Mercoledì, 13 Novembre 2019
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Martedì 01 Marzo 2005 15:30

La penna che sa - Parte 2/3

La penna che sa 2/3

Pubblicato in Problematiche Giovanili
Martedì 01 Marzo 2005 15:28

La penna che sa - Parte 1/3

La penna che sa - Parte 1/3

Pubblicato in Problematiche Giovanili
Martedì 01 Marzo 2005 15:25

Maschi e femmine dai 7 ai 20 anni

Maschi e femmine dai 7 ai 20 anni

Premessa metodologica.Ogni lettura sulle differenze tra maschi e femmine può essere fatta in
chiave biologica, psicologica e sociale ma questa divisione è puramente
scientifica perché tutti gli aspetti delle differenze si integrano e
ciò appare il più delle volte di difficile interpretazione.

Una seconda premessa si basa sulla modalità di
osservazione che può essere qualitativa e quantitativa. Mentre alcune
differenze qualitative sono evidenti e si riportano essenzialmente sul
versante biologico (caratteri sessuali primari: sviluppo degli
attributi genitali, distribuzione dei peli, ecc.) le differenze sul
versante psicologico sono più frequentemente di ordine quantitativo e
quindi vanno lette più nel campo della possibilità che della certezza.
Per quest'ultimo aspetto può essere utile la parola dimensione che dà l'idea in termini di rappresentazione a differenza del termine categoriache al contrario ci porta all'idea di qualcosa che c'è o che non c'è.
Così mentre è chiaro, salvo patologia, che cosa è un maschio o una
femmina dal punto di vista fisico (categoria) altrettanto non lo è da
molti punti di vista psicologici (dimensione). Sulla dimensione di
femminilità o di mascolinità si sono appunto creati molti aspetti di
ordine culturale, pregiudizi, diverse opportunità ma anche attribuzione
di ruoli, funzioni e simboli.

In merito i lettori che desiderano approfondire
questi aspetti devono chiarirsi la dimensione della bisessualità per la
quale in ogni maschio c'è una componente femminile e viceversa, nella
femmina c'è una componente maschile; maschile e femminile sarebbero
aspetti di percentuali aumentati o diminuiti dalla cultura (e quindi
principalmente dall’educazione) su una componente genetica data
(categoria).

Per orientarsi sulla complessità dello sviluppo
dell'identità di genere vengono forniti nella tabella di seguito i dati
riguardanti le età corrispondenti, grosso modo, a quelle delle tre
branche; la colonna centrale indica l'aspetta evolutivo considerato
mentre nella colonna di destra e di sinistra vengono prospettale,
rispettivamente, le differenze tra maschi e femmine.

L'idea generale della tabella parte dalla concezione che maschi e femmine abbiano due costruttie cioè due modelli mentali diversi e che pare siano presenti
indipendentemente dalle culture (ad esempio quella occidentale e quella
orientale) anche se l'ambiente valorizza o sottostima i due modelli
secondo le varie fasi storiche come è a tutti noto. L'importanza dei
fattori di correzione è tale che un costrutto di genere può essere
radicalmente velato dalla funzione sviluppata: in altre parole a
livello psichico potrebbe succedere quanto accade nell'allenamento di
alcune parti del corpo in determinato sport in cui i muscoli allenati
sono più evidenti rispetto a quelli che non lo sono. Deve segnalarsi
che le differenze soprasegnalate derivano dalle ricerche effettuate con
test proiettivi che documentano cosa si muove nel mondo interno e che
ritengo, pertanto, più fedeli nella documentazione di un concetto così
intimo ed astratto ma anche ambivalente e pericoloso come quello di
identità. Per il suddetto motivo l'uomo ha inventato, in mancanza di
una sufficiente capacità del linguaggio, ordini simbolici specifici e
che C.G. Jung ha creativamente riunito nell'immagine di "anima" (per
gli uomini) e di "animus" (per le donne) quale ricerca laboriosa ma
fedele della parte mancante. Gli educatori, soprattutto se dotati
d'intelligenza e capacità di osservazione, hanno la fortuna di poter
osservare come queste immagini mentali e rappresentative del costrutto
di genere si originano, si sviluppano e si consolidano.



Maschi


Dimensioni evolutive


Femmine


Costrutto
introflessivo: viene cioè riconosciuto al genere una attitudine
all’introversione e cioè all’attenzione per i fatti (fantasie,
immagini, rappresentazioni del mondo interno).


Per tutta la fascia d’età presa in considerazione (7-20 anni).


Costrutto relazionale: viene cioè riconosciuto al genere maggiore capacità di relazione.


Commento e
spiegazioni dei concetti più complicati e divaganti. Più persistenza di
tracce infantili dell’età precedente; affettività più disorganizzata.
Più sensibile e attento agli atteggiamenti degli altri.


Sette-otto anni:
maggiore interiorizzazione delle esperienze, tendenze affettive agli
estremi opposti, forti qualificazioni e cambiamenti di concetti.

Interesse per il soprannaturale e il magico.

Maggiore aggressività rispetto all’età precedente.


Maggiore attaccamento alle persone, maggiore capacità di generalizzazione. Maggiore aggressività ed espansività.


Maggiori
preoccupazioni circa lo stato di salute; maggiore ansia. Comparsa di
nuove emozioni suggerite dall’uso di parole come "umiliato",
"imbarazzato", ecc…

Maggiore adesione al pensiero comune.


Nove-dieci anni:
presenza di autosvalutazione o mancanza di fiducia in se stessi,
comparsa di ansie e umore variabilissimo. Tendenza all’opposizione e al
controllo dell’adulto.

Molto critico verso l’altro.

Tendenzialmente superstizioso.


Maggiori preoccupazioni per i dettagli, maggiore impulsività; maggiore tendenza al pensiero superstizioso.


Maggiori comportamenti non controllati, maggiore ansia


Undici anni:
aumento dell’antagonismo e dell’opposizione, tendenza ad essere
sgradevole e critico con gli altri. Basso grado di autocritica.
Comportamento stereotipato (cioè ripetitivo). Tendenza a continuare
all’infinito la conversazione con dettagli interminabili. Emozioni
espresse in maniera poco controllata.


Sono più mature e rivelano distacco dai dieci anni maggiore che nei maschi. Maggiore coinvolgimento nella relazione.


Minore oppositività nei confronti dell’adulto


Dodici anni: aumento dell’entusiasmo e della disponibilità a nuove esperienze; emozioni forti ma incontrollate e amorfe.

Intenso interesse per gli altri e grande interesse per il mangiare.

Maggiore concretezza.


Ulteriore
incremento delle capacità relazionali; maggiore interesse per l’aspetto
del corpo sia in quanto immagine che nelle sue funzioni.

Maggiore esuberanza


Maggiore evidenza dei dati di cui a destra. Presenza più evidente di conflitti (cioè di emozioni opposte).


Tredici anni:
diminuzione della relazionalità con diminuzione dell’entusiasmo
dell’età precedente, maggiore indifferenza, propensione
all’insoddisfazione; affettività in tono minore: tristezza ove presente
maggiormente evidente.


Minore evidenza dei dati di cui a sinistra; maggiore evidenza dell’attitudine alla riflessione


Maggiore espressione del pensiero teorico e astratto. Maggiore capacità critica verso gli altri


Quattordici anni:
è descritta come un’età in cui ci si appropria di sé con un incremento
dell’esuberanza e di energia grandi interessi dell’Io. Pensiero pratico
e dettagliato, più che in generale, teorico e astratto.


Migliore espressione dell’esuberanza.


Comparsa più
evidente della capacità di progettare. Maggiore presenza di conflitti,
difficoltà di adattamento e forti emozioni negative.


Quindici anni: situazione opposta all’età precedente; si traduce con una minore espressione intellettiva ed emotiva.


Minore espressione delle caratteristiche dell’età.


Maggiore direzione e sicurezza del Sé


Sedici-diciotto anni: uscita dalla "crisi" dei quindici anni; emozioni più approfondite, pulsioni più forti.

Il soggetto è più aperto e meno sfuggente; maggiore è l’adattamento
agli altri con accresciuta sensibilità e consapevolezza degli altri,
nonché preoccupazione per se stesso, per il proprio ruolo.


Maggiori fantasie ad occhi aperti come indizio di una capacità più plastica della rappresentazione delle relazioni.


Minore evidenza del costrutto del Sé


18 anni- prima fase dell’età adulta:i costrutti di personalità si sono stabilizzati; i cambiamenti sono al
servizio di una maggiore individuazione (cioè di caratteristiche
altamente personali ed uniche).


Maggiormente evidente il costrutto relazionale.


Fattori di correzione


L’estroversione
riduce il costrutto, l’introversione lo accentua. Lo sviluppo della
funzione dell’affetto lo riduce, lo sviluppo della funzione del
pensiero la accentua.


Sono legati alla tipologia di personalità, allo sviluppo di alcune funzioni piuttosto che altre.


L’estroversione
accentua il costrutto, l’introversione lo riduce. Lo sviluppo della
funzione dell’affetto l’accentua, lo sviluppo della funzione del
pensiero la riduce.


 

Salvatore Settineri

Professore associato di Psichiatria,

Dipartimento di Neuroscienze,

Università di Messina.

Da "Proposta educativa" 3/2003

Pubblicato in Problematiche Giovanili
Martedì 01 Marzo 2005 15:23

Psicologia dello zerbino

Psicologia dello zerbino

Aspetti psicologici del simbolo

Riflessioni educative per educatori (scout)

All’inizio
del mese di dicembre ho acquistato due zerbini per l’uscio di casa mia
che ha due porte; i vecchi zerbini, logori dal tempo e dalla polvere
lavica che dall’autunno ultimo domina la Sicilia orientale sono andati
in pensione. La negoziante aveva gli ultimi due zerbini con una
simpaticissima forma, uno di chiocciola e l’altro di farfalla;
praticamente non sono stato io a scegliere loro, ma loro a scegliere me.

Durante le vacante i tanti amici che sono venuti a
trovarmi hanno visto i due zerbini e hanno rilevato sulla mia scelta
che poteva essere simbolica… può darsi! Oggi, finite le feste, mi
ritrovo con due kg in più e forse dovevo meglio leggere i due zerbini
il primo dei quali, in tempi non sospetti, mi raccomandava la leggerezza (la farfalla) e l'altro la lentezza nella degustazione (la chiocciola);
S. Basilio a cui si attribuisce la frase "il cibo che mangiamo in più è
quello che sottraiamo ai poveri" avrebbe avuto lo stesso effetto, ma
capirete che una farfalla ed una chiocciola sono meno austeri e
colpevolizzanti di S. Basilio.

Una farfalla vuol dire molte altre cose ancora (la
bellezza, i colori affascinanti, il bruco che si trasforma quale segno
di cambiamento, ecc.) ed altrettanto la lumaca (il rapporto con la
nostra casa, la pazienza, con la chiocciola la spirale segno del Sé,
ecc.).

I simboli, infatti, non hanno un
significato univoco, spesso non li scegliamo e li leggiamo, per lo più,
inconsapevolmente o inconsciamente analogamente ai sogni che sono
fatti, appunto, da simboli;
eppure i simboli sono presenti accanto a noi dalla culla alla bara.

Un'educazione simbolica vuol dire accompagnare
all'osservazione di questa presenza, intima, spesso discreta, la cui
origine, sia dai primissimi anni di vita, ci accompagna come presenza
angelica che può diventare diabolica perché bene e male fanno parte del
mistero dell'uomo.

Se psicologia vuol dire attribuzione di
senso, la psiche contenuta nella mente è un'organizzazione simbolica,
un sistema di ricerca di significati; la ricerca di significati, come
ben indicano i sogni, può avere una vita autonoma rispetto alla
coscienza o meglio, essere indipendentemente da essa; tutto ciò, alla
faccia della vanagloria e della potenza dell'uomo, ci rende più piccini
e ci unisce non solo con culture, bellezze ed intelligenze diverse, ma
anche con nature diverse e chissà se anche gli animali hanno i loro
simboli nella misura in cui anch'essi sognano come i fisiologi hanno
dimostrato. Certo è che sogniamo animali e compriamo zerbini e quindi
da essi prendiamo e apprendiamo qualcosa.

Se lo scautismo ha tanti simboli
è perché un'educazione della personalità, così come la intende B.-P.,
non può prescindere dalle immagini interne o esterne che ci aiutano a
vivere ma anche a sopravvivere e dare al mattino quella luce di
significati che trasformano il risveglio, come ogni primavera, in una
nuova resurrezione: S. Francesco sapeva benissimo che il sole e la luna
non erano i figli di Pietro di Bernardone e di donna Pica ma li
chiamava fratello e sorella perché simbolicamente espressione di un
unico Padre ed allora il simbolo è ciò che ci unisce all'Altro e a noi
stessi.

I simboli ci uniscono all'altro (in ciò il
significato stretto della parola) perché senza l'Altro non possiamo
vivere: le nostre stesse emozioni sono per l'Altro che ricerchiamo
nella sessualità, nell'amicizia, nella comunità, nella carità,
nell'agape e per lutti questi abbiamo simboli della sessualità (leggi
Freud), dell'amicizia (leggi anche lo scautismo) e dell'agape (leggi
cristianesimo).

I simboli ci uniscono a noi stessinello sviluppo nelle grandi trasformazioni del nostro corpo (ad esempio
in pubertà ma anche in menopausa), delle nostre idee, della nostra
capacità di creare (che cos'è l'arte se non un processo simbolico?),
nell'ascendere (simboli del volo) e nel trascendere (simboli
religiosi).

La conoscenza simbolica non è un programma (e cioè
qualcosa che ha a che fare del tempo anche se ci sono simboli del
tempo) e neanche una progettazione (e cioè dei percorsi obbligati con
un lancio, una verifica, un prodotto) ma un'essenza sia nel senso
filosofico di esperienza (intuizione diretta dei contenuti emozionali)
che nel senso metaforico e cioè del cuore costituente, ad esempio, un
profumo. Perché simbolo è anche un profumo ed è noto, a parte per chi è
allergico, che l'incenso sale in cielo e si spande nello spazio quale
presenza di un contenuto mistico.

Dal punto di vista antropologico il simbolo
governa ed ordina sia direttamente sia indirettamente attraverso i suoi
derivati (bandiere, stemmi, emblemi, distintivi, ecc.); si tratta ai
pari del linguaggio, di una punteggiatura di ciu l’uomo necessita.
Il simbolo, inteso come punteggiatura, apre (maiuscolo), chiude
(punto), pone delle pause (virgola), determina sistemi di periodo
(punto e virgola), dichiara (punto esclamativo), interroga (punto
interrogativo). Se l'interpunzione è il procedimento per il quale,
attraverso segni grafici appropriati, si mettono in rilievo gli
elementi costitutivi della frase, i simboli mettono in rilievo gli
elementi della nostra vita individuale e sociale ed è per questo che ne
siamo affascinati; allora un'educazione simbolica è psicologicamente
quella parte dell'educazione che entusiasma e che deve essere curata
affinché il sogno non sia trasformato in incubo.
Esiste cioè la possibilità della degradazione simbolicae cioè quando il simbolo perde quella sua naturale potenza che può
essere di ordine sia quantitativo che qualitativo. Esempi di
degradazione simbolica quantitativa sono alcuni marchi che ve li
trovate impropriamente anche, caso limite, sulla carta igienica oppure,
in riferimento allo scautismo, un distintivo non proprio di una fase
(esempio un distintivo dei lupetti sulla camicia dei rover!). oppure un
fazzolettone trasformato in albero di Natale, l'ipertrofia e
l'ipotrofia liturgica (l'uso troppo poco o troppo abbondante di gesti
simbolici). Esempi di trasformazione qualitativa sono alcuni messaggi
pubblicitari a carattere ingannevole, i messaggi dei ciarlatani, gli
idoli, i cucù.

Tra gli strumenti che sviluppano sicuramente la capacità simbolica va ricordato il gioco il quale può essere fatto anchesenza intenzionalità educativa, alla faccia di chi usa e di chi abusa
della predetta parola; se è un bel gioco non solo dura poco, ma ognuno
trova per meccanismi associativi finalità più consone alla sue
attitudini e tendenze che non sono, necessariamente, le intenzioni
dell'educatore.

Come la madre non sceglie intenzionalmente
l'orsacchiotto di pezza a cui lo psicoanalista ha dato la funzione
addirittura di nascita di una parte dell’Io, l'educatore non sa, ma
sente il valore educativo del gioco. Sapere, sentire, percepire,
intuire, capire sono tutti verbi che hanno significato diverso:
l'approccio simbolico è allora una declinazione diversa che prima deve
essere intesa e poi essere proposta ed in questo senso non è detto che
il bambino, il ragazzo ed il giovane siano meno bravi dell'adulto che
ha molto da apprendere dalle proposte simboliche delle nuove
generazioni.

Lo sviluppo del senso critico e cioè
dell'osservazione simbolica che genera deduzione è uno dei doni che lo
scautismo ha fatto e fa ai suoi associati e al prossimo perché l'uomo
simbolicamente forte è fatto per servire.

Quando, allora, sull'uscio di casa pestate due zerbini pensateci un momento.

Salvatore Settineri

Professore associato di Psichiatria,

Dipartimento di Neuroscienze,

Università di Messina.

Da "Proposta educativa" 3/2003

Pubblicato in Problematiche Giovanili
Simboli veri

Il ruolo dell’educatore oggi

Riflessione sui simboli per un ambiente scout


"Momo indietreggiò spaventata, ma poi rispose senza volerlo:
"Buongiorno, io mi chiamo Momo". Di nuovo lo bambola mosse le labbra e
disse: "Ti appartengo, perciò tutti ti invidiano". "Non creo che tu sia
mia" fece Momo. "Penso invece che ti abbiano persa qui". Prese la
bambola e la sollevò da terra. Allora le sue labbra si mossero ancora e
disse: "Voglio avere più cose". Ah si? Replicò Momo, pensosa. "Non so
se io ho delle cose che vanno bene per te... Ma aspetta un po', ti
faccio vedere la mia roba e tu mi dici quello che ti piace". Prese la
bambola e, con lei, passò attraverso il buco del muro fino alla sua
stanza. Da sotto il letto tirò fuori una cassetta contenente ogni
specie di tesori e li mise davanti alla bambola... Le mostrò una lieve
penna variegata di fringuello, una bella pietra venata di molti colori,
un bottone dorato, un frammento di vetro color del cielo. La bambola
taceva e Momo le diede una spintarella... "Ti appartengo, perciò tutti
ti invidiano". Disse la bambola ancora una volta".

M Ende, Momo

Momo è un personaggio veramente affascinante e credo
che rappresenti l'autenticità di chi sa cogliere nella quotidianità di
una vita frenetica e dominata dalla corsa contro il tempo ciò che
davvero conta. E ciò che davvero conta per lei non sono i simboli della
tecnologia sterile, rappresentati dalla bambola parlante, bensì dalle
piccole cose, da quelle piccole cose che assumono un significato simbolico ed emotivamente importante, proprio perché rappresentano la vita, quella realmente vissuta, agita, incarnata.

Cosa
ci sarà dietro a quella lieve penna variegata di fringuello? E cosa si
può leggere nella trasparenza di quel pezzo di vetro color del cielo o
ancora, cosa ci sarà scritto nelle venature del sasso che con tanto
slancio Momo offre alla sterile e asettica bambolina meccanica
?

Ragioniamo allora per simboli: Momo e la bambolina
potrebbero essere le metafore dei nostri ragazzi, Momo simbolo di quei
ragazzi che hanno già colto la ricchezza dell'essenziale e
dell'importanza delle piccole cose, la bambolina simbolo di quei
ragazzi che si accontentano della superficialità delle cose; la città
dominata dagli uomini grigi in cui vive Momo potrebbe essere la
metafora della nostra società, dominata spesso dalla frivolezza delle
cose, ricca di simboli privi dì significato di valore.

Come fare allora a trasformare le bamboline in Momo?E come agire per far si che Momo continui ad essere Momo e non diventi
una bambolina? Ci vuole qualcuno che guidi, che educhi in questo
cammino!

Torniamo a noi e caliamoci nella nostra realtà:
credo che sia importante soffermarci un attimo a riflettere su quale
suolo l'educatore può giocare in questo nostro mondo dominato da
immagini simboliche, su quanto coraggio deve avere un educatore per
testimoniare un linguaggio simbolico, come quello dello scautismo,
anche alternativo a quello dominante. I nostri ragazzi vivono in mondo
fatto di simboli: dallo scooter alle veline, dal telefonino al dvd, dal
vangelo alla bandiera della pace, dal linguaggio musicale a quello
corporeo, tlutti simboli più o meno della stessa importanza o non
importanza, che fluttuano nel cuore e nella mente dei nostri cari
giovani. È la loro vita, e non c'è dubbio che, movendosi nel mondo dei
simboli, i giovani apprendono un percorso decisivo per inventare la
vita quotidiana. E proprio grazie alle esperienze agite che questi
simboli acquistano significato per i ragazzi, significati più o meno
intrisi di valori, significati più o meno determinanti per le loro
scelte.

Ma
riescono poi i ragazzi a discriminare questi simboli dai quali sono
investiti, riescono a scegliere, a discernere, fra i tanti, quali
vivere pienamente?

Certo vivono la loro vita quotidiana in tutta la sua
ricchezza e ciò è un forte impegno che permette loro di esprimersi in
azioni concrete. Infatti è nel quotidiano che si creano i simboli:
pensiamo a quanti oggetti sono diventati dei simboli solo perché sono
collegati ad un vissuto esperienziale particolare....

Quale allora il ruolo dell'educatore?

Credo che l'educatore prima di tutto
debba fare i conti con la complessità dei sistemi in cui ogni giorno
l'adolescente vive, da solo o in gruppo. Non è possibile educare al
discernimento se non si capisce tra quali cose chi è educato deve
discernere. Credo che l'educatore abbia il duplice e difficile ruolo di
attore e regista; da un lato deve mediare tra le tante proposte
valoriali e simboliche che la vita offre, dall'altro deve viverle in
prima persona, per testimoniare lui per primo le scelte valoriali
fatte.

Ed è nelle scelte che si
fanno quotidianamente che nascono i simboli, quei simboli che
acquistano significato, perché incarnano nella scelta stessa la
significatività dell'esperienza che rappresentano.

In questo difficile compito penso che i
simboli che il nostro metodo e la nostra vita associativa ci offre
siano di aiuto e di stimolo per i nostri ragazzi. Pensiamo all'uniforme:
quante volte vediamo i ragazzi vergognarsi nell'arrivare in uniforme
alla riunione settimanale di reparto, non è difficile assistere alla
scena di un esploratore che estrae dalla tasca della giacca il
fazzolettone e se lo infila sulla soglia della porta del cancello… ma
se noi riusciamo a far cogliere la significatività della nostra
uniforme, quanto orgoglio mostreranno poi i ragazzi nell'indossare un
abito che li fa sentire appartenenti ad un gruppo in cui hanno scelto
di vivere un'esperienza in cui credono: e sappiamo quanto è importante
per un ragazzo sentirsi parte di un gruppo. In fondo si tratta di
andare per strada vestiti come altri amici, ma non succede tutti i
giorni di avere gli stessi vestiti, della stessa marca, dello stesso
colore di quelli degli amici?...pensiamo a quanti ragazzi hanno le
scarpe Puma o Adidas dello stesso modello e dello stesso colore!
Pensiamo al Giglio: i nostri ragazzi sanno veramente il
significato che c'è dietro a questo simbolo? Il giglio indica la giusta
direzione e punta verso l'alto, mostrando la via per compiere il
proprio dovere di aiutare gli altri, il giglio ricorda la promessa, le
sue tre punte simboleggiano i tre punti della Promessa, beh, non sono
sciocchezze, queste, non dimentichiamolo! Pensiamo ancora all'urlo di squadriglia:
quanto entusiasmo ci mettono i ragazzi quando urlano! Si sentono
protagonisti, si sentono appartenenti alla squadriglia! Non è poco per
un ragazzo. Al capo il compito di trasportare questi valori simbolici
nella quotidianità, anche e soprattutto fuori dall'unità: non credo ci
sia una ricetta, c'è l'esperienza, la passione, la testimonianza, la volontà di farlo, il coraggio di giocarsi.

Pubblicato in Problematiche Giovanili
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