Lunedì, 21 Agosto 2017
Sabato 15 Gennaio 2005 11:15

La meditazione tibetana

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Per la tradizione buddista, la meditazione, pur essendo considerata essenza di ogni religione, trascende i dogmi religiosi. E' mezzo universale per liberarsi delle nostre tendenze al possesso, lascia che si apra in noi uno spazio di vuoto immutabile. 

Il buddismo tibetano più presente in Europa, soprattutto in Francia, è quello del Vajrayâna, Via del lampo o Via del diamante; esso privilegia il ruolo del Guru o Maestro che solo può guidare il novizio sulla via del Vajra, il diamante simbolo dell’indistruttibile. L’iniziazione è sempre indispensabile

Meditazione su oggetti che aiutano la dissuefazione

La meditazione, secondo Budda, comporta due aspetti; la meditazione analitica e la concentrazione, ambedue necessarie, perché sviluppano qualità differenti dello spirito: potenza ed acume, stabilità e chiarezza.

La cosa migliore è praticarli ambedue alternativamente. Su cosa meditare? Il Budda ha consigliato di meditare in un primo momento, su oggetti che aiutino a liberarsi dal difetto principale di cui si è presa coscienza. Perciò, per esempio, si consiglia di concentrarsi sul respiro se si è distratti o sognatori, sull’amore se si è collerici o aggressivi, sugli aspetti negativi degli oggetti se si è portati ad essere troppo attaccati ad essi. Ricondotta l’anima alla calma, si può decidere di meditare sul Budda, visualizzandolo, sul vuoto o sulla limpidezza dello spirito (mahamudra).

Entrate in voi cominciando a rilassarvi. Non ci sono cose da fare, né mete da raggiungere. Dimenticate anche che vi apprestate a meditare. Adottate la posizione del loto o del semi-loto, o almeno una qualsiasi altra posizione comoda, che permetta di avere la schiena diritta, il che rende la mente sgombra da ogni pensiero. L’attenzione è il fondamento della meditazione, essa addestra ad uno stato di calma vigile. Durante la meditazione, osservate corpo, respirazione, mente, spirito così come sono, talora agitati, talora calmi. Porre attenzione all’equilibrio. Lo stato mentale può essere dominato. All’inizio i pensieri fluiscono come una cascata, in seguito diventano come un oceano calmo, senza più onde che lo agitino. La meditazione è un allenamento, uno stato di fiducia che si ritrova man mano.


Anâpânâ: siate vigili

Cosa fondamentale in ogni forma di meditazione buddista è prestare attenzione alla respirazione. Ecco alcune tappe di questa tecnica, descritta dal Budda e comprende 16 tappe, di cui si illustrano qui solo le prime.

Concentratevi sulle narici, in particolare su tutta la zona triangolare che va dalla punta del naso, sino al labbro superiore. Inspirate con attenzione, poi espirate, ponendo attenzione alla respirazione concentrandovi sulla zona interessata, senza cercare di modificare il respiro, accontentatevi di osservarlo, lento o più veloce, mentre si calma poco a poco. Dopo alcuni istanti, rivolgete l’attenzione alle narici e concentratevi sull’entrata dell’inspirazione prima in una narice, poi nell’altra, alternativamente. Concentratevi sulle sensazioni della zona. Il vostro spirito si calma poco a poco. La respirazione diventa più lieve, quasi rarefatta e rende l’esercizio sempre più perfetto. Potete fare questo esercizio come preliminare ed anche continuarlo durante tutto il corso della meditazione. L’attenzione totale al momento presente impedisce alla mente di vagare, e questo sforzo di concentrazione spersonalizzato, intenso e prolungato su di un unico oggetto, permette di allentare l’attività mentale. Potete così raggiungere samâd, uno stato di coscienza non dualista, in cui il soggetto e l’oggetto dell’esperienza si unificano. La stessa tecnica si può applicare alle emozioni che possono emergere. Non condannatele e non approvatele, limitatevi a osservarle. Nessuna emozione, positiva o negativa, dura a lungo. Tutto è momentaneo, a cominciare da noi, ogni esistenza ha carattere effimero ed incostante; solo comprendendo questo si può accedere alla conoscenza. Meditare è rendersi conto che la casa è vuota, che la nostra mente, le nostre emozioni, noi stessi, non esistono, e allora ogni sofferenza scompare, è l’illuminazione, la gioia.


Il mandala: l’inconscio a cielo aperto

La meditazione buddista indo-tibetana è una tecnica di visualizzazione. Meditare è visualizzare l’immagine di un budda o di un thanka (immagine arrotolata e montata su seta). La visualizzazione di una divinità è una fase costruttiva, in quanto si tratta di un processo di identificazione: dovete diventare ciò che immaginate, trasformarvi fino al punto di cambiarvi in un essere divino ed assumere la forma di un dio, fino a giungere alla fase di dissoluzione del pensiero nella meditazione. Il mandala, supporto alla meditazione e a certe visualizzazioni, è spesso presentato su dei thanka. Etimologicamente, in sanscrito, il mandala è un cerchio allo stesso tempo centro e periferia. Simbolicamente, potrebbe rappresentare l’Assoluto.. Il caos e l’inconprensibile del mondo, diventano un disegno dallo schema semplice e ordinato in gerarchie. Sorta di inconscio a cielo aperto, il mandala affascina istantaneamente; appagando il vostro sguardo, calma la vostra coscienza. Grazie al mandala, la vostra mente dopo essersi calmata ed essere divenuta ricettiva grazie alla visione ipnotica, si immerge nel vuoto concettuale. La meditazione su di un mandala non ha altro scopo se non quello di permettere al vostro mandala interiore di rivelarsi. In ambito indo-tibetano, il mandala, indica il cammino personale da seguire. Il bersaglio del mandala è il sé: infatti, immergersi in se stessi è ritrovare il proprio mandala interiore e confondersi con il suo centro. Potete aiutarvi con supporti di vario genere: rappresentazioni di divinità, canti, recitazione di testi, ma non dovete mai dimenticare che il nirvana individuale (dissoluzione dell’io individuale ed effimero, nel Brahman, l’Assoluto), non è nulla se non si accompagna alla salvezza degli altri. Ed è per questo motivo che i “bodhisattvas”, gli esseri risvegliati, hanno fatto voto di rimanere nel ciclo delle nascite e delle morti al fine di aiutare gli altri esseri viventi sulla strada della salvezza.


 


Mettâ:condividete ciò che avete ricevuto

In alcune scuole si raccomanda di concludere la meditazione con un momento di mettâ (letteralmente, amore compassionevole); chiedete perdono a tutti coloro che avete ferito e perdonate coloro che vi hanno offeso. Visualizzate la respirazione come un legame d’amore che vi unisce a tutti gli esseri; augurate loro la fine di ogni sofferenza. Questo èil momento di condividere ciò che avete ricevuto.

Accessori utilizzabili,cose da fare,cose da evitare. 

L’uso dell’incenso è facoltativo, anche se può essere utile; la mirra calma il nervosismo e l’ansia, quindi può favorire la meditazione. Il benzoino stimola l’intelletto e il galbano favorisce la concentrazione. L’uso dello zafu, il piccolo cuscino rotondo, permette una posizione corretta: con la colonna vertebrale dritta, le ginocchia a contatto con il suolo, facilita il mantenimento dell’equilibrio e permette una corretta respirazione addominale. Evitate sedute troppo lunghe, soprattutto all’inizio. Si consiglia di meditare per 2 o 3 minuti, interrompere e poi riprendere, sempre con delle pause. Meditare ogni giorno e ad ora fissa. Consultate un maestro, per scegliere l’oggetto su cui meditare, il più adatto a voi stessi. Meglio non meditare piuttosto che farlo alla meno peggio. Non meditate all’aperto: il contatto con la luce e il vento favorisce la distrazione. Usare un mandala soltanto se avete imparato a decifrarne il simbolismo.

 

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Ultima modifica Lunedì 15 Aprile 2013 12:51

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