Mercoledì, 16 Agosto 2017
Venerdì 24 Settembre 2010 14:55

La teologia della cena del Signore...

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e della nostra celebrazione Eucaristica

di: P. ADRIEN NOCENT O.S.B.

 

1. I testi biblici

 Sono quattro i testi del Nuovo Testamento che ci descrivono l’istituzione dell’eucaristia: Mt 26,26-29; Mc 14,22-25; Lc 22,15-20; I Co 11,23 e seg.

Paolo “trasmette”, dopo averla “ricevuta”, una tradizione liturgica. Dobbiamo dire lo stesso dei testi sinottici, cioè i vangeli di Matteo, Marco, Luca, dei quali la concisione lapidaria è in contrasto con il contesto dove viene inserito il racconto dell’istituzione.

 

 

 

Le varianti tra i diversi testi dimostrano una origine comune e un adattamento, pur molto discreto, alle Chiese diverse. Queste varianti sono di poca importanza eccetto una: “il comando di reiterare la Cena”: “Fate questo in memoria di me” che manca in Matteo e Marco. Però la presenza di questo comando nella I Co. e Luca e la verosimiglianza interna mostrano come questo comando sia primitivo.

 

2. Il quadro storico

 Quale fu il quadro storico della Cena? Per i sinottici è stato un banchetto pasquale celebrato il giovedì (Mc 14,22-16 e paralleli). Ma nel vangelo di Giovanni (18,28; 19,14-31), la Pasqua è stata celebrata l’indomani, nella serata del venerdì. Come spiegare questo disaccordo?

Non mi sembra inutile, senza entrare nel dettaglio, dire che ci sono molte tesi a proposito. Per Giovanni avrebbe ritardato la Cena di un giorno per far coincidere il simbolismo di Gesù morendo sulla croce all’ora stessa dell’immolazione dell’Agnello pasquale (Gv 19,14-36). Gesù muore alle 15 il venerdì, l’Agnello viene immolato il venerdì alle 15, oppure quell’anno la Pasqua era stata celebrata il giovedì da certi gruppi di ebrei e il venerdì da un altro gruppo. Secondo il calendario degli Esseni la Pasqua era celebrata il martedì. Sembra più semplice pensare che Gesù sapendo che doveva morire il venerdì ha anticipato il giorno della Pasqua evocando in quest’ultima cena il rito pasquale per poter innestare nel rito antico il nuovo rito che sarà quello pasquale del Nuovo Testamento.

 

3. Una cena religiosa e cena del Signore

Sotto i testi che raccontano la Cena s’indovina una prospettiva pasquale. Il fatto che il vino segue immediatamente il pane allorché nella cena pasquale degli Ebrei il pane è distribuito per primo, poi viene il pranzo e il vino di cui si parla nei vangeli è soltanto alla terza coppa. Ma qui abbiamo un racconto che sintetizza e insiste sui dati centrali: la 1 Cor 11,25 nota, ricordandolo, l’intervallo tra il pane e il vino e dice “dopo aver cenato”.

Tuttavia, ogni volta che si legge che gli Apostoli si radunavano e spezzavano il pane, non significa che era sempre una celebrazione eucaristica. “Spezzare il pane” poteva essere una semplice cena con un rito religioso ebraico. Non è sempre facile comprendere, nei testi che utilizzano “spezzare il pane”, se si tratta di un pranzo o di una vera eucaristia.

 

4. Per quali motivi Gesù avrebbe istituito l’eucaristia?

 L’eucaristia è presenza del Signore tra noi, una presenza reale suprema, suprema perché il pane non è più pane ma corpo di Cristo e questa presenza rimane fino al momento in cui permane la specie del pane.

Allora Gesù avrebbe istituito l’eucaristia per essere con noi? “Lo scopo determinante dell’istituzione dell’eucaristia sarebbe da parte di Gesù la volontà di non lasciarci soli, di essere un amico presente nella solitudine morale di questa vita?”

Certo non si possono negare queste affermazioni, ma in nessun modo questi motivi potrebbero essere visti come fondamentali e principali.

 

5. L’eucaristia come sacramento di un sacrificio

 Qui dobbiamo leggere attentamente i testi dell’istituzione dell‘eucaristia.

 

a) Il testo afferma una presenza non soltanto simbolica ma reale: Questo “è” il mio corpo - questo “è” il mio sangue

 

b) Il testo afferma che sono presenti un sacrificio ed una vittima. Abbiamo qui un sacrificio simile a quello delle vittime il cui sangue ha sigillato al Sinai la prima alleanza (Esodo 24,5-8) e anche simile a quello dell’Agnello pasquale. Adesso c’è il sangue della Nuova ed eterna alleanza. Certamente Gesù pensava dicendo queste parole al Servitore di Yähwéh (Is 53,12) del quale la vita è stata consegnata alla morte e che porta i peccati del mondo. Questo sacrificio ormai prenderà il posto di tutti gli altri sacrifici antichi.

 

c) Questo sacrificio instaura una nuova alleanza annunciata da Geremia (31,31—34)

 

d) Questo sacrificio è stato offerto per noi: il corpo sarà dato per noi, il sangue sparso per noi, per una moltitudine.

 

e) Questo deve essere fatto in memoria di lui. Abbiamo già spiegato che significa la memoria. Riprendo brevemente la spiegazione perché questa teologia è vitale.

Quando Cristo disse: “Fate questo in memoria di me”, non vuol dire “Fate questo per ricordarvi di me” ma:

  • Fate questo. Cioè fate questa cena per attualizzare il mio sacrificio
  • In memoria di me: cioè davanti agli occhi del mio Padre affinché vedendolo si ricordi della sua alleanza.

 

f) Il sacrificio del calvario è dunque attualizzato davanti a noi, lo stesso sacrificio, non uno nuovo

 

g) Siamo contemporanei dell’unico sacrificio del calvario

 

h) Il sacrificio è attuato per il Padre affinché veda e si ricordi, ed è attuato per noi, affinché tutti i battezzati con il loro sacerdozio di battezzati offrano con Cristo il suo sacrificio al Padre e siano così partecipi dell’estensione dell’alleanza e della redenzione del mondo. Una volta attuato il sacrificio unico del calvario, attuazione che può realizzare soltanto il sacerdozio d’ordinazione, anche per mezzo del detto ministeriale: ogni battezzato con il suo sacerdozio battesimale offre il sacrificio.

 

6. L’eucaristia come sacramento di un alimento

 Nella rivelazione biblica alimento e banchetto servono ad esprimere la comunicazione di vita che Dio vuole fare al suo popolo.

Come per tutti i sacramenti la Scrittura ci presenta dei “tipi” che annunciano una realizzazione sacramentale decisiva, chiamata “antitipo”.

Mi sembra necessario insistere sul significato profondo delle parole “Tipo” e “Antitipo”. Un “tipo” non è un esempio, una illustrazione ma un avvenimento storico che annuncia una realtà che sarà realizzata ed è chiamata “antitipo”.

Diamo un esempio, leggendo la formula liturgica della benedizione dell’acqua battesimale. La formula stessa al suo inizio spiega la successione dei “tipi” che saranno presentati fino all’”antitipo”, cioè l’acqua battesimale. “O Dio, che in molti modi hai preparato l’acqua battesimale”...., e vengono enumerati i diversi “tipi” che sono avvenimenti che annunziano e preparano quest’acqua. L’acqua della creazione, l’acqua del diluvio, l’acqua del Mar Rosso, l’acqua della Roccia d’Oreb, l’acqua del Giordano, l’acqua del battesimo di Cristo, l’acqua che esce dalla ferita di Cristo sulla croce, per arrivare all’”antitipo” l’acqua battesimale con i suoi effetti.

Per l’eucaristia abbiamo diversi “tipi” che la preparano. La manna, le quaglie, nell’Esodo nel ps 78,20-29, l’acqua della Roccia dell’Oreb, vista come il sangue eucaristico. Molti “tipi” che secondo 1 Cor 10,34, prefigurano il dono vero che esce dalla bocca di Dio (Deut 8,3; Mat 4,4), la Parola vero pane disceso dal cielo (Ez 16,4).

Questi tipi si realizzano in Cristo. Egli è il pane di vita prima con la sua parola che apre la vita eterna a tutti coloro che credono (Gv 6,26-51), poi con la sua carne e il suo sangue offerti a mangiare e bere (Gv 6,51-58): Queste parole che annunziano l’eucaristia, Gesù le disse dopo aver nutrito la folla nel deserto (Gv 6,1-15). Il dono che egli promette e che oppone alla manna (Gv 6,31-49) raggiunge le meraviglie dell’Esodo e già mostra il Banchetto messianico.

 

7. L’eucaristia come sacramento escatologico

 a) Il sacrificio eucaristico è permanente in un mondo nuovo. Il simbolismo dei gesti e delle parole non sono nell’irrealtà ma introducono nella realtà di un mondo nuovo. La morte di Cristo sbocca nella vera vita che non finisce (Rom 6,9...), siamo nell’escatologia dei beni futuri, dei quali i beni del nostro tempo sono soltanto l’ombra (Col 2,17). Il sacrificio è stato offerto una volta per sempre (Heb 7,27, 9,12.26.. .10,10, I P 3,18). Il sangue di Cristo ha preso definitivamente il posto del sangue inefficace delle vittime dell’antica alleanza (Heb 9,12...18,26; 10,1-10), l’alleanza nuova della quale Cristo è il mediatore ha soppresso l‘antica (Heb 8,13) e dà la vita eterna (Heb 9,15). Il nostro Gran Sacerdote ci ha conquistato una redenzione eterna (Heb 9,14) e sempre vivente intercede in nostro favore (Heb 7,25). Il suo sacrificio è sempre presente nel mondo nuovo dove egli è entrato.

 

b) Per mezzo dell‘eucaristia il cristiano comunica realmente a questo mondo nuovo. Siamo sempre in contatto con il Grande Sacerdote sempre vivente nel suo stato di vittima. Il corpo e il sangue non sono soltanto memoriale simbolico di un avvenimento passato ma sono tutta la realtà del mondo escatologico dove vive Cristo. L’eucaristia dà al credente ancora immerso nell’antico mondo il contatto fisico con Cristo nell’intera realtà del suo essere nuovo di risorto, spirituale. Gli alimenti dell’eucaristia cambiano la loro esistenza e diventano il vero pane degli angeli e l’alimento del mondo nuovo.

 

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Ultima modifica Venerdì 11 Marzo 2011 15:36
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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