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Sabato 15 Gennaio 2005 10:51

Tre Proposte: Testi per approfondire il tema

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Testi per approfondire il tema

Il deserto non è un luogo, ma uno stato

    

Si è voluto vedere in Osea un “profeta beduino”e si sono interpretati letteralmente i passaggi in cui egli annuncia che Yahvé ricondurrà il suo popolo nel deserto(2,6; 12,10). Questa interpretazione è, secondo noi errata. Osea ama troppo il suolo palestinese, da cui prende la maggior parte delle sue immagini, per aver accarezzato questa fantasia. Ciò che egli condanna, non sono la civiltà e l’economia sedentarie, ma l’influenza perniciosa che esse hanno esercitato su Israele: Il deserto non è dunque un luogo, ma uno stato; esso consiste nella privazione di tutti i beni che hanno fatto deviare Israele e ne prepara la conversione.

E.Osty,Introduction au prophète Osée, Bible de Jérusalem, Ed. du Cerf,1952,p.70

 

Una spiritualità del deserto,
nel cuore delle città

     Deserti, silenzio, solitudini, non sono necessariamente dei luoghi, ma degli stati dello spirito e del cuore. Questi deserti possono essere trovate nel bel cuore delle città, e nel quotidiano dell’esistenza. Basta cercarli e prendere coscienza del bisogno che ne abbiamo. Saranno piccole solitudini, piccoli deserti, minuscole fontane di silenzio, ma per poco che siamo disposti a penetrarvi, l’esperienza che ci apporteranno potrà essere esaltante e santa quanto quella di tutti i deserti del mondo, anche di quello in cui si è ritirato Dio. Poiché è Dio che trasmette santità alla solitudine, ai deserti e ai silenzi.

Catherine De Hueck Doherty

Poustinia o il deserto nel cuore delle città

Ed.du Cerf,1980,pag.19.

 

La vera spiritualità

Quando si tratta di una cosa così importante e così intima, quale è il rapporto con Dio, bisogna scegliere il luogo che occupa e distrae meno i sensi(…). E bene scegliere un luogo solitario e al limite selvaggio, che permetta allo spirito di innalzarsi verso Dio direttamente, senza essere trattenuto e ostacolato dalle cose visibili. E vero che le cose visibili aiutano a volte lo spirito ad innalzarsi, ma a condizione di dimenticarli subito, per rivolgersi solo a Dio. Ed è così che il nostro Salvatore, volendo servirci da modello, sceglieva di solito, per pregare, dei luoghi solitari (Mt 14,24; Mc 1,35 e 6,46) che non distraevano, ma erano adatti ad innalzare l’anima a Dio. Spesso erano delle montagne(Lc 6,12,9,18 e 28; Gio 6,15) luoghi che di solito sono privi di vegetazione e non offrono gioia ai sensi.

L’essere veramente spirituale, non si preoccupa quindi delle attrattive del luogo ove egli prega, cosa che indicherebbe attaccamento ai piaceri sensibili. Egli si preoccupa solo del raccoglimento interiore e dimentica tutto il resto.

 

Jean de la Croix,la Montée du Carmel,3,39,2 e 3;Oeuvres complètes, Ed. du Cerf,1990,p.886 e 887.

Ultima modifica Domenica 10 Gennaio 2010 17:12

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