Mercoledì, 13 Dicembre 2017
Venerdì 15 Febbraio 2008 01:08

Islam, la riforma possibile (Giuseppe Scattolin)

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Se un islam moderato risultasse impossibile, anche la convivenza pacifica nel nostro villaggio globale sarebbe in grave rischio. Chi sono quindi, se ci sono, questi musulmani moderati? Come distinguerli dagli irenisti ipocriti?

Islam, la riforma possibile

di Giuseppe Scattolin

Nel mondo islamico, l'estremismo sembra farla da padrone. Eppure leggo in Italia commenti che argomentano di un "islam moderato”, di una riforma che sarebbe in atto nell'islam contro il fondamentalismo e l'estremismo. Ma dove sono questi riformatori? Sono dei fantasmi, dato che mai appaiono in pubblico? Molti sono invece gli irenisti musulmani che si fanno vedere, ma si capisce che recitano la commedia, che sono degli ipocriti. E poi è veramente possibile una riforma dell'islam - una religione così letteralista, legalista, intransigente - senza un suo cambiamento radicale?

Stefano Dall'Acqua - Livorno


La questione è della massima importanza. Se un islam moderato risultasse impossibile, anche la convivenza pacifica nel nostro villaggio globale sarebbe in grave rischio. Chi sono quindi, se ci sono, questi musulmani moderati? Come distinguerli dagli irenisti ipocriti?

Una prima risposta viene dalla vita. Nei paesi islamici s'incontrano moltissime persone serie, moralmente integre, che compiono il proprio dovere quotidiano con molto sacrificio, aperte all'aiuto verso gli altri, qualche volta più affidabili di molti cristiani... Questo dimostra che anche il musulmano “normale", quando usa il buon senso e la coscienza, sa trarre dalla sua religione ciò che è buono. Noi dobbiamo stare sempre attenti a tali realtà, senza chiuderci in pregiudizi.

Ciò che porta al fanatismo è piuttosto un tipo di islam ideologicizzato, mosso dalla ricerca del potere, camuffata sotto slogan religiosi. Questo tipo di islam politico, di cui spesso ho parlato su queste pagine, è fonte perenne di fanatismo e di violenza. La violenza, però, va disarmata, partendo dall'interno dell'islam. Una pressione solamente esterna non basta; anzi, porta a reazioni ancor più dure, come gli avvenimenti dei nostri giorni dimostrano. L'islam, infatti, ha indubbiamente bisogno di una profonda riforma che proponga ai suoi fedeli un punto di riferimento diverso dalla propaganda asfissiante dell'islam jihadista e politico.

A tale scopo non servono certo i melliflui irenisti musulmani che appaiono sulle nostre tivù. L'islam ha bisogno di purificazione radicale per liberarsi dalla propria ideologia di violenza, e così prendere sul serio la coscienza dei diritti della persona umana maturata nell'epoca moderna. Questo è diventato un punto ineludibile, anche se scottante, per l'islam contemporaneo. Occorre che all'interno dell'islam sorgano pensatori impegnati che diano inizio a una sua revisione critica, partendo dalla sua storia, dalle sue fonti religiose, dalle sue leggi, ecc. Qui sta la differenza tra il riformista e l'irenista. Quest'ultimo dice solo belle parole, senza mai accennare a un'autocritica riguardo alla violenza del suo passato. Caso mai, egli ha il dito puntato sempre verso gli altri. Il riformista vero, invece, parte sempre da una critica seria di sé e della propria storia. Egli non ha paura di mettere in luce le violenze passate e presenti commesse dai propri correligionari. Anzi, ne cerca seriamente le cause, per proporre una visione diversa della propria religione, libera dai tutti i fattori di violenza.

E occorre dire che persone del genere esistono nell'islam, anche se non molto in vista per motivi personali e politici. Esse dimostrano che un discorso di riforma è possibile. Di alcune di esse ho parlato in Nigrizia (2/1999, dossier) e nel mio L'islam nella globalizzazione (Emi, 2004). Anche Magdi Allam, alla fine del suo libro Vincere la paura (Mondadori, 2005), ne nomina un certo numero. Sayyid al-Qimanî, Sa'îd al-'Ashmâwî, Mahmûd Tâhâ, Nasr Abû Zayd, Fu'âd Zakarivva e altri dovrebbero essere noti ai lettori di Nigrizia. Si tratta di persone che, molte volte a rischio della propria vita, portano avanti un discorso di riforma: meritano tutta la nostra stima e il nostro appoggio. Esse cercano di presentare una lettura critica dei propri testi religiosi, distinguendo il messaggio di base - fondato sui valori come giustizia, libertà, uguaglianza, separazione fra religione e politica - dalle norme concrete, non di rado tribali e discriminanti, che fanno parte del contesto storico in cui la rivelazione è avvenuta, e quindi non vincolanti per tutti i tempi e i luoghi. Tali norme riguardano soprattutto il diritto personale, familiare, ereditario, ecc.

Questo è lo stesso cammino che ha fatto la chiesa nella lettura della Bibbia. E, prima della chiesa, l'ha fatto Cristo nei confronti del legalismo dei dottori del suo popolo. Per non essere, poi, noi stessi ipocriti, occorre ricordare che il confronto con la modernità, la ragione critica, la libertà di coscienza non è stato facile neanche per la chiesa. Basti pensare al percorso compiuto dalla condanna totale della modernità a opera di Pio IX, nel suo famoso Syllabus (1864), fino alla sua accettazione critica fatta dal Concilio Vaticano II (1965). Non deve meravigliare, quindi, che anche l'islam abbia bisogno di tempo per poter fare un tale cammino.

Tuttavia, il fatto che una prospettiva di riforma sia ora esplicitamente proposta da pensatori musulmani seri e impegnati, come quelli sopra ricordati, è un grande segno di speranza per l'islam e per noi. Questo prova che una riforma è possibile anche nell'islam. Tali persone vanno aiutate e incoraggiate; e se trovano difficoltà nei loro paesi, dovrebbero trovare fra noi un sostegno amico.

I nostri governi dovrebbero avere uno sguardo più acuto sul futuro, cercando di favorire le correnti riformiste e moderate dell'islam, e non quelle fondamentaliste ed estremiste, che molte volte si camuffano dietro apparenze di cultura e opere sociali. Una presa di posizione chiara al riguardo è estremamente necessaria per promuovere una convivenza pacifica fra i quartieri del nostro villaggio umano, togliendo terreno all'estremismo religioso nell'islam, ma anche nelle altre religioni.

(da Nigrizia, dicembre 2005)

Ultima modifica Mercoledì 02 Giugno 2010 12:48
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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