Mercoledì, 23 Agosto 2017
Martedì 01 Marzo 2005 13:55

EDUCARE, UN PROBLEMA PER TUTTI - 2 Parte

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EDUCARE, UN PROBLEMA PER TUTTI

2) Seconda parte

L'obiettivo: il giudizio

L'unica
formazione credibile per l’uomo di domani, per un individuo capace di
affrontare autentici cambiamenti, personali e sociali, è la saggezza. Ma la saggezza è un metodo, non un contenuto; è la capacità di un uomo, non il deposito di una biblioteca.
La saggezza è quella modalità adulta, mai interamente posseduta, che
svela il senso dell'umana maturità e che si fonda sulla capacità di
giudizio. La capacità di giudizio nasce dal sapere, ma non è il
sapere - né quello tecnico-scientifico, rigorosamente consequenziale
nella sua astrattezza, né quello sapienziale, frutto della
contemplazione e della comprensione del Vero -. Conoscenza e sapienza
sono i presupposti del giudizio e ne determinano, per buona parte, la
dualità, ma se ne distinguono, perché la capacità di giudicare è, per
sua natura, un’applicazione. Da un lato facciamo appello alla
nostra cultura - nel senso più vasto del termine (tutto quello che
abbiamo letto, sentito, studiato, vissuto) -; dall'altro impegniamo la
nostra capacità percettiva, per riuscire a cogliere la situazione,
l'oggetto, le persone che ci stanno di fronte e che, qui e ora,
provocano il nostro giudizio. Alla fine c'è sempre la compromissione,
che è sempre un fatto. Questa natura del giudicare - concreta,
pratica, applicativa- comporta una serie di conseguenze di grande
rilievo per l'attività educativa. Troppo spesso si confondono le teorie
o le ipotesi con i giudizi. La con fusione è giustificata perché, lo
ripetiamo, il sapere è ciò che qualifica il giudizio e lo distingue
dall'arbitrio, dall'istintualità, dall'obbedienza. Ma il giudicare non
è fare un’ipotesi, enunciare un principio; giudicare è compiere un
passo in più, un passo decisivo, che ci trasferisce di colpo dal regno
del reversibile a quello dell’irreversibilità: la diagnosi fatta, la
sentenza emessa, la strategia scelta, l'epiteto attribuito potranno
forse essere corretti, sospesi o ritrattati, ma non sono più ipotesi,
sono, irreversibilmente, dei fatti.

Giudicare è quindi scegliere, prendendo delle responsabilità.
Per questo il giudizio non può mai essere frutto di un "sapere", ma è
sempre anche il manifestarsi di un "essere"; per questo giudicando
male, non solo si sbaglia, ma, inevitabilmente, si tradisce. Le
passioni, le speranze, i ricordi, le teorie, l'ignoranza, la
distrazione: tutto interviene nel momento delicato e fuggevole del
giudizio, tutto l'uomo e tutta la storia, in una dialettica che sfugge
a ogni schema. Non è il diritto, che giudica, ma il giudice, non è
l'economia che produce, ma l'imprenditore, non la docimologia che
valuta, ma l'insegnante.

 

Lo strumento: una metodologia "sacramentale"

E
insegnabile la saggezza? Certamente no. Si possono e si debbono creare
le condizioni perché tale "carattere" si conquisti e si eserciti; si
possono denunciare le manipolazioni e combattere gli ostacoli, ma
esiste un confine strutturale, oltre il quale non è possibile
spingersi. Al di là di questo limite si generano solo effetti contrari.
Giudicare, infatti, è sempre e strutturalmente giudicare da sé, cioè per proprio conto, ossia personalmente.
Arduo passaggio, che tutti, e non solo i giovani, rivendicano a gran
voce e che tutti, o quasi, evitano con gran cura. Arduo passaggio che
richiede vasta cultura, fiducia di sé, comprensione degli altri,
pazienza meditativa e pronta decisionalità. Se l'esperienza non
s'insegna e la saggezza non s'impara, è pur vero, però, che è possibile
creare il terreno atto a promuovere e ad alimentare questi doni
preziosi. Il cammino appare angusto, chiuso com'è tra antitesi
apparentemente insanabili: direttività-spontaneismo, ricatto
affettivo-disinteresse…, ma è ipotizzabile una pedagogia del
significato e della libertà, inevitabilmente affidata all'educando, che
generi credibilmente una saggezza adulta. I caratteri di questa
metodologia possono trovare negli elementi portanti della sacramentalità delle indicazioni stimolanti e chiarificatrici.


GIAN MARIA e FEDERICA ZANINI


Educatori scout. Redattori di "R/S Servire"- Brescia

Da "famiglia domani" 1/99

Ultima modifica Mercoledì 04 Maggio 2005 01:27

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