Domenica, 22 Ottobre 2017
Martedì 01 Marzo 2005 12:52

Sperimentare ozio e noia - Parte 1/3

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SCRITTORI IN CATTEDRA RACCONTANO I GIOVANI

Chi lavora nella scuola vive a stretto contatto con bambini e ragazzi e osserva, da vicino, le difficoltà che questi hanno nel gestire il tempo libero. È la società che teme il "non far niente" e spinge a organizzare ogni singola giornata.

 

(Prima parte)

Cosa fanno nel tempo libero i nostri ragazzi? Come impiegano le ore che non dedicano allo studio e alle altre attività
organizzate? O – domanda più radicale – esiste ancora per i bambini e
 gli adolescenti una possibilità di tempo libero? O non è forse vero che
ogni momento della giornata è scandito da occupazioni strutturate dagli
adulti? Se le cose stanno così, i giovani rischiano di non poter
 sperimentare quello stare fermi, quell’ozio, finanche quella noia, che 
però, secondo gli esperti, sono alla base della crescita e della 
maturazione.

Abbiamo sentito il parere di alcuni scrittori che
 uniscono alla loro attività letteraria quella di insegnanti, in diversi 
ordini di scuola. La loro è una posizione privilegiata: sia come 
osservatori che guardano la realtà giovanile da un punto di
osservazione ravvicinato (la scuola), sia come autori di libri che 
affrontano la società contemporanea a partire da un’attenta 
riflessione. Nessuno di loro sembra scandalizzarsi per il fatto che, 
come essi stessi riconoscono, i loro studenti in genere non annoverino
 la lettura tra i propri passatempi preferiti. Tuttavia, a parte questo
 atteggiamento in comune, i loro pareri sono piuttosto variegati.

Iniziamo con Arnaldo Colasanti, docente in un 
istituto professionale di Roma, saggista e critico letterario, che nel
mondo della scuola ha ambientato il suo primo, e finora unico, romanzo.
 Colasanti affronta il problema a partire da una distinzione di classe
  sociale: "Direi che i miei studenti si dividono in due gruppi: quelli
 provenienti da famiglie più benestanti, che in genere lo occupano con 
le svariate attività sportive, e i figli delle famiglie più popolari, i
 quali invece vivono i pomeriggi in maniera piuttosto passiva: 15-20
minuti per i compiti (non di più), Tv o PlayStation, in attesa dell’ora
 della passeggiata serale con gli amici del quartiere". Lo scrittore 
romano spinge poi a un paradosso: "Quasi potremmo dire che il vero 
tempo libero è per gli studenti proprio quello della scuola. Vedo che 
vivono la scuola come l’affrancamento dal controllo dei genitori. Noi 
insegnanti in fondo, non rappresentiamo che la crisi dell’autorità. La
scuola, poi, spesso fornisce ai ragazzi l’unica occasione di
 aggregazione".

Anche Andrea Demarchi che insegna in un liceo di
 Caluso (To), sottolinea il vuoto culturale che caratterizza le giornate
degli adolescenti: "Quello che mi ha colpito, parlando con i miei 
studenti, è che attività anche solo altamente culturali, come andare, non dico a vedere una mostra, ma al cinema o a un concerto, non sono 
per nulla praticate. Ma questa forse è la realtà di provincia, che si
 segnala per un isolamento interrotto solo apparentemente da una vita 
aggregativa in luoghi dispersivi, come il bar o la piazzetta del paese".

Al contrario dell’esperienza di Demarchi, Bianca
Lavarelli, docente in un istituto professionale di Vigevano (PV),
testimonia un impiego costruttivo del tempo dei suoi ragazzi, per
 esempio l’impegno nelle attività di volontariato: "Qualche collega un 
po’ sospettoso sostiene che i ragazzi fanno volontariato perché dà 
punteggio ai fini del credito formativo da presentare all’esame di
maturità. Eppure io sono convinta che questo spendersi degli studenti a 
favore dei più deboli, dai bambini agli anziani ai portatori di 
handicap, testimoni una generosità e una capacità di mettersi in gioco
 molto belle. È un modo per crescere, per aprirsi verso l’esterno.

Roberto Carnero

Ultima modifica Mercoledì 26 Marzo 2014 18:05

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