Domenica, 22 Ottobre 2017
Venerdì 05 Agosto 2011 19:22

San Bernardo di Chiaravalle cantore di Maria (Eva Carlotta Rava)

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I primi biografi di Bernardo ci raccontano alcuni eventi singolari che avrebbero influito nella sua devozione mariana: il sogno della vigilia di Natale, la sua miracolosa guarigione in seguito ad una apparizione della Madonna ed a una sua carezza materna.

1. All'origine del canto, un'esperienza di salvezza

Tutto ciò che Bernardo scrive è profondamente radicato nella sua vita. Il materiale da cui egli ricava i suoi sermoni, le sue omelie, la sua dottrina insomma è tratto dalla sua esperienza, egli non può insegnare altro di quanto ha sperimentato (1).
Al cuore dell'esperienza bernardiana si trova la consapevolezza che egli ha della distanza che lo separa da Dio, della sua condizione di uomo peccatore e dell'infinita misericordia di Dio che si è chinato su di lui, che si è fatto carne per salvarlo, trasformarlo e condurlo verso la gloria della risurrezione (2).
La sua esperienza non è quella di un convertito come s. Agostino. «È semplicemente l'esperienza di un monaco al quale il raccoglimento della vita contemplativa ha dato il tempo e l'occasione di essere lucido su se stesso, a chi la frequentazione della Sacra Scrittura ha fatto capire il significato della sua prova» (3).
È da questa profonda esperienza di miseria e di misericordia, da questa certezza interiore della grazia operante nel suo intimo che scaturisce l'esigenza di Bernardo di lodare Dio.
«Non si può essere perdonato - osserva J. Leclercq - senza provare il bisogno di ringraziare, di cantare. La confessione dei peccati non è sufficiente perché ci sia confessione nella Chiesa; occorre l'azione di grazia, la lode, tutto ciò che esprime la gioia di vivere sotto il sole della redenzione» (4).
Il canto di Bernardo esprime la gioia, l'ammirazione, la riconoscenza nei confronti del Verbo che si è fatto carne, «il Verbo del quale si legge che è candore della vita eterna, splendore e figura della sostanza di Dio» (5) e il cui splendore illumina tutta la storia dell'uomo redento.
A questa lode Maria si trova associata in modo inscindibile poiché - secondo Bernardo - «quando onoriamo il Figlio non cessiamo di glorificare la Madre» (6). È lei infatti il fiore da cui ci è venuto il  frutto della nostra salvezza e nessuno come lei ha partecipato in modo così intimo e totale all'opera della redenzione.

2. Maria nell'esperienza di Bernardo

I primi biografi di Bernardo (7) ci raccontano alcuni eventi singolari che avrebbero influito nella sua devozione mariana: il sogno della vigilia di Natale, la sua miracolosa guarigione in seguito ad una apparizione della Madonna ed a una sua carezza materna. La leggenda in seguito ha aggiunto il prodigio della lattazione, il saluto di Maria: «Salve, o Bernardo», la sua apparizione quando il santo abate agonizzava per condurlo in cielo (8).
Anche la presenza della madre Aleth di Montbard è stata messa - dai biografi - in rapporto alla devozione mariana di Bernardo e alla sua vocazione monastica. Aleth avrebbe sognato - mentre era incinta - la missione del suo figlio e poi fin dalla nascita l'avrebbe consacrato a Dio e alla Vergine, inculcandogli una particolare devozione nei confronti di Maria.
Queste antiche Vite di S. Bernardo redatte allo scopo di preparare ed ottenere la sua canonizzazione, più che offrirci un racconto storico, sono legate al genere agiografico e tendono ad esaltare le virtù di Bernardo. «Come i testi usciti dalla penna di Bernardo stesso, ci offrono la possibilità di conoscere la psicologia più che la biografia, restano pertanto molte lacune da colmare che rendono ardua una stesura di una "Vita di san Bernardo"» (9).
Dopo gli studi storico-critici realizzati in questi anni, cosa possiamo ritenere oggi come vero di questi avvenimenti legati alla pietà mariana di Bernardo?
F. Gastaldelli osserva che mentre il sogno di Aleth in cui si intrecciano elementi biblici, cristiani e pagani ha un origine letterario, quello del piccolo Bernardo - in cui gli parve di vedere la Vergine Maria nell'atto di partorire e il Verbo che nasceva da lei come un bimbo (10) -, presenta garanzie di autenticità. Il sogno di Bernardo ha le sue radici nella religiosità della sua famiglia e particolarmente di sua madre, nella scuola di Saint-Vorles con i suoi racconti biblici della liturgia natalizia, nella sua personale sensibilità religiosa (11). Bernardo stesso era solito raccontare questo sogno ai suoi monaci perché trovava in esso il segno della sua particolare vocazione mistica, orientata verso i misteri dell'umanità di Cristo. Guglielmo di Saint Thierry nella sua biografia di Bernardo vede nelle meditazioni bernardiane sul mistero del Natale e in particolare nelle Lodi alla Vergine Madre, la realizzazione della specifica spiritualità bernardiana manifestatasi in quel sogno (12).
Corrispondente alla realtà dei fatti è anche la presenza della madre la quale ha contribuito sicuramente nello sviluppo bernardiano della devozione a Maria.
Chi era Aleth? Di nobile famiglia nel suo sangue si mescolano - fra altri - quello dei duca di Borgogna e quello della dinastia regale dei Capeti. La sua vita è segnata da un forte senso religioso (13); l'educazione data ai suoi figli fu austera ma non priva di tenerezza; ebbe un amore particolare nei confronti dei poveri e dei malati ai quali serviva in tutto ciò che ordinariamente viene chiesto ai servi (Cf. Gastaldelli, I primi vent'anni, p. 146).
Aleth fu infatti una donna al di fuori del comune i cui tratti si riflettono poi in Bernardo: «La saggezza concreta e discreta di Aleth nel governo della casa, la sua carità attiva nell'aiutare i poveri e gli ammalati, il suo amore forte e premuroso per i figli, li troviamo riprodotti nell'atteggiamento di Bernardo abate verso i suoi monaci di Clairvaux, che presenta dei toni materni» (Cf. Ibid p. 145).
Ma non solo, la presenza della madre, si manifesta anche nel modo in cui Bernardo canta Maria. Il ritratto di Aleth abbozzato da Guglielmo di Saint- Thierry s'ispira alla donna forte lodata nei Proverbi 31, 10 ss. e così fa anche Bernardo nei suoi scritti mariani. Per lui Maria è la donna forte che ha schiacciato il serpente sotto i suoi piedi (Cf. Serm. S. Maria, 3), che ha portato avanti la grande opera della salvezza, la madre sollecita nei confronti di tutti, piena di saggezza, discrezione e carità. Come osserva il Roschini, il tenero amore di Bernardo per Maria affonda le sue radici nell'amore che provò verso sua madre terrena e la sua mariologia ne è la «fioritura» (Cf. Roschini, Il dottore mariano, p. 14).
Inoltre l'ambiente feudale prima e cistercense dopo in cui Bernardo ha vissuto conferiscono all'immagine bernardiana di Maria delle sfumature cavalleresche e monastiche arricchendo e colorando in modo personale la sua dottrina e devozione.
Tuttavia tutti questi elementi - familiari, culturali, storici - sono insufficienti per spiegare l'esperienza mariana di Bernardo. Essi sono assunti ed elaborati all'interno della sua profonda esperienza biblica, liturgica e patristica che colloca al centro il mistero dell'Incarnazione. Bernardo sa che la risposta al problema dell'uomo è il Cristo la cui misericordia è venuta incontro alla nostra miseria. Perciò quando lui canta Maria, egli non perde mai di vista la totalità del disegno di salvezza nel quale lei si trova avvolta: «Come lo facevano la Sacra Scrittura, i Padri e la liturgia, egli - Bernardo - colloca il mistero della maternità divina in una visione d'insieme dell'Incarnazione, della sua preparazione e dei suoi effetti. Ad esempio, all'inizio del suo trattato Lodi alla Vergine Madre, egli parla di Maria soltanto dopo aver lodato e onorato suo Figlio, dopo aver ricordato tutta l'evoluzione del disegno creatore di Dio: Maria rimane sempre in un secondo piano in rapporto al Cristo e Bernardo non crede di mancare di amore nei confronti della Madre di Dio, contemplando il suo Figlio più che lei stessa» (J. Leclercq, St. Bernard et l'esprit cistercien, p. 101).
All'interno di questo disegno di salvezza. Maria è la creatura saggia14 e libera (15) di cui Dio si è servito e in questo senso Bernardo non solo canta e loda il Figlio ma anche la Madre nella singolarità, nell'unicità del suo essere e della sua missione, nella bellezza e bontà dei tratti propriamente suoi.

3. Il canto: espressione bernardiana del mistero mariano

Bernardo è consapevole della costitutiva limitatezza del linguaggio per esprimere il mistero di Maria (16) in cui tutto, perfino le virtù comuni divengono singolari (Cf. Asspt., 4,6). Inoltre Bernardo conosce l'affettuosa devozione con cui tutti hanno circondato Maria, l'hanno onorata e accolta e si sente indegno di cantarla. Sa che le sue labbra come quelle di Isaia devono essere purificate non già da un carbone ardente ma da «un enorme globo di fuoco, - dice - che sia sufficiente a bruciare completamente la ruggine, molta e spessa, dalla mia bocca libidinosa» (LVM 3,1). Ma la sua devozione lo spinge a lodarla malgrado ogni limitatezza.
Quando Bernardo canta Maria non agisce per presunzione, ma per amore. Non pretende spiegare il Vangelo, ma prendere occasione del Vangelo per parlare di ciò di cui gli è caro parlare (Cf. LVM 4,11).
Bernardo partecipa alla lunga lode che si distende attraverso i secoli, alla voce dei patriarchi e dei profeti, alla voce degli oracoli e dei miracoli che l'hanno annunciata (Cf. O Asspt 8), alla voce dei padri che l'hanno preceduto (Cf. LVM 4,11). Bernardo vuole coinvolgere anche i progenitori, Adamo ed Eva, nella sua lode gioiosa perché Ella è la «Vergine che tutti devono ammirare, più di tutte degna di tutti gli onori» (LVM 2,3). Lei che offre il cibo della vita e prepara la dolcezza del frutto eterno.
Tutti i talenti di cui Dio ha arricchito Bernardo: la sua intelligenza intuitiva e penetrante, la sua sensibilità artistica, la sua esperienza del mistero di Dio e dell'uomo sono messi al servizio della sua lode mariana.
Nelle Lodi alla Vergine Madre, il linguaggio di Bernardo si accende in una concentrazione d'immagini tendenti ad esprimere il mistero che avvolge Maria e che gli conferisce la sua singolare bellezza. Maria è il roveto ardente che arde senza bruciare (Es 3,2), il vello di Gedeone irrorato di rugiada (Gdc 36-40), la verga di Aronne che fiorì senza essere mai innaffiata (Nm 17,23). Quando lui parla della Vergine, il suo stile è meno teso, più tenero, più lirico, diventa vera poesia perfino nella metrica e nei ritmi (17).
Se Bernardo accorda particolarmente attenzione alla bellezza e in particolare all'armonia dei suoni è allo scopo di fecondare il testo, di arricchire ed intensificare l'esperienza spirituale che egli vuole comunicare (18). Per ciò quando lui canta Maria rompe tutti gli schemi dell'esegesi e dell'omiletica (19), dialoga con lei quale un suo contemporaneo, l'interroga, la descrive, la loda, la prega. Bernardo avvicina Maria con spirito di figlio, di monaco, di mistico, d'artista e tutte queste componenti intellettive, affettive, estetiche sono parti integranti della sua mariologia: fondo e forma non possono essere separate e i testi mariani di Bernardo rischiano di essere impoveriti se vengono letti secondo criteri puramente positivi o speculativi (20).
Se oggi, malgrado il ridimensionamento del contributo mariologico di Bernardo avvenuto negli ultimi decenni, le sue pagine mariane continuano ad esercitare un così grande fascino, ciò è dovuto al fatto che la sua dottrina - pur nella brevità dei suoi scritti - porta l'impronta inconfondibile del suo spirito.
L'originalità di Bernardo nel suo modo di avvicinare la Madonna deriva dalla totalità della sua esperienza: il suo animo contemplativo e il suo amore filiale e riconoscente s'intrecciano e si rafforzano per scorgere nella sua femminile bellezza l'immagine della Sposa Madre e la Mediatrice di ogni grazia.

4 La bellezza di Maria Sposa e Madre di Dio

Bernardo canta la bellezza di Maria. Di tutte le qualità dell'anima, il Verbo ne desidera soltanto una, la bellezza: « ... solo si dice: AI Re piacerà la tua bellezza (Sal 44). Il profeta dice: Il Signore regna, si riveste di bellezza (Sal 92,1). Perché non desidererà anche per la sua sposa un simile indumento?Gli sarà tanto più cara,dunque,quanto più gli sarà simile» (Super Cant 85,4,10).
Queste parole che Bernardo applica all'anima umana chiamata all'unione con il Verbo, si realizzano in Maria in maniera eminente. Nessuna creatura più di lei è stata chiamata a rivestirsi di bellezza, a partecipare della bellezza di Colui che è «il più bello non solo tra i figli degli uomini, ma anche tra gli stessi angeli» (Super Cant 28,4,10).

a. L'incarnazione: fondamento della bellezza di Maria

Qual è per Bernardo la sorgente della bellezza di Maria? Per quale motivo ella è così splendente ai suoi occhi?
Per lui tutta la bellezza di Maria è radicata, fondata nell'incarnazione. Se Maria è resa partecipe della bellezza divina, se è ornata con le «gemme» delle virtù - come dice Bernardo - se ella è splendente del duplice ornamento dell'anima e del corpo, se è conosciuta nei cieli per la sua magnificenza e bellezza, se «provocò su di sé lo sguardo degli abitanti del cielo cosi da piegare anche l'animo del Re al desiderio di lei e far si che a lei dall'alto venisse mandato il celeste messaggero» (Super Cant., 28,4,10) è perché Dio l'ha chiamata ad essere sua Sposa e Madre.
Nelle Lodi alla Vergine Madre, Maria è presentata come la donna amata, la creatura di cui Dio si è innamorato e di cui aspetta con ansia il consenso: «O Vergine, dà subito la tua risposta. O Signora, pronuncia la parola che aspettano la terra, e gli inferi, e i cieli. Lo stesso "Re" e Signore di tutte le cose, casi come "ha desiderato la tua bellezza" così anche sospira una tua risposta affermativa: in questa risposta appunto egli ha inteso salvare il mondo. A lui sei piaciuta quando stavi nel silenzio, a lui tanto più piacerai nella parola, dal momento che proprio lui ti chiama dal cielo: "O bella tra le donne, fammi udire la tua voce"» (LVM 4, 8).
Questa bellezza della Sposa proviene da Dio (21), innamora Dio e lo attrae potentemente sulla terra: fa si che Dio s'incarni.
Dio che voleva venire nel seno di una donna, si doveva creare una madre «quale sapeva a sé convenire ed era certo gli sarebbe piaciuta» (LVM 2,1). In un certo qual modo Dio vuole che sua Madre porti per prima le virtù che egli è chiamato a manifestare al mondo: Gesù Cristo «volle che fosse vergine, per essere da lei immacolata generato immacolato, egli che avrebbe lavato le macchie di tutti; la volle anche umile, per essere da lei generato "mite ed umile di cuor", egli che doveva manifestare in sé medesimo il modello di queste virtù, modello a tutti necessario e più di tutti salvifico» (LVM 2,1).
Dio orna sua Madre e sua Sposa con la verginità del corpo e dell'anima perché ci sia in Lei totale conformità con Lui, suo Figlio e Sposo (Super Cant 85,4,11).

b. Bella nell'anima e nel corpo

Nel Sermone 85 del Cantico dei cantici, Bernardo si chiede: «...in che cosa consiste la bellezza dell'anima? Forse in quello che si dice onesto? (...) L'origine e sede di essa - l'onestà - è nella coscienza. Il suo splendore, infatti è la testimonianza della coscienza. Nulla è più chiaro di questa luce, nulla più glorioso di questa testimonianza, quando la verità splende nella mente e la mente si vede nella verità. Ma quale? Si vede pudica, vereconda, pavida, circospetta (...). Questo davvero, questo è quella bellezza che sopra ogni altra cosa buona dell'anima piace agli occhi di Dio e noi chiamiamo onesto» (Super Cant 85,4,11).
Per Bernardo la bellezza è innanzitutto una realtà di ordine spirituale, Dio è la bellezza per eccellenza e la creatura ne diventa partecipe nella misura in cui aderisce a Dio (22). La vera bellezza dell'essere umano risiede nella sua verità, nella conformità con la sua natura, nell'aderire rettamente a ciò che Dio desidera nei suoi confronti (23), nell'armonia ritrovata dopo il peccato in virtù della grazia e che gli permette di passare dallo stato di miseria alla gloria del cielo (24). Questa bellezza si realizza pienamente in Maria, la «piena di grazia» (In Nat BVM 12).
La prima virtù che Bernardo esalta in lei è l'umiltà che altro non è che l'intima unione dell'anima con la verità. Verità che associa la mente umana al Verbo, infiamma la volontà sotto l'azione dello Spirito e rende l'anima senza macchia e senza ruga preparandola alla contemplazione, all'unione con Dio (Cf. Hum 7,21). L'umiltà è in Bernardo virtù principale, guardiana di tutte le altre, coinvolgente l'anima in tutte le sue capacità: intelletto e volontà. Se l'umiltà attrae lo sguardo di Dio è perché Egli può riempire liberamente con la sua grazia il cuore che liberamente si riconosce privo di ogni merito. Perciò Maria è il tesoro di Dio: «Dovunque ella si trovi - afferma Bernardo -, là è il cuore di Dio: i suoi occhi sono fissi su di lei, ovunque guarda all'umiltà della sua serva» (Annunt 3,7).
L'umiltà di Maria e il suo amore coinvolgono anche la sua corporeità poiché la bellezza dell'anima è chiamata a riflettersi nel corpo: «Quando poi lo splendore di questa bellezza avrà riempito con maggiore abbondanza l'intimo del cuore, è necessario che si manifesti al di fuori come una lampada che era nascosta sotto il moggio, anzi come luce che splende nelle tenebre, incapace di restare nascosta» (Super Cant 85,4,11).
Queste parole del Cantico che valgono per l'anima che cerca Dio, si realizzano in Maria in maniera unica. La grazia divina che riempie la sua anima e che coinvolge il suo cuore, la sua memoria, i suoi pensieri, la sua fantasia - si esprime nell'offerta che con singolare libertà di spirito (25) - Maria fa di sé a Dio. L'unzione dello Spirito, «un'unzione sacra» le ha insegnato «che a Dio piace la verginità» (LVB 3,7). Il dono della verginità che adorna l'umiltà e manifesta la sua carità (26) fa di Maria la «lampada ardentissima, più luminosa di tutte» (Asspt 2,9).
Perciò la verginità di Maria è riflesso di quella verità, di quella libertà, di quella bellezza interiore che l'umiltà e la carità fanno risplendere nel suo cuore: l'integrità del corpo è segno dell'integrità del suo spirito e pegno della sua futura incorruttibilità ed esaltazione in cielo. Così la Vergine umile e amante è tutta santa, santa nel corpo e nello spirito.
Ma la bellezza di Maria acquista particolare intensità in virtù della fecondità divina. Dio infatti «concesse alla Vergine di partorire, egli che le aveva prima dato l'ispirazione del voto di verginità, e le aveva riservato il merito dell'umiltà» (LVM, 2,1). La magnanimità con cui Maria corrisponde alla grazia nell'accettare la maternità divina, affonda le sue radici nella sua incondizionata umiltà (Cf. O Asspt., 13). Maria si affida con risolutezza alle promesse divine perché è abituata a confidare soltanto nella potenza di Dio.
In virtù della sua umiltà, Maria non solo è riempita di grazia nel suo spirito ma è la stessa pienezza della divinità che incomincia ad abitare in lei corporalmente come non avvenne mai in nessun santo: «In te sola, o Maria, il re ricco, anzi ricchissimo, si fece povero, l'eccelso si umiliò, l'immenso si fece piccolo e inferiore agli angeli; il vero Dio e vero Figlio di Dio si è incarnato» (Annunt, 3,8). Lo splendore inaccessibile di Dio si addentra nel suo seno verginale e la Parola diventa incarnata e viva nelle sue caste viscere per opera dello Spirito Santo (Cf. LVM, 4,11). In virtù dell'incarnazione inizia una compenetrazione mirabile fra Dio e Maria, fra la natura umana e la natura divina che giungerà al suo culmine nel momento dell'assunzione. Maria assunta in cielo "si presenta ammantata di sole, lei che ha penetrato l'abisso profondissimo della divina sapienza; cosicché, per quanto lo consente la condizione di una creatura che non ha unità di persona (con la natura divina), ella appare come immersa in quella luce inaccessibile" (O Asspt 3). Nell'assunzione la Madonna "meritò non soltanto di essere appena toccata da quel fuoco, ma di essere avvolta e compenetrata, e come racchiusa" (O Asspt 3).
Ma già dal momento dell'incarnazione lo splendore del Figlio illumina Maria di luce nuova in quanto la verginità con la maternità e la maternità con la verginità sono come due stelle che si illuminano a vicenda (Cf. O Asspt 9). Con la nascita del Figlio, Maria diventa la fulgida stella che emette il suo raggio senza corrompersi. Come la stella, concepisce e poi partorisce il Figlio di Dio senza infrangere la sua integrità. Questa fecondità verginale e questa verginità feconda è il privilegio di Maria che non sarà dato a nessuno e che non le sarà mai tolto.
Quindi la bellezza di Maria è contemporaneamente effetto e motivo dell'incarnazione: Dio prepara colei che sarà sua Madre e questa sua bellezza lo attrae con tanta forza, con un desiderio così intenso che Egli esce dal seno trinitario per incarnarsi nel seno di Maria. Il silenzio e lo splendore del cielo è ritrovato da Dio nel silenzio e nella bellezza di Maria raccolta ed arante, fedele ed amante: «Nell'anima di Maria - afferma Bernardo - Dio si pasceva come tra una moltitudine di gigli. E non sono forse altrettanti gigli la sua splendida verginità, la sua insigne umiltà e la sua eccellente carità?» (Nat BVM 18).
Ma l'incarnazione è anche fonte di bellezza in quanto dona a Maria una particolare partecipazione nella missione del Figlio. Con l'incarnazione incomincia non soltanto l'addentrarsi di Dio nell'ambito dell'umano, ma anche l'innalzarsi dell'umano nel divino. Proprio perché Maria ha accolto il Figlio di Dio nel suo seno, il Figlio accoglie la madre nel seno della Trinità. Questo è il significato dell'Assunzione di Maria: "Veramente beata è Maria, e per tanti motivi beata, sia quando riceve il Salvatore, sia quando è da lui ricevuta" (Cf. Asspt 1,4).
Maria assunta in cielo diventa la regina a cui non mancano né il potere né il volere di distribuire i beni divini agli uomini (Cf. Asspt 1,2), diventa sorgente di vita nuova per tutti coloro che sono ancora pellegrini sulla terra, luce, guida, stella che conduce verso il porto di Cristo.

5. La bellezza di Maria Mediatrice

Se le Lodi alla Vergine Madre sono incentrate sulla dimensione sponsale e materna di Maria, altre pagine dedicate alla Madonna come il Sermone sull'acquedotto o i sermoni in occasione dell'Assunzione e dell'ottava dell'Assunzione, illuminano di più il rapporto di Maria nei nostri confronti. Con umile realismo Bernardo osserva: «Noi, tuoi poveri servi, godiamo insieme con te, per te, delle altre tue virtù, ma della tua misericordia godiamo per noi stessi. Noi lodiamo la verginità, ammiriamo l'umiltà, ma più dolce per noi miseri, è la tua misericordia, quella misericordia che abbracciamo con più commozione, che ricordiamo con più frequenza, che invochiamo con più insistenza. È questa, infatti, che ha ottenuto la redenzione del mondo intero, che ha impetrato la salvezza di tutti gli uomini» (Asspt 4,8).
Proprio perché Maria è Sposa e Madre di Dio, perché ha trovato grazia presso Dio e ha meritato di concepire Colui che è il nostro Re. Maria è diventata la nostra regina, la nostra avvocata e mediatrice che ci riconcilia, ci raccomanda e ci presenta davanti al suo Figlio per ottenere la nostra salvezza (27).
Maria è la Regina Madre che ci ha preceduto in cielo e può intercedere presso il Figlio in nostro favore. È la nostra avvocata che il nostro pellegrinaggio ha mandato avanti «quale madre del giudice e madre di misericordia» e che «tratterà con efficace preghiera gli interessi della nostra salvezza» (Asspt 1 ,1). Bernardo si serve di questa espressione «avvocata» in senso preciso poiché Maria difende la nostra causa di peccatori e di esiliati davanti al Giudice divino che è il suo Figlio.
Maria, regina e avvocata è anche mediatrice e questo in un duplice senso: innanzitutto come mezzo, come il cammino attraverso il quale il Cristo ci fu dato e inoltre come il mezzo, il cammino per il quale noi dobbiamo andare al Figlio (28): «Per te autrice benedetta di grazia, genitrice di vita, madre di salvezza ci sia concesso di andare al Figlio; per te ci accolga Colui che per te è stato dato a noi» (De Adventu 2,5).
Dal momento dell'incarnazione tutti i doni che Dio Padre ha voluto comunicare agli uomini ci giungono attraverso il suo Figlio e attraverso Maria. Maria in certo modo ha una dimensione pontificale in quanto è collocata vicino a Dio in virtù della sua maternità divina e vicino a noi per la sua umanità: «Maria è stata posta tra Cristo e la Chiesa» (O Asspt 5). Con una espressione eloquente ed originale Bernardo chiama Maria l'acquedotto: Dio è la vita eterna, Cristo, la fontana inesauribile che arrivò sino agli uomini ed invase le piazze con le sue acque attraverso quell'«acquedotto che, ricevendo dal cuore del Padre la pienezza della fonte stessa, ha dato a noi tale fonte» (Nat BVM 4). La sommità di questo acquedotto trascende i cieli e si spinge fino alle fonti della vita eterna, è pieno di grazia anche se non è la pienezza stessa, e lascia cadere «nei nostri aridi cuori la grazia goccia a goccia» (Nat BVM 3).
Maria non si accontenta con l'essere la «piena di grazia», vuole riversare la vita divina sul genere umano: «Maria chiede a Dio una sovrabbondanza di grazia per la salvezza del mondo» (Nat BVM 5). E proprio perché Maria è madre dell'Unigenito, perché portò nel suo grembo la Carità che viene da Dio e rimase lei stessa ricolma di carità, «ottiene sempre quello che domanda e non resta mai inesaudita»(Nat BVM 8). Bernardo afferma: «Sicuramente il Figlio esaudirà la Madre, il Padre esaudirà il Figlio (...). Può forse il Figlio non accogliere la supplica della Madre oppure non essere esaudito dal Padre? Assolutamente no» (Nat BVM 7).
Maria intercede per l'uomo con la forza del suo desiderio, con il fervore della sua devozione, con la purezza della preghiera. Si presenta davanti al Figlio con la bellezza delle sue virtù perché il Figlio guardando lei sia disponibile a perdonare le nostre colpe:
«La tua integrità compensi la nostra corruzione; la tua umiltà, così gradita a Dio impetri il perdono della nostra vanità; la tua carità copra la moltitudine dei nostri peccati e la sua gloriosa fecondità doni a noi fecondità di meriti» (De Adventu 2,5). Maria bussa, chiede, cerca la grazia e soltanto la grazia perché sa che solo con la grazia siamo salvati. Ma la grazia che Maria ottiene all'uomo viene incontro anche alle molteplici miserie dell'esistenza umana ed è tutto un mondo di «grazie» che l'uomo può chiederle: non solo il perdono dei peccatori, ma la salute dei malati, la consolazione degli afflitti, la forza per i deboli, aiuto e liberazione per chi sta in pericolo. Non c'è fragilità umana di cui Maria non si prenda cura.
L'ambito della sollecitudine materna di Maria abbraccia tutto l'ambito della causa della salvezza e la sua misericordia non ha confini: «Chi dunque, o benedetta, potrà mai esplorare la lunghezza e la larghezza, l'altezza e la profondità della tua misericordia?». E Bernardo risponde: «la lunghezza della sua misericordia viene in soccorso sino all'ultimo giorno, a chi la invoca. La sua larghezza riempie la terra, affinché tutta la terra sia ripiena anche della sua misericordia. Così la sua altezza ha rinnovato lo splendore della città celeste e la sua profondità ha ottenuto la redenzione a coloro che giacevano nelle tenebre e nell'ombra della morte» (Asspt 4,8). Non c'è spazio né tempo, né cielo né inferi che sfuggano all'azione di Maria. Inoltre Maria esercita la sua opera di mediazione con tutta la ricchezza della sua femminilità. È la donna forte dei Proverbi che veglia per tutti con immensa sollecitudine ed abnegazione, sempre attenta alle necessità altrui, la cui lucerna non si spegne di notte (Cf. O Asspt 2,9). e che a tutti offre latte e lana (Cf. O Asspt 2).
D'altra parte Maria pone al servizio della sua mediazione tutta la sua dolcezza e soavità. In lei non c'è niente di severo, né di terribile: «Se tu trovassi in Maria un qualche segno d'irritazione, allora sì avresti ragione di sospettare di lei e di aver paura di avvicinarti a lei. Ma se, come è in realtà, tu troverai che tutto quanto riguarda lei è pieno di pietà e di grazia, di mansuetudine e di misericordia, allora rendi grazie a colui che con amabilissima condiscendenza ti provvide di una tale mediatrice degna della massima fiducia» (Cf. O Asspt 2).
L'uomo nella sua condizione di esilio, «sulle rive dei fiume di Babilonia» (Asspt 1,1) può essere fiducioso di ottenere il soccorso «dalla sua potentissima e piissima carità» (Asspt 4,8-9). Il cuore di Maria, colmo di misericordia si riversa su ogni uomo, sui sapienti e sugli ignoranti, sui giusti e sui peccatori senza guardare ai meriti passati e con tutti è accogliente e clementissima. Maria si fa tutta a tutti per guadagnare tutti.
Inoltre la mediazione di Maria accompagna l'uomo in tutti i momenti della sua esistenza: nell'instabilità della vita temporale, nella tentazione, nel turbamento del peccato, nella tristezza e nella disperazione. In ogni avversità esteriore ed in ogni conflitto interiore l'uomo è chiamato ad invocare Maria: «Oh, chiunque tu sei, tu che avverti che nel flusso di questo mondo stai ondeggiando tra burrasche e tempeste invece di camminare sicuro sulla terra, "non distogliere gli occhi" dallo splendore di questa stella, se non vuoi essere sopraffatto dalle tempeste! Se si alzano i venti della tentazione, se t'imbatti negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Se sei sbattuto dalle onde della superbia, dell'ambizione, della calunnia, della gelosia, guarda la stella, invoca Maria. Se l'ira e l'avarizia o le lusinghe della carne hanno scosso la navicella del tuo animo, guarda Maria. Se turbato dalla enormità dei peccati, confuso dalla indegnità della coscienza, impaurito dall'orrore del giudizio di Dio, tu cominci ad essere inghiottito nel baratro della tristezza, nell'abisso della disperazione, pensa a Maria. "Nei pericoli", "nelle angustie", nelle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria. Non s'allontani dalla tua bocca, non s'allontani dal tuo cuore. E per ottenere il suffragio della sua preghiera, non abbandonare l'esempio della sua vita raccolta in Dio» (LVM 2,17).
Bernardo conoscitore degli abissi dello spirito umano fragile e peccatore, sa che soltanto la grazia divina può venirci in aiuto. E la grazia nel disegno di Dio ci giunge per mezzo di Maria. Perciò se la bellezza di Maria Sposa e Madre del Verbo è segnata dalla sua umiltà, dalla sua carità e dalla sua feconda verginità, la bellezza di Maria Mediatrice è imbevuta di tenerezza, di clemenza, di misericordia. Dal suo cuore trafitto ai piedi della croce dove accolse come figlio Giovanni (Cf. O Asspt 15), si riversa su ogni uomo fino alla fine dei tempi, la sua benigna maternità.

6. Il canto mariano: fonte di devozione e d'imitazione

I sermoni e le omelie di Bernardo sarebbero rimasti senza il loro vero scopo se fossero soltanto dei gioielli letterari. Ma Bernardo vuole andare oltre. Scaturiti da un'esperienza di vita, Bernardo vuole suscitare nei cuori altrui una esperienza simile alla sua.
È vero che il canto bernardiano è in un certo senso gratuito e nasce dall'amore che vuole lodare e ringraziare Dio per la sua opera di redenzione e per la bellezza unica di Maria (29). Ma così come Bernardo non ha voluto entrare da solo in monastero e ha voluto condividere con altri questa sua grazia (Cf. LECLERCQ, Intr. generale, p. XIII) così Bernardo non vuole lodare Maria da solo, vuole associare alla sua altre voci ugualmente amanti.
Egli per primo sa quanto sia necessario all'uomo invocare l'aiuto di Maria. Sa che Dio l'ha collocata sul nostro cammino perché lei lo renda più luminoso, più sicuro, più facile. Inoltre Bernardo sa che la lode non soltanto si sprigiona da un cuore umile e riconoscente, ma ottiene nuovi benefici e nuovo aiuto (Cf. Nat BVM 15).
Anzi suscita l'imitazione di colei che viene lodata e contemplata. Bernardo convinto assertore del principio che solo il simile conosce il simile, vede nella lode, nella contemplazione, nell'invocazione di Maria un principio d'imitazione delle sue virtù che per altro sono il riflesso delle virtù del Figlio: « ... Quando ci ritroveremo di nuovo insieme, comunicheremo di buon grado quello che ci viene dato dall'alto - dice Bernardo ai suoi monaci - affinché nel celebrare la memoria di una Vergine così eccelsa, non solo siano mossi in noi l'affetto e la devozione, ma anche migliorino i nostri costumi a vantaggio della nostra vita comune, a lode e gloria del suo Figlio e Signore nostro» (Asspt 1,4). Così chi guarda Maria, chi l'invoca e chiede la sua intercessione, è chiamato a partecipare della sua bellezza, della sua umiltà, purezza e carità rendendo gloria a Dio e servendo gli uomini. Maria è il modello che dobbiamo seguire per diventare come lei tramite l'esercizio delle virtù «casa della divina Sapienza» (Serm. S. Maria, 3). E quando Bernardo esorta i suoi monaci al silenzio, all'umiltà, alla purezza di cuore, all'obbedienza filiale egli ha presenti tutte le virtù che brillano in Maria (30).
Anzi per mezzo di Maria ci giunge la grazia necessaria per essere conformi al suo Figlio. Come Dio ci ha dato Gesù Cristo per mezzo di Maria, anche oggi Maria continua ad essere quel recipiente straripante «sempre pieno e ridondante, da cui giungono a noi le grazie con un fluire ininterrotto» (31).
Così Maria nella vita del cristiano e della Chiesa è chiamata ad essere amata, imitata e accolta per diventare come lei e per mezzo di lei canale di vita, acquedotto che irrora la terra e luce che l'illumina: «Togli Maria, questa stella del mare, mare particolarmente grande e immenso e che cosa ci rimarrà se non nebbia e ombre di morte e tenebre fittissime?» (Nat BVM, 6).
Se Maria nel disegno divino ha portato e continua a portare ad ogni uomo fino alla fine dei tempi e fino agli ultimi confini della terra la grazia divina - la luce e la vita del suo Figlio -, oggi, alle soglie del terzo millennio, in questo tempo pieno di angustia, di difficoltà, di inquietudine, così bisognoso di salvezza, la Chiesa ed ogni cristiano sono chiamati ad essere partecipi dell'esperienza mariana di Bernardo e a guardare come lui con fiducia e amore, Maria. Possiamo - anche noi - condividere la certezza che Maria nella sua materna misericordia è pronta a darci la sua grazia e soccorrere anche oggi, ogni umana miseria. Perciò dobbiamo pregare fervidamente Maria affinché soccorra con la sua clemenza tutti: i popoli e i singoli individui. «A lodarla e supplicarla ci può essere d'esempio il "fedele Bemardo"» (32).

Eva Carlotta Rava

(Docente di teologia spirituale  nella Pontificia Università Lateranense. Estratto da Lateranum, anno LXII, 1996, n.2)

(da Vita Nostra, Rivista Cistercense)


Note

1. L'esperienza in Bernardo ha un carattere totalizzante in quanto implica una conoscenza vissuta, coinvolgente tutte le dimensioni dell'uomo e in modo particolare dello spirito in rapporto con Dio, con se stesso, con il prossimo. "Parlare di esperienza in Bernardo vuol dire quindi, conoscere, assaporare la presenza di Dio e delle cose divine, ma anche provare e conoscere, avvolti sempre nella luce della fede, l'uomo e le cose dell'uomo in quella duplice dimensione di miseria e di grandezza sulle quali Bemardo torna spesso» (cf. E. C. Rava, Il ruolo dell'esperienza nella teologia di S. Bernardo, in Lateranum, 50 (1984), p. 162).
2. Cf. J. LECLERCQ, Essais sur Vesthétique de S. Bernard, in Recueil d'études sur S. Bernard et ses écrits, IV, Ed. di Storia e Letteratura, Roma 1987, p. 44.
3. J. LECLERCQ, St. Bernard et l'esprit cistercien, Seuil, Paris 1966, p. 86 (la trad. è mia).
4. Cf. J. LECLERCQ, Confession et louange de Dieu chez S. Bernard, in Recueil d'études sur S. Bernard et ses écrits, V, Ed. di Storia e Letteratura, Roma 1992, p. 149.
5. Super Cant 85,4,11. (Le citazioni in italiano corrispondono alla traduzione di D. Turco in BERNARDO DI CHIARAVALLE, Sermoni sul Cantico dei Cantici, 2 val., Edizioni Vivere in, Roma 1986).
6. In Laudibus Virginis Matris 4,1. (D'ora in poi: LVM. Le citazioni corrispondono all'edizione critica di Claudio Leonardi in Opere di S. Bernardo, II: Sentenze ed altri scritti, Scriptorum Claravallense. Fondazione di Studi Cistercensi, Milano 1990. Gli altri testi mariani sono citati dalla traduzione di L. Scanu in S. BERNARDO DI CHIARAVALLE, Sermoni per le feste della Madonna, Edizioni Paoline, Milano 1990 secondo le seguenti sigle: Nella Natività della Beata Vergine Maria: Nat BVM. Nell'annunciazione del Signore: Annunt. Nella assunzione della Beata Maria: Asspt. Domenica per l'ottava dell'Assunzione: O Asspt.
7. Fra cui principalmente Guglielmo di Saint Thierry e Goffredo di Auxerre, autori rispettivamente del libro I e dei libri da III  a V della Vita prima.
8. Cf. G. ROSCHINI, Il dottore mariano. Studio sulla dottrina mariana di S. Bernardo di Chiaravalle nell'VIII centenario del suo glorioso transito, SEIR, Ed. Cattoliche, Roma 1953, p. 12-25.
9. J. LECLERCQ, Introduzione generale ai Trattati in Opere di San Bernardo, I, Scriptorum Claravallense. Fondazione di Studi Cistercensi, Milano 1984, p. XII.
10.  "Videbatur sibi videre Virginem parientem et Verbum infans nascens ex ea» (GOFFREDO DI AUXERRE, Fragmenta ex tertia vita, PL 185, 525 B.
11.  Cf. F. GASTALDELLI, Los testimonios biograficos mas antiguos sobre S. Bernardo. Estudio hislorico sobre los Fragmenta Gaufridi, in Cistercium, 197 (1994), p. 270.
12. Cf. Vita prima I, Il, 4. PL 185, 229 B. In realtà la particolare sensibilità di Bernardo verso il mistero del Natale è espressione del suo amore nei confronti dell'umanità di Cristo, del Verbo fatto carne e di colei che l'ha rivestito dì carne perché ci potessimo unire alla sua divinità.
13. Secondo il ritratto che di essa offre Goffredo di Auxerre, ciò che emerge è la sua religiosità. (Cf. F. Gastaldelli, I primi vent'anni di San Bernardo. Problemi ed interpretazioni, in Analecta Cisterciensia, 43 (1987), p. 143).
14. Bernardo si serve spesso dell'espressione «vergine saggia» e fa riferimento a Maria come casa della divina Sapienza (cf. Serm. S. Maria 2-3; LVM 3,10; 4,8).
15. Bernardo sottolinea la libera decisione di Maria nel momento dell'Annunciazione: «Credi, confida, accetta! (...) Alzati, corri, apri! Alzati con fede, corri con devozione, apri con la tua parola!» (LVM, 4,8).
16. «Quale lingua, fosse pure angelica, potrebbe cantare degnamente le lodi della Vergine Madre, madre non di uno qualunque, ma di Dio?» (Asspt 4,5).
17. Cf. C. MOHRMANN, Le style de saint Bernard, in Latin chrétien et medieval (Etudes sur le latin des chrétiens, 2), p. 347-367.
18. Cf. LECLERCQ, Essais sur l'esthétique de S. Bernard, p.40.
19. C. LEONARDI, Introduzione alle Lodi alla Vergine Madre, in Opere di San Bernardo, II, p. 3.
20. Cf. M.-I. HUILLE, Introduction, in Louange de la Vierge Mère, Ed. du Cerf, Paris 1993, pp. 28-29 (SC 390).
21. Dio ha preconosciuto e predestinato Maria prima del tempo e l'ha preparata per il suo Figlio perché formi le sue delizie sempiterne per l'eternità (cf. Super Cant., 78,3,8).
22. «Beata la mente che si riveste di questo splendore di purità e di quel certo manto candido di innocenza che le conferisce la gloriosa conformità non con il mondo, ma con il Verbo del quale si legge che è candore della vita eterna, splendore e figura della sostanza di Dio» (Super Cant., 85,4,11).
23. Bernardo osserva che la bellezza o la deformità dell'anima dipendono dall'aderire o meno alla verità e dal motivo o causa per cui si aderisce. Chi si applica alla verità per amore della verità è onesto e la sua anima è bella. La massima bellezza risiede nel cercare Dio per Dio: «Cercare Dio per lui solo, questo è veramente avere una faccia bellissima» (cf. Super Cant., 40,2,2-3).
24. Cf. Leclercq, Essais sur l'esthétique de S. Bernard, pp. 41-53.
25. Infatti «superando in libertà di spirito,i precetti della legge mosaica, ella fece voto a Dio di conservare la castità illibata sia del corpo come dello spirito» (O Asspt 9).
26. In Maria splende la carità fervorosa, la luminosa verginità e la sua eccelsa umiltà nel servizio (cf. Nat BVM 9).
27. Cf. De Adventu, 2,5. I. Leclercq ha commentato precisamente la preghiera in cui Bernardo si rivolge alla Madonna in questi termini, mettendo in luce come egli si serva non solo dei temi biblici ma anche di tutto un vocabolario feudale (cf. Marie Reine dans les Sermons de Saint Bernard, in Collectanea cisterciensia, 26 (1964), p. 265-276).
28. Cf. LECLERCQ, Marie Reine, p. 266-267.
29. Bernardo indica i diversi sentimenti che si fondono nella sua lode: «Nessuna a fu simile a lei prima di lei, e nessuna lo sarà dopo di lei. Se esaminiamo attentamente tutto questo, senza dubbio nasce in noi non solo l'ammirazione, ma anche la venerazione, la devozione, la consolazione» (O Asspt 9).
30. Cf. A. LAMY, In ascolto dello Spirito con san Bemardo, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1990, p. 134.
31. GIOVANNI PAOLO II, Un maestro di amore incondizionato verso Cristo, la Vergine e la Chiesa Lettera per il IX centenario della nascita di San Bernardo, Roma, 20 agosto 1990, n. 7
32. GIOVANNI PAOLO II, Un maestro di amore incondizionato... , n. 7.

 

Ultima modifica Lunedì 22 Agosto 2011 10:03
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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