Giovedì, 19 Ottobre 2017
Venerdì 30 Novembre 2007 23:26

La culla del qawwali (Djénane Kareh Tager)

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Dal XIV secolo la tomba del grande sufi Nizamuddine raduna musulmani e indù in un fervore che non viene meno. Canti qawwali e preghiere si mescolano per onorare la memoria del maestro.

Il mausoleo di Nizamuddine a New Delhi

La culla del qawwali

di Djénane Kareh Tager

È un'enclave nel cuore di New Delhi che sembra essere stata dimenticata dal tempo. Residua medievale, intrico di viuzze non più larghe di corridoi, nascosta dietro il grande viale Matura e i suoi edifici moderni. Quelli che vi si affollano sono spesso venuti da lontano. I bambini si divertono a riconoscerli dal loro abbigliamento: Hazakh dai berretti ricamati, Uzbek in abiti colorati, Arabi nella veste bianca tradizionale, a volte anche Afgani e alcuni Africani, molti Indiani.

In un'Asia avida di pellegrinaggi, la tomba di Nizamuddine occupa un posto a parte: questo santo sufi del XIV secolo ha infatti la reputazione di compiere molti prodigi a favore di coloro che sanno pregarlo. Guarisce malattie incurabili, allevia le pene del cuore, dà figli alle donne sterili, e soprattutto aiuta i più ferventi pellegrini ad acquistare la facoltà del discernimento.La sua tomba, il Dargah, è anche uno dei rari luoghi in India i cui musulmani e indù si fiancheggiano con lo stesso fervore e compiono gli stessi riti.

Per arrivare al Dargah bisogna prima di tutto superare il fumo acre che si sprigiona dalle bancarelle dei venditori di kebab, spiedini di carne arrostita. Attraversare la viuzza delle locande dove, per poche rupie, i pellegrini depongono i loro poveri bagagli e passano la notte. Lasciarsi stupire dalle montagne di petali di rose e dai ricchi broccati, i chadurs, impilati su carretti, intorno a una piazzetta dove i pellegrini fanno provvista dei doni che deporranno sulla tomba del maestro sufi. Bisogna poi inoltrarsi in altre viuzze, sempre più strette, bordate da mercanti di rosari e di libri di preghiere, di ricordini. Poi fermarsi al portale di pietra, affidare le scarpe al custode che le annoda paio per paio con una corda e le allinea sui suoi vecchi scaffali di legno.

Ed è la meraviglia. Al centro di una spianata si eleva il mausoleo di Nizamuddine, un cubo di marmo bianco sopraelevato, sormontato da una cupola in marmo a forma di loto. Lungo la veranda che lo circonda si danno il cambio i cantori, sgranando dei qawwali, canti di amore in urdu o in arabo, accompagnati da musici che suonano i loro tamburini e il loro rabat, viole a due corde antenati dei violini. Sono spesso degli sconosciuti che alimentano così il fervore dei fedeli. Ma non è raro di incontrare al Dargah nomi grandi del qawwali, la musica che sarebbe stata sviluppata dal discepolo prediletto di Nizamuddine, Amir Khussau. Nusrat Fateh Ali Khan, che ha fatto conoscere il qawwali in Occidente negli anni ’90 e che era un fedele della confraternita sufi di Cishti, che oggi è una delle confraternite più popolari in Asia, veniva volentieri a cantare sul Dargah del maestro…

La folla variegata dei devoti

Gli uomini si affollano all’interno del mausoleo, carichi di broccati e di petali di rose che impilano al di sopra della tomba. Gli strati si ammucchiano di ora in ora e i fedeli li accarezzano a lungo recitando le loro preghiere. All’esterno le donne cercano di avvicinarsi alle finestre sbarrate da grate di legno aprendosi una strada sulla stretta veranda fra i cantori, i musici e vecchi saggi intenti alla lettura del Corano e di opere esotiche. I custodi della tomba raccolgono i doni destinati al mantenimento dei luoghi e alla cucina comune, il hangar, dove giorno e notte sono serviti pasti gratuiti. Sulla spianata i mendicanti si affiancano ai vecchi asceti perduti nella loro meditazione, che attendono l’ora della preghiera alla moschea vicina. Più avanza la giornata, più la folla si fa fitta. La musica è lancinante, le fumate d’incenso immergono la scena in una atmosfera irreale. Intorno al Dargah sorrisi e lacrime si mescolano sui volti quando la manciata di petali o la stoffa portati in offerta si posano sulla tomba, le mani si aprono in una preghiera: l’invocazione è infine ascoltata…

Dalla sua tomba, un profumo di rose…

Figlio di una famiglia pia di Bukhara, Nizamuddine è nato a Bayun, in India, nel 1238. Giovanissimo frequenta la scuola coranica, si distingue nelle scienze esegetiche, impara anche le matematiche e l’astronomia, ma soprattutto è attirato dalla mistica. Si unisce alle file dei discepoli di Baba Farid in seno alla confraternita dei Cishti, un antico ordine sufi fondato nel X secolo da Abu Ishak Shami a Cisht, non lontano da Herat, nell’attuale Afghanistan. Designato da Baba Farid come suo erede spirituale, Nizamuddine si istalla a Delhi: “Tu sarai un grande albero all’ombra del quale le creature di Allah, gli uomini nella loro vasta moltitudine, verranno a trovare conforto e riposo”, gli predice il maestro.

Prestissimo la fama del santo uomo sorpassa le frontiere della città: ricchi e poveri, sultani e mendicanti, musulmani e indù vengono a chiedergli consiglio, a implorare le sue preghiere, ad aspettare i suoi miracoli. Nizamuddine, che predica l'amore e la tolleranza fra tutte le religioni, può, si dice, leggere nell'anima di un uomo come in un libro, e conosce le parole che alleviano tutte le pene. Al contrario degli altri grandi maestri, rifiuta di compiere i prodigi abituali nei grandi dervisci: camminare sull'acqua o levitare durante la meditazione. Nizamuddine preferisce consacrare tute le sue forze spirituali all'amore, all'amore di Dio e degli uomini.

Ala sua morte, nel 1324, all'età di 86 anni, è sepolto là dove è vissuto, a Ghiyaspur, che all'epoca era nei sobborghi di Delhi, oggi nel cuore di New Delhi, in quel quartiere che ormai porta il suo nome e sul quale sembra che il tempo sia passato senza lasciar segni. Dalla sua tomba, subito trasformata in luogo di pellegrinaggio, per lungo tempo si à sprigionato un profumo di rose.

L'attuale mausoleo di Nizamuddine è stato edificato nel 1562 da Faridun Khan, un ricco mercante che voleva così ringraziare il maestro scomparso per i suoi benefici. A pochi metri di distanza, un altro mausoleo, più modesto, è stato costruito intorno alla tomba del poeta Amir Khusrau, il discepolo prediletto di Nizamuddine. Poco in là, una pesante porta di legno chiude una piccola stanza: là, si dice, Nizamuddine e i suoi discepoli si riunivano per ore a ripetere il nome di Allah.

(da Le monde des religions, 18, pp. 42-44)

Ultima modifica Mercoledì 02 Giugno 2010 12:52
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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