Sabato, 19 Agosto 2017
Mercoledì 21 Settembre 2011 19:48

L'ingresso della Madre di Dio al tempio (Alexander Schmemann)

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Il nostro mondo moderno è diventato monotono e senza feste. Anche le nostre feste secolari sono incapaci di nascondere questo mucchio di ceneri e di disperazione che si è installata, poiché vi manca l’essenza della celebrazione.

(21 novembre)

Si ha l’impressione che risalga a migliaia d’anni da oggi, e tuttavia, non è passato molto tempo da quando la vita è stata segnata dalle feste religiose. Benché tutti andassero in chiesa, non tutti sapevano, certamente, il significato esatto di ogni celebrazione. Per molti, e forse per la maggioranza, la festa era soprattutto un’opportunità per dormire più a lungo la mattina, per mangiare bene, per bere bene e rilassarsi. E nonostante ciò, penso che ogni persona considerasse, anche se non in modo interamente cosciente, che qualcosa di trascendente e di radiante faceva irruzione nella vita in occasione di ogni festa, portando un’incontro con un mondo di realtà diverse, un richiamo di qualcosa di dimenticato, di qualcosa di coperto dalla routine, dalla vacuità e dalla stanchezza della vita quotidiana.
Considerate i nomi stessi delle feste: Entrata nel Tempio, Natività, Epifanie, Presentazione, Trasfigurazione. Null’altro che queste parole, nella loro solennità, con la loro assenza di relazione con la vita quotidiana e la loro bellezza misteriosa, risvegliavano qualche memoria dimenticata, invitavano, indicavano verso qualcosa. La festa era un tipo di sospiro d’aspirazione dopo una bellezza perduta ma attraente, un’aspirazione dopo qualche altro modo di vivere.
Tuttavia, il nostro mondo moderno è diventato monotono e senza feste. Anche le nostre feste secolari sono incapaci di nascondere questo mucchio di ceneri e di disperazione che si è installata, poiché vi manca l’essenza della celebrazione, quest’esperienza di ritrovarsi portati in un’altra realtà, in un mondo di bellezza spirituale e di luce. Tuttavia se questa realtà non esiste, se fondamentalmente non c’è nulla da celebrare, allora nessun metodo di creazione artificiale di entusiasmo sarà capace di creare una festa. Qui, abbiamo la festa dell’Ingresso della Madre di Dio al Tempio. Il suo argomento è molto semplice: una piccola ragazza è portata dai suoi genitori nel Tempio a Gerusalemme. Non c’è nulla di particolarmente notevole in tutto ciò, visto che all’epoca era un’abitudine accettata in generale e numerosi genitori portavano i loro bambini nel Tempio, come un tipo di segno per portarli a contatto con Dio, per dare alla loro vita lo scopo e il significato ultimo, per illuminarli dall’interno con la luce della grande esperienza.
Ma in quest’occasione, come l’ufficio del giorno ricorda, avevano portato la bambina al “Santo dei Santi”, il posto dove nessuno, se non i sacerdoti, era autorizzato ad andare, il centro mistico, il sanctum del Tempio. Il nome della ragazza è Maria. È la futura madre di Gesù Cristo, quella per la quale, come credono i cristiani, Dio stesso è venuto nel mondo per unirsi alla razza umana, per condividere la Sua vita e rivelare il suo contenuto divino. Sono soltanto delle belle storie, dei racconti di fate? O qualcosa ci è dato e rivelato qui, qualcosa di direttamente in relazione con la nostra vita, che, forse, non può essere espressa nella lingua umana di tutti i giorni?
Qui si trovava questo Tempio splendido, massiccio, solenne, la gloria di Gerusalemme. E nel corso dei secoli non c’era, dietro questi muri potenti, che una persona che poteva entrare a contatto con Dio. Ed ora, tuttavia, il sacerdote prende Maria per la mano, l’introduce nella parte più sacra del Tempio, mentre cantiamo il “Il tempio molto puro del Salvatore è introdotto nel tempio del Signore”. Successivamente, negli evangeli, Cristo ha detto “distruggete questo tempio e in tre giorni io lo riedificherò” ma come precisava l’Evangelista, “parlava del tempio del Suo Corpo” (Giovanni 2,19-21). Il significato di tutti questi eventi, parole e memorie è semplice: d’ora in poi, l’uomo stesso diventa il tempio. Non un tempio di pietra, non un altare, ma l’uomo – il suo cuore, il suo corpo, e la sua vita – tutto ciò è il cuore divino e sacro del mondo, il suo “Santo dei Santi”. Un tempio, Maria – viva ed umana – è introdotta in un tempio fatto di pietra, e dall’interno, lo porta al compimento del suo significato ed importanza.
Con questo evento, la religione, e la vita ancora di più, è sottoposta ad un’inversione di valore. Ciò che entra nel mondo ora è un insegnamento che mette in alto nient’altro che l’uomo, poiché Dio stesso ha assunto la forma umana per rivelare all’uomo la sua vera vocazione e significato, alla conoscenza divina. Fin da questo momento, l’uomo è libero. Nulla più c’è nel suo cammino, poiché il mondo intero è per lui, come un dono di Dio per compiere il suo destino divino.
A partire dal momento in cui la Vergine Maria è entrata nel “Santo dei Santi”, la vita stessa è diventata il Tempio. E quando celebriamo il suo Ingresso nel Tempio, celebriamo il significato divino dell’uomo e l’abbagliamento del suo tanto alto appello. Questi ultimi non possono essere evacuati o strappati dalla memoria umana.

protopresbitero Alexander Schmemann

(da "Celebration of Faith”, Sermons, vol. 3, “The Virgin Mary”, 1995).
 

Ultima modifica Lunedì 26 Settembre 2011 14:58
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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