Giovedì, 25 Febbraio 2021
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Sabato 19 Giugno 2004 01:15

Pasqua di Jhwh e Pasqua dei Giudei

APPENDICE II
La chiesa delle origini

Pasqua ebraica
e Pasqua Cristiana
di Don Filippo Morlacchi


 


Pasqua di Jhwh e Pasqua dei Giudei


Due testi ne parlano. Es 12,1-14 e Dt 16,1-8. Non mancano le differenze. Ad es., in Es si può celebrare in ogni luogo, mentre secondo Dt è possibile solo da parte dei sacerdoti nel tempio di Gerusalemme; la vittima è un agnello in Es, anche bovini e altre bestie in Dt; infine secondo Es la Pasqua è una festa a sé stante, mentre Dt la lega a quella degli Azzimi (di origine agricola). Il motivo è evidente: il testo di Dt fa riferimento alla situazione del popolo ormai insediatosi in Canaan. Le origini della festa vanno dunque trovate nel testo dell’Esodo, anche se pare che la sua redazione finale sua successiva a quella del testo del Dt..


Ne emerge una festa non agricola, ma di pastori: si immola una primizia del gregge prima della transumanza primaverile (vedi il modo di cuocere la vittima, gli ingredienti di contorno, la posizione in piedi e con le vesti tirate su…). Il sangue sulle porte sembra un’aggiunta successiva (porte = ingresso della tenda?). Ciò che più conta è la consumazione del pasto sacro in comune, prima della separazione del clan (solidarietà, comunione di sangue).


Ma poi, tra il 1250 e il 1230 a.C. (pare) a questo rito si aggiunge un nuovo significato: il popolo voleva andare nel deserto a compiere questa cena rituale (cfr Es 5,1); di fronte al ripetuto diniego del Faraone, Dio agisce. Nella notte dell’attesa il popolo compie in anticipo il rito, ma misteriosamente il Signore passa e compie un giudizio, colpendo gli egiziani e risparmiando gli ebrei. Di questo evento, la pasqua diventa memoriale: la pasqua non è più una festa legata al ciclo cosmico, ma alla storia della salvezza.

Pubblicato in Bibbia
Sabato 19 Giugno 2004 01:15

Pasqua dei giudei

APPENDICE II
La chiesa delle origini

Pasqua ebraica
e Pasqua Cristiana
di Don Filippo Morlacchi


 


Pasqua dei giudei


Col passar del tempo la Pasqua inizia significare non tanto il passaggio di Yhwh, quanto quello del popolo attraverso il Mar Rosso: "Dio ci ha condotti fuori dall’Egitto…" (Dt 26,8). La Pasqua è il passaggio di Dio che salva o del popolo che è salvato? Questa ambivalenza accompagnerà sempre la pasqua.


Questa è la situazione della pasqua quando Gesù pratica questi riti. Si era stabilito un compromesso tra pasqua primitiva (incentrata sulla famiglia) e pasqua deuteronomica (che faceva perno sul culto al tempio: questa dimensione verrà meno solo con la distruzione del tempio, avvenuta proprio durante le festività pasquali del 70 d.C., portando la celebrazione della pasqua al rituale oggi in uso, in cui si celebra ovunque la "pasqua senza tempio"). L’immolazione della vittima avveniva nel tempio sotto la supervisione dei sacerdoti: ogni israelita andava al tempio nel pomeriggio del 14 nisan (mese lunare ebraico corrispondente a marzo-aprile), uccideva il proprio agnello, e i sacerdoti aspergevano con il sangue l’altare del tempio. Poi aveva luogo la liturgia familiare, in cui il capofamiglia recuperava alcune prerogative sacerdotali che si erano perse con l’istituzione del sacerdozio levitico. La cena rituale era scandita in quattro sezioni da quattro coppe diverse. Le preghiere di benedizione (berakah, pl. berakôt) sono quasi identiche a quelle della Messa: "Benedetto sei tu Signore, Dio nostro, Re dell’universo, che hai creato questo frutto della vite. Tu ci hai eletto tra tutti i popoli…".


Il racconto (haggadàh) della pasqua spiega cosa rende "speciale" quella notte: "noi fummo schiavi in Egitto e di là ci fece uscire il Signore Dio nostro, con mano potente e braccio teso". "NOI", non "i nostri padri", secondo un detto di rabbi Gamaliele (il maestro di S. Paolo): "in ogni generazione ciascuno è tenuto a considerarsi come se egli stesso fosse uscito dall’Egitto, perché il Santo – benedetto Egli sia – non liberò solo i nostri padri, ma noi pure liberò con loro". La liturgia rende contemporanei agli eventi celebrati. Di evidente importanza l’applicazione alla Pasqua cristiana…


Tutta questa teologia è riassunta in un famoso testo rabbinico detto Poema delle quattro notti, in cui si riassume:



  • La prima notte fu quella in cui Yhwh si manifestò al mondo per crearlo: la parola di Dio era luce. La seconda notte fu quando Yhwh si manifestò ad Abramo all’età di cento anni e a Sara sua moglie, promettendogli un figlio. La terza notte fu quando Yhwh si manifestò contro gli egiziani nel mezzo della notte: la sua mano uccideva i primogeniti egli egiziani e proteggeva i figli di Israele. La quarta notte sarà quando il mondo, giunto alla sua fine sarà dissolto.

  • In sintesi: Dio salva rivelandosi (si manifestò…). Si accostano pasqua e creazione, pasqua e salvezza, pasqua e consumazione del mondo.

    Pubblicato in Bibbia
    Sabato 19 Giugno 2004 01:15

    La Pasqua di Cristo e della Chiesa

    APPENDICE II
    La chiesa delle origini

    Pasqua ebraica
    e Pasqua Cristiana
    di Don Filippo Morlacchi


     


    La Pasqua di Cristo e della Chiesa


    Tutto ciò che fu prefigurato nell’AT, trovò il suo compimento nel NT. Le diverse sfumature di significato a proposito della pasqua si ritrovano anche qui: la stessa etimologia (pasqua = "pàscho" "patire": è una etimologia sbagliata, ma ricorrente nei padri greci) farebbe pensare che la pasqua è la "passione" del Signore. Ma pasqua significa anche passaggio, e dunque passaggio dalla morte alla vita nuova à pasqua è la "risurrezione" del Signore. Inoltre si crea ben presto il legame fortissimo tra pasqua e battesimo.


    Inoltre la pasqua di Cristo diventa l’inizio della nuova creazione e apre il futuro definitivo dell’uomo, nell’attesa del ritorno glorioso del Signore: legame fortissimo con la teologia della notte pasquale rabbinica (prima e quarta notte).


    Il legame è poi inscindibile con la celebrazione eucaristica, in cui si riassumono la liturgia sinagogale (soprattutto nella liturgia della parola) e la liturgia pasquale, nella duplice dimensione di immolazione (presso il tempio à eucaristia come sacrificio) e di comunione (in famiglia: eucaristia come banchetto).


    (Questa appendice è una rapidissima sintesi di: R. Cantalamessa, La pasqua della nostra salvezza, Marietti 20005).

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