Mercoledì, 23 Agosto 2017
Lunedì 11 Luglio 2011 20:07

Pacomio e Apollonio (Luca Desiato)

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Vincendo la pesantezza lenta della vecchiaia Pacomio si mosse. Scese la scala di corda e fu investito dal vento...

Storie del deserto

Una notte mentre le stelle brillavano in alto e il deserto era una distesa silenziosa Pacomio sentì dietro di sé una risata. Il vecchio eremita si voltò e vide un piccolo satiro dai piedi di capra. Non ne provò spavento, abituato com’era a veder passare dal suo osservatorio nella piana sottostante creature insolite: centauri parlanti, gorgoni mute e grifoni dalla fischiante coda di serpe.

«Pacomio, figlio della solitudine, una azione meritoria ti viene richiesta», disse linguettando l’affabile e un po’ ridicola creatura, «che tu vada a visitare un giovane eremita. Recati da Apollonio, che vive dall’altro lato di questa petraia. Troverai in una grotta un giaciglio e sopra un giovane consumato dall’immaginazione debole. Fuggito per paura dalla sua terra ha salvato il corpo, ma rischia di perdere l’anima». I tempi sono cambiati, pensò Pacomio, è con la mano sinistra che Dio si compiace di indicare. E questo è il segno: un messaggero di seconda scelta. «Andrò», rispose, «quando la meteora che ho previsto passerà sul pinnacolo». «Anche la tua immaginazione è debole. La notte è questa», fece il satiro e con un balzo scese la scala di corda e si dileguò zigzagando nella piana. Pacomio si sedette indeciso. Non era questa la notte della meteora. Nel calendario dei moti delle costellazioni compilato seguendo il trascorrere del cielo era altro il momento. A meno che, a causa di un infinitesimale errore di calcolo... Mentre gli si mescolavano nella mente dubbio e apprensione ecco apparire la meteora, un cespo luminoso strisciante di vapori rossastri che rigava la volta notturna. Quella ebbe un rigurgito di luminoso splendore, poi si spense.

Vincendo la pesantezza lenta della vecchiaia Pacomio si mosse. Scese la scala di corda e fu investito dal vento. Uno spingere e aggrapparsi, l’aria arrivava da tutte le parti, un impeto lo sollevava. Ma si tenne forte conficcando a terra un bastone nodoso. Poi tutto si calmò e nel cielo si accese una grande luna. Sotto quella luce imperiosa il vecchio aggirò la collina e trovò la grotta. Entrato, scorse un giaciglio e vide un giovane dai lunghi capelli che dormiva supino. Dormiva. Respirava lento, con soprassalti d’affanno. Ma era fiato di gioventù , non malattia, pensò. Un respirare ampio e ardito come se bevesse l’aria e con essa il mondo. E lui per la prima volta avvertì il dolore di invecchiare. Allora lo svegliò. Apollonio aprì gli occhi ed ebbe un moto di paura davanti a quell’essere decrepito, a quella lunga barba lattiginosa che gli si avvolgeva alla cinta. Poi sorrise. Era gratitudine. Pareva che lo stesse aspettando. Pacomio accovacciato accanto gli chiese di narrargli la sua storia. L’altro non si fece pregare. Il racconto fu lungo ma breve. Disse dei suoi nobili genitori suppliziati durante la persecuzione dell’imperatore Decio per non aver sacrificato agli dèi. Della sua fuga in quella solitudine di deserto per salvarsi.

Il vecchio ascoltava paziente, con una punta di rammarico. Pensava che negli ultimi anni era vissuto a un tiro di fionda da un altro eremita e non se n’era accorto. Ma questo forse obbediva a imperscrutabile disegno divino. Dopo averlo ascoltato disse: «Ad alcuni è dato, ad altri è tolto: comprendere il dono della solitudine per guadagnarsi il Regno dei Cieli. La tua vita si è ingarbugliata. Non è facile lasciare il formicaio delle passioni umane. Cercherò di aiutarti». Apollonio si era alzato. Vigoroso, giovane e nuovo, uscito da un lungo sonno ristoratore si sgranchiva alla luce della luna. Pacomio scrollò il capo e se ne andò per non farsi vedere che sorrideva. La mattina dopo tornò nella caverna con le provviste dei carovanieri: pane raffermo, cacio e fichi secchi. Col bastone liberò la sorgente ingorgata. Apollonio mangiava con appetito. «Vuol dire», disse al vecchio tra un boccone e l’altro, «che da oggi sarai ospite nella mia caverna. E mi insegnerai i segreti della vita solitaria». «Sì», rispose Pacomio, affabile ma in fondo preoccupato, «il nostro sarà un viaggio da fermi. Un raggiungere, vincendo la presunzione, la libertà angelica».

Luca Desiato

(da Vita Pastorale, aprile 2009)

 

Cf. anche Pacomio e l'angelo Azraele

Ultima modifica Giovedì 14 Luglio 2011 07:38
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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