può essere fa­cilmente manipolato dagli uomini del regime.


La manipolazione del governo consiste in una specie di isolamento del «suo» candidato dal resto della diocesi, attraverso promesse e premi di vario. tipo, incluso quelli econo­mici e politici. Di conseguenza un giovane prete dalla personalità de­bole o ambiziosa, difficilmente re­siste alle pressioni e alle lusinghe. La crisi, vocazionale e morale, di un numero crescente di giovani preti trova in questa perversa politica go­vernativa una delle sue ragioni.


Negli ultimi 12 mesi abbiamo as­sistito a varie ordinazioni di giovani vescovi: Giuseppe Tong Changping (Weinan, Shaanxi), Giuseppe Han Zhihai (Lanzhou, Gansu), John Tan Yanchuan (Nanning, Guangxi), Giuseppe Liao Hongqing (Meizhou, Guangdong); Pietro Feng Xinmao (Hengshui, Hebei). Le diverse cir­costanze e modalità di queste ordi­nazioni, che non possono essere ri­portate qui in dettaglio, hanno qual­cosa in comune: la permanente si­tuazione di conflitto tra i funzionari della politica religiosa e le comuni­tà cattoliche.


La conferma viene anche dal tentativo, non riuscito, di procedere se­condo il metodo «democratico» all’elezione di un numero ancora mag­giore di vescovi, tra cui quello di Zhouzhi (Shaanxi). In entrambi i casi, di ordinazioni avvenute o di elezioni mancate, risulta chiara la volontà delle comunità cattoliche.


Che è quella di essere veramente tali, ovvero di procedere all'elezione e consacrazione del vescovo se­condo la tradizione cattolica, che include, come elemento essenziale, il mandato o l'approvazione dell’e­letto da parte del Papa.


Come l'esperienza di questi an­ni ha mostrato chiaramente, i catto­lici di Cina non sono più disposti a tollerare di essere governati da un vescovo illegittimo (indipendente­mente dalla dignità personale della persona coinvolta). Un vescovo che venisse ordinato illegittimamente sarebbe di fatto un vescovo diserta­to, senza popolo, un «pastore» sen­za gregge. È triste osservare quanto tarde siano le autorità del regime e dell' Associazione patriottica ad am­mettere il fallimento della loro po­litica religiosa: non esiste in Cina una Chiesa patriottica, una Chiesa indi­pendente. I fedeli, i sacerdoti, le re­ligiose e i vescovi non vogliono una Chiesa nazionale. Eppure la politi­ca del governo è portata avanti con determinazione e senza risparmio di mezzi. Si deve registrare, per esempio, la presenza intimidatoria di centinaia di membri della pubblica sicurezza alle ordinazioni episco­pali; l'imposizione del­la lettura, durante la Messa di consacrazio­ne, della lettera di no­mina da parte della Conferenza episcopale cattolica cinese, un or­gano abusivo istituito dal governo, che non esiste secondo il diritto della Chiesa. Il regime, purtroppo, non sta scherzando, e sa­rebbe bene che più osservatori e commentatori prendessero nota di questo.


D'altra parte non si può non rilevare che, ove il clero, le religiose e i fedeli di una determinata diocesi siano sta­ti capaci di essere uniti, determinati e coraggiosi, sono riusciti a strappare qualche forma di compromesso, tra cui la comunicazione pubblica dell’esplicita comunione dell’eletto con la Chiesa universale e il Santo Padre. Abbiamo constatato che, tanto più il candidato era disposto a rinunciare all’episcopato piuttosto che tran­sigere sulla comunione con la Chiesa univer­sale, tanto maggiore era la sua forza nel far valere i suoi diritti di cattolico e di resistere alla pressione dei fun­zionari della politica religiosa.


Ai giovani preti di Cina, essendo anch' io prete come loro, va la mia simpatia e solidarietà. Se queste parole rag­giungessero i candidati all'episco­pato, vorrei dire loro: «Siate liberi, siate forti, resistete; rinunciate all’episcopato piuttosto che compro­mettere la vostra coscienza. La ve­rità vi farà liberi...».


Gianni Criveller

Pubblicato in Mondo Oggi - Ecclesiale
Martedì 21 Settembre 2004 21:01

REDEMPTIONIS SACRAMENTUM

di Riccardo Barile
Da “Settimana” 18/2004



“REDEMPTIONIS SACRAMENTUM”

Cominciamo dagli abusi riconoscendo che ce ne sono: chi non ha mai trasalito per aver dovuto sopportare ad esempio le parole di certi canti (...sull'altare è Gesù che si fa) ai quali accenna con molta discrezione il n. 58?
Agli abusi segue la protesta, cui dà voce la RS. Il positivo è riprendere l'attenzione a celebrare dignitosamente l'eucaristia riconsiderandone le norme rituali, come ad altro livello fu chiesto qualche anno fa alle chiese d'oriente.
Ciò detto, iniziamo le reazioni con i vari "bene bravi / distinguo / ahimè / credo quia absurdum" ai quali diamo la stura.

Denunzie e querele. Il n. 184 che le prevede è l'ultimo rimedio dopo la formazione e la vigilanza dei pastori. In sé non dice nulla di nuovo: la novità è il dirla avviando una prassi. Ma quale? Mentre in positivo va riconosciuto il diritto in oggetto, in negativo sorgono alcuni timori: non suggerendo un primo dialogo con l'autore degli abusi, si rischia di favorire una contrapposizione preti/laici sostenuta dall'alleanza vescovi/laici; si rischia un clima da neomodernismo; si rischia che quanti segnaleranno gli abusi siano in prevalenza cattolici tradizionalisti o persone squilibrate: nessuno denunzierà mai che il salmo responsoriale, "di norma" da cantarsi, è "di fatto" quasi sempre letto…

Dai giornali a l'Osservatore Romano. Stando all'EdE 52, la RS è un atto preannunciato e dovuto. Durante le fasi preparatorie filtrarono indiscrezioni provocando anticipate reazioni, grazie alle quali il documento fu ampiamente ritoccato. Pubblicato il documento, la grande stampa ha prevalentemente parlato di messe/show
Il consiglio è di abbandonare questi media e rivolgersi a L'Osservatore Romano del 24 aprile 2004 pp 4-5, dove si trova la presentazione ufficiale (reperibile anche sul sito vatican.va) di Grinze, Amato e Sorrentino, il nuovo segretario della Congregazione del Culto.

L’onesto e il positivo è il riconoscimento dei valori sottostanti alla normativa: «Le parole e i riti della liturgia sono espressione fedele maturata nei secoli dei sentimenti di Cristo e ci insegnano a sentire come lui»(3). La positività metodologica sta nell'ammettere una graduatoria delle norme (7, 13, 171ss) e nell'indicare come rimedio la formazione (170), unita al monito cha la liturgia cresce non con le continue modifiche ma nell’approfondimento della parola di Dio e del mistero celebrato» (39).
Ma bisognerebbe domandarsi se gli abusi sono solo frutto di cattiva volontà e carenza formativa o se non sono anche il sintomo di una situazione che sta maturando e che esigerebbe più autonomia delle chiese locali, perché a livello centrale è sempre meno governabile. Non so se così sia, ma ritengo onesto domandarselo.

Le regole del gioco. In ogni gruppo ci vuole qualcuno che ogni tanto richiami e ristabilisca le regole del gioco - qui si fa così -, espresse allo stato attuale, senza troppe distinzioni tra ciò che passa e ciò che resta, ciò che è riformabile e ciò che non lo è. Il richiamo, anche se doloroso e non del tutto precisi), è sempre qualcosa che fa crescere. La RS è esattamente questo.
Nella chiesa - soprattutto in quella cattolica - avviene periodicamente un simile atto e non solo per la liturgia. Ciò pone a nudo la verità della realtà. Per ogni (liturgista) cattolico si tratta di continuare ad esserlo perché riconosce certi meccanismi e vede incommensurabili ricchezze oltre al disagio del momento. Per le attività ecumeniche si tratta di essere sinceri e dire a ortodossi e protestanti che se si camminerà insieme verso Cristo ma con la chiesa cattolica e un giorno si farà anche un unità visibile, qualche mese o qualche anno dopo da Roma verrà un documento sgradito. E questo accadrebbe non solo con l’attuale papa e con gli attuali curiali, ma anche con un papa e curiali francesi, tedeschi, inglesi, africani, asiatici, americani e forse anche greci e russi.
Pubblicato in Mondo Oggi - Ecclesiale
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