Domenica, 05 Aprile 2020
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Atti 6-9: il problema degli Ellenisti

di Don Filippo Morlacchi


L’attività di Filippo, esempio di missione ellenista

Filippo va dai Samaritani (8,5) e poi verso la città pagana di Gaza (8,26). Va contro il detto di Gesù: "questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: "Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani" (Mt 10,5). Il ministro etiope era invece probabilmente un timorato di Dio (eunuco = non poteva diventare proselito in senso pieno: Dt 23,2); ma forse era ebreo, perché leggeva Isaia? È l’inizio della missione ai pagani. Si tratta di un racconto parallelo (contrapposto?) a quello della conversione di Cornelio (cap. 10), solo che qui l’autore dell’apertura ai pagani è l’ellenista Filippo, lì il gerosolimitano Pietro.

Pubblicato in Bibbia
Venerdì 18 Giugno 2004 13:29

La persecuzione degli ellenisti (At 8,1)

Atti 6-9: il problema degli Ellenisti

di Don Filippo Morlacchi

 La persecuzione degli ellenisti (At 8,1)

Si sviluppò una persecuzione nei confronti dei cristiani (non è necessario dire giudeo-cristiani, perché ancora non esistevano cristiani che non fossero anche giudei) ellenisti da parte dei giudei grecofoni (At 6,9).

Pubblicato in Bibbia

Atti 6-9: il problema degli Ellenisti

di Don Filippo Morlacchi


Perché il Vangelo ha presa tra i giudeo-cristiani di cultura greca?

Finora abbiamo parlato di "giudeo-cristianesimo" in generale; ma occorre distinguere due gruppi di fondo all’interno dei giudei che hanno creduto a Gesù: quelli palestinesi (di cultura giudaica) e quelli "ellenizzati" (di cultura piuttosto greca, ma sempre giudei).

Pubblicato in Bibbia
Venerdì 18 Giugno 2004 13:27

I grandi discorsi di Pietro

Atti 2-4: la prima predicazione di Pietro

di Don Filippo Morlacchi


I grandi discorsi di Pietro


Leggendo i discorsi di Pietro in At si può risalire alla formula "originaria" del kèrygma. Altre formule antichissime sono quelle lettere paoline (ad es. 1Cor 15,1-5) che sono sicuramente precedenti a Paolo. Luca mette sulla bocca di Pietro delle parole volutamente arcaicizzanti, con abbondanti e voluti semitismi per cercare di rendere anche letterariamente il tenore dei discorsi petrini. Si tratta di discorsi composti da Luca in conformità ai modelli di predicazione della fine del I secolo in ambiente ellenistico; ma non mancano alcuni elementi precedenti, alcune formule molto antiche: At 2,22-24; 32-33.36; 3,13-15; 4,10-12; 5,30-32.


Si trovano infatti idee non comuni al resto della teologia di Luca: ad es. il concetto che Cristo divenne Salvatore con la sua Risurrezione ed esaltazione alla destra del Padre (non lo fu dal concepimento/nascita, come si direbbe da Lc 1-2): vedi At 2,36. È un’idea teologicamente antiquata quando Luca scrive, ma riporta questo pensiero.


Elementi base del kèrygma primitivo sono:



  1. Contrasto tra la malvagità umana di coloro che hanno ucciso Gesù e la bontà trionfante di Dio che risuscita Gesù suo Servo. Dio si rivela come il vincitore dell’iniquità umana.
  2. L’azione salvifica è l’innalzamento di Gesù alla destra di Dio dopo la morte. Dio si rivela come il vincitore della morte.
  3. A differenza degli scritti seriori, l’annuncio originario non vede la salvezza nella morte di Gesù. Non compare affatto l’idea "morì per i nostri peccati" (1Cor 15,3), ma "è risuscitato per la nostra santificazione". Dio si rivela come datore di vita in Gesù risorto.
  4. Troviamo i più antichi titoli cristologici: servo di Dio (pàis, 3,13) santo e giusto (hàghios kài dìkaios, 3,14) in quanto fede alla missione del Padre; messia (christòs, 2,36) iniziatore della vita (archegòs tès zoès, 3,15; 5,31) salvatore (sotèr, 5,31) signore (kyrios, 2,36) in quanto questa missione è compiuta e porta la salvezza a tutti quelli che si aprono alla grazia del perdono. Dio si rivela come colui che ha affidato la realizzazione della salvezza a Gesù e ora in Lui esaltato continua a salvare il mondo.

I testimoni sono coloro che non tanto testimoniano la risurrezione (sembra quasi un fatto sperimentabile), quanto piuttosto sono garanti del fatto che il Kyrios risorto è proprio quel Gesù che avevano conosciuto prima della pasqua.


I tre discorsi di Pietro sono:



  1. discorso di pentecoste: 2,14-41
  2. discorso al tempio (dopo il miracolo): 3,12-26
  3. discorso davanti al sinedrio: 4,8-12

Ili discorso di pentecoste è tripartito.



  1. Interpretazione escatologica della pentecoste (il presente illuminato dalla fede): 2,14-21
  2. Annuncio cristiano con prove scritturistiche tratte dalla LXX: 2,22-36
  3. Invito alla conversione: 2,37-39

Si rimarca pesantemente la colpevolezza degli ebrei (v. 23); ma non per accusarli, bensì per invitarli al pentimento e al riconoscimento di Gesù come Messia e Signore. L’essenziale è che tutto ciò che è avvenuto, è stato guidato dalla mano di Dio, e anche la morte di Gesù inserita nel piano della prescienza provvidente di Dio (cfr la storia di Giuseppe in Egitto: Gen 45,7-8).


Il discorso al tempio è parallelo al primo:



  1. Fraintendimento del senso del miracolo (fatto da spiegare): 3,12
  2. annuncio pasquale adattato alla situazione: 3,13-16
  3. appello al pentimento e alla conversione: 3,17-21
  4. conferma mediante citazione da Mosè: 3,22-26
Pubblicato in Bibbia
Venerdì 18 Giugno 2004 13:26

Come leggere la storia degli Atti

Atti 2-4: la prima predicazione di Pietro

di Don Filippo Morlacchi


Come leggere la storia degli Atti


Secondo C.M. Martini, la storiografia degli Atti non procede secondo un modello "lineare" (un processo graduale e quasi inarrestabile, quasi un "crescendo" continuo, un progresso senza soluzione di continuità), ma secondo un modello "critico" (da krìsis, giudizio). "Si tratta delle difficoltà, sofferenze, tentazioni che perennemente la Chiesa deve affrontare. Questo modello, che chiamiamo critico, non si evolve attraverso premesse e conseguenze, secondo una linea di sempre maggiore efficienza, ma si svolge attraverso il ritmo della costruzione e della dispersione, della morte e della rinascita".


Un metodo di questo genere riconosce e coordina i fatti storici secondo una linea logica non puramente orizzontalistica, ma secondo una logica che potremmo chiamare pasquale, che è poi la logica secondo cui è leggibile e accettabile la storia di Cristo e la storia della salvezza in genere (C. Ghidellli).


La prima parte presenta uno sviluppo lineare, nonostante qualche persecuzione contro gli apostoli; poi, a partire dal capitolo 6 inizia la crisi, con il martirio di Stefano. Ma da quello che potrebbe sembrare l'inizio della catastrofe emerge invece una straordinaria ripresa della vitalità della Chiesa. Proprio in questo momento Filippo riprende la predicazione del Vangelo (cap. 8). Altri in Antiochia evangelizzano e fondano una comunità (cap. 11). Intanto, per opera di Pietro, Cornelio e la sua famiglia si convertono: lo Spirito del Signore risorto è vivo ed operante più che mai (capp. 9-10).


Ma ecco di nuovo una crisi, la quale sfocia nella celebrazione del primo concilio, quello di Gerusalemme. Ci sono sì delle conversioni, ma a quali condizioni è possibile ammettere i pagani nella comunità nascente? Non è forse necessario che assumano in pieno la fede mosaica con tutte le sue prescrizioni? Questa problematica, che a noi potrebbe sembrare oziosa, ha portato la Chiesa primitiva sull'orlo della divisione interna. Paolo aveva ravvisato la soluzione: Cristo ci ha liberato, non c'è circoncisione che tenga. È quanto ha capito anche attraverso l'esperienza accumulata durante il suo primo viaggio missionario (capp. 13-14), ma era difficile, per non dire impossibile, farlo comprendere ai cristiani venuti dal giudaismo. Per questo Paolo e Barnaba devono salire a Gerusalemme per un confronto aperto con i fratelli nella fede (Atti 15,1ss), in particolare con Giacomo, rappresentante dei giudeo-cristiani (15,13-22) e per ascoltare la lettura del decreto finale (15,23-29).


Per fortuna, o meglio per intervento dello Spirito Santo (Atti 15,28), la questione viene risolta con buona pace di tutti. Non ci sono vinti o vincitori, ma la verità del Vangelo viene nettamente affermata, la libertà con cui Cristo ci ha liberato viene difesa in modo altrettanto netto, e la carità viene raccomandata a tutti al di sopra di tutto. Ricuperata l'unità essenziale, con l'affermazione di ciò che nella Chiesa è fondamentale e non può essere assolutamente sottoposto alle bizze personali, Paolo, con alcuni compagni di lavoro apostolico, può ripartire per i suoi viaggi missionari (capp. 15-28), che contribuiscono in modo decisivo alla diffusione della Parola di Dio e alla dilatazione della Chiesa.
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