Mercoledì, 18 Ottobre 2017
Giovedì 22 Dicembre 2005 01:04

La meditazione nel sufismo

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La Meditazione nell'islam

 

“Levigare il cuore” è così che il Profeta Maometto descrive il lavoro spirituale. Lo stato interiore della preghiera è di stare “di fronte a Dio come se tu lo vedessi”.

Meditare per il sufi-mistico mussulmano è un tendere ad affidarsi a Dio fino allo scomparire dell’anima individuale in Dio.

Un’ esperienza mistica, allo stesso tempo, della grandezze di Dio e della grandezza dell’uomo.

Che si tratti della recita dei Nomi di Dio (canonicamente sono 99, in realtà sono infiniti) o della danza spirituale, il sufi dà un’importanza fondamentale alla preparazione: il meditante si deve purificare per potersi preparare all’unione con Dio.

Alla purificazione esteriore con l’acqua, egli deve aggiungere una purificazione interiore con il pentimento.

Il DHIKR (letteralmente: il fatto di ricordarsi e di invocare Dio) come pure le sedute di audizione collettiva del canto e della musica (sama) svolgono il medesimo ruolo: ricordare con nostalgia lo stato di unione primordiale.

Il sufi cura questo ricordo per attualizzare quello stato primordiale che era il suo.

Il dhikr, stato di presenza a Dio è la ripetizione incessante, in modo sonoro o mentale, del Nome divino. L’esercizio spirituale del dhikr, superiore ad ogni altra forma di adorazione, deve essere quotidiano ed è spesso comunitario.

Il Nome di Dio contiene tutti i nomi ed abita nel cuore; ricordare in se stessi ed enunciare fuori di sé il nome di Dio, è ricondurre ogni cosa esistente al suo principio.

“Ricordatevi di me (ed) io mi ricorderò di voi” dice Dio: così gli angeli, lodando Dio, sono in stato di dhikr permanente.

Il sufi si rivolge verso la qibla (la Mecca) per orientare il proprio cuore e sceglierà di preferenza di fare le invocazioni di notte o in un ambiente buio. Si dice che il Profeta praticasse le invocazioni tra l’alba ed il sorgere del sole.

Alcuni si aiutano con qualcosa di simile al rosario, chiamato lasoubhah, altri contano il numero delle invocazioni sulle falangi.

Alcune tappe precedono l’invocazione propriamente detta: portare delle vesti pulite, purificarsi ritualmente con l’acqua, orientarsi verso la Mecca, sedersi sui calcagni, chiudere gli occhi, incollare la lingua al palato verso la gola, considerarsi come morto, attaccarsi al Maestro guardandone l'immagine presente ed infine concentrare le proprie facoltà verso Allah recitando il suo Nome.

Le formule dell’inizio e del termine sono uguali:

“La ilaha illa Llah”

“Non c’è altro dio che Dio”

I meditanti che sono in stato più avanzato invocano “Allah”, più conciso e più forte.

Il sufi controlla il suo respiro così da far concordare il suo ritmo respiratorio con la ripetizione orale della formula.

Gli autori distinguono sovente tre tappe nella interiorizzazione del dhikr:

  • Il “dhikr della lingua, dhikr allisan, pronunziato oralmente e frutto della volontà, che penetra tutte le membra del corpo. È quello dei principianti.

  • Il “dhikr del cuore”, dhikr al qalb, questa invocazione è silenziosa e segreta. Si deve integrare con il battito del cuore e seguire la pulsazione del sangue.

  • Il “dhikr della coscienza interiore”, dhikr al-sirr, in cui la coscienza scompare: la dualità tra colui che invoca e l’oggetto dell’invocazione è abolita. Il dhikr diventa continuo, l’adepto è: “In Allah, per Allah, per mezzo di Allah, con Allah”.

 

L’umano non esiste più:

Dio solo è presente e pronuncia il suo nome.

Alcune tradizioni praticano il dhikr a voce alta, altre lo fanno interiormente.

I membri delle confraternite sufi si riuniscono regolarmente per partecipare a dei dhikr collettivi la cui energia, più forte, è di natura tale da far sciogliere i cuori.

I sufi utilizzano delle differenti modalità nella loro pratica del dhikr.

Le oscillazioni ritmate del busto e/o della testa, accompagnate talora dal battere delle mani, la disposizione circolare dei partecipanti, evocano esplicitamente una danza cosmica.

La danza più conosciuta in occidente è la danza circolare dei dervisci ruotanti (vestiti di bianco per ricordare il sudario) della confraternita sufi Mawalawiyya..

Essi girano su se stessi, il palmo della mano destra rivolto verso il cielo, il palmo della mano sinistra rivolto verso il cielo. La loro danza simboleggia la rotazione dei pianeti intorno al sole.

 

Cose da fare

  • Ricordare che in ogni notte come dice il Profeta, c’è un’ora in cui il mussulmano che chiede una grazia non si presenta invano davanti a Dio.

  • Perseverare nel dhikr.

 

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Ultima modifica Giovedì 04 Novembre 2010 19:37
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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