Martedì, 17 Ottobre 2017
Domenica 28 Marzo 2010 21:38

5a Sezione - umiltà

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I° Momento

 

Nello scontro tra la libertà ferita dal peccato da una parte e la grazia che ricostruisce dall’altra, il compito dell’uomo è:

“sii sottomesso alla grazia di Dio in spirito di povertà (subditus esto gratiae Dei in spiritu paupertatis), per timore che, trascinato dallo spirito di orgoglio, tu perda il frutto del tuo lavoro”

(Vitae Patrum 15/55).

 Compito dell’uomo, combattuto tra libertà e grazia è l’accettazione di un cuore frantumato; questo atto di accettazione è come l’assumere un “vuoto” che ci faccia però (?) fortemente alla grazia.

 

II° Momento

 

Ma, attenzione!

“Fintanto che uno non è umile, non riceverà alcuna ricompensa per la sua ascesi. La ricompensa non viene data a causa dell’ascesi, ma a causa dell’umiltà... La ricompensa non viene neppure data per la virtù, ma per l’umiltà che nasce dalle due. Se manca l’umiltà, vane sono l’ascesi e le virtù”

(Isacco il Siro, prima collezione 58).

 

Le tentazioni e le prove sono l’unico mezzo di cui Dio dispone per poterci “ricostruire” ogni giorno.

Infatti:

“Quando la grazia constata che un po’ di soddisfazione di sé si insinua nei pensieri di qualcuno e che questi comincia ad avere una buona opinione di se stesso, subito essa permette alle tentazioni di diventare più forti e persino di avere la meglio, perché questo uomo impari a conoscere la propria debolezza, e fugga e si rifugi umilmente in Dio. Poiché è così che si giunge alla statura dell’uomo perfetto, nella fede nel Figlio di Dio, e che si viene innalzati fino all’amore”

(Isacco il Siro, prima collezione 77).

 

III° Momento

 

Anche il peccato, permesso da Dio in certi casi, può diventare un passaggio di salvezza.

S. Basilio parla in questo senso della caduta dell’apostolo Pietro che si vantava un po’ troppo di amare molto Gesù:

 

“Dio lo abbandonò allora alla sua debolezza di uomo ed egli cadde nel rinnegamento, ma la sua caduta lo rese saggio e lo fece stare in guardia. Imparò a trattare con indulgenza i deboli, avendo conosciuto la propria debolezza, e da quel momento seppe con chiarezza che grazie alla forza di Cristo era stato custodito quando era in pericolo di morte a causa della sua mancanza di fede, nella tempesta dello scandalo, così come dalla destra di Cristo era stato salvato quando stava per sprofondare nel mare”

(Basilio di Cesarea, omelia nell’umiltà 4, pg 31).

 

Dio permette dei cedimenti “affinché trasgressioni e colpe divengano un’occasione di umiltà. È l’umiltà che protegge le opere ascetiche dei più grandi, non solo evitando loro l’orgoglio, ma umiliandoli con il ricordo delle loro colpe. E in tal modo essi riceveranno una ricompensa ancora più grande”.

Infatti anche i cloni di Dio se non sono accompagnati da qualche tentazione,

“sono una rovina per coloro che li ricevono... Se Dio ti accorda qualche dono, persuadilo a insegnarti anche come quel dono possa farti progredire nell’umiltà... oppure supplicalo di toglierti quel dono, affinché non divenga la causa della tua rovina. Infatti non tutti sono in grado di custodire una ricchezza, senza procurare un danno a se stessi”

(Isacco il Siro, prima collezione 58).

 

IV° Momento

 

Se c’è una tentazione seguita da una caduta significa che è venuta meno l’umiltà. Ma il peccatore presta attenzione al lavorio della grazia allora il peccato può essere l’occasione per trovare la porta, stretta e bassa che da accesso al Regno.

 

Soprattutto non dobbiamo disperate se non siamo come dovremmo essere. Certamente il tuo peccato è un male... ma se dici: “Qui c’è, sì, la mjia condanna, ma più ancora c’è la sua misericordia”, tu ti penti ed egli accoglie il tuo pentimento come quello del figlio prodigo... Colui che pecca, ma non dispera, si mette al di sotto di ogni creatura. Non osa condannare o biasimare nessuno. Piuttosto egli contempla l’amore di Dio per l’uomo e rende grazie al suo benefattore. Se non dà retta al diavolo che, dopo averlo asservito al peccato, ora lo spinge alla disperazione, la sua porzione è con Dio. Egli possiede il rendimento di grazie, la pazienza, il timore di Dio... non giudica per non essere giudicato.

(Pietro Damasceno, Libro I).

 

Attenzione allora al pericolo, perché alla tentazione che ha portato al peccato può seguire la tentazione della disperazione; ma sarà allora l’umiltà che permetterà di sfuggire alla tentazione.

E nell’uomo umile prevarrà la fiducia incrollabile nella misericordia divina.

Ecco allora il ritratto di chi è giunto all’umiltà fiduciosa.

 

«Chi potrà ancora essere turbato dal ricordo dei propri peccati, che getta nella mente il dubbio: “Dio mi perdonerà queste cose che mi angosciano e il cui ricordo mi tormenta? Cose nelle quali, anche se mi fanno orrore, mi lascio andare sempre di nuovo? E che quando sono state commesse, mi causano una sofferenza più forte di quella del morso di uno scorpione? Le ho in abominio, eppure mi ci trovo lo stesso sempre in mezzo, e quando me ne sono dolorosamente pentito, nondimeno ci ritorno, disgraziato che non sono altro!”. Ecco quello che pensano molte persone timorate di Dio, che aspirano alla virtù e sono pentite del loro peccato, quando la loro debolezza le obbliga a fare i conti con le cadute che essa provoca: vivono tutto il tempo bloccate tra il peccato e il pentimento. Ma tu non dubitare della tua salvezza... La sua misericordia è ben più vasta di quanto tu la possa concepire, la sua grazia più grande di quanto tu non osi chiedere... Egli attende senza sosta il più piccolo segno di pentimento di colui che si è lasciato sottrarre una parte di giustizia, nelle sue lotte con le passioni e con il peccato”

(Isacco il Siro, seconda collezione 40,15-17).

 

V° Momento

 

Dio si esprime per farci crescere, vuole conformarci a Cristo; le tentazioni, di fronte alle quali c’è sempre la grazia, sono un mezzo dell’agire dell’amore divino.

Dio è come una madre:

 

“Essa porta per molto tempo il suo bambino fra le braccia, finché un giorno non gli insegna a camminare. Dapprima lo lascia andare carponi; poi lo fa stare ritto e lo sostiene con la forza della sua mano affinché impari a mettere un piede avanti all’altro. Quindi lo lascia un poco a se stesso, ma appena lo vede traballare, subito lo afferra: sostiene i suoi passi vacillanti, lo rialza se è caduto o lo trattiene perché non cada, oppure lo lascia cadere dolcemente, per poi rialzarlo”

 

E sa meglio di noi:

 

“Chi deve portare sul seno della sua grazia – in sinu gratiae suae -, chi deve esercitare sotto il suo sguardo nella virtù: pur lasciandolo padrone della propria libertà, egli continua ad aiutarlo nelle fatiche, lo esaudisce quando chiama, non lo abbandona quando lo cerca, lo strappa talora dal pericolo, senza che quegli se ne accorga”

(Giovanni Cassiano, conferenze 13,14).

 

VI° Momento

 

Un uomo umile sa di essere peccatore; riconosciuto ciò, non guarda la propria miseria, ma la misericordia di Dio. Così la frantumazione del cuore diventa umile gioia.

Il peccato non è negato ma è inghiottito nella misericordia e tra costrizione e rendimento di grazia c’è allora una compenetrazione profonda.

E l’uomo diviene: pace, gioia, benevolenza, mitezza.

 

VII° Momento

 

Un uomo simile, per grazia è stato infranto e ricostruito; ha così deposto, davanti a Dio: anni, maschere, meccanismi di difesa.

 

Non ricerca la propria perfezione.

È cosciente di essere debole.

Sa che Dio opera in lui.

Comprende le altrui debolezze.

Ripone la propria fiducia in Dio.

È un povero nello spirito, un umile.

 

VIII° Momento

 

Ed infine terminiamo il nostro percorso con le parole di un mistico: Ruusbroec.

“Quando l’uomo osserva la fondo di se stesso con occhi arsi dall’amore l’immensità di Dio... quando poi, guardando a se stesso, conta i propri attentati contro l’immenso e fedele Signore... non conosce un disprezzo abbastanza profondo da potergli bastare... Egli cade in uno strano stupore, lo stupore di non potersi disprezzare abbastanza profondamente... Allora si rassegna alla volontà di Dio...e , nell’intimo dono di sé, trova la pace autentica... quella che nulla potrà turbare... Persino i nostri peccati sono divenuti per noi sorgenti di umiltà e di amore... Essere sprofondati nell’umiltà è essere sprofondati in Dio, poiché Dio è il fondo dell’abisso... l’umiltà ottiene cose troppe alte per poter essere insegnate; essa raggiunge e possiede ciò che la parola non riesce a raggiungere”.

 

A te che hai avuto la pazienza e la tenacia di seguirci attraverso queste pagine.

A te che hai avuto il cuore frantumato.

A te che hai scoperto il significato della tentazione, l’umiliazione del peccato, la gioia della grazia.

A te che hai accettato l’azione di Dio su di te.

A te sia PACE.

Franco e Giorgio

 

Ultima modifica Lunedì 29 Marzo 2010 10:29

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