Giovedì, 25 Febbraio 2021
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Il terzo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Un sabato sera a Troade; a Mileto (20,7-16)

La comunità di Troade si riuniva il sabato sera (il computo dei giorni inizia con la sera) per celebrare l’eucaristia domenicale in una stanza alta (come il cenacolo). La lunga predica fa cadere addormentato il giovane Eutico seduto sulla finestra (Paolo se la cava resuscitandolo).

Il viaggio riprende, con tappe minute; Paolo va a piedi (perché? È un percorso di circa 6 ore), gli altri in nave ad Asso, poi insieme Mitilene, sull’isola di Lesbo; poi l’isola di Chio; poi Samo; infine Mileto. Intenzionalmente vuole evitare la ben conosciuta Efeso: vi aveva rischiato la vita a causa di Demetrio. Inoltre aveva fretta di arrivare a Gerusalemme, per portare il frutto della colletta entro la Pentecoste. Temeva che l’offerta fatta da parte di incirconcisi fosse rifiutata (cfr Rm 15,30-31: "Vi esorto perciò, fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e l'amore dello Spirito, a lottare con me nelle preghiere che rivolgete per me a Dio, perché io sia liberato dagli infedeli della Giudea e il mio servizio a Gerusalemme torni gradito a quella comunità…"), con grave danno dell’unità ecclesiale.

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Il terzo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Il discorso agli anziani di Efeso (20,17-38)

Dopo il "discorso tipo" agli ebrei, nella sinagoga di Antiochia (At 13, primo viaggio) e quello ai pagani ad Atene (At 17, secondo viaggio), ora Paolo tiene un discorso magistrale ai presbiteri, i responsabili della comunità. È l’ultimo discorso dell’apostolo, che chiude l’epoca apostolica. Una nuova generazione dovrà farsi carico dell’annuncio evangelico, nella fedeltà al deposito ricevuto. Da notare la terminologia del ministero sacro, ancora oscillante, e il detto del Signore "c’è più gioia nel dare che nel ricevere", non riportato dai Vangeli.

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Sabato 19 Giugno 2004 01:04

Da Mileto verso Gerusalemme (21, 1-14)

Il terzo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Da Mileto verso Gerusalemme (21, 1-14)

Ultime tappe: Tiro (con l’invito a non andare a Gerusalemme), Tolemaide, Cesarea. Anche qui, Agabo compie un gesto simbolico, preannunziando le sofferenze di Paolo. Ma questi fu irremovibile: doveva andare a Gerusalemme. Come Gesù.

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Sabato 19 Giugno 2004 01:04

I tre processi a Paolo e il viaggio

Da Gerusalemme a Roma
di Don Filippo Morlacchi


I tre processi a Paolo e il viaggio


I capp. 21-28 degli Atti raccontano le ultime vicende storicamente accertabili di Paolo: le accuse mossegli dai confratelli ebrei, i processi in Palestina (prima a Gerusalemme, davanti al sinedrio; poi a Cesarea, davanti al procuratore romano Felice e – due anni dopo – davanti al suo successore Festo); infine il suo drammatico viaggio, da prigioniero, a Roma.


All’arrivo di Paolo a Gerusalemme, subito gli contrappone il gruppo dei "giudei della provincia di Asia" (At 21,27). Da una parte c'è Paolo, arrestato, accusato, minacciato dì morte; dall'altra i suoi avversari Giudei, i quali lo considerano un rinnegato e cercano tutti i modi per toglierlo di mezzo. Paolo è protetto dall'autorità dei Romani, anche se i rappresentanti dell'impero non sono sempre modelli di onestà e di competenza. Ci sono vari discorsi di autodifesa di Paolo: a Gerusalemme, davanti alla folla e poi davanti al sinedrio; quindi a Cesarea, davanti al governatore romano Felice, al suo successore Festo e al re giudeo Agrippa. Dall'insieme risulta che Paolo, staccandosi dal giudaismo, non è stato un ribelle, anzi è stato fedele alle attese più autentiche di Israele: la speranza nel Messia e nella risurrezione. Nei confronti dell'impero romano egli più volte e pubblicamente è riconosciuto innocente. Tuttavia egli si appella al giudizio dell'imperatore e così prosegue per Roma.


Con l'immagine di Paolo prigioniero nella capitale si chiude il libro degli Atti: se anche un missionario è in catene, l'annuncio della parola di Dio e la testimonianza cristiana si diffondono con tutta franchezza "fino agli estremi confini della terra" (n. 2).

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Il terzo viaggio missionario di Paolo
di Don Filippo Morlacchi


Il passaggio attraverso la penisola Anatolica (18,23)

Un solo versetto ci descrive il lungo viaggio attraverso la Galazia e la Frigia. Luca sorvola su ciò che accade in luoghi già descritti in precedenza. Il fatto che il testo ometta la menzione della Pisidia e della Licaonia fa supporre che Paolo non sia ripassato per Antiochia, Iconio, Listra e Derbe (primo viaggio), ma abbia puntato subito sulla Galazia (evangelizzata nel secondo viaggio a causa della malattia). Questo passaggio in Galazia si argomenta anche dalla lettera ai Galati (4,13) "fu a causa di una malattia del corpo che vi annunziai la prima volta il vangelo": si può supporre una seconda volta, se ve ne fu una prima; e fu appunto in occasione di questo viaggio. Attraversando poi la Lidia, giunse ad Efeso, fedele alla promessa fatta agli Efesini (18,21), fermandosi forse da Aquila e Priscilla, rimasti ad Efeso dal viaggio precedente.

Intanto, si racconta di Apollo, un giudeo alessandrino colto, versato nelle Scritture (probabilmente alla scuola di Filone, fortemente allegorizzante), seguace del Battista e battezzato solo con il battesimo di Giovanni (1). Questi, abilissimo nell’argomentare, fu condotto alla pienezza della fede cristiana dai coniugi Aquila e Priscilla, i quali lo incoraggiarono nel suo desiderio di evangelizzare la Grecia e lo indirizzarono a Corinto. Qui riscosse grande successo "irrigando quello che Paolo aveva piantato" (cfr 1Cor 3,4-6).


NOTA

(1) Ciò significa che al di fuori della Palestina c'erano ancora discepoli del Battista che non avevano conosciuto (o riconosciuto) Gesù, e che rimanevano legati al loro maestro decapitato da Erode. E' quanto rimane dei «discepoli di Giovanni» (Mc 2,18; 6,29). Il Vangelo di Giovanni, scritto alla fine del secolo, vuole chiaramente indicare la subordinazione di Giovanni a Gesù, anche per invitare questo gruppo superstite alla piena fede.

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