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Martedì 01 Marzo 2005 15:56

Strategie educative

 

Il libro di Giuseppe Milan "Disagio giovanile e strategie educative" edito da Città Nuova nel 2001 ci aiuta a riflettere su quali siano le competenze richieste oggi agli educatori e ci offre interessanti spunti per verificare la nostra azione educativa.

Pubblicato in Problematiche Giovanili
Martedì 01 Marzo 2005 15:56

Il Grande Fardello

Trasmissioni per i giovani? Trasmissioni che mostrano la realtà giovanile? Ma non facciamo ridere! Restano sullo sfondo, i giovani.

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Martedì 01 Marzo 2005 15:55

DOVE VANNO I GIOVANI VENETI

DOVE VANNO I GIOVANI VENETI

L’
Osservatorio regionale permanente veneto si è proposto di capire chi
sono i giovani veneti, come vivono, come studiano, come lavorano, come
si divertono e da quali problemi sono caratterizzati. Non si è
trattato, ovviamente, di uno studio semplice a causa della complessità
del mondo giovanile moderno. Otto i percorsi fondamentali della
complessa ricerca: quello demografico, la formazione, il mercato di
lavoro, il tempo libero, la politica, il disagio sociale, la salute, la
rappresentazione sulla stampa. Manca la ricerca religiosa, presente
solo in alcuni accenni.

Un quadro realistico

Nella demografia dei giovani del Sud
Europa si sono registrati negli ultimi 20 anni mutamenti radicali; in
particolare, i giovani veneti dai 15 ai 34 anni sono fortemente
diminuiti.

Essi trascorrono periodi sempre più lunghi a casa
con i genitori, avendo numerose sicurezze in famiglia, ampi margini di
libertà e di autorealizzazione.

Pur non trattandosi necessariamente di un fenomeno
patologico, è un dato di fatto che i giovani si sposano sempre più
tardi e che la loro fecondità è pesantemente diminuita.

In Veneto, a questa situazione si aggiunge un
fattore peculiare: l’arrivo di moltissimi giovani provenienti da paesi
poveri, tanto che nel 2002 il 10% della popolazione giovanile veneta
era rappresentata da questi ultimi. Riguardo il settore formativo, è
molto diffusa un’immagine dei giovani veneti come poco propensi a
proseguire gli studi oltre la scuola dell’obbligo attratti da un
mercato del lavoro vivo e remunerativo anche con livelli di istruzione
non altissimi.

Il lavoro e il tempo libero

In realtà, i giovani veneti non dimostrano affatto
una propensione ad iscriversi alle scuole secondarie inferiore a quella
di altri studenti italiani. E’ vero, tuttavia, che essi scelgono
frequentemente l’istruzione professionale e preferiscono intraprendere
la carriera universitaria nelle facoltà tecnico-scientifiche.

Il mercato del lavoro veneto, d’altronde, è molto
florido ed i giovani veneti soffrono poco la mancanza di posti di
lavoro, oltre ad entrare nel mondo del lavoro in età inferiore rispetto
ai loro coetanei del resto d’Italia. Le opportunità disponibili
spingono, inoltre, molti giovani a dare vita a piccole imprese, a
spostarsi su posizioni autonome.

Per quanto riguarda il tempo libero, se risultano
soddisfatti del loro tempo libero studenti, giovani in cerca di prima
occupazione o impegnati nel volontariato, lo sono in misura minore gli
occupati, le casalinghe, i giovani in servizio di leva o in servizio
civile.

Per tutte queste categorie, tuttavia, la prima
attenzione riguarda i rapporti d’amicizia, poi lo sport, il cinema, la
radio e la tv; poca attenzione sembrerebbe destinata, purtroppo alla
lettura, alle visite ai musei e alle mostre. In un’ipotetica scala
dei valori, i giovani veneti mettono al primo posto la famiglia,
l’amicizia, l’amore seguiti da lavoro, divertimento, democrazia,
libertà, relegando in basso l’attività politica.

Passando ad esaminare il disagio sociale (esaminato
sotto aspetti quali insoddisfazione per il proprio stato di salute,
assunzione di farmaci, relazioni sociali, criminalità, etc…), emerge
una sensazione di disagio contenuta spiegabile, forse, con una solida
rete di solidarietà familiare a fare da "salvagente" ad un’eventuale
disagio.

Elevato, invece, come tante altre regioni italiane,
il grado di esposizione dei giovani veneti al consumo di droghe e
all’abuso di alcolici.

Infine, la rappresentazione del mondo giovanile
sulla stampa fa emergere un certo pessimismo nei confronti del
disimpegno politico dei giovani, della loro forte dipendenza funzionale
al sistema economico costituito; l’ultima annotazione riguarda il mondo
degli adulti. Un mondo che fatica a capire atteggiamenti, punti di
vista dei giovani e ad elaborare strumenti educativi rispondenti ai
bisogni e ai problemi dei ragazzi d’oggi.

Denunciati tre grossi limiti

Riguardo lo stato delle politiche attuali per i giovani in Veneto, l’analisi mette in evidenza 3 grossi limiti.

In primo luogo la precarietà, la sensazione di dover
ricominciare ogni volta da capo, di non accumulare quel che servirebbe
dalle esperienze realizzate.

In secondo luogo la rigidità. L’Osservatorio rileva
come le istituzioni non prendano mai in considerazione l’intera
comunità, di cui i giovani fanno ovviamente parte, ma si concentrino
solo sulla realtà giovanile, ragionando in un’ottica piuttosto
limitata, e non incidendo a livello culturale e sociale, non riuscendo
a creare una effettiva politica giovanile capace di superare le
difficoltà successive alle elezioni amministrative, all’abbandono degli
operatori o al mancato finanziamento.

In ultima istanza, la frammentarietà, sintomo di carenza di organicità, di difficoltà ad operare senza ansie e paure.

Dopo il lavoro dell’Osservatorio tante iniziative
sono attese: percorsi di dibattito e confronto rivolte ai
giovani;offerta di nuove soluzioni, di strumenti e mezzi di formazione;
raccordo migliore, sia a livello di zona che a livello regionale di
offerte di cura, di prevenzione, di sostegno coinvolgendo direttamente
chi vive a contatto con i giovani.

Un ultimo accenno,riguardo la religiosità dei
giovani veneti. Solo il 7% degli studenti delle superiori non si avvale
dell’insegnamento religioso, in linea con le tendenze a livello
nazionale; sale significativamente, invece, la quota di color i quali
non vanno mai a messa o frequentano la Chiesa raramente. Un problema su
cui riflettere, visto lo scarto tra la richiesta di insegnamento
religioso a scuola e la presenza effettiva a messa dei ragazzi.

Tratto da "Settimana 2 – 19 gennaio 2003"

Riduzione e adattamento a cura di Simona Internullo

Pubblicato in Problematiche Giovanili
Martedì 01 Marzo 2005 15:54

Educatori Autorevoli Parte 3-3

Educatori autorevoli

· L’autorità
è un valore, a patto che lasci uno spazio di libertà a chi è in
situazione educativa per permettergli di prendere decisioni personali e
di crescere anche attraverso i propri errori

· L’educazione è permanente e riguarda anche l’educatore

· Per la qualità dell’autorità, fondamentale è la qualità di che la esercita, la sua passione educativa

· Un modello educativo che ha valore a tutti i livelli, anche ecclesiale.

Terza parte

L'autodisciplina e la maturità

Colui
che sottopone all'ubbidienza nei confronti di una autorità imposta, non
educa ad assumere decisioni e responsabilità, genera solo il desiderio
di essere liberato dalla costrizione e dalla paura di essere punito,
non riesce a trasmettere quella fiducia che è necessaria perché i
giovani si cimentino con loro stessi e si verifichino nella propria
capacità di assumere scelte e decisioni responsabili.

E l'esercizio di una seria autorità combatte anche i
limiti del permissivismo, espresso con lo slogan "vietato vietare" che
è quanto di più antieducativo si possa ipotizzare. Con la cultura del
permissivismo, genitori ed insegnanti hanno stimolato e stimolano il
desiderio di avere tutto e subito, incoraggiando l'impulsività,
l'impazienza, una bassa resistenza alle frustrazioni, l'incapacità alla
perseveranza, il rifiuto dello sforzo e della concentrazione,
opponendosi alla conquista di una vera, responsabile libertà da parte
dei giovani.

Se l'educazione ha spesso dovuto fare i conti con
una autorità fredda e rigida ed una libertà disordinata, è urgente che
oggi i genitori e gli educatori riflettano su come portare alla
conquista dell'autodisciplina e alla maturità nell'itinerario di vita
dei giovani con cui sono in relazione educativa. Non è inessenziale,
forse, il richiamo del pedagogista R. Lambruschini sulla necessità di
far emergere una "educazione ragionevole" come sintesi ben intesa di autorità e di libertà.

La qualità dell'autorità dipende dalla qualità di
colui che la esercita; dall'autoritarismo degli adulti derivano
conseguenze di comportamento dei giovani, e soprattutto i genitori non
devono dimenticare che la base di ogni relazione è nella affettività,
ed il rispetto lo si ottiene offrendolo, e facendo sentire all'altro
che lo si ama, anche quando lo si riprende in alcuni atteggiamenti e lo
si orienta nella condotta. Educare è sempre proporre, mai imporre, ed
in questo senso l'educatore non può nascondere le sue responsabilità
nell'alibi "ho fatto il mio dovere", perché il dovere dell'educatore
non è nella formalità delle procedure, ma nel coinvolgimento
relazionale responsabile, nella testimonianza e nell'esemplarità.

Il significato dell'educazione esige sempre, in
famiglia e fuori, una relazione educativa ricca di passione educativa e
di testimonianza, di partecipazione e di attenzioni, di responsabilità
e di competenze affettive ed emozionali, per alimentare una
comunicazione sostenuta da valori e sentimenti positivi ed
autenticanti, attraverso cui aiutare e scoprire il senso della
personale identità e del soggettivo valore di persona.

Maria Luisa De Natale

Dipartimento di Pedagogia

Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano

Da "Famiglia domani" 1/2001

Pubblicato in Problematiche Giovanili
Martedì 01 Marzo 2005 15:53

Educatori Autorevoli Parte 2-3

Educatori autorevoli

· L’autorità
è un valore, a patto che lasci uno spazio di libertà a chi è in
situazione educativa per permettergli di prendere decisioni personali e
di crescere anche attraverso i propri errori

· L’educazione è permanente e riguarda anche l’educatore

· Per la qualità dell’autorità, fondamentale è la qualità di che la esercita, la sua passione educativa

· Un modello educativo che ha valore a tutti i livelli, anche ecclesiale.

Seconda parte

L'autorità e la disciplina

In
una prospettiva pedagogicamente inaccettabile, l'autorità veniva
esercitata attraverso il potere, affinché fosse riconosciuta. Tale
potere risiedeva nella forza di farsi ubbidire. Ciò costituiva una
inevitabile limitazione della libertà del soggetto educando e dei suoi
diritti, l'uso dell'autorità come imposizione, infatti, fa sì che l'altro si senta privato della propria libertà e l'imporre un comportamento o una cosa con minacce e castighi è il modo più sicuro per indurre ad odiarla.

L'autorità, invece, deve essere innanzi tutto una autorità morale,
riconosciuta, una autorità che si fonda sull'amore, sul rispetto dei
diritti dell'altro, e non sulla forza. L'autorità disciplinare è tale
solo se il figlio-educando riesce a sentire come un bene l'ordine che
gli è impartito. Il dover ricorrere in continuazione ai castighi, alle
grida, significa dover riconoscere la propria incapacità di educatore e
dover interrogarsi fino a che punto sia lecito ammonire, consigliare,
minacciare, punire, premiare.

Se l’autorità vuole proporre una legge di vita, e non solo un arbitrio di comoda necessità in situazione particolare, questa legge di vita si genera nella coscienza dell'adulto e dei giovani,
e viene sollecitata dal rispetto che il soggetto in formazione "sente"
nei confronti dei suoi educatori, da quell’amore pedagogico che unisce
in una relazione educativa e che trova il suo fondamento nei comuni
valori che sono proposti e testimoniati quotidianamente. In questo
senso anche gli adulti devono continuamente rivedere i propri comportamenti, considerarsi soggetti in educazione continua essi stessi,
per alimentare il senso del proprio impegno educativo e per rinnovare
costantemente la presa di coscienza critica delle proprie
responsabilità.

L'autorità degli educatori si esprime attraverso
tutta l'energia personale che li caratterizza. Molto opportunamente lo
Schneider, uno studioso tedesco, ha distinto tra l'energia relativa
alle cose, cioè agli ostacoli materiali che possono frapporsi in un
progetto educativo, e l'energia relativa alle opposizioni personali,
alle volontà contrarie, ai dispetti, alle beffe, alle preghiere o alle
lusinghe di altri che ostacolano un chiaro progetto educativo. L’autorità
che l'educatore esprime non può e non deve richiedere sottomissione, ma
deve prospettare orizzonti di libertà e di autorealizzazione
responsabilmente perseguita
. In
questo senso l'autorità deve essere essenzialmente una qualità
dell’animo degli adulti, una autorità morale, fondata sul dovere che
l'adulto ha di rispettare la libertà dei giovani e la loro dignità
personale.


Maria Luisa De Natale

Dipartimento di Pedagogia

Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano

Da "Famiglia domani" 1/2001

Pubblicato in Problematiche Giovanili
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