Martedì, 22 Agosto 2017
Venerdì 17 Marzo 2006 20:40

LECTIO - Luca 18, 1-8

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Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: “C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario.

Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi”. E il Signore soggiunse: “Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? ”.

 

Leggi attentamente, più volte, il testo; fino a che esso penetri in te e vi metta radici.

MEDITATIO

Il brano si inserisce in un contesto che potremmo definire di “situazione apocalittica”, cioè di “rivelazione”.

Il mondo è diviso tra oppressi ed oppressori e questa è una storia vecchia.

Forse è un brano che riflette lo stato dei giudei, oppressi dai Romani, al tempo di Gesù.

Oppure si riferisce ai fedeli di Qumram.

È difficile dirlo.

In effetti tutto il popolo fu soggetto per secoli al potere straniero, alla guerra, alla povertà.

Per questo esso credeva e sperava nella venuta del grande Liberatore, il Messia.

È la situazione dei cristiani nella Chiesa primitiva, quando molti speravamo in un prossimo ritorno di Gesù.

Marana Tha – Vieni Signore.

Era l’ultima venuta, la definitiva, del Signore.

Un simile atteggiamento è diffuso anche oggi: molti, milioni chiedono giustizia, molti sono morti e muoiono per l’ingiustizia.

I marxisti pensavano che il raggiungimento della giustizia passasse attraverso la maledizione.

Altri oggi pensano che il mondo non sia migliorabile ed attendono una risposta da Dio che la cala dall’alto così…già pronta. Altri l’attendono dal cosiddetto destino.

Il giudice, di cui si parla in questo Vangelo, seccato, fa giustizia.

Di Dio che ascolta sempre gemiti e suppliche il Vangelo mettendo al centro il suo amore salvatore, riflesso nella croce di Cristo, che è principio di salvezza, dice che farà giustizia.

Il potere degli ingiusti è fondato sul vuoto.

La sofferenza dei piccoli che gridano a Dio, unita alla sofferenza di Cristo, si rivela come forza trasformante della terra.

Il problema è la fede che sa elevare la sofferenza e trasformare la storia dal suo centro.

Fede perché tutti seguiamo la via di Gesù.

Fede perché tutti superiamo le divisioni e gli antagonismi da quelli piccoli familiari a quelli grandi delle classi sociali.

Fede perché la sofferenza diventi trasformante.

Fede perché tutti siamo sempre aperti all’amore del Padre.

Perché attraverso la fede la storia, da quella piccola familiare a quella grande mondiale si può trasformare, con Gesù, in grido che invoca la giustizia di Dio e la va rendendo presente, fin d’ora, in mezzo a noi!!

Terminato di leggere questo commento ricorda che esso ti dà soltanto degli stimoli.

Ciò che conta è che:

Tu applichi tutto/a te stesso/a alla Parola.

Tutta questa Parola la applichi a te

Tu che parte stai?

O non vedi, non senti, non parli?

La cosa non ti tocca, perché…riguarda gli altri?

Come è la tua fede in proposito?

Ti ripeto che la Parola ti penetri.

ORATIO

Ora nel silenzio interiore lascia che la meditazione diventi preghiera.

Non pensare che il tuo cuore e le tue labbra debbano dire cose sublimi.

No! Ciò che conta è che tutto parta dal cuore.

 

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Ultima modifica Mercoledì 26 Febbraio 2014 15:46
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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