Giovedì, 21 Novembre 2019
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Martedì 07 Giugno 2005 21:16

Giustino (Lorenzo Dattrino)

Giustino
di Lorenzo Dattrino






Nacque a Flavia Neapolis (oggi Nablus, in Giordania). Lasciata ancor giovane la Palestina, si trasferì ad Efeso. Era assetato della verità e tale aspirazione lo condusse a prendere contatto con le più celebri scuole dell’epoca: quella stoica, peripatetica, pitagorica, neoplatonica.

Nel platonismo credette di trovare la via giusta. Fu allora che si convertì al cristianesimo, all’epoca di Adriano, forse a Efeso. A Roma, dove si recò ben due volte, riuscì a radunare attorno a sé un certo numero di discepoli. Denunciato come cristiano (tra il 163 e il 167), fu messo a morte assieme ad alcuni suoi discepoli. Gli Atti del suo martirio sono considerati autentici.

Risulta di fondamentale importanza l’attività culturale di Giustino: in lui si deve vedere il primo dei Padri che tenta una conciliazione tra filosofia antica (greca e pagana) e cristianesimo. Egli vide nei grandi pensatori dei tempi precedenti degli iniziatori di quella filosofia che solo nel cristianesimo avrebbe raggiunto la sua piena perfezione. Nella Sacra Scrittura c’è la pienezza della Verità, nei filosofi i semina Verbi (frammenti di verità). Dunque, anche la filosofia è dono di Dio e può essere collaborazione con la Parola di Dio per una fede pensata. 

Giustino ci ha lasciato tre opere :
1. Dialogo con Trifone.  Il cristianesimo entra in dialogo con l’ebraismo anche questo è refrattario e ostile.

2. Due Apologie per difendere la presenza cristiana in un contesto pagano e per gettare un ponte verso la cultura pagana e le istituzioni dell’impero.  
Giustino indirizza le due apologie all’imperatore Antonino Pio perché gli intellettuali e i responsabili dell’amministrazione statale possano conoscere la vera realtà del cristianesimo.  Siamo debitori di Giustino se possiamo conoscere la prassi ecclesiale relativa al battesimo, alla celebrazione e partecipazione all’Eucarestia nella liturgia domenicale.

Ecco un passo: "Tutti quanti insieme ci riuniamo nel giorno del sole [la domenica], poiché è il primo giorno, nel quale Dio creò il mondo, avendo trasformato la tenebra e la materia, e Gesù Cristo, nostro Salvatore, risuscitò nello stesso giorno dai morti: infatti  lo crocifissero prima del giorno di Saturno [il venerdì] e il giorno dopo quello di Saturno, cioè il giorno del sole, apparso ai suoi discepoli e ai suoi apostoli insegnò queste cose che ora mandiamo a voi [imperatore e intellettuali pagani] per un esame" (Apologia I , 67).

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Martedì 07 Giugno 2005 21:00

Taziano (Lorenzo Dattrino)

Taziano
di Lorenzo Dattrino





Nato verso il 120 da famiglia pagana, ebbe un’educazione greca e fu sofista. Poi venne a Roma e qui si convertì al cristianesimo, ma assunse atteggiamenti intransigenti e di chiusura nei confronti della cultura ellenistica. Così dice di se stesso. “Io, Taziano, filosofo secondo la filosofia dei barbari, nato in terra assira, istruito prima nelle vostre dottrine, poi in quella che ora faccio professione di predicare” (Discorso ai Greci, XLII ). Si noti la contrapposizione: barbaro (cioè cristiano) e greco (cioè pagano) .

Il Discorso è un’opera in difesa del cristianesimo e un violento attacco alla cultura greca. Taziano esordisce tacciando i greci (pagani) di aver rubato ai barbari (giudei e cristiani): nessun’arte, nessuna disciplina sarebbe stata inventata dai "greci"! La sola filosofia è loro vanto, ma è ben minima cosa, come dimostrano le assurdità dei filosofi (cc. 1-3). Ben diverso è l’atteggiamento pratico e teorico dei cristiani: essi credono in un solo Dio e non ammettono l’idolatria (c. 4). Unità e solitudine di Dio non contrastano con l’esistenza di un altro principio, il Logos, il Verbo che era ab aeterno presso il Padre. Il Logos diede origine alla creazione (c. 5). Resurrezione dei corpi (c. 6), angelologia, demonologia (c. 7), caduta dell’uomo e azione dei demoni (cc. 8-11), psicologia e pneumatologia (cc. 12-13), rigenerazione dell’uomo, ma senza alcuna allusione concreta all’Incarnazione del Verbo (cc. 13-19).

Tutta questa dottrina è continuamente e ampiamente frammista a una polemica minuta contro la mitologia. In seguito, dopo un cenno (c. 21) alla credenza in un "Dio apparso in forma d’uomo", in cui i cristiani, il cui nome peraltro non è mai pronunciato, credono, inizia la polemica contro gli aspetti morali e pratici del paganesimo: le assemblee, le feste, gli spettacoli (c. 22) , i ludi gladiatori (c. 23), le rappresentazioni tragiche (c. 24), la vita dei filosofi (c. 25), la varietà di linguaggi e le preziosità dei grammati (cc. 26-27), le diverse legislazioni (c. 28).

 L’argomento cronologico abbraccia tutta l’ultima parte del Discorso (cc. 29-42), e pretende di dimostrare la priorità della legislazione giudeo-cristiana rispetto alla legislazione, alla storia, alla letteratura, alla sapienza greca.

Taziano conclude (c. 42) con un’affermazione di certezza nella bontà della causa da lui sostenuta, e si dice pronto, con l’aiuto di Dio, a sostenere  l’esame degli avversari.
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Martedì 01 Marzo 2005 22:27

I Padri Apologisti (Lorenzo Dattrino)

I Padri Apologisti
di Lorenzo Dattrino




A confronto con giudaismo, paganesimo e impero romano.

Un primo aspetto fondamentale del cristianesimo è l’universalità : una religione non di un solo popolo, ma per tutti. I cristiani adorano un solo vero Dio; professano una morale in antitesi con i criteri tradizionali del paganesimo; il mondo pagano cerca, a più riprese, ora di emarginare, ora di assorbire il cristianesimo. Ma i cristiani mantengono la propria identità e sopportano con coraggio le persecuzioni.  In questo clima ostile escono allo scoperto non pochi scrittori cristiani: loro primo obiettivo è dissipare le opinioni correnti che mettono in falsa luce la fede e la vita dei cristiani. 

L’apparizione di tali opere va considerata come un fatto del tutto nuovo nella storia del cristianesimo, anche per la natura di tali scritti.  Gli apologisti intuiscono che occorre scendere sul terreno stesso degli avversari per dimostrare che è la dottrina cristiana la vera interprete della ragione dell’uomo, e non le molteplici e spesso contraddittorie enunciazioni della filosofia.  L’azione degli apologisti, inoltre, si propone di rendere accettabile la dottrina cristiana sotto la luce della piena credibilità, e di guadagnare proseliti alla chiesa.

L’interrogativo drammatico che i pensatori cristiani si propongono è questo: dialoghiamo con il mondo, oppure, per mantenere la nostra identità, ci arrocchiamo e non permettiamo che il Kerigma venga “annacquato “ dalla filosofia pagana ?

Scorgiamo due risposte : quella di Taziano, il quale intende “chiudere porte e finestre“ per non lasciare entrare nemmeno uno “spiffero di ellenismo“; quella di Giustino, il quale spalanca le porte e vuole dialogare a 360 gradi. Prevarrà la linea del dialogo e sarà vincente.  Il Kerigma cristiano, nato in contesto semitico, viene inculturato nel contesto ellenistico e permea l’area del bacino del Mediterraneo.

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I seguenti brani sono tratti dal Volume "La vita in Cristo". In esso Nicola Cabasilas (Tessalonica 1321 - Monte Athos 1391) parla dei sacramenti, dei loro effetti e delle azioni umane per mantenere la grazia ricevuta.

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Domenica 20 Giugno 2004 15:58

Ignazio di Antiochia (Lorenzo Dattrino)

I PADRI APOSTOLICI

di Lorenzo Dattrino

Ignazio di Antiochia

È chiamato Theòphoros ( portatore di Dio).

Terzo vescovo di Antiochia di Siria (dopo san Pietro ed Evodio) fu condotto a Roma sotto Traiano (98-113 ) ed ivi , probabilmente, dilaniato dalle belve nell'anfiteatro (forse nel 107). Durante il viaggio verso l'Urbe, benché prigioniero e ben scortato, scrisse sette lettere: ai cristiani di Efeso, Magnesia, Tralle, Roma, Filadelfia, Smirne e a Policarpo vescovo di Smirne. Il testo delle lettere presenta notevoli difficoltà esegetiche. I risultati sono i seguenti: sette sono le lettere autentiche, testimoniate e garantite da Policarpo ed Eusebio (il primo ne parla e il secondo ci fornisce notizie relative al contenuto e ai destinatari).

Gli studi recenti, tendenti a provare che le sette lettere ricordate da Eusebio (Storia Ecclesiastica, III, 36 ) siano opera di un falsario (cfr. R. Joly, Le dossier d'Ignace d'Antioche, Bruxelles 1979) o che esse siano state adulterate (cfr. J. Rius-Camps, The Four Authentic Letters of Ignatius the Marthyr, Roma 1979) non sono convincenti. Accetto la conclusione della controversia proposta da P. Nautin in DPACII, p. l744: sette lettere autentiche.

L'importanza delle lettere di Ignazio è grande sia sul piano storico che sul piano dottrinale. In esse noi leggiamo:

  • Notizie sulla prima costituzione della chiesa e sul ruolo del vescovo Roma;
  • Il Cristo è il fulcro dell'insegnamento apostolico;
  • Il cristiano deve essere immerso in Cristo, deve conformarsi a Cristo;
  • La chiesa è chiamata, per la prima volta cattolica;
  • L'Eucaristia è sacramento dell'unità della chiesa;
  • La chiesa di Roma è la maestra di tutte.

Ignazio è il primo teologo che abbia elaborato una dottrina sul ruolo e sul significato del vescovo nella comunità cristiana. Commovente è l'indirizzo rivolto ai cristiani di Roma perché non intervengano in alcun modo allo scopo di impedire la sua condanna al martirio. Egli vuole patire il supplizio, perché soltanto in questo modo potrà divenire sono parole sue -"vero discepolo " e" vero imitatore del Signore", offrendo se stesso come "frumento di Dio, da macinare sotto i denti e nelle fauci delle belve".

Trascrivo, qui di seguito un brano della Lettera ai Romani (capp. IV-VIII) nella traduzione in lingua italiana di A. Quacquarelli, cit. pp. 122-125.

L'eroismo di un martire

"Scrivo a tutte le chiese e annunzio a tutti che muoio volentieri per Dio, se voi non me lo impedite. Vi prego di non avere per me una benevolenza inopportuna. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi è possibile raggiungere Dio. Sono il frumento di Dio e macinato dai denti delle fiere perché diventino la mia tomba e nulla lascino del mio corpo e io morto non pesi su nessuno. Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo, quando il mondo non vedrà il mio corpo. Pregate il Signore per me perché con quei mezzi sia vittima per Dio. Non vi comando come Pietro e Paolo. Essi erano apostoli, io un condannato; essi erano liberi, io tuttora uno schiavo. Ma se soffro, sarò affrancato in Gesù Cristo e risorgerò libero in lui. Ora incatenato imparo a non desiderare nulla.

Dalla Siria sino a Roma combatto con le fiere, per terra e per mare, di notte e di giorno, legato a dieci leopardi, il manipolo di soldati. Essi, beneficati, diventano peggiori. Per le loro malvagità mi alleno di più. "Ma non per questo sono giustificato " (1Cor. 7,22 ). Potessi gioire delle bestie per me preparate, e mi auguro che mi si avventino subito. Le alletterò perché presto mi divorino e non succeda, come per alcuni, che intimorite, non li toccarono. Perdonatemi, io so quello che mi conviene. Ora incomincio ad essere un discepolo . Nulla di visibile e di invisibile abbia invidia, perché io raggiungo Gesù Cristo. Il fuoco, la croce, le belve, le lacerazioni, gli strappi, le slogature delle ossa, la mutilazione delle membra, il pestaggio di tutto il corpo, i malvagi tormenti del diavolo vengano su di me, perché io voglio trovare Gesù Cristo.

Nulla mi gioverebbero le lusinghe del mondo e tutti i regni di questo mondo. È bello per me morire in Gesù Cristo più che regnare sino ai confini della terra. Cerco quello che è morto per noi; voglio quello che è risorto per noi. Il mio rinascere è vicino. Perdonatemi, fratelli. Non impedite che io viva, non vogliate che io muoia. Non abbandonate al mondo né seducete con la materia chi vuole essere in Dio. Lasciate che io riceva la luce pura; là giunto sarò uomo. Lasciate che io sia imitatore della passione del mio Dio. Se qualcuno l'ha in sé, comprenda quanto desidero e mi compatisca, conoscendo ciò che mi opprime.

Il principe di questo mondo vuole rovinare e distruggere il mio proposito verso Dio. Nessuno di voi, qui presenti, lo assecondi. Siate piuttosto per me, cioè di Dio. Non parlate di Gesù Cristo, mentre desiderate il mondo. Non ci sia in voi gelosia. Anche se vicino a voi, vi supplico, non ubbiditemi. Obbedite a quanto vi scrivo. Vivendo, vi scrivo che bramo di morire. La mia passione umana è stata crocifissa e non è in me un fuoco materiale. Un'acqua viva mi parla dentro e mi dice: qui al Padre. Non mi attirano il nutrimento della corruzione e i piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio che è la carne di Gesù Cristo, della stirpe di Davide, e come bevanda voglio il suo sangue che è l'amore incorruttibile.

Non voglio più vivere secondo gli uomini. Questo sarà. Se voi lo volete. Vogliatelo, perché anche voi potreste essere voluti da Lui. Ve lo chiedo con poche parole. Credetemi, Gesù Cristo vi farà vedere che io parlo sinceramente; Egli è la bocca infallibile con la quale il Padre ha veramente parlato. Chiedete per me che io lo raggiunga".

(Lettera ai Romani, IV-VIII . Tr. di A. Quacquarelli, I Padri Apostolici, Roma 1978, pp. 122-125).

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