Martedì, 12 Dicembre 2017
Martedì 01 Marzo 2005 15:56

Strategie educative

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Il libro di Giuseppe Milan "Disagio giovanile e strategie educative" edito da Città Nuova nel 2001 ci aiuta a riflettere su quali siano le competenze richieste oggi agli educatori e ci offre interessanti spunti per verificare la nostra azione educativa.

Strategie educative

di Paola Incerti

Il libro di Giuseppe Milan "Disagio giovanile e strategie educative" edito da Città Nuova nel 2001 ci aiuta a riflettere su quali siano le competenze richieste oggi agli educatori e ci offre interessanti spunti per verificare la nostra azione educativa.

L’autore nella prima pagina del duo libro ci afferma che "molti ragazzi e ragazze d’oggi avvertono smarrimento e solitudine in un mondo spesso inospitale. Frantumazione esistenziale e frantumazione sociale si rinforzano reciprocamente ed é difficile recuperare il senso dell’unità della persona e della comunità". L’azione educativa dovrebbe operare allora alla ricostruzione dell’unità della persona vista nella sua individualità e socialità.

Nel terzo capitolo del testo, che ha per titolo "Gli atteggiamenti dell’educatore", Milan descrive alcune strategie pedagogiche che consentono di dar vita ad un rapporto interpersonale autenticamente educativo.

Quali sono queste modalità? Quali atteggiamenti dell’educatore possono aiutare il ragazzo ad acquisire maggiore autostima, a promuovere la propria autonomia, a diventare soggetto di relazioni positive con se stesso, con gli altri, con il mondo?

L’autore identifica questi atteggiamenti con i concetti di conferma, accettazione, appercezione sintetizzante, fantasia reale, lotta. Non lasciatevi scoraggiare dai termini e proseguite nella lettura.

  • Conferma.Il ragazzo nel suo cammino di crescita aspira ad acquisire una percezione di sé sempre più chiara, a cogliere la propria unicità e chiede a se stesso, agli altri, al mondo "Chi sono io?". Egli propone all’adulto, nelle modalità di cui è capace, il proprio modo di percepirsi, di agire, di pensare, di sentire e chiede di essere considerato, di essere confermato nella sua unicità. L’educatore deve cogliere questo appello e rispondervi in modo pertinente. Deve dire, e solo a parole, ma con tutto il proprio essere, TU ESISTI, TU SEI IMPORTANTE PER ME. In questo modo è possibile dare un nome a chi, per diversi motivi, non lo ha ancora avuto o lo ha perduto o dimenticato o disperso in un’esistenza frantumata.
  • Accettazione. Accettare l’altro, coglierne ed apprezzarne la diversità, che può essere particolarmente sconcertante quando si tratta di un adolescente in difficoltà, evitare i processi di riduzione-assimilazione dell’altro a me. Si tratta di un’accettazione incondizionata e per riuscire in questo l’educatore deve saper analizzare, comprendere e rimuovere i propri eventuali sentimenti negativi.
  • Appercezione sintetizzante e Fantasia reale.La relazione educativa autentica si fonda sull’accettazione dell’altro, ma non si limita ad essa. Nella relazione occorre andare in profondità nel senso della comprensione dell’unicità e irripetibilità del ragazzo stesso. Le modalità di "incontro comprensivo" sono abbastanza complesse. Un incontro autentico si stabilisce quando io riesco, facendo tesoro di ciò che ho osservato e che conosco, a cogliere quel quid personale, unico, irripetibile, a percepire la sua intimità, a dire autenticamente TU.

Questa comprensione non va applicata solamente al presente ragazzo, ma ci viene richiesto di spingere il nostro sguardo ad abbracciare almeno in parte il futuro. Educare significa operare sull’attualità e per l’attualità, ma anche preparare il domani. Fantasia realesignifica allora costruire un ponte fra ciò che è "reale" (la concreta realtà personale che li sta di fronte, ricca della sua alterità e diversità, che si vede, che si conosce) e ciò che è così misteriosamente profondo da poter essere solo immaginato ("fantasia"). L’educatore dovrebbe essere capace di intuire gli aspetti impliciti nella realtà, le potenzialità spesso nascoste e difficili da decifrare, anticipare la realtà del domani senza forzare o tradire quella dell’oggi.

  • Lotta. La metafora evoca l’impegno, la fatica, il prezzo, le sconfitte e le vittorie che ogni persona che fa educazione ben conosce. Quando l’educatore afferma "io ti accetto come sei", non significa affatto: "io non voglio che tu cambi". Questa accettazione si integra con l’orientamento a migliorare, ad un cambiamento costruttivo che consenta di far emergere e potenziare le risorse di cui il ragazzo è già dotato o che può acquisire dal contesto. Lotta dunque come appassionato dialogo fra educatore ed educando nel quale il primo aiuta il secondo a conformarsi, senza precludere spazi alla creatività, a quanto la fantasia reale consente di intravedere.

Milan conclude il capitolo scrivendo: "Queste modalità relazionali non ammettono limiti di spazio e di tempo: sempre, con continuità, in qualsiasi ambito, con ogni ragazzo, in qualunque tappa della sua evoluzione. Esse non possono che essere positive iniezioni di forza e di speranza, capaci oltretutto di sollecitare reciprocità e di dar luogo a quegli incontri veri attraverso i quali l’umano e l’umanità si realizzano".

 

Ultima modifica Venerdì 17 Settembre 2010 08:48

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