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Venerdì 21 Luglio 2006 12:07

Volete cantare i Salmi?

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Volete cantare i Salmi?

Di Gilles-Hervé Masson

 

Semplici suggerimenti per cantare i salmi

Occorre innanzi tutto procurarsi un salterio e trovare la pagina giusta.

In secondo luogo, non ci si deve “buttare” immediatamente, ma è consigliabile in primo luogo, ascoltare cantare gli altri.

In generale, c’è sempre qualcuno che guida il coro e che canta da solo il primo versetto di ogni salmo su un tema semplice. In seguito, tutta l’assemblea entra nel canto: ascoltatela e lasciatevi guidare seguendo il testo con gli occhi. Noterete che, la maggior parte delle volte, questi versetti si articolano in due momenti chiamati stichi .

Esempio:

“Oracolo del Signore il mio Signore, siede alla mia destra

E io farò dei tuoi nemici lo sgabello del tuo trono.”

 

In questo esempio, uno fra tanti altri temi musicali possibili, si possono notare (nel testo del salterio) i piccoli segni che sottolineano l’una o l’altra sillaba e che servono ad indicare che la nota cambia: è a questo punto che si deve salire o scendere. Ė questo il semplice principio di base sul quale si fonda il canto del salmo. In seguito si potranno affrontare strutture più complesse, (declinare e sviluppare lo stico, il canto in strofe di tre o quattro stichi l’inflessione al centro dello stico con il segno “+”, ecc.)

Accanto a questi dati tecnici, è necessario dire qualche cosa anche a proposito dello spirito con il quale si canta: in effetti la salmodia è una frase musicale semplice che ha anche lo scopo di disporre colui che la pratica , all’ascolto di ciò che canta.

Una pausa separa dunque i due “stichi”, come un respiro al centro del versetto. Essa serve a far posto al silenzio e all’ascolto di ciò che si canta; nello stesso tempo i versetti devono essere cantati l’uno dopo l’altro, senza intervallo. Questo canto è dunque una lezione di attenzione, di disponibilità e di movimento. Non si entra in salmodia con un semplice esercizio vocale, ma con tutto il proprio essere. Salmodiando, si danno alla propria esperienza di vita e di fede le parole per esprimersi e per cantare.

Gilles-Hervé Masson

 

Far tesoro dell’essenziale Meditazione

Sono le 19, la campana ha suonato e voi entrate. Alcune persone sono riunite, con un libro in mano che hanno preso da un tavolo che si trova lì vicino. Decidete di restare, ”per vedere”.

Con discrezione, vi mettete accanto a qualcuno che ha l’aria di essere frequentatore abituale del luogo. Ora, bisogna cercare la pagina giusta.

Tutti si alzano. Qualcuno canta: ”Dio, vieni in mio soccorso!” e l’assemblea risponde ”Signore, soccorrici!” E immediatamente dopo: ”Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo: ...”

Ė con questa invocazione che iniziano tutti gli uffizi, a ricordo della frase di Paolo: ”Lo Spirito Santo viene in aiuto della nostra debolezza poiché noi non sappiamo domandare per pregare come si conviene.” (Rom 8,26)

 Il vostro vicino si è accorto che siete spaesato e vi guida: vi mostra il cartello vicino all’altare sul quale sono scritti i testi all’ordine del giorno e la loro pagina. Sfogliate il libro e trovate il punto esatto.

 

Arriva il momento del canto che segue l’introduzione che si chiama “inno” e che dà la tonalità della preghiera: canto di penitenza in quaresima, di esultanza in tempo pasquale, di lutto se si prega per i morti…

Esiste una varietà di repertori ed ogni comunità ha il suo in funzione dei propri gusti e della propria tradizione

Terminato l’inno, tutti si siedono.

 

Ė il momento della salmodia che consiste il più delle volte, nel canto di due salmi inquadrati ciascuno da una specie di ritornello, l’antifona.

In seguito, si canta ancora un testo che rassomiglia molto ad un salmo, ma in realtà è un testo in versi chiamato cantico, tratto da altri libri della Bibbia.

Durante l’uffizio del mattino, le Lodi, si canta soprattutto l’Antico Testamento e all’uffizio della sera, i Vespri, il Nuovo.

Noterete che, alla fine di ogni salmo, ci si alza per dire:”Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.” Ė una doxologia .

 

Alla fine di questa sequenza, si ascolta la lettura di un breve passaggio della Scrittura, seguito da un tempo di silenzio poi da un responsorio: l’assemblea risponde alla lettura che ha appena ascoltato.

In seguito tutti si alzano e cantano ancora un’antifona che introduce un canto particolare, il canto evangelico. Il mattino è quello di Zaccaria, il padre di Giovanni Battista; la sera, è quello della Vergine Maria, chiamato anche Magnificat.

Seguono allora le preghiere di intercessione o di lode, un po’ come la preghiera universale della Messa: un lettore presenta delle intenzioni diverse, alternate ad un ritornello. Poi, un membro dell’assemblea, chiede una preghiera secondo una particolare intenzione.

Il tutto termina con il canto della preghiera per eccellenza, il Padre Nostro. Colui che presiede l’assemblea, conclude con un’ultima breve preghiera prima di invocare su tutti la benedizione di Dio.

 

Le ultime parole dell’uffizio sono sempre:

”Benediciamo il Signore!”

L’assemblea risponde:

”Rendiamo grazie a Dio.”

 

La persona che vi ha fatto da guida nella celebrazione spiega come il tutto è molto facile, poiché la struttura è sempre la stessa. La parte centrale è costituita dalla salmodia, che dispone il cuore a ricevere la parola di Dio. Al vertice dell’uffizio vi è il cantico evangelico, una pagina del vangelo cantata da tutti, che termina con la preghiera di intercessione e il Padre Nostro. Solo i testi cambiano permettendo di scoprire la ricchezza del Mistero celebrato.

La liturgia è una fonte di grazia: essa affida i suoi segreti a coloro che la frequentano abitualmente.

Tradotto e adattato da Maria Grazia Hamerl da Biblia n° 50

 

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Ultima modifica Giovedì 18 Aprile 2013 08:14
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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