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Lunedì 20 Dicembre 2004 01:22

Le lettere di Paolo - 1° Cor 6, 12-20

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«Tuttomi è lecito!». Ma non tutto giova.

«Tutto mi è lecito!». Ma io non mi lascerò dominareda nulla. “I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi!”. Ma Dio distruggerà questo e quelli; il corpo poi non è per l'impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo.

Dio poi, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.

 

Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai!

0 non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. 0 non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?

Infatti siete stati comprati a caro prezzo.

Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

 

Il Corpo è per il Signore

 

Questo brano della lettera ai Corinti ci interpella diretta­mente, chiedendo ci di operare, con onestà e chiarezza, le nostre valutazioni sulle scelte operative, sulla qualità dei nostri comporta­menti concreti.

Nel testo, la sapienza dello Spi­rito e la sapienza del mondo sono, come non mai, poste a confronto. Un fatto concreto (5,1-13), un caso di incesto ad opera di credenti, permette a Paolo di cogliere la va­lutazione che ne dà la comunità. È possibile esprimere una teologia "pasquale" anche a riguardo del­l'esercizio dell'attività sessuale, di indicare uncammino coerente, con le scelte concrete da fare.

Il brano della lettera (6,12-20) può darci un insegnamento sulla nostra libertà, sulla castità, sul rapporto del corpo col Signore. Sembra già adombrata, in questa lettera paolina, una teologia "eu­caristica" proprio parlando della rettitudine nei comportamenti sessuali.

Il fatto, nella comunità di Co­rinto, è di pubblico dominio, se ne parla da parte di tutti: un uomo convive con la moglie del proprio padre. Sorprendente per Paolo è la valutazione e la tolleranza non cristiana dei Corinti. Innanzitut­to, anziché soffrire ed essere afflitti per un simile comportamento immorale, si vantano dei loro comportamenti e si «gon­fiano d'orgoglio», perdendo di vi­sta una lettura degli avvenimenti, senza partire dal punto di vista del disegno del Signore. I compor­tamenti immorali, anche di due soli, in una comunità cristiana, so­no come un po' di lievito che fa fermentare tutta la pasta. Fuori metafora, tali comportamenti disorientano e destabilizzano tutta la comunità. Per una corretta valu­tazione e scelta pedagogica, Paolo «fissa losguardo su Gesù» (Ebr 3,1; 12,1). È Lui il lievito nuovo, che ci dà pasta nuova. Egli si pre­senta "immolato".È stato pane azzimo, cioè senza il lievito della malizia e della perversità, Cristo è nostra Pasqua. Il cristiano celebra la vita come festa, e la festa ha un pane azzimo disincerità e verità.

L'apostolo valuta il caso e ne trae le conseguenze per una deci­sione pedagogica: l'incestuoso, co­me ogni impudico, avaro, idolatra, maldicente, ubriacone, ladro, deve essere allontanato dalla comunità. Non si tratta di toglierci dal mon­do, ma di rivelare al mondo chi è cristiano e chi non lo è.C'è un dentro e c'è un fuori, in riferimen­to alla comunità cristiana. Questa chiarezza non è, nella storia, con­danna definitiva delle persone; ma è pedagogia, medicina «affinché lo spirito - dell'incestuoso - possa ottenere la salvezza nel giorno del Signore» .

Il testo ci suggerisce una rifles­sione importante, per fare un pro­getto di vita aperto a, tutte le di­mensioni, anche a quella sessuale. Paolo ci offre al riguardo una rigo­rosa successione di insegnamenti, ben motivata:

a. La vita cristiana, vera vita umana, è libertà: «tutto mi è leci­to». Ma si è veramente liberi, quando possiamo di fatto scegliere senza essere «dominati da nulla» e possiamo e sappiamo scegliere  ciò che è di vero giovamento.

b. Il corpo ha una sua ricchezza e grande valore. Ha bisogno  di essere nutrito; anche se nutrirsi non è valore perenne e definitivo.

Può e deve esprimersi nella vita sessuale; ma non in qualunque modo, secondo le disordinate esi­genze del momento. Ilcorpo «non è per l'impudicizia».

c. Anzi il corpo «è per il Signore, e il Signore per il corpo». Ha un destino di risurrezione, di novità radicale di vita: «Dio poi, che ha risuscitato ilSignore, risusciterà anche noi con la sua potenza». Tale comprensione è ulteriormen­te ribadita nel testo: «Il corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi [in noi] e che avete [abbiamo] da Dio», Non apparteniamo a noi stessi. A chi apparteniamo? Allo Spirito, a Gesù che ci ha «compra­ti a caro prezzo»,

Di più: “I nostri corpi sono membra di Cristo”," Il parallelo di un "corpo a corpo" con una pro­stituta è forte, quasi provocatorio. È però efficace per adombrare non solo l'unione abituale, "spiritua­le", che pur è fondante, ma per­fino la comunione Eucaristica: «Ma chi si unisce alSignore forma con lui un solo spirito».

L'annotazione a forte rilievo psicologico, attesta l'attenzione che Paolo ha all'esperienza uma­na, di tormento e di turbamento, a proposito della sessualità vissuta disordinatamente: «Qualsiasi pec­cato l'uomo commetta è fuori dal suo corpo; ma chi si dà all'impu­dicizia pecca contro il proprio cor­po». L'esortazione e il comando che ci viene dalla Parola di Dio è duplice, giacché rivela i due li­velli: etico e teologico, presenti nei due imperativi: «Fuggite la fornicazione!», «Glorificate Dio nel vostro corpo». .

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Luciano Pacomio

da “L’Ancora” maggio 2004

 

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Ultima modifica Mercoledì 26 Febbraio 2014 15:54

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