Martedì, 24 Ottobre 2017
Domenica 21 Ottobre 2012 16:11

La preparazione dei doni (Gianni Cavagnoli)

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Risulta chiaro che questa "presentazione" è un'offerta vera e propria, come sottolineano le orazioni dette "sulle offerte", recitate appena prima della preghiera eucaristica.

La preparazione dei doni

In tal modo viene denominato quel segmento celebrativo che si estende dalla conclusione della preghiera universale all'inizio della preghiera eucaristica. In verità, il lemma non compare nella sequenza vera e propria del Rito della Messa, anche nella terza edizione del Messale, ma solo in Ordinamento generale del Messale Romano 73. Si tratta di una ritualità complessa, nel senso che non si limita a "preparare" il pane e il vino, in quanto vi ha già provveduto lo zelo delle suore, oppure, in seguito alla nuova legislazione in campo alimentare, ditte specializzate, comprese quelle per la vinificazione, con tanto di certificato di autenticità rilasciato da qualche Curia. Fedeli all'intento di questi interventi, ci si perita di riscoprire la significatività di questo momento rituale.

«Prima di tutto si prepara l'altare, o mensa del Signore, che è il centro di tutta la Liturgia eucaristica, ponendovi sopra il corporale, il purificatoio, il Messale e il calice» (OGMR 73). Pure a questo proposito va segnalato che, eccetto la circostanza della dedicazione, l'altare è già pronto per la celebrazione, relativamente alla tovaglia, ma si rende necessario che sia di volta in volta predisposto per l'eucaristia. A dire il vero, l'altare in certe celebrazioni è sovraccarico di candelieri di svariata grandezza e della croce. Tuttavia, rimane la preparazione immediata per la celebrazione in atto. Persiste, purtroppo, la deprecabile usanza, riscontrabile in molte chiese, di lasciare l'altare sempre addobbato, con Messale, ampolline e altro, a perpetua disposizione, infrangendo persino norme igieniche ovvie, specie nelle calure estive: dove sta il nitore dei lini, allorché si notano tovaglie e accessori spesso insozzati di qualsiasi tipo di macchie estranee?

«Poi si portano le offerte: è bene che i fedeli presentino il pane e il vino; il sacerdote, o il diacono, li riceve in luogo opportuno e adatto e li depone sull'altare. Quantunque i fedeli non portino più, come un tempo, il loro proprio pane e vino destinati alla Liturgia, tuttavia il rito della presentazione di questi doni conserva il suo valore e il suo significato spirituale» (OGMR 73). Come è noto, si è preferito il verbo "presentare" per evitare di anticipare qui il peculiare senso offertoriale dell'eucaristia, situato nel momento anamnetico, dopo il racconto dell'istituzione: «Celebrando il memoriale della morte e risurrezione del tuo Figlio, ti offriamo, Padre, il pane della vita e il calice della salvezza». Risulta tuttavia chiaro che questa "presentazione" è un'offerta vera e propria, come sottolineano le orazioni dette "sulle offerte", recitate appena prima della preghiera eucaristica. Non può neppure sfuggire la berakà accompagnatoria: nonostante reciti in italiano «benedetto sei tu, Signore, Dio dell'universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane... lo presentiamo a te...», nell'originale latino conserva il verbo offerimus. D'altra parte, è essenziale per la forma rituale dell'eucaristia l'"espropriazione" libera e gratuita di queste o realtà creaturali, il pane e il vino, che entrano nella logica salvifica, secondo il ricco insegnamento patristico in proposito. Dalla bontà/generosità (largitas) divina abbiamo ricevuto quanto offriamo e a lui lo riconsegniamo. Come si invoca nell'epiclesi, è lo Spirito a operare tale trasformazione, che abbraccia non solo la natura del pane e del vino, ma anche quella delle nostre persone, chiamate a diventare un solo corpo in Cristo.

«Si possono anche fare offerte in denaro, o presenta
re altri doni per i poveri o per la Chiesa, portati dai fede
li o raccolti in chiesa» (OGMR 73): l'eucaristia è in sim
biosi con la carità. In Giustino (II secolo) la descrizione
 della celebrazione domenicale viene introdotta dalla
 constatazione: «Quelli che posseggono aiutano tutti i bi
sognosi e siamo sempre uniti gli uni con gli altri» (Apolo
gia 1,67,1). Il legame eucaristia/carità è, allora, impre
scindibile e andrebbe rinsaldato in ogni celebrazione, ap
punto per riconoscere non solo il corpo sacramentale di
Cristo, ma anche quello ecclesiale. L'insegnamento di
sant'Agostino al riguardo è il criterio di verifica relativo
 alla veridicità di ogni eucaristia: «Sappiamo che il Cristo
 totale è insieme capo e corpo. Il capo è il nostro stesso 
Salvatore; il suo corpo invece è la Chiesa, formata dalla
totalità dei fedeli, i quali tutti sono membra di Cristo. E
 benché egli sia visibilmente separato, tuttavia è unito a
 noi per mezzo della carità» (Esp. Sal. 56,1).

Gianni Cavagnoli

(da Vita pastorale, n. 6, 2010, p. 53)

 

Ultima modifica Giovedì 28 Marzo 2013 17:00
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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