Martedì, 19 Settembre 2017
Giovedì 29 Marzo 2012 21:27

Le feste mariane, il culto dei santi

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La Chiesa peregrinante in terra è in comunione con la Chiesa trionfante in cielo, e nella liturgia terrena partecipa a quella celeste ricordando con venerazione i Santi (C.L. art. 8).

Nella celebrazione eucaristica si venera la memoria della sempre Vergine Maria, Madre di Dio e del Signore nostro Gesù Cristo, di san Giuseppe suo sposo, dei santi Apostoli e martiri.., e di tutti i Santi. In questo atto di culto i fedeli sono in comunione con i santi commemorati, confidano nella loro intercessione, («per i loro meriti e le loro preghiere»), e sperano di essere accolti nella loro comunità.
Il culto della Madonna e dei Santi è intimamente associato alla Eucaristia perché la Chiesa li contempla nell’unico mistero del Cristo salvatore: « in Maria la Chiesa ammira ed esalta il frutto più eccelso della Redenzione, ed in lei contempla con gioia, come in una immagine pura, ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere » (C. L. art. 103; cfr. C.C. art. 66-67); «nel giorno natalizio dei Santi la Chiesa proclama il mistero pasquale realizzato nei Santi che hanno sofferto con Cristo e con Lui sono glorificati; propone ai fedeli i loro esempi che attraggono tutti al Padre per mezzo di Cristo; e implora per i loro meriti i benefici di Dio » (C. L. art. 104; Cfr. C. C. art. 50-51).
Oltre ad una commemorazione globale di Maria e dei Santi nella Eucaristia, la Chiesa ricorda alcuni momenti della vita di Maria e alcuni aspetti del suo « mistero » nel corso dell’anno liturgico e in alcune feste particolari, e così fa la memoria di alcuni Santi in giorni a loro dedicati. Si è venuto costituendo un po’ alla volta un ciclo di feste di Maria e dei Santi esteso su tutto l’anno, con un calendario universale, per tutta la Chiesa, e calendari particolari per feste proprie delle Chiese locali. Per non ricadere in deviazioni del vero senso liturgico, per cui si era giunti a preferire le feste dei Santi alle ferie di Quaresima e alle stesse Messe domenicali, il Vaticano II ha stabilito che le feste dei Santi non abbiano il sopravvento sul « proprio del Tempo », affinché « l’animo dei fedeli sia indirizzato prima di tutto verso le feste del Signore, nelle quali, durante il corso dell’anno si celebrano i misteri della salvezza » (art. 108). Questo non significa che nel rinnovamento liturgico vi sia una svalutazione del culto ai Santi, ma che la Chiesa vuole ritrovare l’equilibrio nelle sue espressioni cultuali.
Il culto a Maria e ai Santi non è limitato all’ambito della liturgia, poiché vi sono molte forme popolari, spesso approvate dalla Chiesa, di pietà e di devozione. «Si mantenga l’uso di esporre nelle chiese alla venerazione dei fedeli le immagini sacre. Tuttavia si espongano in numero moderato e nell’ordine dovuto, per non destare meraviglia nei fedeli, e per non indulgere ad una devozione non de tutto retta» (C. L. art. 125). Le forme extraliturgiche di culto a Maria e ai Santi dovrebbero trovare ispirazione e norma nella liturgia (C. L. art. 13).

1. Maria nei tempi e nelle feste dell’anno liturgico

Prima che vi fossero feste dedicate esplicitamente a Maria, la Madre del Signore è commemorata e venerata nell’ambito delle celebrazioni dei misteri del Cristo. Essa è associata soprattutto ai misteri dell’incarnazione e dell’infanzia.
 Nell’Avvento Maria ha un posto privilegiato. Nelle Tempora, la cui liturgia costituisce uno degli strati più antichi, si celebrano l’avvenimento della Annunciazione (mercoledì) e quello della Visitazione (venerdì). La liturgia natalizia è intessuta di testi che si riferiscono al parto verginale di Maria e alla sua divina maternità. Ma la festa che l’antica Chiesa di Roma, ispirata a quella orientale, dedicava alla contemplazione del mistero di Maria, era l’ottava del Natale.
Il ciclo dei misteri dell’infanzia del Signore si chiude con la festa della Presentazione al tempio di Gesù, che per lungo tempo è stata chiamata festa della Purificazione, divenendo più festa di Maria che del Signore. Questa festa oggi ha ritrovato il suo vero significato, ma pur rimane sempre grande il posto che Maria ha nella liturgia che celebra l’ingresso del Messia nel tempio.
La liturgia romana, a differenza di quella orientale, non ha accenni alla presenza e alla funzione di Maria negli avvenimenti della Redenzione. Mentre la pietà popolare si è compiaciuta a considerare il dolore di Maria nel cammino della croce e sul Calvario, e a contemplarne la gioia per l’incontro con il Risorto, la liturgia si attiene alla sobrietà dei vangeli. Ed infatti l’unico testo riguardante Maria in tutta la Settimana santa è quello del vangelo di Giovanni. Ma non vi sono né antifone né orazioni dedicate esplicitamente alla Madre del Salvatore. Questo fatto non deve meravigliare, se si pensa come la Chiesa sia tutta presa dalla contemplazione del mistero pasquale che, realizzatosi in Cristo, ora si rinnova in sé stessa per i sacramenti pasquali. Indubbiamente la divina maternità di Maria è implicata in entrambi i casi, ma la liturgia vi mantiene il delicato riserbo proprio dei testi del Nuovo Testamento.

2. Le feste di Maria

Lungo l’anno si succedono numerose feste in onore di Maria santissima, nel ricordo di alcuni avvenimenti narrati dai vangeli o riferiti dalla tradizione, nella celebrazione di apparizioni, di particolari favori al popolo cristiano, di devozioni care ai fedeli.
Le feste più antiche sono quelle riguardanti alcuni avvenimenti della vita di Maria, in cui si manifesta la sua funzione nella storia della salvezza: l’Annunciazione (23 marzo), la Purificazione (2 febbraio), l’Assunzione (15 agosto). Seguirono le feste della Natività (8 settembre), della Presentazione al tempio (21 novembre), della Visitazione (2 luglio), dei sette dolori (15 settembre).
La festa della Immacolata Concezione, pur riguardante l’avvenimento del concepimento di Maria, pone in risalto il mistero della sua predestinazione. Altre feste considerano privilegi o aspetti del mistero di Maria: Maternità divina (11 ottobre), Cuore immacolato (22 agosto), Regalità (31 maggio). Alcune feste sono dedicate a devozioni: il Nome di Maria (12 settembre), il Santo Rosario (7 ottobre), della Mercede (24 settembre), del Monte Carmelo (16 luglio) o a luoghi di culto mariano: Dedicazione della Basilica di santa Maria Maggiore (5 agosto), Casa di Loreto (10 dicembre), a volte legati ad una apparizione: Lourdes (11febbraio).
Nei calendari particolari delle diocesi o delle varie famiglie religiose vi sono altre feste in onore di Maria. A volte però gli aspetti devozionalistici, rischiano di far perdere di vista il mistero di Maria nella sua unione con il mistero del Cristo e nei suoi rapporti con la Chiesa. Dalla meditazione del capitolo ottavo della Costituzione sulla Chiesa, del Vaticano Il, dedicato a «La beata Maria vergine Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa», il culto a Maria deriverà vigore e purezza (C. E. art. 52-69).
La devozione popolare ha dedicato il sabato ad onorare particolarmente la Vergine Maria. Questa usanza si diffonde in Occidente a partire dal decimo secolo. Questa forma di pietà è stata consacrata anche dalla liturgia che ha una Messa intitolata: «Sancta Maria in Sabbato». I formulari di questa Messa hanno testi variabili con i tempi liturgici.

3. Il culto dei Santi nelle sue origini e nella liturgia attuale

Alle origini le forme di culto ai Santi non differiscono da quelle familiari del ricordo dei defunti. Già nel giudaismo si veneravano con particolari onori le «tombe dei giusti »; le comunità cristiane celebrano con culto privilegiato le «memorie » di coloro che son morti eroicamente come «testimoni di Cristo». Ma come nei riti familiari per i defunti, il martire viene ricordato nel suo giorno natalizio (per i pagani il genetliaco, per i cristiani quello della morte), nel luogo della sua sepoltura, con un banchetto funerario: il refrigerium. A questo ben presto segue la celebrazione della Eucaristia.
Nel «natale» del martire la comunità si riunisce in assemblea devota sul luogo della sepoltura; i fedeli ricorrono alla intercessione del Martire, con fervorose preghiere e con scritte grafite sui muri; si accendono lampade. I più devoti trascorrono la notte in preghiera, e a conclusione della «vigilia» partecipano alla Eucaristia celebrata nei pressi del «marium». Ma l’assemblea di tutta la comunità si riunisce, per la celebrazione eucaristica, nell’aula appositamente costruita.
Non tutti coloro che avevano coraggiosamente testimoniato la loro fede meritavano la gloria della morte, per la prova, ma erano venerati come «confessori» intrepidi della fede. Al termine delle persecuzioni i cristiani più generosi trovarono modo di esprimere il loro amore al Signore in varie forme di vita ascetica; e dopo la morte furono circondati dalla venerazione dei loro discepoli e del popolo cristiano. Le giovani consacrate a Dio nella verginità, nell’esercizio della virtù, nella preghiera assidua suscitarono ammirazione e venerazione tra i fedeli. Scomparsa la possibilità di testimoniare il proprio amore al Cristo con la morte violenta, la santità della vita poté manifestarsi in varie forme: l’ascesi e la verginità.
Alle figure dei martiri si affiancano quelle dei confessori, dei santi monaci eremiti, delle vergini e anche delle sante vedove. Ogni Chiesa locale ha il calendario con i giorni delle «memorie» dei suoi santi, e l’indicazione del luogo di sepoltura, ove si svolge la celebrazione. Con questo calendario si fonde anche il calendario con le date delle «deposizioni» dei vescovi insigni, che vengono pure ricordati. Nasce così la figura del Pontefice santo.
Mentre nei primi secoli il culto ai Santi è localizzato sulla loro tomba, con la pratica orientale della traslazione dei corpi, con il frazionamento delle reliquie, con il diffondersi dei «brandea» (oggetti che hanno toccato la tomba santa), il culto di alcuni Santi si estende al di fuori del luogo di sepoltura e dalla stessa Chiesa cui è appartenuto. Si formano calendari universali (i «martirologi») e le feste di molti Santi vengono celebrate ovunque.
Il culto dei Santi è sempre stato regolato e ordinato dalla autorità ecclesiastica; ma a partire dai secoli X-XI per la dichiarazione di nuovi Santi i vescovi si appellano sempre più al Pontefice di Roma. Con una decretale del 1171 la sede apostolica avoca a sé l’approvazione del culto ad un fedele defunto in concetto di santità.
La celebrazione liturgica del culto dei Santi consiste nella Messa celebrata in loro ricordo. La preghiera dell’assemblea non è rivolta al Santo, ma sempre a Dio, che viene ringraziato per aver manifestato la sua misericordia nella persona e nelle opere del Santo. Per l’intercessione di questo, la Chiesa confida in una maggior abbondanza di grazie. La festa di un Santo è anche motivo di riflessione per la comunità: le pagine bibliche e i versetti salmodici, come le antifone di composizione ecclesiastica, tratteggiano alcuni aspetti della santità cristiana, vissuti particolarmente dal Santo celebrato, e proposti alla imitazione dei fedeli.
Per le Messe di alcuni Santi vi sono formulari propri; per altri si ricorre a formulari comuni alle varie «categorie» di Santi.
Il Santo nel giorno della sua festa viene ricordato anche nell’Ufficio, con una lettura «agiografica» (alcune notizie storiche sulla vita), con inni, con responsori e qualche volta anche con antifone proprie. Il culto ai Santi trova una forma di espressione nella venerazione delle loro reliquie e delle loro immagini. Il Vaticano II approva queste forme tradizionali, richiedendo però che le reliquie siano «autentiche» (C. L. art. 111

4. Le principali feste dei Santi

Durante la prima sessione del Vaticano II (1962), Giovanni XXIII ha inserito nel «Communicantes» il nome di san Giuseppe, sposo della beatissima Vergine, subito dopo quello di Maria. Questo posto indica in quale considerazione la Chiesa tenga colui che Dio ha chiamato ad essere custode di Gesù. Il culto a san Giuseppe è però tardivo nella Chiesa; da quello popolare, e locale, iniziato alla fine del primo millennio, si giunge a quello pubblico e universale nel secolo XV. Mentre in Oriente la festa in suo onore si localizza vicino al Natale del Signore, in Occidente è fissata al 19 marzo. Pio XII ha dedicato il 1 maggio, festa mondiale del lavoro, ad onorare san Giuseppe come «artigiano».
Già nel quarto secolo si diffonde la devozione a san Giovanni Battista, per l’elogio di Gesù (Matteo 11,11) e per le circostanze della sua morte (Matteo 14,1-12). Il giorno della sua festa viene fissato in rapporto a quello della nascita del Signore. Poiché è santificato sin dal seno materno, si celebra la «natività» e non il giorno natalizio della morte, come per gli altri Santi. Il 24 giugno cade il solstizio d’estate: il sole comincia a discendere, mentre dal 25 dicembre, solstizio d’inverno riprenderà a crescere. Giovanni ha detto, a proposito del suo rapporto con Gesù: «È necessario che lui cresca e che io diminuisca», (Giov. 3,30).
Per la Chiesa di Roma le «memorie» più importanti sono quelle degli Apostoli Pietro e Paolo, che vengono accomunati in un’unica festa: il 29 giugno. Le feste degli Apostoli ed Evangelisti divengono ben presto le principali per tutta la Chiesa.
Fra i martiri ebbero grande popolarità santo Stefano, il primo martire, il cui giorno natale viene celebrato subito dopo il Natale del Signore, e san Lorenzo, che ancora conserva la «vigilia». A Roma si ebbe particolare venerazione per i sommi Pontefici martirizzati durante il loro pontificato; e questi, cinque figurano nel canone romano: Lino, Cleto, Clemente, Sisto, Cornelio.
Fra i vescovi confessori emergono i «dottori», che nei secoli quarto e quinto svolsero un’opera gigantesca di insegnamento della fede e di ispirazione cristiana della cultura. Ricordiamo i «grandi», dell’Occidente: Ambrogio, Gerolamo, Agostino e Gregorio Magno; dell’Oriente: Basilio Magno, Gregorio Nazianzeno, Giovanni Crisostomo e Atanasio. In seguito il titolo di «dottore della Chiesa» fu riconosciuto anche a teologi santi. I due «grandi» dottori medioevali sono: Tommaso d’Aquino e Bonaventura.
Eremiti e monaci suscitarono ammirazione e venerazione nel popolo cristiano. Emergono Antonio abate, fondatore della vita eremitica, e Benedetto, fondatore del monachesimo occidentale. Nella scia di questi iniziatori di forme di vita religiosa, la Chiesa venera i fondatori degli Ordini religiosi. Fra i più grandi: Francesco d’Assisi, Domenico di Guzman, Ignazio di Loyola, Giovanni Bosco.
Le vergini martiri che nell’antichità ebbero maggior venerazione sono nominate anche nel canone della Messa: Agata, Lucia, Agnese, Cecilia  e Anastasia. Indipendentemente dal martirio, la verginità viene venerata in Sante che hanno inciso sulla spiritualità. Esempi fulgidi: Caterina da Siena, Teresa d’Avila, Teresa di Lisieux. Fra le sante vedove: Monica, madre di Agostino.
Commemorando i Santi, la liturgia diventa una vera scuola per i fedeli, poiché mostra la ricchezza della santità cristiana, che si esprime in varietà di forme e di opere. Nelle figure dei Santi si riassume la storia della Chiesa, che nelle varie epoche e nelle diverse regioni ha corrisposto alla grazia divina e alle attese degli uomini attraverso la vita e l’opera dei suoi figli migliori.
Il ricordo dei Santi è quindi un atto doveroso di gratitudine a Dio, ed è un continuo incitamento per il popolo cristiano. Il gran numero di Santi cui la Chiesa rivolge un culto approvato rischia di appesantire il calendario universale. Il Vaticano Il ha perciò stabilito di favorire il culto dei Santi sul piano delle Chiese particolari (diocesi, o nazioni) e delle Famiglie religiose, ove i Santi sono veramente conosciuti dai fedeli, estendendo «a tutta la Chiesa soltanto quelle feste che celebrano Santi di importanza veramente universale» (C. L. art. 111).
Il desiderio di ricordare tutti i fedeli che sono nella gloria di Dio, ma a cui non è possibile dedicare singolarmente una festa, ha determinato l’origine di una festa dedicata a «tutti i Santi». Fin dal quinto secolo a Roma vi si dedicava la prima domenica dopo la Pentecoste. San Gregorio la trasportò al 1° novembre.

5. Le feste degli Angeli

Il culto agli Angeli si trova sin dalle origini del cristianesimo, in continuità con quello giudaico. San Bernardo sintetizza i motivi della nostra pietà verso gli Angeli, affermando che ad essi dobbiamo riverenza per la loro presenza, devozione per la loro benevolenza nei nostri riguardi, e fiducia per la custodia che esercitano nei nostri confronti.
In Oriente vi è una festa per tutti gli Angeli. Nella Chiesa occidentale vi è la festa degli Angeli custodi (2 ottobre), sorta nel secolo XVI ed estesa alla Chiesa universale nel 1608. Gli Arcangeli: Michele, Gabriele e Raffaele sono celebrati in un’unica festa il 29 settembre.

 

 

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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