Martedì, 24 Ottobre 2017
Lunedì 20 Dicembre 2004 01:21

La Trasfigurazione di Gesù

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LECTIO   Matteo 17, 1-9

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: « Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia ». Egli stava ancora parlando quando una nube luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: « Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo ».


All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: « Alzatevi enon temete ». Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: « Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti ».


Marco 9, 2-10

Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè, che discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: « Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia! ». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: « Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo! ». E subito, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa,  domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.


Luca 9, 28-36

“Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro,Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava,il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida esfolgorante. Ed ecco due uomini. parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. "Mentre questi si separavano da lui”, Pietro disse a Gesù; « Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia ». Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. ”E dalla nube uscì una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo ». "Appena lavoce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono ad alcuno di ciò che avevano visto.

MEDITATIO


Giovanni Paolo II, nell’esortazione post-sinodale “Vita Consacrata", poneva lo splendore divino-umano di Cristo e il fascino della Sua persona divenuti esperienza storica soprattutto nell’episodio evangelico della Trasfigurazione, preludio alle apparizioni dopo la Risurrezione - come fondamento della vita religiosa. La chiamata alla sequela di Cristo nasce dall'incontro con il Figlio di Dio fatto carne, avvolto della sua luce gloriosa, il più bello dei figli degli uomini (1). Ed è per lo stesso motivo che la scena evangelica della Trasfigurazione occupa un posto centrale nella spiritualità monastica, soprattutto nell'Ortodossia. Sul monte Tabor, la gloria della divinità del Verbo risplende nell'umanità di Gesù, anticipando nella sua carne mortale, lo splendore divino della Risurrezione. Nel colloquio con Mosè ed Elia — nel confronto con la Legge e i Profeti - Gesù, figlio di Dio e figlio dell’Uomo lascia che risplenda pienamente il suo mistero: l’Esodo della sua Pasqua porta a compimento le Scritture. Le tre redazioni evangeliche dell’episodio - Mt 17,1-9; Mc 9,2-10 e Lc 9,28-36 - pur essendo caratterizzate ciascuna da una propria visione teologica, seguono fondamentalmente lo stesso schema letterario: esse riprendono le epifanie dell'AT descritte attraverso la mediazione di un Angelo (cf.soprattutto Gdc 6,11-24; 13,2-24) ed hanno un comune orientamento verso il comando che conclude la Parola pronunciata dal Padre (Ascoltatelo! Mt17,5; Mc, 9,7; Lc, 9,35: cf Nm 22,31-35; Gs 5,13-15; 2 Mac 3,22-34). La voce di Dio - nel dialogo che si svolge tra Mosè, Elia e il Cristo attesta che è Gesù il Figlio prediletto; i discepoli sono quindi chiamati ad accogliere la predizione della sua passione morte e risurrezione, alla luce della gloria divina che già risplende sul volto trasfigurato del Cristo. Il fulgore ultraterreno che sul Tabor avvolge il figlio di Maria, da un lato spiega perchè, mentre ancora è sulla terra, Gesù di Nazareth possa parlare con le figure celesti di Mosè e di Elia,e dall’altro anticipa il destino riservato al giusto sofferente, umiliato e glorificato. Simbolicamente, le due figure che personificano la Legge e i Profeti sono chiamate ad attestare la sua divinità, che si rivela nell’Esodo della sua Pasqua. La loro vicenda storica mette ancora di più in risalto, per contrasto, il destino tragico di Gesù. Elia fu assunto in cielo nel turbine di Fuoco, ma anche la morte profetica di Mosè sul Monte Nebo, prima dell’ingresso del popolo nella terra promessa, venne tramandata dalla tradizione giudaica come un misterioso trasferimento in cielo. Il Figlio di Dio risplenderà invece pienamente nella sua dimensione umano-divina proprio attraversando il mistero della passione e della croce, per ricevere dal Padre la gloria della risurrezione. La teofania del Tabor sorprende a tal punto i discepoli che, l’unica reazione di cui Pietro è il portavoce, suggerisce di fissare il più a lungo possibile quanto accade davanti a loro: costruire chiede di poter costruire delle tende, per onorare e commemorare allo stesso modo ciascuna delle figure celesti e la rivelazione di Dio attuata attraverso di esse, come avveniva nella festa delle Capanne, oppure, come nella Tenda del Convegno in cui avveniva l’incontro con Dio nel deserto, perché ogni figura celeste possa continuare a comunicare la rivelazione divina. Al termine della manifestazione, la nube di Dio -già figura della sua presenza nelle tradizioni dell’Antico Testamento - riassorbe Mosè ed Elia, nascondendoli agli occhi dei discepoli perché resti davanti a loro il solo Gesù. II Padre sottrae i mediatori dell’antica alleanza allo sguardo di Pietro, Giacomo e Giovanni, perché essi erano solo dei portavoce che preparavano la rivelazione piena, portata a compimento dal Figlio. Gesù resta quindi solo con i suoi, nella verità della sua incarnazione. La densità teologica del racconto evangelico dellaTrasfigurazione appare in chiara luce se viene messa a confronto con la narrazione parallela dei Getsemani. Entrambe le due scene vanno lette, secondo gli esegeti, come i pannelli di un dittico: nell’una e nell’altra Gesù concede ai tre discepoli Pietro, Giacomo eGiovanni, condotti in disparte, di essere coinvolti in un evento che non sanno comprendere in tutta la sua profondità, tanto da restare attoniti e sgomenti. Nell'uno e nell’altro, la Paternità di Dio e la figliolanza di Gesù emergono in primo piano, rivelando, nel confronto con l’Antico Testamento, che Egli porta acompimento in sé il mistero della rivelazione. Nella Trasfigurazione sul monte Tabor, la gloria celeste del Figlio di Dio penetra l’umanità di Gesù, che lascia trasparire la pienezza di luce di cui risplendeva da sempre nel seno dellaTrinità e che irradierà dal suo corpo glorioso, una volta Risorto. Nell'agonia del Getsemani, convergono nella prova di Cesù, la cui anima è triste fino alla morte, il dramma della sofferenza umana che attraversa tutte le Scritture: la contraddizione profetica (2), la sofferenza del re, la rottura dell'alleanza, la letteratura sapienziale (3). Il parallelo delle due scene mostra che nell’umanità e nella divinità di Gèsù la rivelazione l’Antico Testamento giunge al suo compimento quindi la morte e risurrezione di Gèsù Cristo, uomo-Dio, ratifica la nuova ed eterna alleanza, ed è il senso delle Scritture. La sua divinità ed umanità vanno tenute insieme per la comprensione della sua Figura messianica: solo attraverso di Lui, Figlio di Dio e figlio dell’uomo crocifisso e risorto, tutti noi possiamo essere riconciliati con il Padre e giungere alla piena comunione della vita trinitaria.

    Ora lascia che i brani evangelici ti parlino. Applicali a te, alla tua vita.

Monache Trappiste — Vitorchiano

(1)  Cf. Vita Consacrata §14-16 e passim.
(2)  Cf. Gio 4,9; Num 11,14-15; 1 Re 19,4; Ger 15, 10; 20,14-18.
(3)  Cf. Is 38,1;39,1; 2 Cr 32,24; Sir 4,28; 18,22; 34,12; 37,2;51,6

 

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Ultima modifica Mercoledì 26 Febbraio 2014 15:57

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